I Macchiaioli arrivano a Palazzo Reale a Milano, due motivi per visitare la mostra

Il Comune di Milano ha appena inaugurato una mostra che rappresenta l’occasione di scoprire – o riscoprire – uno dei movimenti più affascinanti della pittura europea. L’ampia retrospettiva si intitola I Macchiaioli ed è dedicata alla corrente che è stata l’espressione artistica degli ideali del nostro Risorgimento.

Prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura – Gruppo Il Sole 24 ORE e Civita Mostre e Musei, la mostra è aperta a Palazzo Reale dal 3 febbraio al 14 giugno 2026 (PROROGATA AL 5 LUGLIO 2026). A curare la mostra sono Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca, tre dei più autorevoli esperti italiani del movimento. Il loro progetto espositivo permette di valorizzare una pagina fondamentale di storia dell’arte. Ed è una pagina fondamentale anche dal punto di vista morale, civile e culturale, visto che ha contribuito a costruire le radici e l’identità dell’Italia unita.

Al movimento nel suo complesso, così come ai singoli protagonisti, in particolare a Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini, sono state dedicate molte mostre. Può apparire singolare che proprio a Milano, città in cui è avvenuta la loro riscoperta a partire dagli anni Venti del Novecento, non sia mai stata realizzata fino a oggi una grande esposizione. Si presenta dunque ora l’occasione di porre rimedio a tale mancanza, proponendo una nuova e approfondita rilettura.

La mostra ricostruisce l’esperienza del movimento in un arco cronologico che va dal 1848 al 1872, data della morte di Giuseppe Mazzini, esule e clandestino in patria. A quel punto, i Macchiaioli, convinti sostenitori delle idee politiche mazziniane, avevano ormai esaurito la loro carica rivoluzionaria. Eppure, la loro breve ma intensa vicenda artistica, politica e umana aveva già segnato una svolta radicale.

Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Vincenzo Cabianca, Odoardo Borrani, Telemaco Signorini, Giuseppe Abbati, Raffaello Sernesi: le singole personalità emergono in mostra attraverso le loro opere più significative. Perché, pur uniti e solidali tra loro, i Macchiaioli hanno sempre conservato ciascuno la propria individualità, come si nota dagli accostamenti fatti nelle sale di Palazzo Reale. In questo coro di personalità diverse, a essere comune è stata la scelta della macchia di colore e l’uso di intensi contrasti di luce, una tecnica pittorica innovativa e modulata grazie al contributo di ogni esponente del movimento.

<em><strong>I Macchiaioli</strong></em> @ Palazzo Reale (Foto © Jule Hering, courtesy press office)
I Macchiaioli @ Palazzo Reale (Foto © Jule Hering, courtesy press office)

Sebbene siano stati spesso avvicinati agli Impressionisti proprio per la ricerca su colore e luce, i pittori della macchia si sono distinti per una maggiore aderenza alla forma, contrariamente alla dissoluzione proposta invece dai colleghi francesi.

I Macchiaioli amavano riunirsi in un ambiente informale come il leggendario Caffe Michelangiolo di Firenze, aperto al dibattito internazionale. Dipingevano all’aria aperta, affrontando temi e battaglie comuni spesso contro una critica ostile. Erano colti e consapevoli, ispirati dagli ideali razionali e illuministi. Si riconoscevano tanto nelle idee di Mazzini quanto nelle istanze del Positivismo venute dalla Francia.

In loro, il culto della ragione si è tradotto in quello del vero e, sotto questa insegna, hanno combattuto con determinazione per ricollegare l’arte alla realtà. Quella dei Macchiaioli è stata dunque una delle correnti artistiche basate sulla poetica del realismo, sulla rappresentazione della realtà in maniera diretta e senza alcuna finzione, senza eroi e senza retorica. Il loro intento è stato quello di rinnovare la società attraverso l’arte e secondo gli ideali risorgimentali.

In un percorso di grande respiro narrativo, scandito in nove sezioni, l’esposizione ripercorre i vari aspetti del progetto dei Macchiaioli.

Firenze, destinata a diventare dal 1865 al 1871 capitale provvisoria del nuovo Regno d’Italia, è stata il laboratorio dell’esperienza che ha coinvolto anche altri giovani pittori ribelli provenienti dalle diverse città della Penisola. I curatori della mostra hanno pensato di valorizzare la coralità del fermento artistico che ha animato il periodo. Proprio in quest’ottica, sono state accostate le opere dei Macchiaioli e quelle di altri pittori del tempo, come i fratelli Induno o Domenico Morelli che, rispettivamente a Milano e a Napoli, si sono confrontati con gli stessi temi e si sono cimentati in analoghe sperimentazioni formali.

<em><strong>I Macchiaioli</strong></em> @ Palazzo Reale (Foto © Jule Hering, courtesy press office)
I Macchiaioli @ Palazzo Reale (Foto © Jule Hering, courtesy press office)

PERCHÉ VISITARE LA MOSTRA? L’OPINIONE DI A GLITTERING MAGAZINE

Perché visitare questa mostra? Ci sono diversi ottimi motivi e noi vogliamo sottolinearne due.

Il primo motivo: la mostra evidenzia come i Macchiaioli siano stati degli autentici rivoluzionari. Ogni epoca ha i suoi pionieri: attraverso l’uso inedito di colore e luce, i Macchiaioli sono stati degli anticipatori di un nuovo modo di fare e di intendere la pittura.

