Perché a qualcuno potrebbe o dovrebbe «fregare» di andare a Lione
Sì, lo so: si parla da moltissimo tempo della ferrovia Torino – Lione, generalmente definita TAV (da treno ad alta velocità sebbene sarebbe in realtà una linea mista) e che andrebbe ad affiancare la linea storica già esistente tra la città italiana e quella francese.
Se ne parla spesso, tra infinite polemiche e malintesi, tra pro e contro, tra favorevoli e contrari; eppure confesso che, quando ho deciso di passare un paio di giorni proprio a Lione, non sapevo nulla della esternazione del nostro Ministro Toninelli.
Mi era sfuggito che, durante la trasmissione Coffee Break su La7, la mattina dello scorso 4 febbraio, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del Governo Conte avesse dichiarato «Chi se ne frega di andare a Lione, lasciatemelo dire».
L’ho scoperto solo quando, instagrammando foto delle mie giornate lionesi, una persona simpatica e sempre piacevolmente ironica ha commentato: «Toninelli ti chiederebbe ‘ma che ci fai mai a Lione’… tu la risposta ce l’hai».
A Lione ci sono andata per accompagnare mio marito che doveva partecipare a un concorso internazionale di modellismo: per la precisione, Enrico costruisce e dipinge figurini e miniature storiche e fantasy.
E ci sono andata, anzi, tornata volentieri in quanto serbavo un ottimo ricordo della città che avevamo già visitato nel 2014: l’ho riscoperta anche più piacevole di quanto già fosse nei miei ricordi, con un’atmosfera vitale e frizzante che mi piace molto.
Parrebbe quindi, caro Ministro Toninelli, che vi sia qualche folle al quale andare a Lione interessi e che trova addirittura varie motivazioni per farlo.
Ora – non ho alcuna intenzione di scendere nel merito della questione della ferrovia Torino – Lione.
Né voglio parlare di politica o – meglio ancora – non desidero schierarmi pro o contro nessun partito.
E non avevo minimamente pensato di scrivere un post sul mio breve soggiorno ma, riguardando le foto che ho scattato a Lione, mi sono detta che l’esternazione del Ministro Toninelli era davvero infelice e ingiusta quanto fuori luogo.
Di conseguenza, se avete voglia di venire con me, ho il desiderio di condividere con voi qualche parola e qualche foto, senza alcuna polemica ma solo per elencare i motivi (oltre a quelli personali e soggettivi che ho finora citato) per i quali a qualcuno (o a molti) potrebbe invece «fregare» – eccome! – di andare a Lione.
1) Il centro storico di Lione – detto Vieux-Lyon – è Patrimonio Mondiale protetto dall’Unesco dal 1998 (dettagli qui). Ah, quasi dimenticavo: la città fu fondata dai Romani…
2) A Lione ha sede l’Institut Lumière con il relativo Museo poiché è proprio in questa città che lavorarono i fratelli Auguste e Louis Lumière, inventori del proiettore cinematografico nel 1895 e tra i primi cineasti della storia. Sempre a Lione e sempre parlando di Settima Arte, menziono anche il visitatissimo Museo del Cinema e della Miniatura che può contare su una collezione davvero impressionante. (*)
3) A Lione si può passeggiare attraverso i traboule, elementi architettonici tipici e particolarissimi, passaggi pedonali che permettono di entrare da una strada e uscire in un’altra, non facendo il giro attorno gli edifici bensì passandoci dentro: il nome traboule deriva dal latino, per la precisione dalla locuzione “trans ambulare” ovvero “passare attraverso”.
La loro origine risale al Medioevo, ma alcuni sono stati realizzati durante il Rinascimento, quando le autorità di Lione permisero ai giovani architetti di dimostrare il loro valore: su 230 totali, sono circa 40 quelli oggi aperti al pubblico.
