La stoffa della mia vita, un libro racconta Martino Midali uomo e stilista
Martedì 8 ottobre ho trascorso una serata estremamente piacevole grazie alla presentazione de ‘La stoffa della mia vita – un intreccio di trama e ordito’, libro dello stilista Martino Midali scritto con Cinzia Alibrandi per Cairo Editore.
L’evento è stato presentato da Jo Squillo, conduttrice televisiva da tempo attiva portavoce della battaglia contro la violenza sulle donne che con Midali condivide proprio l’impegno sociale; ha visto inoltre la partecipazione di Cinzia Alibrandi, letterata diplomata in arti drammatiche, la scrittrice che ha saputo raccontare le memorie e il percorso di Midali, vero self-made man.
Martino Midali, classe 1952, originario della storica città lodigiana di Mignete, si trasferisce a Milano giovanissimo: è nel capoluogo meneghino che inizia la sua scalata nel mondo della moda diventando uno stilista amato e conosciuto in Italia e all’estero.
Fin da subito, Midali si distingue per essere lo stilista vicino alle donne che tanto ama: la sua missione è quella di valorizzare il loro corpo, in ogni sua forma e taglia, partendo però dalla loro testa.
Valorizzare senza ostentare, vestendo donne che scelgono gli abiti per stare bene con loro stesse e non per essere trofeo accanto a un uomo; le donne che hanno vestito e che vestono Martino Midali sono donne consapevoli della propria identità personale, sociale, professionale.
‘La stoffa della mia vita’ è un sentito racconto in cui ogni capitolo corrisponde a un gradino sulla scala del successo: i primi passi nel mondo della moda; il trasferimento in una Milano proiettata verso il futuro; la grande intuizione sull’uso innovativo del jersey; le prime vendite in proprio e l’inaugurazione di uno showroom nella capitale lombarda; i grandi buyer americani come Henri Bendel e l’apertura di due punti vendita a New York frequentati da molte star; il trionfo degli Anni Ottanta quando ‘vestire Midali’ equivaleva – come scrivevo – a essere parte di un modo nuovo di sentirsi donna.
Il libro è un viaggio sul filo dei ricordi, per scoprire un viandante della moda sempre in cammino, con un’anima un po’ nomade e un po’ figlio dei fiori, un’anima mai sazia e che coniuga la forza della terra da cui Midali proviene con la delicatezza racchiusa tra le pieghe delle sue inconfondibili creazioni.

«Piacere, mi chiamo Maria e vesto da vent’anni Martino Midali. Non sapevo che faccia avesse e sono felice di conoscerla oggi. Complimenti! Immagino che l’armonia irregolare dei suoi vestiti appartenga anche alla sua vita. Mi piacerebbe tanto leggere di lei in un libro: penso che dovrebbe scrivere la sua biografia.»
Sono state queste parole, di un’affezionata cliente, a far nascere in Martino Midali il desiderio di imprimere in un libro la storia della sua vita tramite l’aiuto di Cinzia Alibrandi.
La scelta della scrittrice nasce da un’intervista che lei fa a Martino: l’intervista piace così tanto allo stilista che i due si risentono, restano in contatto e Cinzia diventa la persona ideale con la quale scrivere la biografia.
Le donne sono uno degli elementi fondanti di tutta la storia di Midali: da quelle della sua famiglia, figure fondamentali come la nonna, la mamma, le zie, fino alle donne che hanno vestito i suoi capi nel tempo, passando naturalmente per le donne che rappresentano la quasi totalità dei dipendenti della sua azienda (220 persone su 230, ha ricordato lo stesso stilista durante la serata).
Tra Cinzia e Martino il tempo scorre sviscerando ricordi: passano lunghe domeniche sfogliando gli album di famiglia presi in prestito dalle zie e, foto dopo foto, ricordo dopo ricordo, emerge pian piano una storia sospesa tra famiglia e lavoro, una storia di carattere, coraggio, solidità, fantasia, estro, infinita voglia di andare oltre e di sperimentare.
