Helidon Xhixha in tre grandi progetti espositivi tra Toscana, Lago Maggiore e Roma
Fino a ottobre 2026, il lavoro dell’artista Helidon Xhixha è al centro di un ampio progetto diffuso, capace di attraversare geografie, contesti e dimensioni percettive differenti. Si tratta di un ciclo di tre grandi esposizioni simultanee tra Toscana, Lago Maggiore e Roma: insieme costruiscono un percorso coerente e progressivo.
Helidon Xhixha, classe 1970, è uno tra i principali scultori contemporanei. È noto per le sue monumentali opere in metallo, soprattutto in acciaio inossidabile, che offrono una superficie riflettente e dinamica. Il metallo non è solo materia o struttura, ma diventa dispositivo ottico: assorbe lo spazio e lo restituisce trasformato. Le sue installazioni esplorano così il rapporto tra luce, materia e ambiente e ridefiniscono la scultura come esperienza percettiva, in dialogo continuo con il contesto e lo spettatore.
Il ciclo espositivo che lo vede ora protagonista ha preso avvio con Oltre le mura all’Abbazia di San Galgano in Toscana (aprile – ottobre 2026). Curato da Carlo Pizzichini ed evoluzione del precedente progetto Giubileo di Luce, l’intervento segna un passaggio fondamentale. Le opere, tutte realizzate in acciaio inox lucidato a specchio, abbandonano la dimensione esclusivamente architettonica per aprirsi al paesaggio. In un gesto simbolico, la luce non è più contenuta, ma si espande nello spazio naturale, trasformando l’installazione in un’esperienza diffusa e attraversabile. Il progetto si configura così come una soglia, un primo movimento che porta la ricerca di Xhixha fuori dal sacro per metterla in relazione diretta con l’orizzonte.
Questa apertura trova una sua ulteriore espansione sul Lago Maggiore attraverso Sul lago luccica, mostra diffusa tra le località Vira Gambarogno, Ascona, Gerra, Magadino, Sant’Abbondio, San Nazzaro-Vairano (15 maggio – 4 ottobre 2026). I curatori sono Carlo Pizzichini e Dalmazio Ambrosoni. In questo contesto, la relazione tra opera e ambiente si fa ancora più radicale: le sculture non si limitano a dialogare con il paesaggio, ma lo assorbono e lo restituiscono in forma dinamica. Acqua, cielo e luce diventano parte integrante del lavoro, generando un sistema di riflessi in continua trasformazione. L’opera non è più oggetto, ma dispositivo percettivo che incorpora il mondo e lo moltiplica, coinvolgendo lo spettatore in un’esperienza immersiva e instabile.
Il percorso trova una dimensione più intima e stratificata a Roma con Lumen ex terra alle Case Romane del Celio (11 giugno – 27 settembre 2026). I curatori sono Romina Guidelli e Andrea Poleschi. Qui la ricerca si concentra nuovamente sull’architettura, ma in una forma completamente diversa: non più apertura verso l’esterno, bensì immersione nella profondità. Le opere si inseriscono negli ambienti ipogei, attivando un dialogo con la memoria, con la stratificazione storica e con la dimensione archeologica dello spazio. La luce, in questo contesto, emerge dalla materia e dal tempo, trasformando la percezione e costruendo un’esperienza lenta, progressiva, quasi iniziatica.
Letti insieme, questi tre progetti definiscono un movimento unitario: dall’interno all’esterno, dal sacro al paesaggio, fino al ritorno a una dimensione sotterranea e riflessiva. È un attraversamento che non riguarda solo lo spazio, ma anche il modo in cui la scultura si relaziona al reale: da presenza contemplativa a dispositivo attivo, capace di trasformare ciò che incontra.

Questo percorso espositivo si inserisce all’interno di una fase di forte consolidamento internazionale per Helidon Xhixha.
Classe 1970, formatosi tra Milano e Londra, dalla metà degli anni Duemila le sue installazioni sono state presentate in contesti di rilievo internazionale. Si può citare la Biennale di Venezia (2015) con l’opera Iceberg, potente riflessione sul cambiamento climatico. Non mancano numerosi progetti pubblici tra Europa, Medio Oriente e Stati Uniti. Tra le opere più iconiche si distingue The Renaissance of the Twin Towers (2007), esposta in diverse capitali culturali come simbolo di memoria e speranza.
Nel 2025, Xhixha ha realizzato Giubileo di Luce accanto all’Abbazia di San Galgano, sita a Chiusdino, in provincia di Siena, impressionante edificio del XIII secolo che oggi si presenta privo del tetto e del pavimento (sostituito da terra battuta che in primavera si trasforma in un manto erboso). Una monumentale croce in acciaio alta sette metri ha trasformato lo spazio in un’esperienza immersiva tra arte contemporanea e spiritualità.
