Skechers sponsorizza X Factor 2019 e riduce la plastica nel packaging
Non è un mistero: amo le sneaker (e le indosso spesso) e amo le Skechers, uno dei miei marchi preferiti.
Il perché è presto detto: le Skechers sono calzature che offrono un ottimo equilibrio tra tecnica ed estetica quindi, indossandole, riesco a rispettare le esigenze di salute salvaguardando però quella giusta dose di apparenza (proprio come avevo raccontato e spiegato dettagliatamente in un precedente articolo, soffermandomi anche sull’importantissima presenza del memory foam).
Se oggi torno a parlare di Skechers è perché sono stata piacevolmente colpita da due notizie che riguardano l’azienda che è uno dei player più importanti nel segmento performance e lifestyle: mi riferisco alla sponsorizzazione ufficiale di X Factor 2019 e ai tagli nell’utilizzo della plastica per il packaging.
La filiale italiana di Skechers ha infatti annunciato la sponsorizzazione ufficiale di X Factor 2019, il talent show prodotto da Fremantle in onda su Sky e giunto quest’anno alla sua tredicesima edizione.
Lo show, che è molto amato e seguito dal pubblico (e io sono in questo pubblico!), dà spazio allo stile inconfondibile del brand con alcuni modelli delle collezioni uomo e donna, in particolare, le Skechers Energy, le D’Lites e le Stamina.
Lo stile pop e colorato di Skechers sale dunque sul palco di X Factor, seguendo i concorrenti dai primi passi delle audizioni fino alle performance da aspiranti star: le eclettiche sneaker di Skechers sono le calzature ufficiali e completano il look dei concorrenti, cercando di esprimerne al meglio la personalità durante tutte le fasi del programma, incluse le durissime selezioni di Bootcamp (già in corso) e Home Visit.
Salire sul palco di X Factor 2019 è un’occasione preziosa per Skechers: è l’occasione di confermare di possedere il cosiddetto x factor proprio come quello che si ricerca negli aspiranti cantanti, permettendo di dare spazio all’anima più lifestyle con i modelli Heritage che hanno avvicinato il marchio ai trendsetter di tutto il mondo.
Come dicevo, protagoniste assolute sono infatti le Energy, introdotte sul mercato da Skechers per la prima volta nel 1999, e le Stamina, ispirate entrambe al trend delle dad shoes come d’altro canto lo sono le D’Lites, chunky sneaker dal mood Anni Novanta.
Dad shoes, chunky sneaker, oversize runner: vari modi per definire quelle che in rete sono state ironicamente ribattezzate anche ugly sneaker per la loro silhouette a base di una suola robusta e voluminosa, importante, insomma.
Il trend è iniziato con i brand specializzati in sportswear, poi sono stati anche gli stilisti nonché i marchi del lusso a elevare tale trend a diktat quasi imprescindibile, firmando proprie creazioni o collaborazioni e portandole in passerella.
Pioniera del chunky style già vent’anni fa con le Energy, Skechers ha poi introdotto nel 2007 un’evoluzione più leggera di questo trend, ossia le D’Lites, confermando il proprio ruolo da leader in una giusta misura, proprio come piace a me, perché il trend mi piace, ebbene sì (e ancora una volta lo indosso e ve lo dimostro per esempio qui), ma senza quelle che io vedo come esagerazioni ed estremizzazioni e che ritrovo, purtroppo, in altri brand (non so mentire, mi dispiace).
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– 1 ai Bootcamp! L’attesa sta finendo. @xfactoritalia @skyuno #Skechers #XF13
Ma, dopo X Factor, passiamo alla seconda notizia che mi preme comunicare e che reputo molto importante perché rispetta la mia convinzione più grande – ovvero che l’estetica non possa e non debba essere slegata dall’etica – e perché dimostra che Skechers e io siamo in sintonia proprio in questo: il brand ha annunciato importanti tagli nell’utilizzo della plastica per il packaging delle proprie calzature.
Già a partire dal 2016, infatti, l’azienda ne ha ridotto dell’85% l’impiego negli imballaggi delle proprie calzature, fino a un livello minimo del 10% per le forme che sono comunque completamente riciclabili.