La loro tecnica era lontana dalla pittura accademica allora molto in voga, tanto che essi stessi si definivano progressisti. Il termine Macchiaioli è stato infatti utilizzato soltanto in un secondo momento. Coniato dai giornali in senso non troppo lusinghiero, è stato invece poi adottato dai diretti protagonisti.

Il secondo motivo: l’arte si nutre anche di collegamenti e in questa mostra ce ne sono tantissimi. Dai collegamenti tra i pittori, come già scritto, fino ai collegamenti con le altre arti tra cui il cinema.

Nella nona e ultima sezione, la mostra ospita un capolavoro assoluto ovvero La toilette (o toeletta) del mattino (1898) di Telemaco Signorini, appartenuto ad Arturo Toscanini. Il quadro è stato fonte di ispirazione ed è stato quasi traslato in alcune scene del film Senso (1954) di Luchino Visconti, pellicola che riflette sulle contraddizioni del nostro Risorgimento. Un ulteriore collegamento tra i Macchiaioli e Visconti può essere fatto anche attraverso Il Gattopardo (1963), diretto sempre dal grande regista.

Nel film e in particolare nelle scene che rappresentano la Sicilia devastata dai bombardamenti, lo sguardo di Visconti non è quello di un osservatore lontano ed esterno: ci conduce direttamente tra le macerie e il popolo disorientato. È esattamente lo stesso punto di vista adottato dai Macchiaioli con il loro realismo e con quella volontà di guardare alla quotidianità senza idealismo. Entrambi, i Macchiaioli e Visconti, hanno rappresentato il Risorgimento non attraverso i trionfi e la gloria, ma secondo il punto di vista dei soldati che l’hanno vissuta e che erano prima di tutto esseri umani.

Cercate un altro dipinto, collocato nella stessa sezione, ovvero Garibaldi a Palermo (1861-62) di Giovanni Fattori. Osservate come l’Eroe dei due mondi venga ritratto non trionfalmente, al centro del quadro, bensì in posizione leggermente laterale. Al centro della scena c’è la lotta, ci sono i soldati, i feriti, le macerie, il fumo. C’è quel senso, estremamente umano, di disorientamento.

Ad approfondire questa straordinaria serie di collegamenti c’è, nell’ultima sala, un video realizzato ad hoc per la mostra. È molto interessante e spiega alla perfezione ispirazioni e rimandi.

Nulla, insomma, è casuale. E, volendo fare un altro parallelo, si potrebbe aggiungere che Luchino Visconti era lo zio di Giovanni Gastel, grande fotografo protagonista di un’altra splendida mostra (di cui abbiamo parlato qui). E così, nell’anno e nel momento in cui l’Italia si appresta a inaugurare i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali, possiamo dare ufficialmente il via, anche grazie a queste mostre, all’Olimpiade Culturale che accompagna Milano Cortina 2026.

La società e la cultura vanno a braccetto, dall’arte allo sport. Ce lo dimostrano i Macchiaioli ed è una lezione che vale ancora oggi.

Emanuela Pirré

 

 

I MACCHIAIOLI

Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano
APERTURA: dal 3 febbraio al 14 giugno 2026 – PROROGATA AL 5 LUGLIO 2026!
ORARI: martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 10-19:30; giovedì 10:00-22:30; lunedì chiuso. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.

L’esposizione vede coinvolti come prestatori i più importanti musei italiani che custodiscono le opere dei Macchiaioli, come l’Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca di Brera, le Gallerie degli Uffizi e Palazzo Pitti, il Museo del Risorgimento e la Galleria di Arte Moderna di Milano, la Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il Museo Civico ‘Giovanni Fattori’ di Livorno. Non mancano prestiti da numerose collezioni private. La mostra si avvale del partenariato dell’Istituto Matteucci di Viareggio.

AUDIO RACCONTI E PODCAST

Il racconto della grande esperienza dei Macchiaioli non si conclude nelle sale dell’esposizione. Dalla collaborazione con Audio Tales e ArtUp nasce un progetto innovativo che ha l’obiettivo di ampliare la fruizione della mostra, fornendo un vero e proprio percorso di osservazione complementare. Si tratta di 16 audio racconti sui temi storici che fanno da sfondo al movimento dei Macchiaioli, trasformando il momento dell’ascolto della classica audioguida in un’esperienza più innovativa e coinvolgente. Attivabili tramite QR code o app, gli audio racconti uniscono rigore storico e narrazione immersiva. L’esperienza è ulteriormente arricchita dalla nuova serie podcast I Macchiaioli – Audio racconto di una mostra, 12 episodi originali, prodotti da 24Ore Podcast. La serie è disponibile attraverso sito e app di Radio 24 e del Sole 24 Ore, sul sito 24orepodcast.com e sulle principali piattaforme audio. Un progetto innovativo da fruire prima, durante e dopo la visita alla mostra.

PUBLIC PROGRAM

Ad arricchire il percorso di mostra, c’è anche un ricco programma di attività didattiche strutturate, pensate per approfondire i temi in modo originale e coinvolgente. Visite e laboratori guidati da esperti invitano i visitatori di tutte le età a scoprire l’affascinante universo dei Macchiaioli

Il programma è consultabile qui.

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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