I Frammenti di durata di Ludovica Carbotta e Jacopo Benassi a PALAZZOIRREALE nel Monferrato
Immaginate una palazzina in stile Liberty nel cuore di Canelli, in provincia di Asti, in Piemonte. Immaginate di vederla rivivere, trasformata in casa dell’arte contemporanea. È esattamente ciò che ha immaginato – e realizzato – la casa spumantiera Bosca e il risultato si chiama PALAZZOIRREALE. Dal 20 settembre al 25 ottobre 2026, il luogo in cui l’impossibile diventa possibile ospita Frammenti di durata, progetto espositivo di Ludovica Carbotta e Jacopo Benassi con la curatela di Maria Chiara Valacchi.
PALAZZOIRREALE nasce su iniziativa della Fondazione Bosca ETS, presieduta da Polina Bosca con la direzione creativa di Diana Berti. L’obiettivo è ambizioso e apprezzabile: valorizzare il complesso che è stato la sede storica dell’azienda fondata nel lontano 1831 da Pietro Bosca. Oggi è un luogo che mette in dialogo storia, territorio e ricerca. Il programma espositivo coinvolge artisti e figure di riferimento della scena contemporanea all’insegna dell’innovazione. Una particolare attenzione viene riservata ai linguaggi più sperimentali, come nel caso di Ludovica Carbotta e Jacopo Benassi.
«Voi avete l’orologio, noi abbiamo il tempo». A partire da questo antico proverbio afgano, Frammenti di durata invita a considerare il tempo non come una semplice unità di misura, ma come una dimensione capace di agire sulle cose, trasformandole lentamente e in modo spesso quasi impercettibile. Il progetto riunisce le ricerche di Carbotta e Benassi, apparentemente diverse ma accomunate in realtà dalla medesima volontà di superare l’idea dell’opera come oggetto compiuto e definitivo. Le loro opere si sviluppano e si trasformano attraverso la relazione con lo spazio, il tempo, la natura, il pubblico.


Attraverso interventi site-specific, scultorei e performativi, Carbotta e Benassi sviluppano linguaggi distinti, ma che convergono in un’idea comune. Per entrambi, l’opera è un processo aperto, capace di trasformarsi nel tempo.
Il lavoro di Ludovica Carbotta è stato presentato in contesti internazionali quali la Biennale di Venezia e la Fundació Joan Miró di Barcellona. Carbotta sviluppa una ricerca sulle relazioni tra individuo e spazio, indagando i processi di costruzione, percezione e abitazione dei luoghi. Jacopo Benassi attraversa fotografia, performance e musica, facendo della contaminazione tra linguaggi il nucleo della propria pratica. È stato protagonista di mostre ospitate da istituzioni come Tate Modern di Londra, Palais de Tokyo di Parigi, Fondation Vincent van Gogh di Arles e Palazzo Reale di Genova.
Fulcro della mostra è l’installazione inedita di Ludovica Carbotta intitolata Die Telamonen. Si tratta di tre sculture concepite per instaurare, ciascuna in modo diverso, un dialogo con gli ambienti che le ospitano. Le sculture sono collocate a PALAZZOIRREALE tra gli interni e gli esterni del complesso e sintetizzano appieno l’indagine dell’artista. Carbotta è infatti da sempre interessata ad analizzare il paesaggio urbano come un luogo di negoziazione tra uomo e natura, un laboratorio nel quale essi si influenzano reciprocamente pur preservando le proprie individualità.
Realizzate in polistirene, resina e alluminio, caratterizzate da una matericità volutamente primordiale, le opere di Carbotta rievocano la figura dei Telamoni, le statue della tradizione mitologica e architettonica classica concepite come elementi destinati a sostenere strutture e architetture. Nella rilettura dell’artista, la loro consueta immobilità austera lascia spazio a una dimensione più vitale e relazionale. Le figure diventano simboli di connessione, evocando i membri della famiglia Bosca e la vite, elemento vitale e identitario che ne accompagna la storia.
Particolarmente emblematica è l’opera Fausto Telamon, un intervento espressamente concepito per l’antico pergolato della villa. Una grande scultura candida si innesta nella struttura preesistente trasformandosi in un’estensione contemporanea del luogo e anche in un sostegno destinato ad accogliere una vite appositamente piantata per l’occasione. L’opera si configura così come un organismo in divenire. I ritmi della natura, la crescita vegetale e il trascorrere del tempo diventano componenti essenziali del processo artistico di Carbotta.