4) Lione viene considerata la «capitale gastronomica della Francia»: in città si può infatti scegliere tra oltre 2 mila posti diversi dove andare a mangiare ed è il più alto rapporto tra ristoranti e abitanti di tutto il Paese. Ulteriore dettaglio: il comune di Collonges-au-Mont-d’Or, situato nella Metropoli di Lione, ha dato i natali nel 1927 a Paul Bocuse, colui che è considerato uno dei più grandi cuochi mondiali del XX secolo e che purtroppo è scomparso lo scorso anno lasciando però tracce indelebili.
(*) Ho menzionato tali musei poiché il legame tra Lione e il cinema è forte grazie ai Lumière ma, naturalmente, la città è ricca di tanti altri luoghi di storia e cultura tra i quali un importante museo dedicato ai tessuti e alle arti decorative (Musée des Tissus et Musée des Arts Décoratifs) e un altrettanto importante Musée des Beaux-Arts.
Penso quindi di poter affermare che la bellezza e la rilevanza di Lione (basate su cultura, architettura e cucina) siano oggettive e non soggettive e dunque non ci sarebbe nemmeno bisogno di stare qui a parlarne.
E credo anche che il sostegno alla cultura dovrebbe essere la prima preoccupazione di qualsiasi Ministro di qualsiasi Paese, senza compartimenti stagni e senza sciocche divisioni geografiche – o mi sbaglio?
Sono italiana e sono molto orgogliosa di esserlo; sono orgogliosa di tutta la bellezza e la cultura che caratterizzano il nostro Paese e quindi, proprio per il rispetto e l’importanza che attribuisco a tale patrimonio, sono profondamente convinta del fatto che non sia necessario sminuire gli altri per valorizzare noi stessi. Non serve.
Mi piacerebbe pertanto che un Ministro della Repubblica Italiana non sentisse il bisogno di sostenere le proprie posizioni (e di queste posizioni non ho alcuna intenzione di discutere, lo ripeto) usando argomentazioni che non starebbero bene nemmeno sulle labbra di un ragazzo di 15 anni.
E penso che, se ci ostiniamo in atteggiamenti di questo tipo, a rovinarci non sarà l’eventuale sano confronto (ho detto confronto e non competizione) bensì l’eccesso di sicumera (crederci migliori degli altri) oppure di vittimismo (credere che tutti ce l’abbiano con noi e che ci detestino).
Ribadisco nuovamente che non mi sto schierando politicamente e che non mi interessa a quale partito appartenga il Ministro Toninelli: è una questione di buon senso (e di senso civico), di educazione e di rispetto, quelli che dovrebbero essere dimostrati da chiunque e a maggior ragione da chi ha un ruolo pubblico, attivo e operativo ed è un rappresentante delle istituzioni e della legge.
Quindi no, caro Ministro Toninelli, mi perdoni ma – per usare le sue parole – non le lascio dire «Chi se ne frega di andare a Lione».
Non glielo consento perché credo convenga impegnare le nostre energie nel tutelare e valorizzare l’enorme patrimonio che ho già menzionato e che, conseguentemente, è un enorme potenziale a nostra disposizione, senza sentirci meno degli altri, senza sminuire gli altri, senza temere il confronto: non abbiamo nulla meno degli altri ma nemmeno gli altri hanno qualcosa meno di noi e una delle trappole in cui cadere potrebbe essere pensarlo.
A fare la differenza nella corsa verso il futuro sarà piuttosto l’atteggiamento e la voglia di mettersi in gioco senza attestarsi su posizioni che escludano il dialogo e il sano confronto.
Non ho altro da aggiungere.
Lascio che siate voi a giudicare, da ciò che vi ho raccontato e dalle immagini che sto per mostrarvi: se poi volete approfondire ulteriormente, vi lascio il sito ufficiale della città di Lione.
Emanuela Pirré
Dal mio account Instagram, un mix dedicato a Lione:
La Vieux-Lyon con i suoi scorci e i suoi colori…
La Cattedrale di Notre-Dame de Fourvière e la vista che si gode da lì sulla città…
Le mille proposte della gastronomia…
E… molto altro ancora ♥
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.