Il Padiglione Bvlgari alla Biennale d’Arte di Venezia e la mostra alla Biblioteca Marciana

È iniziata la 61° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia che, inaugurata sabato 9 maggio, proseguirà fino a domenica 22 novembre 2026.

Il concept di questa edizione è In Minor Keys (In tonalità minori) ed è stato ideato dalla curatrice Koyo Kouoh allo scopo di invitare ad ascoltare quelle sfumature e culture marginali spesso escluse dai discorsi eurocentrici. Nata in Camerun nel 1967 e scomparsa prematuramente un anno fa, il 10 maggio 2025, Koyo Kouoh è la prima donna africana chiamata a guidare la Biennale di Venezia. Con il pieno sostegno della sua famiglia, la Biennale ha deciso di realizzare il progetto esattamente com’era stato concepito da Kouoh.

Occorre ammetterlo: questa edizione della Biennale (menzionata naturalmente anche nel nostro A glittering calendar) non sembra certo essere partita sotto i migliori auspici.

Perché? Perché, probabilmente, tutti quanti conosciamo meglio le polemiche rispetto ai progetti in mostra. I Padiglioni che hanno suscitato critiche per esserci o non esserci o per come ci sono, la giuria che si dimette, il Ministero della Cultura che invia gli ispettori, l’Ue che revoca i fondi. E, naturalmente, la polemica più grande di tutte: c’è politica nell’arte? E può esserci arte nella politica?

A me piace la risposta che è arrivata da un altro grande evento culturale, ovvero il Festival del Cinema di Cannes, attraverso le parole del presidente della giuria. «Politica e arte non sono affatto separate né in conflitto», ha dichiarato Park Chan-wook, regista, sceneggiatore e produttore sudcoreano. Concordo.

Proprio per questo motivo, preferisco dare spazio e voce agli artisti e a chi li supporta, come per esempio Bvlgari. La celeberrima Maison nata a Roma nel lontano 1884 inaugura il ruolo di Partner Esclusivo della Biennale di Venezia, per questa edizione e per le successive fino al 2030.

Sono due le iniziative che segnano il debutto in tale ruolo. Il Padiglione Bvlgari all’interno dei Giardini della Biennale ospita il progetto dell’artista canadese Lotus L. Kang. Tra gli Eventi Collaterali, figura invece la prima mostra Bvlgari alla Biblioteca Nazionale Marciana con due artiste italiane, Lara Favaretto e Monia Ben Hamouda. A curare la mostra è la Fondazione Bvlgari, nata nel 2024 per estendere e rafforzare l’impegno culturale, filantropico e sociale della Maison.

Se come noi siete poco interessati alle polemiche ma molto interessati all’arte, se pensate che non vi sia niente che l’arte debba essere per forza (e parimenti niente che non debba essere altrettanto per forza), qui sotto trovate tutti i dettagli del progetto e le voci delle artiste.

Emanuela Pirré

 

Padiglione Bvlgari @ Biennale 2026 (photo credit TSpace)
Padiglione Bvlgari @ Biennale 2026 (photo credit TSpace)

BVLGARI INAUGURA IL RUOLO DI
PARTNER ESCLUSIVO DI BIENNALE ARTE 2026
CON DUE INIZIATIVE A VENEZIA:
LOTUS L. KANG NEL PADIGLIONE AI GIARDINI
E LA PRIMA MOSTRA DI FONDAZIONE BVLGARI 
CON LARA FAVARETTO E MONIA BEN HAMOUDA
ALLA BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA

Bvlgari inaugura il ruolo di Partner Esclusivo dell’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia fino al 2030. Questo importante impegno consolida il forte e duraturo legame della Maison con l’arte, coltivato negli anni attraverso la promozione della creatività come espressione di libertà, tra dialogo culturale e innovazione. È una ulteriore dimostrazione della dedizione di Bvlgari nel conservare e tramandare l’arte e la bellezza a favore di un pubblico sempre più ampio.

Due iniziative segnano il debutto dell’edizione 2026. Il Padiglione Bvlgari all’interno dei Giardini della Biennale ospita il progetto dell’artista canadese Lotus L. Kang. Fondazione Bvlgari presenta, tra gli Eventi Collaterali, la sua prima mostra alla Biblioteca Nazionale Marciana con due artiste italiane, Lara Favaretto e Monia Ben Hamouda.