Questo risultato rientra in una forte strategia mirata a incrementare l’utilizzo di packaging sostenibili a livello globale: il 99% delle scatole di scarpe Skechers aderisce agli standard FSC® sulle fonti responsabili e il 94% è riciclabile, così come tutta la carta velina utilizzata. Inoltre, tutti i materiali per il packaging Skechers sono stampati con inchiostri a base di soia o acqua.
Per chi non lo sapesse, il Forest Stewardship Council (in acronimo FSC) è una ONG internazionale senza scopo di lucro: ha dato vita a un sistema di certificazione forestale riconosciuto a livello internazionale.
La certificazione ha come scopo la corretta gestione forestale e la tracciabilità dei prodotti derivati e il logo FSC garantisce che il prodotto è stato realizzato con materie prime derivanti da foreste correttamente gestite secondo i principi dei due principali standard, ovvero gestione forestale e catena di custodia.
Lo schema di certificazione FSC è indipendente: le ispezioni infatti vengono effettuate da oltre 30 enti di certificazione in tutto il mondo.
Per assoluta correttezza e completezza di informazione, è necessario fare un’importante precisazione, ovvero che la menzionata percentuale del 94% fa riferimento alle linee guida Skechers; pratiche e capacità in fatto di riciclaggio variano a seconda delle comunità nel mondo e – ahimè – il packaging potrebbe non essere riciclabile in tutte le zone. Questo, però, fa comprendere una verità importante: l’impegno deve essere di tutti, dai produttori ai consumatori passando per governi, istituzioni e autorità, perché solo così le linee guida e le scelte di un’azienda possono concretizzarsi in pieno.
Anche i metodi di spedizione fanno parte della filosofia di sostenibilità globale di Skechers e tutti gli scatoloni provenienti dalle fabbriche sono stampati con inchiostri a base di soia o acqua e sono 100% riciclabili; inoltre, i centri di distribuzione (che gestiscono più del 90% dell’intero business) utilizzano per le spedizioni in uscita soltanto cartoni 100% riciclabili e realizzati per il 96-100% con materiali riciclati.
«In qualità di terzo player globale nel settore delle calzature sportive e lifestyle, con un totale stimato di 170 milioni di paia di scarpe distribuite nel 2019, vogliamo essere all’avanguardia anche in fatto di packaging e spedizioni dei nostri prodotti; questi miglioramenti in ottica di sostenibilità possono avere un impatto immenso sul nostro pianeta. Sono orgoglioso dello sforzo che stiamo compiendo per ridurre il nostro impatto ambientale, a fronte della nostra crescita globale, e continueremo a portare avanti iniziative di questo tipo, man mano che individueremo nuovi modi per diminuire il nostro impatto sull’ambiente.»
Sono le parole di Michael Greenberg, Presidente di Skechers e, in effetti, occorre dire che, negli ultimi anni, Skechers ha fatto della responsabilità ambientale una priorità, di pari passo con la sua espansione globale.
Dal centro di distribuzione per l’America del Nord, a Moreno Valley, ai nuovi uffici a Manhattan e Hermosa Beach che apriranno nel 2020, sono tante le strutture Skechers che hanno già ottenuto, o stanno per ottenere, la certificazione LEED Gold (acronimo di The Leadership in Energy and Environmental Design, sistema statunitense di classificazione dell’efficienza energetica e dell’impronta ecologica degli edifici) grazie alle loro caratteristiche sostenibili, come per esempio luci naturali, giardini adatti agli ambienti siccitosi, energie rinnovabili e riduzione degli scarti.
L’ho detto e lo ripeto: l’estetica non può e non deve essere slegata dall’etica e, giorno dopo giorno, cerco di incrementare sempre più le mie scelte in tal senso.
Sono dunque molto felice che uno dei marchi che amo e che indosso abitualmente si stia muovendo in questa direzione: spero che non me ne voglia nessuno se affermo che – per me – questo è perfino più importante del possedere quel cosiddetto x factor.
Anzi, vi dirò di più: fare scelte che non rappresentino un costo ambientale ormai non più sostenibile è per me parte integrante di quella variabile x che rende speciale una persona, un progetto, un brand o un prodotto.
Manu
Per maggiori informazioni su Skechers, potete visitare il loro sito, la pagina Facebook Skechers Italia e l’account Instagram Skechers Italy.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.