Otto marzo a modo nostro: il talento di Lamunt, designed by Women for Women

8 marzo ovvero Giornata internazionale della donna o, ancora meglio, Giornata internazionale dei diritti della donna. Cosa significa celebrarla a modo nostro? Significa che, oltre ad aver dato notizia dell’arrivo a Milano del MUPA, il Museo del Patriarcato (vedere l’articolo precedente), scegliamo di celebrare il talento delle donne. Lo facciamo condividendo la storia di un brand che si chiama LaMunt e che porta avanti un ideale molto preciso: designed by women for women.

Il percorso di LaMunt è nato dall’ascolto e dal confronto costante con donne che vivono la montagna ogni giorno. Il brand è nato infatti cinque anni fa da un bisogno reale. Nell’abbigliamento tecnico da montagna, lo sguardo femminile è rimasto per lungo tempo sullo sfondo, potendo contare su capi pensati per altri consumatori e per altre priorità. È proprio da questa consapevolezza che ha preso forma l’intuizione di Ruth Oberrauch, fondatrice di LaMunt: creare un progetto che partisse dalle esigenze delle donne.

L’amore per le montagne e la convinzione che l’abbigliamento outdoor debba essere più di qualcosa di puramente funzionale fa sì che LaMunt abbia scelto di realizzare capi che combinano materiali tecnici altamente performanti con comfort, protezione e stile. Capi che vanno bene per chi percorre lunghi cammini in montagna, per chi fa sci alpinismo o semplicemente per chi desidera godersi le vette in relax. Un fil rouge unisce il tutto: consapevolezza e autodeterminazione.

Che siano da sole o in compagnia, LaMunt vuole ispirare le donne a vivere la montagna ognuna a modo proprio, libere dalla pressione della performance, guidate dallo spirito di scoperta e con la gioia di condividere esperienze autentiche.

LaMunt designed by women for Women (photo credit press office)
LaMunt designed by women for Women (photo credit press office)

Per concretizzare la propria visione, LaMunt ha intrapreso l’unica strada possibile: l’ascolto. Al proprio interno e fuori, il team creativo è in costante dialogo con donne diverse per età, provenienza e vissuto, unite da un rapporto profondo con l’ambiente outdoor e dalla volontà di non adattarsi a soluzioni standardizzate. Sono alpiniste, professioniste, sportive, creative. Donne che sanno cosa significa muoversi in montagna e che partecipano attivamente allo sviluppo dei capi LaMunt, condividendo esigenze e aspettative.

Il risultato? Una proposta stilistica che risponde alle esigenze reali di chi vive la montagna. Collezioni pensate sul corpo femminile e in cui aspetto tecnico, durabilità e sostenibilità garantiscono comfort e libertà di movimento.

E così quest’anno, in occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, LaMunt ha scelto di dare voce e volto a chi contribuisce ogni giorno a definire l’identità del brand.

Ruth Oberrauch, Brand Manager; Elena Colombo, Commercial Manager; Samuela Caldato, Senior Product Developer; Giulia Carraro, Product Manager; design di Maria Teresa Castelli e Manuela Ferrario di Studio Taste. Questi sono solo alcuni dei nomi delle donne che animano l’universo LaMunt e che, ogni giorno, trasformano idee in prodotti, visioni in realtà. Perché by women for women non è solo uno slogan, ma un modo concreto di cambiare le cose.

Il manifesto valoriale non si ferma qui. Prosegue con LaMunt Cares, un protocollo con cui il brand si assume la responsabilità verso le persone e la natura.

Materiali riciclati e naturali e condizioni di produzione eque creano capi che diventano compagni di lunga durata e che rispettano la montagna tanto quanto le donne che la amano.

LaMunt Cares fa parte del DNA del brand dal primo giorno, come raccontano.

«Per noi, LaMunt Cares non significa raggiungere un traguardo preciso, ma intraprendere un percorso continuo di miglioramento, passo dopo passo, verso un modello sempre più circolare. Il nostro principio inizia con la meticolosa selezione dei materiali. Ci affidiamo a una varietà sempre più ampia di tessuti riciclati e materiali provenienti da materie prime rinnovabili. Tecnologie come ReMOCA®, il nostro materiale isolante interno ottenuto dagli scarti di produzione delle pelli da ski touring, e come ReDown, un’imbottitura di alta qualità creata da piuma riciclata, ci portano un passo più vicini all’economia circolare. Ovunque sia possibile, sviluppiamo prodotti usando tessuti monomateriale, per facilitare il processo di riciclo alla fine del ciclo di vita del capo. Per estendere ulteriormente la durata, offriamo un servizio interno di Care & Repair, abbiamo sviluppato un LaMunt Repair Kit e forniamo indicazioni per le cure adeguate dei nostri prodotti».

Il percorso verso la circolarità non ha come unico obiettivo la riduzione degli sprechi, bensì è mirato anche a diminuire le emissioni di gas serra.

«Attraverso le analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessments – LCA), valutiamo l’impatto ambientale dei nostri prodotti e integriamo i risultati nel processo di sviluppo dei prodotti; ciò ci permette di evidenziare le aree in cui possiamo generare il massimo impatto positivo. Per noi, responsabilità significa prima di tutto produrre in modo etico e sicuro. Siamo membri della Fair Wear Foundation, un’iniziativa multi-stakeholder che si impegna a migliorare le condizioni di lavoro nell’industria tessile. Siamo impegnati a garantire condizioni di lavoro eque, elevati standard sociali e a mantenere un sistema interno di gestione chimica e ambientale. Inoltre, promuoviamo collaborazioni a lungo termine con i nostri fornitori».

D’altro canto, tutto è chiaro fin dal nome LaMunt che deriva dal ladino, la lingua parlata nelle Dolomiti. È il luogo in cui comincia la storia del brand, nel nord-est d’Italia, tra cime che si innalzano verso il cielo mostrando la magnificenza di Madre Natura.

In ladino, esattamente come in italiano, “montagna – munt” è una parola che si declina al femminile: il brand ha voluto sottolineare questa idea di femminilità con l’aggiunta dell’articolo “la”. LaMunt è semplice ed efficace. Rappresenta perfettamente il loro spirito, forte, determinato, sensibile e attento ai dettagli.

Emanuela Pirré

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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