LOTUS L. KANG @ PADIGLIONE BVLGARI AI GIARDINI

Per il Padiglione Bvlgari, Lotus L. Kang (Toronto, 1985) presenta The face of desire is loss, un’installazione con cui prosegue la sua costante indagine sul tempo inteso come elemento incontenibile, stratificato e non lineare. Il titolo dell’opera deriva da Thresholes (2020) di Lara Mimosa Montes. Si tratta di una raccolta di poesie che sviluppa un linguaggio diffuso per esprimere il concetto di vuoto, inteso come forma, di cavità e aperture concepite come spazi generativi.

Lunghe strisce di pellicola fotografica non fissata, sospese a travi d’acciaio, costituiscono il fulcro dell’esposizione. Le pellicole, definite “pelli” dall’artista, rimangono costantemente sensibili all’ambiente e continuano a evolversi progressivamente per tutta la durata della Biennale. Svilupperanno così una gamma cromatica di tonalità in risposta alla luce e all’umidità dello spazio che le circonda.

Al di sopra delle travi, Kang sospende una serie di sculture che utilizzano i tatami come base. Questi materassi sono al tempo stesso contenitori e forme stratificate, involucri del corpo in stati di soglia (riposo, sogno, recupero, decesso) e contemporaneamente oggetti su cui si accumulano le tracce del tempo, degli spazi e dei corpi che li hanno attraversati. Nell’invertire dimensioni spaziali convenzionali, Kang compone un’opera che rifiuta radicamento e risoluzione, rimanendo costantemente in uno stato intermedio.

Sulle vetrate del Padiglione Bvlgari, Kang installa un’opera realizzata con una pellicola da 35mm sulla quale sono impresse immagini di distese fangose che derivano dalle maree, zone di transizione in cui ecosistemi marini e costieri si incontrano, si mescolano e si sovrappongono. Un flusso di spettrogrammi traducono in forma visiva il pigolio dei pulcini e il richiamo del gambecchio dal becco a spatola. La celluloide, impressa nella provincia del Jeolla, in Corea del Sud, trasforma il padiglione, rendendolo al tempo stesso proiettore e proiezione, grazie alle luci di scena che diffondono lo svolgersi della pellicola su un piano bidimensionale e simultaneo, orchestrato su una partitura che richiama la metrica della poesia Already (2018) di Kim Hyesoon.

Lungo il perimetro dell’installazione, l’artista dispone quarantanove bottiglie di spiriti. È un richiamo al numero di giorni in cui, secondo il pensiero buddista, l’anima rimane sospesa in un intermezzo tra la morte e la rinascita. Nella parte posteriore del Padiglione Bvlgari, è disposta una struttura rettilinea e aperta, costellata di fori. Il silicone rosa e carnoso ne riveste la base, con un unico filo teso in alto: una delimitazione fragile che cambia costantemente grazie all’aria e ai corpi che circolano all’interno del padiglione.

«Il desiderio – spiega Lotus L. Kang – implica una sorta di riconoscimento intrinseco di qualcosa al di fuori di sé. Come artisti, spesso inseguiamo ciò che ancora non conosciamo. Nel momento in cui il desiderio viene soddisfatto, esso si dissolve».

Padiglione Bvlgari @ Biennale 2026, <em>The face of desire is loss</em> by Lotus Kang (photo credit TSpace)
Padiglione Bvlgari @ Biennale 2026, The face of desire is loss by Lotus Kang (photo credit TSpace)

FONDAZIONE BVLGARI @ BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA CON MONIA BEN HAMOUDA E LARA FAVARETTO

La Biblioteca Nazionale Marciana è un luogo simbolo della conservazione e trasmissione della conoscenza. Per la prima mostra promossa da Fondazione Bvlgari, l’istituzione veneziana ospita due installazioni site-specific che dialogano con il suo patrimonio. La prima è Fragments of Fire Worship di Monia Ben Hamouda (Milano, 1991), negli spazi del Vestibolo. La seconda è Momentary Monument – The Library di Lara Favaretto (Treviso, 1973), nel Salone Sansovino.

Fondazione Bvlgari coinvolge due artiste italiane che hanno ricevuto importanti riconoscimenti. Monia Ben Hamouda è la vincitrice del premio biennale istituito nel 2017 dalla Maison in collaborazione con il MAXXI –Museo nazionale delle arti del XXI secolo, oggi portato avanti da Fondazione Bvlgari. E poi c’è Lara Favaretto, insignita del Premio per la Giovane Arte Italiana 2004–2005, con un’opera per il MAXXI come partecipante del Padiglione Venezia alla 51° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale Arte di Venezia, a cui è seguita la partecipazione anche alla 53° e 58° Esposizione.