Le sue opere sono presenti in spazi pubblici e istituzionali in tutto il mondo. Chi è passato da Milano avrà forse ammirato la scultura Riflessi dal Cielo in Piazza Città di Lombardia.
Nel corso del 2026, l’attività europea di Helidon Xhixha dialoga con importanti sviluppi globali. Si va dalla mostra al Guangdong Museum of Art di Guangzhou, in Cina (28 maggio – 5 agosto 2026), agli appuntamenti negli Stati Uniti, con due interventi a Miami, tra cui una significativa installazione per l’aeroporto internazionale. Si arriva infine alla grande esposizione istituzionale al Reiss-Engelhorn-Museum di Mannheim, in Germania, prevista tra novembre 2026 e marzo 2027.
In questa prospettiva, il ciclo di mostre tra Italia e Svizzera non rappresenta dunque un episodio isolato, ma il cuore di una progettualità più ampia, un sistema espositivo diffuso che definisce con chiarezza la posizione di Xhixha nel panorama contemporaneo. Le sue sculture, attraverso la superficie riflettente del metallo e soprattutto dell’acciaio, continuano a interrogare il rapporto tra luce e spazio, tra visibile e percezione. E costruiscono, ogni volta, un’esperienza che non si limita a essere osservata, ma che chiede di essere attraversata e vissuta.
Per chi desidera conoscere meglio le tre esposizioni, qui sotto ci sono gli approfondimenti.
Emanuela Pirré

HELIDON XHIXHA – OLTRE LE MURA
A cura di Carlo Pizzichini
Da aprile a ottobre 2026
Abbazia di San Galgano
Strada Comunale di S. Galgano
Chiusdino (SI)
Il biglietto è unico e consente l’accesso sia all’Abbazia di San Galgano sia al Museo di San Galgano a Chiusdino, con acquisto diretto alle biglietterie dei due siti.
Orari Abbazia di San Galgano:
Giugno: 9 – 19
Luglio – Agosto: 9 – 20
Settembre – Ottobre: 9 – 19
A un anno dalla presentazione di Giubileo di Luce, il progetto ideato da Helidon Xhixha per l’Abbazia di San Galgano, l’artista ne propone oggi una rilettura radicale, dando vita a una nuova configurazione espositiva e a un nuovo titolo: Oltre le mura.
Se Giubileo di Luce nasceva come un intervento profondamente legato allo spazio interno e alla dimensione spirituale dell’abbazia, questa nuova evoluzione ne espande il significato in chiave più aperta e contemporanea. Il passaggio dalla prima alla seconda fase segna infatti un cambiamento sostanziale: da un’esperienza raccolta, misurata sulla verticalità gotica, sul silenzio e sulla memoria architettonica, a una dimensione diffusa che si apre al paesaggio della Valle del Merse.
In un gesto simbolico e fortemente evocativo, le opere – tutte realizzate in acciaio inox lucidato a specchio – escono dallo spazio architettonico per dialogare direttamente con l’ambiente naturale. Questo spostamento non è soltanto fisico, ma profondamente concettuale: se all’interno dell’abbazia la luce era filtrata e mediata dalle strutture in pietra, all’esterno diventa elemento totale, atmosferico, in continua trasformazione.
Le superfici specchianti delle sculture amplificano questa condizione, trasformando ogni opera in un dispositivo ottico capace di catturare e restituire il paesaggio circostante. Il visitatore non si limita più a osservare la scultura, ma percepisce il paesaggio attraverso di essa, in un’esperienza visiva dinamica in cui luce, cielo, terra e presenza umana si fondono. L’opera diventa così un’interfaccia tra natura e percezione, capace di moltiplicare l’immagine del mondo senza alterarne la struttura.
Il progetto evolve quindi da installazione site-specific a intervento diffuso, estendendo il proprio raggio d’azione e instaurando un dialogo diretto con il territorio. In questo senso, il lavoro di Xhixha si avvicina ad alcune esperienze della Land Art, pur distinguendosene: le sue sculture non intervengono sul paesaggio modificandolo, ma lo riflettono e lo amplificano, rendendolo parte integrante dell’opera.
Tra le novità si inserisce Getto di Luce (2020), nuova opera monumentale alta 8 metri, che diventa la presenza verticale dominante del percorso, segnando un passaggio anche formale rispetto alla precedente croce Luce Divina (7 metri). Se quest’ultima mantiene un forte asse simbolico tra la dimensione spirituale dell’abbazia e l’apertura cosmica del paesaggio, Getto di Luce, collocata alle spalle della chiesa, introduce una tensione verticale che richiama idealmente le guglie gotiche: non più pietra che sale verso il cielo, ma luce riflessa che connette terra e infinito.
