Oriana Fallaci: un pilastro del giornalismo italiano
Miss Fallaci: il coraggio di una voce fuori dal coro
Ci sono storie che non si raccontano con la voce flebile della nostalgia. Ci sono figure che non si possono ridurre a un ritratto sbiadito dalla retorica. Oriana Fallaci (1929 – 2006) è una di quelle figure. Una donna che non accettava compromessi, che viveva con l’urgenza di raccontare il mondo com’era, senza veli, senza indulgenze. “Miss Fallaci”, la serie con Miriam Leone, riporta alla luce gli anni in cui Oriana non era ancora la leggendaria giornalista d’assalto, ma una giovane cronista che lottava per farsi strada in un mondo dominato dagli uomini. E lo faceva con la forza della sua penna, con la rabbia della sua intelligenza, con il coraggio di chi non si piega.
Un sogno, un’ossessione: l’America
L’America era il mito, la promessa, la terra da conquistare. Per una giovane Fallaci, il giornalismo non era una professione, era una battaglia. In Italia, la relegavano alle pagine leggere, ai pezzi di colore, alla cronaca rosa. Ma Oriana voleva raccontare la storia, quella vera, quella fatta di guerre e di potere, di uomini che decidevano i destini del mondo.
Così, negli anni Cinquanta, parte per gli Stati Uniti, con l’incoscienza di chi sa di non avere alternative. Hollywood è la sua prima trincea. Deve intervistare le star, ma quello che trova è un’industria fatta di illusioni e fragilità. La sua mancata intervista a Marilyn Monroe diventa un pezzo memorabile: non un’agiografia, ma il ritratto spietato di una donna prigioniera del proprio mito.
Dalla Hollywood patinata ai campi di battaglia
L’America, per Fallaci, è un’ossessione e un disincanto. All’inizio è il sogno, la libertà, il luogo dove tutto è possibile. Poi diventa la realtà nuda e cruda, il Vietnam, le menzogne del potere, l’ipocrisia della politica. Oriana non guarda mai dall’alto, non si accontenta delle verità ufficiali. Lei vuole stare dentro la storia, dentro la carne viva degli eventi. E così diventa una delle poche donne a raccontare il Vietnam senza filtri, senza propaganda. I suoi reportage sono pugni nello stomaco. Raccontano il sangue, la paura, l’assurdità della guerra. E fanno di lei una giornalista scomoda, rispettata, temuta.
L’intervista che fece tremare Kissinger
Gli anni Settanta consacrano Oriana Fallaci come una delle più grandi giornaliste del mondo. Le sue interviste non sono colloqui, sono duelli. Lei incalza, provoca, sfida. E quando si trova di fronte Henry Kissinger, l’uomo più potente della diplomazia americana, non fa eccezione. Lui, abituato a domande compiacenti, si ritrova sotto il fuoco implacabile della sua interlocutrice. Il risultato è un’intervista esplosiva, in cui Kissinger si lascia sfuggire parole che non avrebbe mai dovuto dire. Anni dopo, ammetterà che fu “il più grande errore della sua carriera”. Ma Oriana non cercava errori, cercava la verità.
New York, tra amore e disillusione
New York diventa la sua casa. Lì scrive “Lettera a un bambino mai nato” (1975), un libro che scuote le coscienze e divide l’opinione pubblica. Lì si confronta con un’America che cambia, che si spegne, che diventa sempre più lontana dal sogno che l’aveva attratta. Dopo l’11 settembre 2001, la sua voce diventa ancora più feroce, ancora più netta. “La Rabbia e l’Orgoglio” è un grido, un atto d’accusa che non lascia spazio a interpretazioni. Oriana non si preoccupa di piacere, non si preoccupa di essere amata. Dice quello che pensa, e lo dice senza paura.
La penna affilata tra le paillettes
Sembra quasi un ossimoro pensare a Oriana Fallaci, la leonessa del giornalismo italiano, con il taccuino in mano tra abiti da sera e sfilate patinate. Eppure, la sua carriera iniziò anche così: nel cuore effervescente degli anni Cinquanta, quando, giovane inviata dell’Europeo, venne spedita a raccontare il mondo seducente – e a suo dire superficiale – della haute couture. Chi immaginerebbe la Fallaci, futura autrice di interviste-fiume con i potenti della Terra, tra le prime file delle sfilate, circondata da abiti e profumi costosi? Eppure, la cronaca di moda fu il primo banco di prova del suo fiuto giornalistico.
