Dalla sfida al mito: la Torcia Olimpica di Pininfarina compie 20 anni
Nel giorno della cerimonia di inaugurazione dei Giochi Invernali di Milano Cortina 2026 e a distanza di vent’anni da Torino 2006, A glittering magazine racconta una storia di stile e ingegneria. E essere protagonista è Pininfarina che celebra uno dei suoi progetti più emblematici: la Torcia Olimpica creata proprio dall’azienda e poi diventata una autentica icona di design e aerodinamica.
È stata infatti Pininfarina a progettare la Torcia e anche il Braciere di Torino 2006. La storia inizia ufficialmente il 20 gennaio 2005, quando la Torcia Olimpica è stata presentata a Palazzo Marino, a Milano. In qualità di Fornitore Ufficiale di Torino 2006, Pininfarina assumeva quel giorno la responsabilità completa dello stile, dell’ingegnerizzazione e della produzione di un oggetto chiamato a rappresentare i Giochi, in quanto simbolo universale dello spirito olimpico, e anche l’eccellenza italiana nel mondo.
Fin dalle prime fasi, la Torcia è nata come una reinterpretazione contemporanea della fiaccola tradizionale in cui era il metallo stesso a “prendere fuoco”. Una scultura definita dal vento, dinamica e slanciata, capace di evocare allo stesso tempo la punta di uno sci e la Mole Antonelliana, simbolo della città di Torino. Un progetto in cui estetica e funzione diventavano inseparabili.
«Il design, per noi, è estetica applicata alla funzione e all’uso», dichiarava Andrea Pininfarina, all’epoca AD dell’Azienda, sottolineando come la Torcia fosse profondamente “imparentata” con il mondo dell’automobile.
Ingegneria estrema, test rigorosi, vento fino a 120 km/h
Accanto allo stile, il progetto richiedeva uno sviluppo ingegneristico di assoluta eccellenza. La Torcia di Torino 2006 doveva rispondere a requisiti senza precedenti. Doveva essere leggera (peso inferiore ai 2 kg), resistere a pioggia, neve, vento fino a 120 km/h, funzionare a temperature comprese tra –20 °C e +25 °C, operare dal livello del mare fino a 5.000 metri di altitudine. Doveva inoltre garantire visibilità televisiva a oltre 100 metri di distanza.
Per tutti questi motivi, il team Pininfarina ha condotto un intenso programma di test, inclusi studi aerodinamici nella propria galleria del vento di Grugliasco e prove in condizioni ambientali estreme. Il risultato è stato lo sviluppo di un sistema combustore esclusivo a doppia camera, capace di assicurare una fiamma stabile, scenografica e sicura. Una vera sfida ingegneristica, vinta senza compromessi.
«Siamo riusciti a conciliare una forma ispirata alla natura con un design avanzato e in questo concentrato di innovazione c’è la Torino che ricerca, che inventa» spiegava Paolo Pininfarina, allora a capo della società dedicata al design industriale e all’architettura.


Dalla produzione al viaggio della Torcia Olimpica
Nell’ottobre 2005, i primi esemplari uscivano dagli stabilimenti Pininfarina. Sono state realizzate in totale 12.000 Torce numerate per le Olimpiadi e 150 per le Paralimpiadi, tutte prodotte internamente.
Il giorno 8 dicembre 2005, al Quirinale, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha acceso la Torcia dando inizio al viaggio della Fiamma Olimpica. Ben 11.000 chilometri attraverso tutta l’Italia, due mesi di percorso, oltre 10.000 accensioni senza mai uno spegnimento.
Il passaggio della Torcia è diventato un racconto collettivo, animato da tedofori d’eccezione: atleti, artisti, personalità della cultura e dello spettacolo. Da Roma a Palermo, da Napoli a Milano, fino all’ingresso trionfale a Torino, la Torcia Olimpica Pininfarina ha accompagnato il Paese verso la sua Olimpiade.
La forma di un sogno
Questo viaggio è raccontato anche nel libro La forma di un sogno di Giuseppe Culicchia. L’autore firma un racconto che ripercorre tutte le fasi di ideazione, sviluppo e produzione della Torcia, intrecciando la tradizione olimpica con l’avventura progettuale di Pininfarina.
Nella prefazione, Andrea Pininfarina scrive che Culicchia è riuscito a cogliere non solo lo spirito della Torcia, ma quello dell’azienda stessa. E immagina come anche il fondatore Giovanni Battista Farina (1893 – 1966) detto Pinin si sarebbe divertito a cimentarsi in un oggetto così serio e visionario allo stesso tempo.
Il Braciere: una fiamma che tocca il cielo
Il racconto culmina nella cerimonia di apertura del 10 febbraio 2006, quando la Torcia ha acceso il Braciere Olimpico, anch’esso firmato Pininfarina. Alto 57 metri, il più alto della storia olimpica, quel giorno il Braciere si è presentato come una scultura di luce composta da cinque colonne slanciate verso il cielo, capaci di trasformare l’energia della sfida olimpica in fiamma viva.
«Cinque colonne che rappresentano i valori dello Spirito Olimpico, una torsione che diventa pura energia», spiegava Paolo Pininfarina.
Una vera opera d’arte urbana, destinata a diventare uno dei simboli permanenti della città di Torino.
Un progetto inclusivo e un’icona che vive ancora oggi
Pininfarina ha realizzato anche la Torcia per i Giochi Paralimpici Invernali, accesa il 28 febbraio 2006. Un progetto identico per valori, qualità e prestazioni, a conferma di una visione inclusiva dello sport e del design.
A vent’anni di distanza, la Torcia Olimpica di Torino 2006 by Pininfarina è ricordata come uno dei progetti più riusciti nella storia delle Olimpiadi moderne. Un perfetto equilibrio tra stile, aerodinamica, ingegneria e simbolismo. Un oggetto capace di superare il suo tempo, diventando icona di design industriale e testimonianza duratura dell’eccellenza italiana.