Omaggio ad Alba Folcio con la mostra ‘La Natura ci osserva’

Il dolore è qualcosa di molto personale e individuale, ma è caratterizzato da un tratto spesso comune. Irrompe nella nostra vita senza bussare, senza chiedere il permesso.

È proprio quanto è successo anche a me questa settimana, quando ho scoperto della scomparsa di una persona che avevo perso di vista da tempo. Mi sono ritrovata senza parole, per lo stupore e per il dolore. E ho pensato, una volta di più, a quanto sia strano questo nostro mondo. Siamo iper connessi e ci sembra di sapere tutto di tutti. Eppure capita di perdersi, appunto, e di venire a conoscenza solo dopo parecchio tempo di una notizia grave e dolorosa come quella di una scomparsa.

Mi riferisco ad Alba Folcio, artista che avevo incontrato grazie alla mia partnership con Ridefinire il Gioiello. Alba è l’artista che avevo scelto di premiare nell’edizione 2017 del concorso.

Il tema di quella edizione invitava gli artisti a creare gioielli ispirati a libri, racconti e poesie. Alba aveva presentato Anello per quattro stagioni, ispirandosi al libro Cento haiku curato da Irene Iarocci per la casa editrice Guanda. L’haiku è un componimento poetico nato in Giappone. Per la sua immediatezza e apparente semplicità, è stato per secoli una forma di poesia cosiddetta popolare, trasversalmente diffusa tra tutte le classi sociali, contrariamente ad altre costruzioni più complesse.

«La poesia haiku, mia antica passione, descrive la natura e la vita senza dare spiegazioni, con leggerezza profonda e quasi magica, nella sua essenzialità. Suscita stupore, emoziona, illumina intuizioni, è in grado di commuovere, di armonizzare e pacificare i contrasti», mi aveva raccontato Alba.

E, a proposito della sua creazione, mi aveva spiegato di aver trascritto alcuni haiku «su carta di riso giapponese, sottile, leggera, apparentemente fragile, suddivisi e raccolti in quattro stagioni». Aveva protetto ogni piccola raccolta in un cilindro di acrilico trasparente in modo da «lasciare intravedere frammenti di parole, materia e colori». E aveva infine creato quattro anelli, uguali ma realizzati con metalli diversi in grado di rimandare ai colori delle stagioni: alluminio per l’inverno, rame per la primavera, similoro per l’estate e ottone per l’autunno. Gli anelli avevano naturalmente una forma essenziale, come la poesia haiku suggerisce.

Ero stata conquistata dal progetto di Alba, dal punto di vista concettuale e anche dal punto di vista esecutivo. C’era così tanto pensiero, esattamente quello che dovrebbe esserci in un cosiddetto gioiello contemporaneo.

Così, quando Alba mi aveva proposto di visitare il suo studio e di trascorrere una giornata insieme, avevo subito accettato con entusiasmo e sincera curiosità. Per scrivere il mio articolo, desideravo conoscerla meglio entrando in un mondo meraviglioso che intuivo esistere. E così l’avevo raggiunta a Mondonico, in provincia di Lecco, in una grande casa – studio letteralmente fatta a mano da lei e dal marito Lelio.

Ricordo molto bene il tempo trascorso con loro in quel luogo carico di amore e arte. Ricordo bene la loro accoglienza calorosa, la loro ospitalità, il loro desiderio di condivisione. Stento ancora a credere che non ci siano più entrambi, perché anche Lelio è volato via.

Ma non voglio lasciare che tristezza e dolore prendano il sopravvento. Voglio celebrare la vita, le opere, il lavoro di Alba Folcio e l’eredità artistica e morale che ha lasciato.

Mi fa dunque piacere dire che, alla Torre Viscontea di Lecco, è in corso una mostra intitolata La natura ci osserva, curata dall’associazione Profumo di Bethania in collaborazione con il SI.MU.L e la Città di Lecco, visitabile fino al 16 novembre.

L’esposizione riunisce le opere di quattro artiste – Alba Folcio, Diana Giudici, Dolores Previtali, Alessandra Sottocornola – che intrecciano linguaggi diversi ma complementari: pittura, scultura, installazione e fotografia.

Le tre sale della Torre Viscontea propongono un percorso che, attraverso arte e materia, affronta temi centrali della contemporaneità: la relazione tra essere umano e natura, il dialogo tra femminile e maschile intesi come forze interiori, il ruolo della cultura nella trasmissione dei saperi tradizionali e una riflessione sull’economia tra consumo e recupero.

Il femminile e il maschile non vengono intesi come categorie biologiche o sociali, ma come energie simboliche che abitano ciascun individuo e che si manifestano nei modi di produrre, consumare, curare, creare. La mostra invita a superare ogni contrapposizione netta: essere umano e natura, maschile e femminile, consumo e recupero non sono poli inconciliabili, ma fili da intrecciare in nuove trame di equilibrio interiore e collettivo.

Accanto all’esposizione, sono previsti laboratori e visite guidate.

Per visitare La natura ci osserva è possibile lasciarsi guidare dagli studenti in Formazione Scuola Lavoro di due istituti di Lecco e Merate. L’ingresso è libero.

La mostra è visitabile tutti i giovedì dalle 10 alle 13, tutti i venerdì e sabato dalle 14 alle 18 e tutte le domeniche dalle 10 alle 18. Maggiori informazioni qui.

Dentro di me si agitano sentimenti contrastanti. Da un lato, c’è il dispiacere per la prematura dipartita di Alba; dall’altro, c’è la contentezza per il fatto che venga ben celebrata. Sono certa che questo progetto espositivo le sarebbe piaciuto moltissimo. Concludo quindi con la sua stessa voce.

«L’arte ha bisogno di silenzio per prendere forma – diceva Alba – ha bisogno di silenzio per toccare chi vuole vedere. Ma deve arrivare in ogni luogo come il vento e come il pane va condivisa per nutrire l’umana necessità di ricerca e di evoluzione».

Ciao, Alba, e grazie di tutto. Per ciò che hai condiviso con tutti coloro che hanno voluto vedere e ascoltare. E ora resto in silenzio anch’io.

Emanuela Pirré

 

 

 

Qualche informazione su Alba Folcio

Alba era nata Milano nel 1956.

Dopo la laurea in lettere, ha continuato gli studi artistici presso la Scuola Superiore di Comunicazione e Arti Visive del Castello Sforzesco, dove ha frequentato i laboratori di pittura e incisione.

L’attività di docente di geografia le ha consentito di lavorare a contatto con i giovani e il territorio. Nel suo studio–laboratorio, con un percorso più solitario, ha costantemente sperimentato la lavorazione dei metalli, l’uso delle terre, delle carte, del colore, della luce.
L’eterogeneità dei materiali da lei impiegati e le diverse tipologie di opere realizzate (installazioni, sculture, incisioni, bassorilievi, gioielli) hanno stimolato la sua continua ricerca. Nel suo percorso, Alba ha approfondito temi ricorrenti e sempre attuali con linguaggi e forme differenti.
Ha iniziato a esporre nel 1987 e l’elenco delle mostre monografiche e collettive alle quali ha partecipato è significativo. I suoi lavori sono inoltre presenti in numerose collezioni private e pubbliche.

Si è spenta a Mondonico, in provincia di Lecco, nel 2022.

Qui trovate il racconto del nostro incontro nel 2017.

Alba Folcio (dalla sua pagina Facebook, 2021)
Alba Folcio (dalla sua pagina Facebook, 2021)

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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