Il contesto della campagna senese aggiunge un ulteriore livello di lettura. Da secoli, questo paesaggio rappresenta non solo un ambiente naturale, ma una costruzione culturale, un equilibrio tra uomo, natura e storia. Le sculture di Helidon Xhixha si inseriscono in una lunga tradizione in modo paradossale e affascinante: la loro superficie metallica, contemporanea e tecnologica, appare inizialmente estranea al paesaggio, ma proprio attraverso il riflesso ne assorbe e restituisce l’identità visiva. Il paesaggio non è più sfondo, ma materia immateriale dell’opera stessa.
In questo dialogo tra rovine medievali, natura e superfici riflettenti, Oltre le mura costruisce un’esperienza estetica che è al tempo stesso contemplativa e dinamica. Ogni passo del visitatore modifica ciò che vede, ogni variazione di luce trasforma le opere: la scultura diventa spazio, tempo e percezione in movimento. Il progetto di San Galgano introduce un elemento ulteriore: il confronto con il paesaggio storico, trasformando l’opera in un attraversamento non solo dello spazio, ma anche della memoria culturale.
Oltre le mura rappresenta così una nuova fase di Giubileo di Luce: non più solo un luogo da abitare, ma uno spazio da attraversare, in cui arte, luce e paesaggio si incontrano in un equilibrio in continua evoluzione.

HELIDON XHIXHA – SUL LAGO LUCCICA
A cura di Carlo Pizzichini e Dalmazio Ambrosoni
15 maggio – 4 ottobre 2026
Mostra diffusa sul Lago Maggiore tra le località Vira Gambarogno, Ascona, Gerra, Magadino, Sant’Abbondio, San Nazzaro-Vairano.
Helidon Xhixha porta sul Lago Maggiore Sul lago luccica, una mostra diffusa che trasforma il paesaggio in esperienza viva. Un progetto che non si limita a collocare opere nello spazio, ma sceglie di abitarlo, di dialogare con esso e di rifletterlo.
«Ci sono luoghi – osserva il curatore Carlo Pizzichini – in cui la luce non è soltanto un fenomeno naturale, ma una presenza viva, quasi un linguaggio». Il Lago Maggiore è uno di questi.
La rassegna si sviluppa lungo le rive del lago, coinvolgendo Vira Gambarogno e ampliandosi ai territori di Ascona, Gerra, Magadino, Sant’Abbondio e San Nazzaro, dando vita a una costellazione di interventi scultorei tra acqua, architettura e natura. Il progetto si inserisce in continuità con una tradizione culturale radicata, rilanciandola in chiave contemporanea e rendendola nuovamente centrale nel panorama artistico del territorio, anche grazie alla collaborazione tra comuni e istituzioni locali.
Le sculture di Helidon Xhixha, realizzate in acciaio inox lucidato a specchio, non si impongono come oggetti chiusi, ma come superfici vive, capaci di accogliere e riflettere il mondo circostante. Il paesaggio si deforma, si moltiplica, si trasforma continuamente. Il lago si frantuma in bagliori, il cielo scivola sulle superfici, le montagne si dissolvono in vibrazioni luminose.
Queste opere attivano una relazione diretta con l’ambiente, rendendo visibile ciò che spesso resta inosservato: la complessità della luce, la mutevolezza della natura, il dialogo costante tra elementi naturali e presenza umana. L’opera non rappresenta il paesaggio, ma lo contiene. Non lo descrive, ma lo restituisce come esperienza dinamica e instabile. Lo spettatore diventa parte integrante della visione, riflesso tra i riflessi, immerso in un processo percettivo che modifica lo sguardo.
In questo senso, le sculture si configurano come veri e propri dispositivi percettivi, capaci di ridefinire il rapporto tra osservatore e realtà. Tra le opere più emblematiche, Iceberg occupa un ruolo centrale. È una scultura galleggiante che vive direttamente sull’acqua, senza basamento né ancoraggio, e che si trasforma in una presenza mobile e luminosa. Di giorno cattura il movimento del lago e amplifica la luce; di notte si fa presenza silenziosa, quasi lunare. La sua natura instabile e sospesa rafforza il senso profondo dell’intero progetto: un equilibrio continuo tra materia e immateriale, tra forma e riflesso.
La mostra si sviluppa come un itinerario aperto e non lineare: ogni luogo rappresenta una soglia e un punto di vista. Le opere vivono in relazione continua con il vento, le nuvole, il tempo e lo sguardo dei visitatori. Il percorso invita a una fruizione libera e personale. Non esiste un inizio o una fine, ma una costellazione di esperienze che si costruiscono nel tempo, attraversando luoghi, atmosfere e percezioni differenti.