La Fallaci e la moda
Ma guai a pensare che si sia lasciata incantare da lustrini e passerelle. La moda, per Oriana, fu un pretesto per raccontare l’eleganza come linguaggio sociale, il costume come specchio impietoso della società.
La giovane reporter osservava con lo sguardo implacabile di chi cercava storie, non solo silhouette. Non esitava a pungere stilisti vanitosi, a smascherare il vuoto sotto le apparenze, a trovare nelle cuciture dei vestiti il filo sottile dell’ipocrisia borghese. Una sorta di “guerra lampo” nella quale, più che abiti, sfoderava già il suo stile inconfondibile: feroce, lucido, libero. Oriana tra la moda era come un leone in un salotto: elegante, certo, ma con artigli ben visibili. Il suo breve passaggio nel mondo della couture, anziché sminuirla, ci ricorda che anche tra le piume si può addestrare una penna.
Una penna che, come la sua, avrebbe poi infiammato le coscienze e fatto tremare gli imperi.
Miriam Leone e l’eredità di una leggenda
Miriam Leone presta il volto e la voce a questa donna straordinaria. La sua interpretazione non è una semplice imitazione, è un’immersione. Racconta la Fallaci con tutte le sue contraddizioni, la sua durezza, la sua vulnerabilità. In un’intervista, l’attrice ha rivelato un dettaglio che sembra uscito da un romanzo. “Ero incinta mentre interpretavo Oriana, mentre raccontavo il suo aborto. Ogni mattina, dicevo al mio bambino che era solo un gioco, che era finzione”. Un’ironia della sorte che aggiunge un altro strato di complessità a una storia già densa di significato.

“Miss Fallaci” è solo una serie. Eppure è un viaggio dentro un’anima inquieta, dentro una vita vissuta sempre all’estremo, sempre sul filo del rasoio. Perché Oriana Fallaci non è stata solo una giornalista, una scrittrice, un’intellettuale. È stata una voce. Una voce che, ancora oggi, continua a risuonare, con tutta la forza della verità.
Francesca Soba
Francesca Soba
Appassionata d’arte, amante del bello in ogni sua forma e con un’irresistibile attrazione per le montagne innevate, mi sento una vera e propria esploratrice del mondo della cultura e della natura. Dopo aver conseguito la laurea in Conservazione e Gestione dei Beni Culturali presso l’Università di Trento, ho sviluppato una carriera dinamica e ricca di esperienze in ambito culturale, combinando rigore accademico e creatività. Ho poi conseguito ulteriori qualifiche che arricchiscono il mio profilo, tra cui corsi di specializzazione nel mondo di Sotheby’s e la finanza rapportata al mondo dell’arte. La scoperta della possibilità di unire tecnologia e arte mi ha aperto a un mondo nuovo! Altri corsi sono stati diretti ad approfondire il mio livello di inglese, ora C1, e infine sto seguendo corsi di giornalismo all’Accademia del Lusso a Milano. Ma non c'è solo il lavoro: posso dire che la mia energia si sprigiona tra le cime delle montagne, dove trova la sua dimensione ideale sciando tra paesaggi mozzafiato. Oppure nei viaggi. Adoro viaggiare e ogni occasione è buona per scegliere la strada verso l’aeroporto! Ho sempre amato scrivere, trovando nella scrittura il mezzo perfetto per esprimermi, non essendo particolarmente incline alle conversazioni. Ogni parola scritta è per me un'opportunità di raccontare e comunicare in modo autentico. Di far conoscere il mio punto di vista sul mondo. Inoltre, sono cresciuta con la passione per la moda, un'influenza importante trasmessa da mia madre, sin da piccola. Questo mi ha permesso di sviluppare un occhio attento ai dettagli, al punto da distinguere un completo Dolce & Gabbana da uno di Maison Margiela con un solo sguardo. Sempre alla ricerca della bellezza in tutte le sue forme, mi sento una professionista versatile, creativa e appassionata, capace di affrontare ogni sfida con entusiasmo e dedizione. Che si tratti di un'opera d'arte da valorizzare o di una pista innevata da conquistare, il mio obbiettivo è sempre lo stesso: dare il massimo e trasformare ogni esperienza in un'opportunità di crescita. Mi trovate anche in Instagram come @frencisoba


