Prorogata a Fontanellato (PR) la mostra dedicata a Erté, grande esponente dell’Art Déco
Fin dal giorno dell’inaugurazione (ovvero lo scorso 28 marzo), la nostra rubrica A glittering calendar ha dato notizia di una mostra preziosa in corso al Labirinto della Masone di Fontanellato, in provincia di Parma. Tale mostra si intitola Erté – Lo stile è tutto ed è stata pensata per far conoscere meglio la figura di Erté, uno dei massimi esponenti dell’Art Déco.
L’esposizione offre infatti un’ampia rilettura della sua opera, restituendone la complessità e la modernità. Propone un’attenta selezione della vasta produzione dell’artista, con particolare attenzione alle opere realizzate tra gli anni Dieci, Venti e Trenta del Novecento. Questo è infatti considerato il periodo più originale e fortunato della sua lunga attività.
Roman Petrovič Tyrtov nasce a San Pietroburgo nel 1892 e nel 1912 si trasferisce a Parigi per inseguire le sue passioni artistiche. È qui che naturalizza il proprio nome in Romain de Tirtoff da cui nasce lo pseudonimo che lo rende celebre, Erté, dalla pronuncia alla francese delle iniziali (RT) di quel nome. Tra il 1913 e il 1914 lavora con il celebre couturier Paul Poiret. Nel 1915 avvia una lunga e fortunata collaborazione con la rivista di moda Harper’s Bazaar per la quale disegna circa duecento copertine fino al 1937.


Il lavoro editoriale gli permette di entrare in contatto con il mondo dello spettacolo e dello star system dell’epoca, realizzando scenografie e costumi di scena per figure leggendarie come Mata Hari, Marion Davies e Mistinguett e per gli spettacoli del celebre teatro Folies Bergère.
Tra gli anni Venti e Trenta, le sue illustrazioni sono pubblicate anche in testate come London News, Cosmopolitan, Vogue e in alcune riviste musicali. Nel 1922 sbarca a New York collaborando per anni con il produttore teatrale George White. Nel 1925 arriva a Hollywood dove realizza scene e costumi per vari film muti.
Nella sua lunga vita e carriera, Erté è stato dunque un artista poliedrico: stilista, illustratore, scenografo, ideatore di costumi teatrali, ma anche creatore di gioielli. Si è spento a Parigi nel 1990, a 97 anni, dopo aver attraversato decenni di cambiamenti radicali. Lui, eppure, è sempre rimasto fedele a sé stesso, dimostrando una rigorosa coerenza stilistica.
Ecco perché definisco preziosa questa mostra. Erté è uno dei miei artisti preferiti, proprio per questa sua versatilità e modernità. La sua figura non manca mai nelle mie lezioni di storia dell’editoria e del costume. E credo che chiunque ami l’illustrazione o il teatro o la moda rimarrà irrimediabilmente affascinato da Erté come persona e come artista.
Colgo l’occasione della notizia della proroga della mostra per condividere qui sotto un approfondimento. Originariamente prevista fino al 28 giugno, la mostra Erté – Lo stile è tutto resterà invece aperta fino al 13 settembre 2026.
Emanuela Pirré
ERTÉ – Lo stile è tutto
Mostra a cura di Valerio Terraroli e organizzata da Elisa Rizzardi
Nella sua lunga carriera, Erté è stato un artista poliedrico. Stilista, scenografo e ideatore di costumi teatrali. Creatore di gioielli. Illustratore per le più importanti riviste internazionali di moda nella Parigi degli anni Dieci e Venti del Novecento.
Erté ha saputo sintetizzare in un lessico elegantissimo e inconfondibile gli elementi stilistici e decorativi più caratterizzanti della modernità tra le due guerre, diventandone uno degli interpreti più raffinati. Oggi è considerato una delle figure emblematiche del gusto Art Déco. Le sue opere si trovano in numerosi musei tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York, il LACMA di Los Angeles, il Victoria and Albert Museum di Londra.
Nel 1970, l’editore Franco Maria Ricci (1937 – 2020) pubblicò, per la collana I segni dell’uomo, la prima importante monografia in lingua italiana dedicata proprio a Erté. Il testo venne scritto dal celebre saggista e semiologo Roland Barthes (1915-1980) con una selezione di ricordi dell’artista. Nello stesso periodo, Ricci acquisì alcune opere che entrarono a far parte della collezione oggi conservata al Labirinto della Masone, ampliata di recente con quattro ulteriori disegni che è possibile scoprire in questa esposizione.
«La mitologia di Erté – scrive Roland Barthes nel 1970 – è così pura, così piena che non si sa più (e non ci si domanda) se egli abbia creato la donna della sua epoca o se l’abbia genialmente captata, se sia testimonio o fondatore di una storia, eroe o mitologo».