Parallelamente, Jacopo Benassi presenta Rivoluzione – musica analfabeta, un’azione performativa realizzata in condivisione con i musicisti Emiliano Bagnato e Michele Lombardelli.
Anche in questo caso, si tratta di una performance concepita appositamente per gli spazi di PALAZZOIRREALE. Utilizzando un flicorno e altri strumenti a fiato, i cui suoni sono alterati in tempo reale mediante distorsioni e filtri elettronici, Benassi dà vita a un paesaggio sonoro aperto e in costante ridefinizione. La condizione di imprevedibilità è resa ancora più efficace da uno speciale sistema di amplificazione wireless che permette all’artista di muoversi liberamente e di alternare l’esecuzione musicale alla sua immancabile pratica fotografica.
Il corpo e l’interazione con il pubblico entrano a far parte di una dinamica in cui suoni, gesti e immagini sono continuamente rimessi in discussione, distrutti e rigenerati senza sosta. Il lavoro non si esaurisce con la performance: fotografe, immagini e residui dell’azione ne prolungano la presenza nel tempo, creando una traccia e una memoria dell’esperienza.
Il risultato è una rigenerazione perpetua, un’esperienza aperta e imprevedibile nella quale nessun linguaggio mantiene una posizione autonoma.

«Esiste un tempo che può essere misurato – spiega la curatrice Maria Chiara Valacchi – e uno che sfugge a ogni tentativo di controllo o quantificazione. È un tempo sotterraneo, che agisce al di sotto della soglia del visibile e modifica lentamente le cose. Da questa riflessione nasce Frammenti di durata, una mostra che indaga il tempo come una dimensione capace di attraversare la materia, gli spazi e le memorie che li abitano».
«Le opere in mostra – prosegue Polina Bosca – non sono pensate come presenze concluse e immutabili, ma come elementi in dialogo con il contesto che le accoglie. Il loro significato si costruisce attraverso il rapporto con il luogo, con la storia della villa e con i processi naturali che nel tempo vi intervengono. Come la vite che cresce affidandosi al proprio tutore, anche l’opera trova la propria forma nella relazione. Non è un oggetto statico, ma un organismo aperto al cambiamento e alla continuità».
Chi meglio di lei – che rappresenta la sesta generazione della famiglia Bosca – può parlare di storia e continuità e, contemporaneamente, di apertura al cambiamento?
Polina e i fratelli Pia e Gigi, tutti presenti in azienda, onorano lo spirito visionario, intrepido e anticonformista del capostipite Pietro. E se lui ha iniziato, quasi duecento anni fa, il viaggio che ha fatto conoscere le bollicine Bosca in tutto il mondo, Polina porta avanti oggi un obiettivo altrettanto intrepido: costruire una collezione destinata a radicarsi nel territorio e a contribuire al patrimonio culturale del Monferrato.
Emanuela Pirré
FRAMMENTI DI DURATA
Artisti: Ludovica Carbotta e Jacopo Benassi
A cura di Maria Chiara Valacchi, direzione creativa di Diana Berti
Nell’ambito di PALAZZOIRREALE, progetto di Fondazione Bosca ETS
Date: dal 20 settembre al 25 ottobre 2026
Sede: via Luigi Bosca 2, Canelli – Asti
Orari: sabato e domenica dalle ore 11 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 19.30
Prenotazione obbligatoria +39 335 6322771 | info@palazzoirreale.com
Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.