Identità Milano 2026: spunti e appunti con gusto tra libertà e cambiamento
Dal 7 al 9 giugno 2026, Milano è stata dimora di un grande evento che ha coinvolto i più grandi protagonisti della scena gastronomica italiana e internazionale. Stiamo parlando di Identità Milano 2026, uno dei congressi più importanti del settore culinario e dell’ospitalità. Questa edizione, la ventunesima per l’esattezza, ha visto come tema “Identità Future: La libertà di pensare”.
Tanto è stato detto, commentato e tracciato a proposito di libertà, visione, cambiamento, biodiversità, componente umana, cura, ospitalità, cibo e condivisione in questi tre giorni di Identità Milano. A comporre l’incredibile percorso si sono susseguite personalità del calibro di Chiara Pavan, Alain Ducasse, Carlo Cracco, Antonia Klugmann, Davide Oldani, Massimo Recalcati, Maddalena Fossati, Antonino Cannavacciuolo, Richard Abou Zaki e molti altri ancora. Ognuno ha apportato un ingrediente umano, in grado di seminare nella platea spunti, idee e riflessioni.
Noi, avendo avuto il grande piacere di essere presenti, siamo grati di poter condividere quanto raccolto da questa ricchissima umana esperienza.
È stata un’immersione emotiva e sensoriale. Molto più di quanto ci si possa aspettare da un ordinario congresso. Già dal tema, già dall’introduzione di Claudio Ceroni e Paolo Marchi, fondatori di Identità Golose, si sono iniziati a percepire gli ingredienti forti di questa edizione di Identità Milano. Monito essenziale che ha fatto da legante è stata una citazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Abbiate audacia e siate liberi nei progetti“. Da qui è stato un crescendo di elementi che hanno reso davvero indimenticabile questa edizione.

Un fondamentale ricordo a Carlin Petrini, celebre gastronomo e fondatore di Slow Food, che è riecheggiato doverosamente in questa edizione, unito a quello per Aimo Moroni, fondatore di Aimo e Nadia, ulteriore colonna portante della cucina italiana. Entrambi anime che hanno scritto e tracciato fortemente ciò che è la gastronomia del nostro Paese.
Dai ricordi dei pilastri fondamentali, si è passati a parlare di libertà di pensare, libertà di cambiare. Della libertà di scegliere. Riflettendo, inoltre, grazie a Davide Rampello sul fatto che la parola sapere deriva dalla parola sapore e che l’esperienza stessa è conoscenza.
Aggiungendo ulteriori ingredienti a questa memorabile rassegna, non può passare inosservata la presenza di Maddalena Fossati insieme ad Antonino Cannavacciuolo. Loro sono due delle persone a cui dobbiamo essere immensamente grati per il riconoscimento della cucina italiana, da parte dell’UNESCO, come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Insieme a loro, grazie a loro, abbiamo scoperto e confermato che la cucina italiana è un unico piatto, con un’identità definita.
A dir poco illuminante è stato l’ingrediente apportato da Davide Oldani e Massimo Recalcati. Uno scambio profondo, umano, oltre la sfera tangibile. Assieme a loro ci siamo ricordati che la cucina è fatta di memoria.

Il tocco fortemente sostenibile è arrivato da Chiara Pavan, sia sul palco che ai fornelli. È stata una degustazione uditiva a base di cucina ambientale. Oltre al granchio blu, spesso associato alla cheffe, altre specie sono state menzionate e utilizzate, anche assieme a Francesco Brutto, chef e compagno di vita della Pavan, con cui è alla guida del Venissa.
L’ingrediente segreto è stato dato dal contributo magistrale di Alain Ducasse. Ha parlato di quella che è l’intelligenza artigianale, della differenza che esiste tra servizio impeccabile e servizio memorabile, che sta tutta nell’emozione e nell’attenzione. Ha ricordato che dietro a ogni ingrediente esistono uomini e donne. Che il mangiar bene è un processo di apprendimento. Che la condivisione porta alla pace. E anche che chi lavora nell’ospitalità e nell’enogastronomia è un mercante di ricordi effimeri. In quest’ultima affermazione è racchiusa la poesia più ermetica e significativa in grado di arrivare al cuore di quel mondo fatto di cibo, vino, dimore, esperienze e ricordi.
Ad aggiungere a Identità Milano l’ingrediente della poetica e del selvatico ci ha pensato Antonia Klugmann. Quello dai lei condotto è stato un viaggio che ci ha portato con la mente nei suoi paesaggi di Vencò. Ci ha ricordato che la poetica di un cuoco è il gusto, la pratica e che crearla è un processo complesso. Ci ha inoltre svelato che la sua visione del paesaggio è quella con gli occhi di bambina e che, per lei, il selvatico rimane fonte di meraviglia.

Al tocco pop, a quell’ingrediente milanese che non poteva e non doveva mancare, ci ha pensato Carlo Cracco, assieme al suo sous chef Luca Sacchi e ai giornalisti Eleonora Cozzella e Gabriele Zanatta. Tra passato, presente, progetti futuri. Le grandi visioni, il cambiamento e la Galleria.
La ciliegina l’ha messa Richard Abou Zaki, celebre giovane chef, con una brillante mente che corre e crea. Con un’onestà lucida, che spesso contraddistingue la sua generazione, ha affermato che non esiste libertà creativa, se non esiste libertà economica. A sentirlo appare qualcosa di scontato. Invece a dirlo ci vuole un altro ingrediente molto importante, che va a braccetto con la libertà, ovvero il coraggio.
Il piatto emotivo e sensoriale servito da Identità Milano ha superato le premesse. Non si è parlato di cucina, non di piatti nel senso patinato del termine. Il cibo insieme alla cura, alla condivisione, al cambiamento, ai progetti, alle persone è stato al centro. Il cibo insieme alla libertà. E, infine, la libertà unita al cambiamento, perché non esiste sapore migliore di quello della libertà.
Federica Santini
Federica Santini
Classe 1992. Nata nel giorno che spacca l'anno a metà. Creata per rompere ogni tipo di schema e per tendere volutamente all'imperfezione. Vedo i volti nelle case, resto senza fiato davanti agli edifici abbandonati andati in rovina, mi perdo nella bellezza dei fiori che nascono dalle crepe. Curiosa, resistente, determinata, piena, ribelle e caoticamente umana. La mia penna è viva, sincera ed irriverente.