Perché innamorarsi del MITA, il Museo Internazionale del Tappeto Antico di Brescia
Attraverso un mio articolo del 23 marzo 2026, ho dato la notizia di una mostra ospitata dal MITA ovvero il Museo Internazionale del Tappeto di Brescia. La mostra si intitola Le trame del Dragone e presenta, fino al 7 giugno, più di quaranta tappeti cinesi che raccontano le dinastie imperiali Ming e Qing dal XV al XIX secolo. Offre quindi un vero e proprio viaggio nell’arte tessile dell’antica Cina.
Ho avuto l’opportunità di visitare la mostra insieme a Wladimir Zaleski (Presidente di MITA), Flavio Pasotti (Presidente della Fondazione Tassara) e Giovanni Valagussa (storico dell’arte e curatore). Mi hanno fatto scoprire un luogo davvero affascinante e che vorrei a mia volta far conoscere a chi legge queste righe.
Tutto parte da una straordinaria collezione di tappeti antichi costituita in oltre cinquant’anni da Romain Zaleski. La collezione conta oltre 1.330 esemplari databili dalla fine del XV all’inizio del XX secolo ed è probabilmente la più completa collezione privata al mondo per esaustività tecnica ed estensione cronologica. La collezione è in costante accrescimento e la sua notorietà è attestata da mostre in luoghi prestigiosi, da Venezia a Bergamo, e da frequenti prestiti internazionali.
La Collezione Zaleski copre importanti macro-aree della produzione mondiale: Europa e Africa settentrionale, Persia, Anatolia, Caucaso, Asia centrale, India, Cina e Giappone. I manufatti spaziano da grandi tappeti per palazzi o moschee fino a piccoli tappeti da preghiera. Rappresentano in alcuni casi giardini stilizzati. A volte offrono composizioni geometriche dalla superba varietà decorativa. Altre volte ancora mostrano elementi vegetali che assumono forme astratte o diventano motivi che si sviluppano all’infinito.

Nel 2008, Romain Zaleski ha voluto costituire la Fondazione Tassara che ha ricevuto il riconoscimento della Regione Lombardia nel 2009. La Fondazione opera senza scopo di lucro con riferimento principale all’ambito della cultura, dell’educazione, dell’istruzione e della formazione.
Nell’ottica di voler offrire a Brescia e al mondo un centro dedicato agli artefatti tessili di valore universale, nel 2023 è nato il MITA che ha una doppia anima. Da una parte, custodisce e studia la Collezione Zaleski, portando avanti continue iniziative di conservazione, ricerca, conoscenza e valorizzazione culturale. Dall’altra, si apre al contemporaneo e alla sperimentazione con mostre, concerti, talk e performance.
L’edificio che ospita il Museo è stato progettato dallo studio OBR – Open Building Research con la collaborazione di Lombardini22 per gli interni. Sorge nel quartiere Don Bosco, su un’ex area industriale, una fonderia dismessa che oggi, rigenerata e trasformata, è diventata un polo culturale. Il progetto architettonico rappresenta esso stesso un esempio emblematico di dialogo tra storia e contemporaneità: la corte centrale è un’ampia piazza pubblica pensata per aprirsi alla comunità e fa sì che il tessuto urbano si intrecci con quello del museo.
Questo edificio ibrido riflette appieno l’identità di MITA: un luogo in cui conservazione, ricerca e creatività convivono.
Lo scrivo a chiare lettere: il MITA ha catturato la mia attenzione e mi ha conquistata proprio per questo, perché incarna un modello culturale che spero si diffonda sempre più. Mescola sapientemente tradizione e contemporaneità. Unisce rigore scientifico e dimensione pubblica affinché l’arte del tappeto sia fruibile da esperti e non addetti, da comunità locali e pubblico internazionale.