La mostra Erté – Lo stile è tutto celebra il volume di Franco Maria Ricci a più di cinquant’anni dalla pubblicazione. Non solo: questo è un momento di rinnovato interesse critico ed espositivo per l’Art Déco. Da poco si è infatti celebrato anche il centenario dell’esposizione parigina del 1925 che decretò il successo internazionale della corrente artistica.

Il percorso espositivo, ideato da Maddalena Casalis, presenta oltre 150 opere.
Ci sono disegni, bozzetti, pochoir (tecnica artistica e di stampa basata sull’uso di sagome intagliate, ndr), litografie. Ci sono le celebri serie dell’Alfabeto e dei Numeri, fotografie d’epoca, documenti e materiali cinematografici. In mostra sono presenti anche le 28 opere della collezione Franco Maria Ricci. Si trovano accanto a importanti prestiti provenienti da collezioni private italiane e internazionali e dal Victoria and Albert Museum di Londra.
L’allestimento, di forte impatto scenografico, immerge il visitatore all’interno dell’universo visivo di Erté. Il viaggio si articola in sezioni tematiche per approfondire i principali ambiti dell’attività dell’artista. Si va dai figurini al teatro passando per le importanti collaborazioni editoriali.
Le invenzioni grafiche di Erté sono divenute icone di un Déco sfavillante in cui convivono modernità ed esotismi, popolato da eleganze impossibili, figurini di donne contemporanee come di femme fatale, ma anche costumi per il teatro e per il cinema, dalle Folies Bergère alle Ziegfeld Follies.
Al tempo stesso, Erté è stato uno straordinario testimone del proprio tempo. È stato capace di cogliere con gusto raffinatissimo ed eccentricità il mutare delle mode così come il dialogo tra alta eleganza e cultura di massa. Il tutto mantenendo sempre una rigorosa coerenza stilistica.
«Il rapido degenerarsi degli equilibri politici europei e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale – spiega il curatore Valerio Terraroli – sanciscono la scomparsa definitiva dei valori formali ed estetici del Déco. Con essi scompare anche quel mondo splendido e fiabesco, disimpegnato e irresponsabile, luccicante e disinibito, fatuo e ambiguamente erotico, raffinato e seducente che Erté ha saputo impersonare sia nelle propria vita sia nelle proprie creazioni che divengono, per ciò stesso, uno degli emblemi più raffinati e organici dell’Art Déco».
A suggerire la contemporaneità delle opere di Erté, in mostra è possibile scoprire tre creazioni dell’artista Caterina Crepax a lui ispirate. Architetto di formazione e cresciuta in un ambiente ricco di fervore creativo, Crepax realizza abiti di carta che si manifestano come vere e proprie sculture, pezzi unici. La carta diventa tessuto prezioso le cui trame danno forma a opere indossabili. In occasione della mostra, Crepax ha realizzato tre nuovi abiti ispirati a tre bozzetti di Erté, omaggiando così questo maestro dello stile.
La mostra ha i patrocini di Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma, Comune di Fontanellato, Università di Verona-Dipartimento di Culture e Civiltà, Centro di Ricerca Rossana Bossaglia. Come è consuetudine per le mostre del Labirinto della Masone, è stato pubblicato un omonimo volume edito da Franco Maria Ricci con testi di Valerio Terraroli e Alessandra Tiddia.
Prorogata fino al 13 settembre 2026 al Labirinto della Masone, Fontanellato PR
A proposito del Labirinto Della Masone
Il Labirinto più grande del mondo nasce a Fontanellato da un’idea di Franco Maria Ricci (editore, designer, collezionista d’arte, bibliofilo) e da una promessa da lui fatta nel 1977 allo scrittore argentino Jorge Luis Borges, affascinato da sempre dal simbolo del labirinto sia in chiave esoterica che come metafora della condizione umana. Il Labirinto della Masone, aperto dal 2015, è un luogo di cultura, disteso su otto ettari di terreno, progettato da Ricci con gli architetti Pier Carlo Bontempi (che ha eseguito gli edifici) e Davide Dutto (che ha progettato la geometria del parco).
La mostra è aperta tutti i giorni, inclusi i festivi, tranne il martedì.
Orario estivo: dalle 10:30 alle 19, ultimo ingresso alle ore 17:30.
L’accesso in mostra è incluso nel biglietto d’ingresso che comprende anche l’accesso al labirinto di bambù e alla collezione permanente di Franco Maria Ricci. Il prezzo del biglietto intero è di 20 euro con possibilità di convenzioni e riduzioni.
I biglietti si trovano qui.
Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.