FRAGMENTS OF FIRE WORSHIP DI MONIA BEN HAMOUDA

Monia Ben Hamouda apre il percorso espositivo negli spazi del Vestibolo. La sua è un’installazione composta da due sculture al neon e che propone una forma di resistenza non monumentale. Non conserva, ma espone; non archivia, ma lascia filtrare. I segni luminosi dell’opera, frammentari e indecifrabili, rimandano a una scrittura che ha perso la propria funzione comunicativa per farsi gesto, traccia, cicatrice.

Figlia di un calligrafo islamico, l’artista trasforma la propria eredità culturale in un alfabeto impossibile, in cui la luce non chiarisce ma trattiene. Il neon evoca il fuoco come forza ambivalente di rivelazione e distruzione, introducendo una visione della conoscenza come materia instabile, sottoposta a continue metamorfosi. Attraverso un esercizio di disobbedienza formale, l’opera mette in crisi l’idea di linguaggio come strumento di trasmissione univoca del sapere.

Gli elementi che la compongono si presentano come resti attivi di una scrittura spezzata, presenze luminose che resistono alla traduzione e alla chiarezza come valore imposto. Inserita in uno spazio storicamente deputato alla conservazione del sapere, l’opera non ne celebra l’autorità, ma ne introduce una frattura. In un luogo fondato sull’ordine, sulla catalogazione e sulla trasmissione, questi segni rendono visibile ciò che ogni archivio tende a rimuovere: la selezione, l’esclusione, la perdita. Non tutto ciò che esiste può essere custodito; non tutto ciò che viene custodito può essere letto. L’opera Fragments of Fire Worship agisce proprio in questa zona di attrito. Il sapere smette di essere neutro e rivela la propria esposizione al rischio.

«Fragments of Fire Worship – spiega Monia Ben Hamouda – non è mero dispositivo estetico ma eco di una genealogia culturale dove il fuoco è insieme origine e distruzione. Nella storia araba e islamica, il fuoco è stato vettore di rivelazione e censura, di sapere sacro e rovina, di rivoluzione e oblio: dall’atto incendiario come gesto politico e purificatore, al fuoco che divora archivi, immagini, edifici, corpi e memorie».

Bvlgari, <em>Fragments of Fire Worships</em> by Monia Ben Hamouda (photo credit T-Space)
Bvlgari, Fragments of Fire Worships by Monia Ben Hamouda (photo credit T-Space)

MOMENTARY MONUMENT – THE LIBRARY DI LARA FAVARETTO

Lara Favaretto riunisce volumi provenienti da biblioteche universitarie, società scientifiche, accademie, archivi e fondi privati. Ciascuno è attraversato da un’immagine, tratta dall’archivio personale dell’artista, inserita in maniera randomica tra le pagine come presenza singolare e non illustrativa. Il progetto si costruisce attraverso un lavoro di ricerca, scelta e ricollocazione che pone in dialogo pratiche di conservazione e atti di consegna, saperi disciplinari e innesti visivi. Dà così forma a una struttura transitoria in cui il libro è insieme documento, traccia materiale e veicolo di trasmissione.

La scelta dei volumi rende visibili strumenti, metodi e lessici propri di diversi ambiti, non solo monografie, ma anche atti, manuali e formati ibridi. Molti conservano segni di appartenenza e annotazioni che ne rendono leggibili la provenienza, la sedimentazione e il carattere obsolescente. L’opera riflette sul valore materiale del libro stampato e sulla vulnerabilità dei sistemi di memoria e trasmissione del sapere. Non lo fa in opposizione al digitale, ma riconoscendo come nella consultazione diretta sopravviva una forma di opacità, autonomia, verificabilità, la cui evidenza si manifesta nei segni presenti su ciascun libro.

Quando il libro incontra l’immagine, la lettura si disallinea e si apre a una relazione tra ordini diversi di registrazione e trasmissione, trasformando ogni volume in una corrispondenza instabile. Il pubblico può consultare liberamente i libri. Può prelevarli, assumendone la custodia e attivando una dimensione performativa che modifica progressivamente la scaffalatura fino a lasciarne emergere lo svuotamento. Ciò che inizialmente appare come un insieme compatto e monolitico si trasforma così in una struttura segnata dalla dispersione e dal passaggio. La sottrazione non rappresenta una perdita, ma la traccia di una circolazione: un sapere rimesso in moto e affidato a nuove possibilità di uso e trasmissione.

