Coco tra un secolo di petite robe noire e il nuovo libro Chanel Philosophy
Ci sono Maison di moda che riescono a entrare profondamente nell’immaginario comune. È sicuramente il caso di Chanel e della sua fondatrice Gabrielle “Coco” Chanel, una delle figure più rivoluzionarie del Novecento, capace di cambiare per sempre il linguaggio della moda e il modo di concepire l’eleganza.
Il 2026 è un anno particolarmente frizzante per Chanel. La direzione creativa affidata a Matthieu Blazy quasi due anni fa (era dicembre 2024) ha portato la Maison a guadagnare l’attenzione dei media e i favori del grande pubblico.
Tutto ciò avviene a cento anni esatti da una delle creazioni più iconiche di Coco e nella prospettiva della sfilata che si terrà a Deauville, luogo particolarmente simbolico per la stilista e per la Maison. E poi c’è un nuovo volume che, ancora una volta, celebrerà il mondo Chanel, in uscita il 12 novembre 2026.
COCO E UN SECOLO DI PETITE ROBE NOIR
Quest’anno festeggia un secolo di successi, eppure è difficile trovare qualcosa che porti tale età meglio di lui. Di cosa sto parlando? Del tubino nero o little black dress o petite robe noire.
«Ma come… cento anni?», penserà forse qualcuno. Ebbene sì. E per la precisione, volendo identificare una data nella quale celebrare il compleanno di una invenzione semplice che ha consacrato il mito di Coco Chanel, allora quella data sarebbe attorno al primo di ottobre. Correva l’anno 1926 e Vogue America pubblicò il disegno di un abito dalle linee essenziali, opera della couturière francese e destinato a diventare un evergreen.
«Il vestito che tutte le donne indosseranno», profetizzò la rivista che lo soprannominò «Chanel’s Ford» ovvero la Ford di Chanel. Proprio come la Ford Model T che furoreggiava in quegli anni, il vestito nero di Coco – di media lunghezza e dritto sul corpo – era elegante e allo stesso tempo accessibile. Era ed è, visto che la sua fortuna non si è mai affievolita.
Reinterpretato in seguito praticamente da ogni couturier e stilista, il tubino nero è il classico dei classici più versatile che ci sia. Perché riesce a essere molte cose: un simbolo di praticità, libertà, sicurezza come anche di raffinatezza. È la sintesi estrema del tipo di outfit che non ha bisogno di nient’altro per essere perfetto. Ha il bello di una «divisa» senza tuttavia averne il carattere «uniformante». Regala, come nessun altro capo sa fare, la certezza di essere impeccabili.
Mica poco per un semplice capo d’abbigliamento. Si può dunque affermarlo, senza tema di smentita: Coco ha fatto un dono enorme a tutte le donne.

CHANEL PRESENTERÀ LA CRUISE A DEAUVILLE
Parliamo del presente. Esattamente un mese fa, Chanel ha comunicato di aver scelto Deauville per la presentazione della collezione Cruise 2027/28. La data esatta è martedì 27 aprile 2027.
La località della Normandia, nel nord della Francia, è particolarmente legata alle origini del celeberrimo marchio. Fu proprio a Deauville che Gabrielle Chanel aprì una boutique nel 1912, dopo i primi successi come modista a Parigi dove, in un’epoca in cui vigevano cappelli sontuosi ricoperti di piume, lei propose dei cappellini di paglia. E fu sempre a Deauville che iniziò a vendere i suoi primi capi di moda.
Giornalisti, analisti, clienti e fan del brand sono già impazienti di scoprire la visione di Matthieu Blazy su questo luogo fondamentale. Intanto, stagione dopo stagione, cresce la cosiddetta ‘Blazymania’ grazie all’approccio e allo stile innovativo con i quali il direttore creativo sta guidando la Maison. Una creatività, tanto negli accessori quanto nei capi, che ha conquistato clienti e fan della doppia C. Con tanto di code fuori dalle boutique delle principali capitali.

ARRIVA IN LIBRERIA CHANEL PHILOSOPHY
A Coco e alla Maison che porta il suo nome è dedicato Chanel Philosophy, volume di Mara Cappelletti edito da White Star e in uscita in libreria il 12 novembre 2026. Il volume esplora il pensiero, lo stile e l’eredità culturale di una donna dalla visione ancora oggi profondamente attuale.
Chanel Philosophy non racchiude solo la storia di un brand ormai leggendario. È il racconto di una donna che ha riscritto le regole della moda con la sua filosofia.
Gabrielle “Coco” Chanel (1883 – 1971) ha cambiato per sempre il modo in cui le donne si vestono, si muovono e percepiscono sé stesse. Indipendente, rivoluzionaria e audace, ha creato uno stile senza tempo, dando vita a capi e accessori diventati vere e proprie icone. Chanel Philosophy va oltre la moda: esplora la visione innovativa della stilista nel campo degli accessori, dei bijoux e della gioielleria, ambiti in cui ha osato più dei gioiellieri tradizionali.
Attraverso materiali d’archivio, modelli storici e interviste, il libro svela il segreto di un lusso che non è solo esclusività, ma anche eleganza pratica e senza tempo. Come nel caso del tubino.

LA GARANZIA DI DUE FIRME IMPORTANTI
Chanel Philosophy nasce grazie a due nomi che rappresentano una garanzia.
Il primo nome è quello di Mara Cappelletti, l’autrice. Storica del gioiello, scrittrice e curatrice indipendente di mostre, laureata all’Università IULM di Milano, Cappelletti ha studiato Storia del gioiello al Sotheby’s Institute of Art di Londra. È autrice di numerose pubblicazioni sulla storia del gioiello e dell’orologeria, pubblicate in Italia e a livello internazionale. Dal 2019 è professoressa a contratto all’Università degli Studi di Milano dove insegna storia del gioiello. È membro della British Society of Jewellery Historians. È inoltre autrice di altri titoli di successo della serie Philosophy di White Star: Rolex Philosophy e Hermès Philosophy.
White Star rappresenta la seconda garanzia. Fondata nel 1984, la casa editrice italiana è riconosciuta a livello internazionale per la qualità delle sue pubblicazioni. È specializzata in libri fotografici, reportage, volumi di viaggio, arte, natura e lifestyle. E si distingue per l’eccellenza dei contenuti e della grafica e per l’impatto visivo delle sue opere.
Chanel Philosophy si appresta ora a essere il nuovo successo di White Star dopo le recenti pubblicazioni di The Gentleman – Stile e Gioielli al maschile ancora una volta di Mara Cappelletti (qui l’articolo) e di Marilyn Dea. Diva. Donna di Chiara Pasqualetti Johnson (qui l’articolo).
Emanuela Pirré
Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.