La mostra si svolge tra maggio e ottobre, nel periodo di massima luminosità del Lago Maggiore. La luce — limpida al mattino, intensa a mezzogiorno, dorata al tramonto — diventa parte integrante delle opere che si trasformano continuamente, nel corso della giornata e delle stagioni.
Visitare Sul lago luccica significa attraversare il tempo. Significa ritornare negli stessi luoghi e scoprire ogni volta immagini diverse, rifrazioni inaspettate. È un’esperienza che non si esaurisce in un unico sguardo. È un invito alla contemplazione e alla ripetizione, perché ogni visita è unica e irripetibile. Le sculture invitano a osservare con attenzione, a rallentare, a lasciarsi attraversare dalle immagini. Il luccichio del lago diventa metafora di una realtà in continuo mutamento. Fa emergere una forma autentica di bellezza, fragile e in costante evoluzione.

HELIDON XHIXHA – LUMEN EX TERRA
A cura di Romina Guidelli e Andrea Poleschi
11 giugno – 27 settembre 2026
Case Romane del Celio
Basilica Santi Giovanni e Paolo
Clivo di Scauro, Roma
Orari: da lunedì a domenica e festivi dalle 10 alle 16. La biglietteria chiude un’ora prima.
Roma accoglie Lumen ex terra, il progetto espositivo di Helidon Xhixha concepito per gli spazi straordinari delle Case Romane del Celio, uno dei contesti archeologici più suggestivi e stratificati della città. Il titolo stesso sintetizza il senso del progetto: una luce che emerge dalla profondità, attraversa la materia e restituisce memoria.
Il percorso espositivo si costruisce come una sequenza di incontri, in cui ogni opera dialoga con lo spazio che la accoglie. Sculture monumentali in acciaio inox come Torso d’acciaio, Teuta o Dea d’acciaio si inseriscono nelle architetture antiche come presenze quasi archetipiche. Lavori come Inner Peace, Reflection e Harmony of Light attivano una dimensione più intima e percettiva.
Interventi più essenziali e verticali, come Sonda di Luce, Getto di Luce e Sostegno di Luce, guidano lo sguardo e il movimento del visitatore, costruendo un ritmo visivo che accompagna l’attraversamento degli ambienti ipogei. Accanto a queste, forme come Iceberg e le sue variazioni introducono una tensione tra materia e frammento, tra solidità e dissoluzione.
Le opere di Xhixha, realizzate in acciaio inox lucidato a specchio, non si limitano a occupare lo spazio, ma lo attivano. Le superfici riflettenti assorbono e restituiscono l’ambiente circostante, incorporando affreschi, murature e architetture in un sistema dinamico di immagini in continua trasformazione. Il riflesso diventa così un dispositivo percettivo e concettuale: non semplice restituzione del reale, ma processo di amplificazione e riscrittura del visibile.
Le Case Romane del Celio, situate sull’omonimo colle a pochi passi dalla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, rappresentano uno dei complessi archeologici più affascinanti e meno convenzionali di Roma. Il sito conserva ambienti sotterranei appartenenti a diverse fasi abitative, databili tra il II e il IV secolo d.C., originariamente domus di epoca imperiale che nel tempo si sono trasformate, ampliandosi e assumendo nuove funzioni.
Affreschi, murature e architetture stratificate raccontano secoli di storia, restituendo un sistema articolato di spazi ipogei in cui dimensione domestica, memoria e trasformazione convivono. Interrati nel corso dei secoli con la costruzione della basilica soprastante, questi ambienti si sono conservati in modo straordinario. Oggi offrono un’esperienza immersiva, sospesa e in cui il tempo sembra stratificarsi e riemergere.
È proprio questa natura sotterranea, complessa e percettivamente densa a rendere le Case Romane del Celio un contesto ideale per il lavoro di Helidon Xhixha. Qui il dialogo tra luce, spazio e memoria trova una delle sue espressioni più profonde. All’interno, dove l’architettura conserva tracce di vita domestica tra età imperiale e tarda antichità e dove affreschi e murature raccontano secoli di stratificazione, il lavoro di Xhixha si innesta come elemento attivo.
Le superfici riflettenti amplificano la dimensione illusionistica già propria degli ambienti dipinti, incorporando lo spazio archeologico e restituendolo in forma dinamica, moltiplicata e instabile. Ne emerge un campo percettivo stratificato, in cui passato e presente coesistono e si trasformano continuamente.
Il visitatore diventa parte integrante dell’opera: il movimento attiva la visione e modifica costantemente la percezione, generando un’esperienza sempre diversa e mai definitiva.
Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.