Amore tossico, quando il cuore diventa una prigione – di Barbara Fabbroni
A glittering magazine dà spazio a un contributo di Barbara Fabbroni, criminologa, psicologa e psicoterapeuta. L’intervento è incentrato su un tema di grande attualità e rilevanza sociale: l’amore tossico e le dinamiche della dipendenza affettiva. Il testo affronta i meccanismi psicologici che caratterizzano le relazioni disfunzionali, offrendo una chiave di lettura chiara e accessibile. L’approccio di Barbara Fabbroni si distingue per un’attenta valutazione e per l’esperienza clinica maturata come psicologa e psicoterapeuta, in particolare nel trattamento delle dipendenze affettive e delle psicopatologie di coppia. La parola, dunque, va a lei.
Ci sono amori che…
Ci sono amori che ti fanno respirare più forte e, poi, ci sono amori che ti tolgono l’aria.
Non arrivano con violenza, all’inizio. Arrivano con intensità, con promesse, con quella sensazione elettrica che scorre sotto pelle e ti fa dire «È lui. È diverso. È speciale. Questa volta è quello giusto».
Ed è proprio lì che, spesso, inizia l’inganno più sottile: quello che scambiamo per amore… ma che amore non è.
L’inizio: il fascino dell’intensità
Giulia (nome di fantasia ndr) raccontava sempre così la sua storia: «Mi guardava come se fossi l’unica donna al mondo».
Lui la cercava continuamente, la riempiva di messaggi, voleva sapere ogni dettaglio della sua giornata. All’inizio era rassicurante. Era presenza, era attenzione. Era amore… o almeno così sembrava.
In psicologia, questa fase viene spesso definita love bombing: un’esplosione di attenzioni, idealizzazione, coinvolgimento rapido. Non è amore profondo. È un investimento emotivo accelerato, che crea dipendenza.
Perché il cervello si abitua in fretta a ciò che lo fa sentire speciale.
E quando quell’intensità cala… iniziano i primi vuoti. La persona si incammina nel territorio ghiacciato del nulla.
La crepa: il dubbio che si insinua
«Perché non mi hai risposto subito?»
«Con chi eri?»
«Ti sei vestita così per chi?»
Domande che non sembrano pericolose. Non subito. Sembrano gelosia. Interesse. Coinvolgimento.
Ma lentamente si trasformano in controllo.
Giulia, dopo qualche mese, aveva smesso di uscire con le amiche. Non perché lui glielo avesse proibito apertamente. Ma perché ogni volta che lo faceva, lui si chiudeva. Si raffreddava. Spariva emotivamente.
E allora lei aveva imparato a evitare il conflitto. A sacrificare pezzi di sé per mantenere la relazione.
Questo è il cuore dell’amore tossico: la progressiva perdita di sé.
La dinamica: amore e paura intrecciati
Luca (nome di fantasia, ndr) viveva invece il lato opposto.
Era lui quello che rincorreva. Lei lo lasciava, tornava, spariva, riappariva.
Ogni volta che lei si allontanava, lui sentiva un vuoto devastante. Ansia. Paura. E quando tornava… era sollievo puro.
Questo meccanismo si chiama rinforzo intermittente: è lo stesso che crea dipendenza nel gioco d’azzardo.
Non sai quando arriverà la ricompensa. E proprio per questo… la desideri ancora di più.
Luca non era innamorato della relazione. Era dipendente dall’alternanza tra dolore e sollievo.
Il punto cieco: «Ma io lo / la amo»
Una delle frasi più frequenti che ascolto è questa: «Lo so che mi fa stare male… ma io lo / la amo».
Ed è qui che serve una verità scomoda: non tutto ciò che senti è amore.
A volte è altro. Bisogno di essere scelti, paura dell’abbandono, ferite infantili che cercano riparazione, autostima fragile che si aggrappa a chiunque dia valore.
L’amore tossico non nasce solo dall’altra persona. Nasce anche da ciò che dentro di noi è disposto ad accettarlo.
I segnali (che spesso ignoriamo)
L’amore tossico non è sempre evidente. Non sempre urla. A volte sussurra.
Ecco alcuni segnali psicologici chiave:
- Ti senti spesso in ansia nella relazione
- Hai paura di dire ciò che pensi
- Ti senti “troppo” o “non abbastanza”
- Giustifichi continuamente l’altra persona
- Hai perso contatto con chi eri prima
- Vivi più momenti di dolore che di serenità
E soprattutto: devi adattarti per essere amato / amata.
La trappola emotiva: restare nonostante tutto
Perché si resta? Perché uscire da un amore tossico non è solo lasciare una persona.
È lasciare l’idea di ciò che poteva essere, le promesse fatte, la versione di noi stessi che volevamo diventare.
Giulia ci ha messo anni per andarsene. Non perché non vedesse il problema. Ma perché sperava ancora nel cambiamento. E la speranza, quando è mal riposta, diventa una catena.
La svolta: quando inizi a vederti
Il cambiamento non arriva quando l’altro / altra cambia. Arriva quando inizi a guardarti.
Quando smetti di chiederti «perché lui / lei è così?» e inizi a chiederti «perché io resto?».
È lì che qualcosa si muove.
Non è immediato. Non è semplice. Ma è il primo passo verso la libertà emotiva.
Un’altra idea di amore
L’amore sano non è perfetto. Ma è stabile. Non ti fa sentire in bilico. Non ti fa dubitare costantemente di te. È uno spazio in cui puoi essere, non in cui devi dimostrare.
È presenza, non controllo. È scelta, non bisogno. È crescita, non sopravvivenza.
Quante volte hai chiamato amore qualcosa che amore non era?
Quante volte hai stretto più forte proprio ciò che ti stava ferendo?
E soprattutto: se l’amore ti toglie libertà, identità, serenità… è davvero amore?
Barbara Fabbroni
Barbara Fabbroni
In qualità di criminologa, la dottoressa Barbara Fabbroni affronta i casi più attuali del panorama della cronaca nera, dei cold case, dei delitti efferati, dei femminicidi. Offre una rilettura attenta della scena del crimine e delle dinamiche psicologiche che avrebbero portato all’azione omicidiaria.
Come psicologa e psicoterapeuta, Fabbroni ha una lunga esperienza clinica nel trattamento delle dipendenze affettive e delle psicopatologie di coppia.
Autrice di riflessioni critiche sui processi mediatici, affronta i temi con l’autorevolezza di chi conosce le carte come anche le fragilità umane. Combina la formazione in Analisi Transazionale (AT) con una capacità comunicativa empatica, ideale per sensibilizzare chi la ascolta attraverso i suoi approfondimenti.
