Il Museo da Vinci di Milano accoglie le Dream Beasts di Theo Jansen
C’è un luogo qui a Milano al quale sono particolarmente legata: si tratta del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, un luogo capace di rendere il giusto omaggio all’eclettica figura alla quale è intitolato.
Uomo d’ingegno e talento universale del Rinascimento, Leonardo incarnò in pieno lo spirito della sua epoca, cimentandosi – con risultati straordinari – in molti ambiti dell’arte e della conoscenza: si occupò di architettura e scultura, fu disegnatore, trattatista, scenografo, anatomista, musicista, progettista, inventore.
Il Museo della Scienza di Milano onora questa visione aperta e si occupa di promuovere cultura e conoscenza in modo altrettanto eclettico: ospita mostre ed eventi di vario genere e carattere, incrocia senza timori settori talvolta apparentemente lontani tra loro, supera limiti e confini, riesce a coinvolgere adulti e bambini.
Settimana scorsa, sono stata all’anteprima stampa di una mostra che – ancora una volta – è riuscita a sorprendermi: il Museo presenta per la prima volta in Italia le opere dell’artista olandese Theo Jansen, conosciuto in tutto il mondo per le sue gigantesche installazioni cinetiche chiamate Strandbeest (letteralmente “animali da spiaggia”), creature ibride dall’aspetto zoomorfo che si muovono sfruttando la spinta del vento.
Fino a domenica 19 maggio, tutti i visitatori del Museo potranno ammirarle nella mostra intitolata Dream Beasts – Le spettacolari creature di Theo Jansen.

Dopo un periodo di studi in Fisica Applicata alla Delft University of Technology, nel 1990 Theo Jansen inizia a dedicarsi al progetto Strandbeest: le sue opere possono sembrare scheletri di animali preistorici o enormi insetti, ma sono invece gigantesche sculture animate fatte di materiali di epoca industriale tra cui figurano tubo flessibile in plastica, filo di nylon e nastro adesivo.
Non richiedono motori, sensori o tecnologie avanzate per spostarsi in quanto si muovono grazie alla forza del vento e dell’aria della costa olandese, loro habitat naturale: nel corso degli anni, le Strandbeest realizzate da Jansen si sono inoltre evolute seguendo un processo di selezione che ne fa quasi una nuova specie costruita dall’uomo.
L’esposizione, ospitata nel Padiglione Aeronavale del Museo, consta di 13 di queste imponenti creature e ha l’intento di portare i visitatori a confrontarsi, anche a livello emotivo, con i valori di innovazione e sostenibilità comunicati dalla ricerca dell’artista.
Definito dalla critica internazionale “un moderno Leonardo da Vinci”, Theo Jansen ama coniugare sapere scientifico e suggestioni di carattere umanistico, spaziando dalle sperimentazioni su cinetica e meccanica all’esaltazione della natura e della sua bellezza: questa sintonia con lo spirito di Leonardo rende Jansen culturalmente vicino all’identità del Museo che ha nel suo DNA il dialogo fra arte e scienza e che ha scelto di proporre l’opera dell’artista olandese proprio nell’anno dedicato alle celebrazioni vinciane.
Quest’anno ricorrono infatti i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci (1519 – 2019) e Milano sarà in prima linea per i festeggiamenti, proprio a partire dal Museo della Scienza che, dallo scorso 19 luglio e fino al 13 ottobre, ospita anche la mostra Leonardo da Vinci Parade (della quale ho già raccontato qui).
L’Ultima Cena, il Codice Atlantico, le chiuse del Naviglio Grande e ancora affreschi, dipinti e moltissimi disegni: sono tante e preziose le tracce che Leonardo da Vinci ha lasciato durante i suoi venti anni di permanenza nel capoluogo lombardo e forte è dunque il legame tra il genio e Milano.
