HABITUS abito come strumento di prevenzione, la mostra per i 40 anni di ANLAIDS
Lo scorso giugno, ho dedicato volentieri un articolo ad ANLAIDS in quanto, in occasione del proprio 40° anniversario, l’Associazione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS ha promosso un concorso intitolato L’abito – prevenzione: il costume come strumento di consapevolezza.
Il bando era rivolto ai creativi e alle creative di tutto il Paese e agli studenti e alle studentesse delle Accademie di Belle Arti e delle scuole di moda italiane. L’idea? Esplorare il potere comunicativo della moda nel promuovere la prevenzione e la consapevolezza in ambito sessuale. Il risultato da inseguire? La sensibilizzazione del pubblico verso tali tematiche.
Sono felice di condividere ora nomi e dettagli dei tre vincitori del concorso.
Margherita Figini, studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, Ludovica Bertolino, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma e Renato Sartoretto, creativo indipendente, si sono aggiudicati rispettivamente il primo, il secondo e il terzo posto. Avranno l’opportunità di realizzare ciascuno il proprio abito, trasformando la loro creatività in uno strumento di sensibilizzazione sociale.
TRE ARTISTI, TRE DIVERSE VISIONI DELLA PREVENZIONE
Se non ora, quando? è l’abito vincitore. L’ispirazione è un outfit da lavoro, pantaloni e gilet, capi che evocano la normalità che è spesso negata a chi convive con l’HIV. Sulla testa c’è anche un grande cappello: la forma è quella di un profilattico, insieme difesa e prevenzione. Questo elemento non protegge solo dal virus, ma anche dai (pre)giudizi.
Il completo è arricchito da un importante strascico. Si ispira all’AIDS Memorial Quilt, nota come “coperta dei nomi” e realizzata in memoria delle persone che sono morte a causa dell’AIDS. Sullo strascico è visibile un bacio tra due figure androgine, simbolo di amore e resistenza. Amore incondizionato, contatto umano e gioia di essere visti, accettati, rispettati e di rispettare, vincendo la paura.
Il tutto diventa occasione per ricordarsi dell’importanza della prevenzione, ogni giorno, in ogni momento. Se non ora, quando?
«Questo costume – spiega l’autrice Margherita Figini, classe 2002 – vuole dare spazio e voce a tutte le persone che hanno sofferto per la malattia, che non sempre hanno avuto la possibilità di combattere i pregiudizi a piena voce, ma lo hanno fatto silenziosamente».
25% CONDOM, 25% PrEP, 25% PEP, 25% LOVE si è classificato al secondo posto. È un abito che può essere indossato in due, a rappresentare l’importanza di una sessualità consapevole e condivisa. “Abitabile” e capace di dimostrare effettiva apertura verso gli altri e, al tempo stesso, di invitare. All’interno, presenta delle cinture con cui allacciarsi, vere e proprie cinture di sicurezza per un rapporto sessuale sano e consapevole.
«La mia ricerca visiva – racconta Ludovica Bertolino, anche lei classe 2002 – è un viaggio quotidiano attraverso l’artigianalità di quelle pratiche che allacciano il saper fare con il reinventare, per sé stessi e per un mondo nuovo».
SESSO E GIOCO MA CON RISPETTO
A far l’amore comincia tu è il terzo classificato, ma non è un abito. Formazione e linguaggio creativo di Renato Sartoretto, classe 1940, sono altri: è un illustratore e un pittore. Ha quindi scelto di tradurre il messaggio della prevenzione in una forma visiva che parli in modo diretto ma anche leggero, ironico. E soprattutto che parli ai più giovani.
Il sesso può essere anche un gioco, ma un gioco che va affrontato con attenzione, rispetto e consapevolezza. Da questa riflessione nasce la sua proposta, dal titolo emblematico: A far l’amore comincia tu. Un omaggio ironico e affettuoso al celebre brano di Raffaella Carrà, ma anche una provocazione, una chiamata alla responsabilità personale. È un invito a non delegare mai la cura di sé agli altri, ma a fare il primo passo, sempre, verso una sessualità libera, sicura e consapevole.
Lo stile è volutamente ispirato all’estetica dissacrante e giocosa di Franco Moschino (richiamata già dal bando stesso del concorso) e utilizza l’ironia come un potente strumento educativo. L’immagine simbolo creata dall’artista può vivere in molti modi: come stampa grafica per una t-shirt, come maxi ricamo su un tubino, come piccolo decoro sul taschino di una maglia. O, ancora, come elemento visivo da declinare su accessori, manifesti, gadget.
I semi delle carte da gioco sono stati mutati in oggetti legati alla prevenzione. I cuori, simbolo dell’eros e della passione, hanno significativamente ceduto il posto al fiocco rosso, simbolo universale della prevenzione e della lotta contro l’HIV/AIDS. In questo modo, l’opera unisce linguaggio pop e messaggio sociale, estetica e responsabilità, testa e cuore. Perché la vera libertà passa dal prendersi cura di sé e degli altri.
«L’amore e il sesso sono momenti intimi e ludici, ma devono essere sempre giochi di tutto rispetto», dice Sartoretto.
MOSTRA HABITUS L’ABITO COME STRUMENTO DI PREVENZIONE
Al bando di ANLAIDS hanno aderito ben centoventicinque creativi provenienti da tutta Italia.
In giuria, accanto a Luca Butini, presidente di ANLAIDS, sono stati presenti Sara Sozzani Maino, direttrice creativa di Fondazione Sozzani, Alessia Glaviano, Head of Global Photo Vogue, Laura Nobile, coordinatrice generale di Tirelli Costumi, Elena Di Cioccio, attrice, Lorenzo Cutuli, scenografo e professore all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ed Emanuele Scorcelletti, fotografo.
«Abbiamo avuto una risposta sorprendente – commenta Butini – un segnale forte dell’interesse e della sensibilità delle nuove generazioni verso i temi della prevenzione e della consapevolezza in ambito sessuale. Attraverso il linguaggio universale della moda e dell’arte, i giovani talenti hanno saputo dare forma ai valori e ai messaggi della nostra Associazione».
I bozzetti e gli abiti dei tre vincitori, insieme ai bozzetti degli altri trentatré progetti finalisti selezionati dalla giuria, saranno esposti in HABITUS L’abito come strumento di prevenzione – mostra itinerante che partirà a breve.
La mostra sarà inaugurata a Treviso il 22 novembre 2025 al Museo Nazionale Collezione Salce e resterà aperta fino all’11 gennaio 2026. L’ingresso è gratuito. L’esposizione toccherà poi alcune tra le principali città italiane tra cui Venezia, Milano, Bologna, Firenze, Roma e Napoli, portando il messaggio di prevenzione e lotta allo stigma in tutta Italia.
Le opere dei tre vincitori saranno inoltre presentate in occasione di un evento istituzionale che si terrà il 28 novembre a Palazzo Madama a Roma, sede del Senato della Repubblica, a celebrazione dei quarant’anni di ANLAIDS.
Grazie al sostegno di Grandi Stazioni Retail, dal 28 novembre al 4 dicembre, la campagna di prevenzione illustrata con i bozzetti degli abiti viaggerà per tutta Italia sui totem digitali delle grandi stazioni nazionali.
Emanuela Pirré
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.