MITA mi piace anche perché mette in dialogo le generazioni in modo virtuoso.
Tutto parte da un padre, Romain Zaleski, che anziché lucrare sulla collezione (e sia ben chiaro, avrebbe avuto tutto il diritto di farlo) decide di donarla mettendola a disposizione di tutti. E per farlo dà vita a una Fondazione che permette la sussistenza del museo e delle sue attività. C’è poi il figlio, Wladimir Zaleski, che è Presidente e Direttore Artistico di MITA. La visione di Romain continua evidentemente in Wladimir che per MITA ha voluto una programmazione eterogenea: la musica, le mostre e le conferenze.
Ha voluto, per esempio, creare Voices – HYBRITUDE Music, una rassegna di concerti, un appuntamento al mese con artisti che arrivano da tutto il mondo. Progetti internazionali, visioni sonore contemporanee, incontri tra culture diverse trovano spazio tra le geografie e gli intrecci del MITA.
Questo grande progetto è reso possibile anche da un team appassionato e competente. Come Giovanni Valagussa, che ho già menzionato, storico dell’arte e curatore della collezione. Oppure come Irene Caputo, restauratrice e responsabile della sezione conservativa. La sezione guidata da Caputo si occupa di fare analisi dei materiali, attuare protocolli conservativi, fare interventi su opere selezionate, produrre documentazione fotografica e report tecnici. I tappeti, mi ha spiegato la studiosa, hanno infatti tre grandi nemici che vanno contrastati costantemente: le tarme, l’umidità e la polvere.
C’è poi l’attività relativa alle pubblicazioni tra cui cataloghi (bellissima la serie I Quaderni di MITA), saggi e contributi scientifici prodotti oppure ospitati da MITA.
Tutto ciò è aperto al pubblico, gratuitamente (mostre, visite guidate, conferenze) o a prezzi decisamente abbordabili. I concerti spaziano tra i 10 e i 15 euro.

A questo punto, non mi resta che ricordare le attività attualmente in corso.
Fino al 7 giugno, c’è la mostra Le trame del Dragone – Tappeti cinesi dalle dinastie imperiali (info qui). Sul fronte musica, il prossimo appuntamento è per mercoledì 17 giugno alle ore 21 con il concerto intitolato A tender thunder (info qui) con Emanuele Maniscalco, Jasper Stadhouders Friis e Daniel Burgoyne, tre musicisti dalla forte identità. Tre artisti che fanno dell’ascolto reciproco il centro della loro pratica, tra strumenti acustici ed elettronici.
MITA si trova in via privata De Vitalis 2 bis a Brescia, a un minuto dalla stazione ferroviaria, snodo della linea alta velocità che collega rapidamente la città con Milano, Verona, Venezia, Torino, Roma e le principali destinazioni nazionali. A due minuti a piedi si trova anche la fermata della metropolitana “Stazione FS”.
I giorni di apertura sono il giovedì, dalle 16 alle 20, e il sabato e la domenica dalle 14.30 alle 19.30. L’ingresso è gratuito – lo sottolineo di nuovo.
Io sono già curiosa di scoprire il prossimo progetto espositivo di MITA, per imparare altre cose.
Per incuriosire anche voi che leggete, cari amici, vi racconto un paio di cose che ho appreso visitando Le trame del Dragone.
Nei tappeti cinesi troviamo numerosi simboli tra cui croci uncinate, lo shou (stilizzazione del carattere cinese che augura lunga vita e buona sorte), monete d’oro, nubi, aironi, draghi, cani-leoni, fiori di pesco, fiori di loto, peonie, crisantemi. E poi ci sono pipistrelli e carpe. Entrambi sono collegabili agli omofoni ovvero quelle parole che suonano in modo simile, che hanno la stessa pronuncia, ma che si scrivono in modo diverso e che hanno significati differenti. E in cinese, pipistrello suona come felicità, mentre carpa suona come denaro.
La parola per pipistrello è biān fú (蝠) in cui la sillaba fú ha lo stesso suono del carattere fú (福) che significa appunto “fortuna”, “benedizione” o “felicità”. La parola cinese per pesce è yú (鱼) che risulta omofona al carattere yú (余) il cui significato è “abbondanza”, “ricchezza” o “surplus”. Per questo motivo, nell’arte e nei decori tradizionali, il pipistrello è un portafortuna molto popolare, foriero di felicità, mentre la carpa è uno dei simboli utilizzati per augurare prosperità.
Ecco un esempio di cose belle e interessanti da scoprire e imparare grazie al MITA.
Emanuela Pirré
Tre miei scatti dalla visita al MITA:
Flavio Pasotti (Presidente della Fondazione Tassara) e Irene Caputo (restauratrice e responsabile della sezione conservativa); il caveau in cui riposano i tappeti; dettaglio di un tappeto con motivo a pipistrelli.
Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.