Sono d’accordo sulla definizione data dalla critica a Jansen: il suo approccio innovativo e creativo, il suo entusiasmo, la sua curiosità, la sua cultura e la sua sensibilità fanno davvero pensare a Leonardo e prova ne è il fatto che le opere dell’artista olandese siano già state ospitate da alcuni dei più importanti musei internazionali tra i quali l’Exploratorium di San Francisco, la Cité des Sciences e il Palais de Tokyo di Parigi, l’Art & Science Museum di Singapore.
Sono state inoltre ospiti di Art Basel Miami, la prestigiosa fiera d’arte contemporanea, presentate da Audemars Piguet che è main sponsor anche della mostra meneghina e che ha reso possibile, insieme al Museo, la presenza di Theo Jansen e delle sue creature a Milano (come vi mostro in queste foto da me scattate all’anteprima stampa; il secondo e il terzo sono album sfogliabili con la freccia ⇒).
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Dopo aver visto le creature anche in movimento (essendo in luogo chiuso e non potendo contare sul vento, le Strandbeest al Museo vengono azionate tramite aria compressa), posso dire di essere rimasta fortemente affascinata dal sogno di Theo Jansen, ovvero quello di riuscire a dare vita a esseri artificiali, fatti di plastica e nylon, che lui immagina possano vivere e muoversi secondo regole naturali, sfruttando vento e aria, esseri progettati attraverso una positiva ed efficace contaminazione tra metodi ingegneristici e processi artistici.
«I confini tra arte e ingegneria esistono solo nelle nostre menti»: così afferma Jansen ed è da questo motto che si sviluppa la sua poetica.
Ogni Strandbeest porta un nome latino che ne indica la specificità e l’era di appartenenza nell’albero genealogico di questa nuova stirpe; pensate anche che sono capaci di modificare il proprio comportamento su base percettiva, rispondendo autonomamente al loro ambiente attraverso semplici sensori.
Possono, per esempio, rilevare una marea e optare per un percorso differente: le Strandbeest sono infine in grado di incanalare aria dentro bottiglie come fossero organi interni così da alimentare il loro movimento anche in assenza di forze esterne.
L’aspetto delle opere di Jansen può forse apparire rudimentale rispetto alle sofisticate produzioni dell’arte robotica; in realtà, in un’epoca in cui la coesistenza tra tecnica e natura è una priorità urgente nella ricerca della sostenibilità, le strategie di progettazione di questo artista sono più rilevanti che mai, tanto che la sua opera gli è valsa un premio UNEP (United Nation Eco Plan) nel 2010.
Come ho già accennato e in una sorta di evoluzione darwiniana, le creature di Theo Jansen sono divenute nel tempo più complesse mantenendo le caratteristiche anatomiche delle precedenti e innovandole con l’obiettivo fondamentale per ogni specie vivente: la sopravvivenza.
Per rendere possibile tale evoluzione, l’artista studia le creature sopravvissute agli agenti atmosferici e naturali (correnti e maree) e le ricostruisce tridimensionalmente: quelle che si muovono in modo più efficiente donano il loro DNA (ovvero la lunghezza e la disposizione dei tubi che formano le parti mobili) alle successive generazioni di Strandbeest.
Attraverso questo processo di ibridazione, le creature diventano sempre più anatomicamente sofisticate: la tecnologia si adatta insomma biologicamente all’ambiente, così come racconta l’artista stesso (qui sotto un mio piccolo video in cui Jansen mostra e racconta come si muovono le creature).
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Pensate che il lavoro di quest’uomo straordinario è talmente affascinante (e a mio avviso è anche poetico) da aver dato luogo a parecchi casi di emulazione: in occasione dell’anteprima, è stato lo stesso Theo Jansen a raccontarci – sorridendo – che molti studenti di ingegneria in tutto il mondo costruiscono oggi le proprie Strandbeest grazie agli schemi, ai disegni e alle illustrazioni che lui stesso condivide attraverso il web o in occasione di lezioni e seminari.