Emerge la figura di un uomo sospeso tra la solidità delle origini lombarde e lo spirito da erede morale dei figli dei fiori, tant’è che – come racconta Martino – da studente, al liceo, va con abiti coloratissimi e perfino fluo, facendosi guardare un po’ con sospetto dagli insegnanti, quasi come un pericoloso sovversivo.
Ma, in realtà, in Martino Midali non vi è nulla di pericoloso e a essere sovversiva è semplicemente la sua fantasia: non nutre nessuna velleità da disturbatore, se non quella di innovare la moda, e inizia creando delle t-shirt sulle quali c’è l’effigie di celebrità, come Rod Stewart, arricchite da dettagli fluo.
Con sua stessa grande sorpresa, le vende tutte velocemente e gliene chiedono ancora: Martino capisce che il suo futuro è quello, fare abbigliamento, anzi, fare moda.
Il suo marchio nasce ufficialmente nel 1981 e presto nasce in lui l’esigenza di creare un total look: per fare ciò, Midali pensa al jersey in un momento in cui non ne esiste nemmeno la versione elasticizzata.
È lui a fare esperimenti con i produttori lombardi di tessuti (tessutai, come si dice in gergo tecnico) e lo fa prima che si diffonda lo spandex (o elastam), la fibra utilizzata per elasticizzare i tessuti e conosciutissima attraverso il marchio commerciale più famoso, ovvero Lycra (proprietà prima di DuPont e oggi di Invista).
Dovete infatti sapere che i primi studi sulla fibra risalgono al 1937 e, nel 1959, la DuPont brevetta la Lycra: è però solo sul finire degli Anni Novanta che l’elastam si diffonde definitivamente grazie a un prezzo finalmente accessibile.
Ed è sempre Midali a mettere l’elastico in vita in capi morbidi, fatti per donne di tutte le taglie, forme, età, capi semplici ed essenziali, pratici quanto eleganti.
All’inizio non è successo immediato e molti buyer restano perplessi; le donne entrano però pian piano nella sua idea di femminilità e iniziano ad apprezzare i capi che si rivelano comodi perfino per viaggiare, perché non si stropicciano, occupano poco spazio ma, allo stesso tempo, risultano elegantemente essenziali.
È il successo.
Le donne, prima italiane e poi di tutto il mondo, iniziano a vestire Midali: si moltiplicano i negozi che arrivano nelle strade più eleganti di città anche estere come New York.
A indossare e amare i suoi capi sono donne comuni e donne celebri tra le quali giornaliste e insider del settore moda nonché attrici del calibro di Mariangela Melato che mai ha chiesto o accettato nulla in regalo (come ha ricordato sempre lo stesso Midali martedì sera) e sempre ha pagato i suoi acquisti perfino quando le commesse spiazzate e con gli occhi sgranati la vedevano entrare a sorpresa nelle boutique Midali di varie città.



Questo è un breve racconto di cosa potete aspettarvi da ‘La stoffa della mia vita’, un libro che io consiglio perché non parla solo di moda.
Mi sono mantenuta leggera nel raccontare perché ho voluto incuriosirvi (spero!) senza togliervi il piacere di leggere un libro che permette di scoprire l’uomo brillante e frizzante che c’è dietro quel nome – Martino Midali – che moltissime di noi hanno indossato negli anni.
L’uomo oltre lo stilista, insomma.
E concludo con un piccolo aneddoto personale, partendo da una domanda che è stata posta a Midali durante la presentazione, ovvero se lui guardi ad altri stilisti e al loro lavoro e se veda competizione con loro.
Ho sorriso, a questa domanda, perché in cuor mio avevo una personale risposta: mi sono infatti ricordata di un press day al quale andai indossando una mantella ampia e lui, incuriosito, me ne chiese la provenienza.
Ricordo che espresse il suo apprezzamento e ricordo i suoi occhi che, curiosi, continuavano ad analizzare il capo, sicuramente studiandone la struttura, la caduta, il movimento e – chissà – già immaginando altro, andando oltre…
Ecco, di lui serbo sempre questa immagine che parla di curiosità, sincera e perenne, rivedo i suoi occhi che costantemente scrutano, caratteristica che di lui mi è ha sempre colpita poiché appartiene solo ai curiosi autentici, agli affamati di vita e conoscenza.
Manu
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.