Rami Elhanan e Bassam Aramin dal dolore alla pace perché un altro mo(n)do è possibile

Tornano in Italia Rami Elhanan e Bassam Aramin. Sono i due padri, rispettivamente israeliano e palestinese, protagonisti di Apeirogon (scritto da Colum McCann, Feltrinelli, 2021) e del più recente Mio padre, tuo padre – Due uomini contro l’odio israelopalestinese (di Carola Benedetto e Luciana Ciliento, De Agostini Libri, 2025).

Il mondo di Rami e Bassam è cambiato irrimediabilmente quando le loro figlie sono state uccise. La tredicenne Smadar, figlia di Rami, è rimasta vittima di un attacco suicida palestinese nel 1997, mentre andava in libreria con le compagne di scuola. Abir, la figlia di dieci anni di Bassam, è stata uccisa nel 2007 da un proiettile di gomma sparatole alle spalle da una guardia di frontiera israeliana. Due tragedie folli e assurde. 

Quando Rami e Bassam sono venuti a conoscenza delle rispettive tragedie, si sono riconosciuti l’uno nell’altro. Hanno deciso di usare il loro comune dolore come arma per la pace. Uniti dal dolore e dalla convinzione che riconoscere l’umanità dell’altro sia il primo passo verso la pace, hanno trasformato una tragedia personale insostenibile in un percorso di dialogo e riconciliazione per le due comunità.

La storia di questi due uomini ha fatto il giro del mondo. Sono stati ricevuti da Papa Francesco e, da Apeirogon, il Teatro Stabile di Udine ha prodotto l’opera intitolata Salām / Shalom – Due padri, di e con Massimo Somaglino e Alessandro Lussiana.

Dal 13 al 21 ottobre 2026 Rami Elhanan e Bassam Aramin saranno in Italia per una serie di appuntamenti tra Sardegna, Piemonte e Toscana.

Il viaggio in Italia ha l’obiettivo di far conoscere la loro storia di coraggio straordinario e la loro visione di un altro futuro possibile. Tale storia sfida non solo la narrazione attuale, ma anche la complessità di sostenere la scelta di non rispondere al dolore con altro dolore, alla violenza con altra violenza, ma di costruire invece un futuro di pace e rispetto per entrambi i popoli.

Rami e Bassam lo fanno insieme, con le rispettive famiglie e attraverso l’associazione The Parents Circle che conta oltre 750 famiglie palestinesi e israeliane che hanno subito un lutto e che hanno trasformato questo immenso dolore in un denominatore comune.

Il viaggio sarà anche l’occasione per ufficializzare la loro candidatura al Premio Nobel per la Pace, promossa dall’ANPI Nicola Grosa, dal Comitato di fatto nato appositamente e presieduto pro bono da Paolo Verri e dalle autrici di Mio padre, tuo padre.

Il Comitato ha già raccolto, in pochissimo tempo, centinaia di adesioni spontanee da parte di cittadini, associazioni, realtà culturali e sociali, comunità religiose di diversa provenienza. Un sostegno ampio e trasversale, che testimonia l’interesse e la partecipazione intorno all’iniziativa.

Rami e Bassam arrivano in Italia per raccontare la propria storia, ma anche e soprattutto per incontrare quella degli altri. Studenti, insegnanti, giornalisti, istituzioni e cittadini saranno chiamati ad ascoltare, discutere e confrontarsi con una domanda semplice e radicale. Se due padri che hanno perso le proprie figlie hanno scelto di incontrarsi invece di odiarsi, quanto possiamo fare anche noi per costruire la pace?

Un messaggio che vuole offrire uno sguardo di speranza affinché il futuro non sia dominato da prevaricazione e violenza. Un messaggio che diventa ancora più forte quando è rivolto agli studenti. Portare nelle scuole questa storia significa offrire ai giovani uno spazio per interrogarsi sulla guerra, sulla convivenza, sulla responsabilità individuale. E sulla possibilità di scegliere un futuro diverso da quello determinato dall’odio e dalla vendetta.

La forza del messaggio di Rami Elhanan e Bassam Aramin

Il messaggio di Rami Elhanan e Bassam Aramin non cancella il dolore e non semplifica la complessità del conflitto. Al contrario, parte proprio dalla sofferenza per affermare che la pace non può essere costruita negando il dolore dell’altro, ma riconoscendolo.

La candidatura al Premio Nobel per la Pace vuole dare un riconoscimento internazionale a questo percorso. E alla forza di una testimonianza che, attraverso l’incontro personale, il dialogo e l’educazione, continua a seminare una cultura della riconciliazione.

Il progetto del viaggio in Italia è sostenuto da Giampiero Leo, Portavoce del Coordinamento Interconfessionale del Piemonte, che ne ha riconosciuto fin dall’inizio il valore, e ha voluto coinvolgere il Comitato per i Diritti Umani della Regione Piemonte, la Fondazione CRT e la Fondazione Compagnia di San Paolo a supporto dell’iniziativa. Partner sostenitori del tour sono, in ordine di evento, Fondazione Giuseppe Dessì, Progetto Nuovi linguaggi per l’immaginario, Associazione Genti Arrubia, Festival della Letteratura del Mediterraneo, Università degli Studi di Cagliari – Dipartimento  di Scienze Politiche, Fondazione Faustino Onnis, Festival Letterario Anderas, Comune di Quartu Sant’Elena, Fondazione di Sardegna, l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Torino Spiritualità, il Festival Bang di Pinerolo, il Comune di Pinerolo, il Comune di Trofarello, il Comune di Fiesole.

Il programma definitivo degli incontri italiani è in costante aggiornamento. Si può consultare nella pagina Facebook del Comitato del Nobel per la Pace a Rami Elhanan e Bassam Aramin.

Emanuela Pirré

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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