Pensate che ciò lo renda furioso o geloso? Niente affatto!
Al contrario, da autentico genio qual è, Jansen crede che la conoscenza debba essere appunto condivisa e desidera che le sue macchine continuino a esistere ed evolversi: ci ha confessato che, talvolta, pensa che esse esistessero già prima di lui e che lui sia stato semplicemente il tramite tra le creature e gli uomini.
Parola di Theo Jansen, classe 1948, 71 anni a breve, uomo capace di credere davvero in condivisione e continuità: a dimostrazione che l’essere sognatori, l’essere visionari, l’essere pionieri, l’essere smart, non è una questione anagrafica bensì genetica.
Se potete, non perdete l’occasione di vedere le sue Dream Beasts in Italia visto che, generosamente, ce le ha portate sottraendole per qualche tempo al loro habitat.
Manu
DREAM BEASTS – LE SPETTACOLARI CREATURE DI THEO JANSEN
Dal 20 febbraio al 19 maggio 2019
Con la main sponsorship di Audemars Piguet, il contributo di Fondazione IBSA e KLM, il sostegno di Ambasciata e Consolato Generale dei Paesi Bassi e di Mondriaan Fund
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci
Via San Vittore 21, Milano, e in particolare presso il Padiglione Aeronavale di via Olona 6 bis
Giorni e orari di apertura: da martedì a venerdì 9.30 – 17 | sabato e festivi 9.30 – 18.30
L’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto del Museo (intero 10,00 € | ridotto 7,50 € | speciale 4,50 € per gruppi di studenti accompagnati dall’insegnante previa prenotazione | gratuito per visitatori disabili e accompagnatore, bambini sotto i 3 anni)
Qui trovate il sito del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, qui la pagina Facebook, qui Twitter, qui Instagram e qui il canale YouTube
Contatti: info@museoscienza.it | Tel. 02 48 555 1
Durante il periodo di apertura della mostra, il Museo propone un programma per il pubblico, pensato per ragazzi, adulti e famiglie oltre a un programma per le scuole, dedicato a insegnanti e studenti.
Alcuni appuntamenti:
◊ tutti i weekend di marzo, aprile e maggio: re-animation (ovvero messa in movimento di alcune Strandbeest) e visite guidate con gli animatori scientifici del Museo, attività nel temporary lab e visite guidate per i piccoli (dai 5 anni);
◊ giovedì 7 marzo, 11 aprile e 9 maggio, Dutch Night Dream Beasts: serate di apertura straordinaria dell’esposizione in cui le creature di Theo Jansen prendono vita in mezzo al pubblico.
Potete trovare tutti i dettagli della attività qui, nella sezione dedicata alla mostra Dream Beasts nel sito del Museo.
A PROPOSITO DI THEO JANSEN
Theo Jansen nasce nel 1948 a Scheveningen nei Paesi Bassi.
Nel 1968 comincia a studiare Fisica Applicata alla Technische Hogeschool di Delft, ma nel 1975 abbandona gli studi per la carriera artistica, esplorando i campi dell’aeronautica e della robotica.
Il suo UFO (un dirigibile a forma di disco volante) semina il panico fra gli abitanti di Delft e la sua Painting Machine (un robot che disegna graffiti su un muro) gli permette di sperimentare l’applicazione delle sue conoscenze ingegneristiche a diversi progetti artistici.
All’inizio degli Anni Ottanta, Jansen comincia a creare algoritmi per simulare la vita artificiale: il suo interesse a progettare organismi viventi e autonomi è alla base della serie di sculture cinetiche Strandbeest (“animali da spiaggia” in olandese), un progetto che gli ha portato riconoscimento internazionale.
Ha esposto in alcuni dei più importanti musei, eventi culturali ed esposizioni del mondo e potete trovare il suo impressionante curriculum qui nell’ambito del suo sito.
Vi lascio con quello che spero sia un regalo: un video tratto dal suo canale YouTube.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.