Bvlgari, <em>Momentary Monument Library</em> by Lara Favaretto (photo credit T-Space)
Bvlgari, Momentary Monument Library by Lara Favaretto (photo credit T-Space)

Da Venezia a Milano con Monia Ben Hamoda

Fondazione Bvlgari estende inoltre la sua presenza anche oltre il Padiglione Bvlgari e il contesto veneziano presentando a Milano un altro lavoro di Monia Ben Hamouda. Si intitola Ya’aburnee (Untraslated Fragment I and II) e rimarrà esposto negli spazi del giardino del Bvlgari Hotel per tutta la durata di Biennale Arte 2026.

Parte dell’indagine dell’artista sulle origini del linguaggio artistico e sulla possibilità di riscrivere la storia dell’arte, l’opera è realizzata in una pietra calcarea tunisina che porta con sé il peso materiale e simbolico delle iscrizioni antiche, pur sfuggendo a una traduzione completa o a una chiusura semantica. Il titolo evoca un’espressione arabo-libanese che intreccia amore, morte e continuità, evocando il desiderio che chi amiamo sopravviva a noi.

L’opera propone un linguaggio impossibile da possedere, resistente alla chiusura interpretativa. Invita lo spettatore a un incontro con ciò che resta, irriducibilmente, intraducibile.

L’impegno di Bvlgari per arte e creatività

Negli anni, l’impegno di Bvlgari si è fondato sulla convinzione che sostenere l’atto creativo significhi sostenere un gesto di libertà. Si è pertanto mosso in diverse direzioni, sia verso l’antico sia verso il contemporaneo. La conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico è per Bvlgari una continua fonte di ispirazione, capace di generare nuovi linguaggi che uniscono il sapere del passato e lo spirito innovativo del presente, stimolo costante per le creazioni future.

Di qui l’impegno concreto attraverso un’ampia serie di iniziative per il sostegno dei tesori del passato. Dalla partecipazione al restauro della Scala d’Oro di Palazzo Ducale a Venezia e dei dipinti di Paolo Veronese provenienti dalla chiesa di San Pietro Martire a Murano fino ai progetti romani che suggellano il forte legame con la città. Le iniziative includono anche il restauro conservativo della Scalinata di Trinità dei Monti, i mosaici pavimentali policromi delle Terme di Caracalla e i marmi della Collezione Torlonia.

Un dialogo altrettanto importante con le visioni contemporanee ha portato a varie collaborazioni, come quella on il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma per il MAXXI BVLGARI Prize (di cui ricorre nel 2027 la decima edizione). C’è anche la partnership con la Biennale del Whitney dal 2024, fino a diventare Partner Esclusivo dell’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

Bvlgari

Parte del Gruppo LVMH, Bvlgari nasce a Roma nel 1884. Celebre in tutto il mondo come Maison romana di Alta Gioielleria e icona dell’arte di vivere italiana, Bvlgari si è contraddistinta nel corso dei decenni per le sue creazioni sinonimo di design visionario, combinazioni di colori audaci, sopraffina arte manifatturiera.

Il successo internazionale dell’azienda, fondato su una visione pionieristica, si è evoluto verso un’offerta globale e diversificata di prodotti e servizi di lusso. Tale offerta comprende oggi anche orologi di alta gamma, accessori, profumi e hotel, con una rete di boutique nelle location più esclusive del mondo.

Le numerose partnership filantropiche nell’ambito della Corporate Social & Environmental Responsibility testimoniano come Bvlgari creda profondamente nell’innovazione del presente per un futuro sostenibile, nonché nella filosofia del “give back”, ovvero del restituire alla natura e alla comunità.

Fondazione Bvlgari

Fondata nel 2024 per estendere e rafforzare l’impegno culturale, filantropico e sociale della Maison romana, Fondazione Bvlgari si impegna a creare un valore duraturo nei settori dell’arte e del mecenatismo, dell’educazione, della filantropia e della trasmissione del savoir-faire.

Motivata da un forte senso di responsabilità verso la comunità e da un approccio basato sul “restituire”, la Fondazione collabora con le principali organizzazioni internazionali, sviluppando partnership a lungo termine per valorizzare le future generazioni, stimolare la creatività e le diverse forme d’arte, promuovere la tutela del patrimonio culturale, sostenere le comunità più vulnerabili e favorire lo sviluppo sostenibile. Noi ne abbiamo parlato anche qui.

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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