Io, Leonardo: perché il nuovo film d’arte mi è tanto piaciuto
Tra i tanti luoghi di Milano – la mia città – ai quali sono particolarmente affezionata c’è sicuramente il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci.
Uno dei motivi per i quali sono tanto affezionata a questo luogo è proprio il fatto che onora la memoria, il lavoro e il genio di Leonardo.
In aggiunta alle varie mostre e iniziative del passato e in corso (a proposito, se non avete ancora visitato la mostra ‘Leonardo da Vinci Parade’ della quale ho parlato qui avete ancora tempo fino al 27 ottobre), pochi giorni fa ho avuto l’opportunità di vivere una nuova e preziosa esperienza sempre grazie al Museo da Vinci: sono stata invitata all’anteprima stampa del film ‘Io, Leonardo’, produzione originale di Sky con Progetto Immagine in arrivo nelle sale cinematografiche italiane da mercoledì 2 ottobre distribuito da Lucky Red.
In occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci (1519-2019), Sky, Progetto Immagine e Lucky Red portano sul grande schermo la sua vita e il suo ingegno grazie a un film d’arte (e non un documentario) decisamente non convenzionale che racconta l’uomo, il pittore, lo scienziato e l’inventore con uno sguardo lontano dagli stereotipi.
Protagonista assoluta del film è la mente di Leonardo, uno spazio che da astratto diventa quasi concreto permettendo a noi spettatori di assistere alla rievocazione dei momenti più significativi della sua esistenza, un luogo dove natura e interni convivono e il suo genio prende vita.
All’interno della sua mente, Leonardo incontra artisti, uomini di potere, allievi della sua bottega ma soprattutto si confronta con sé stesso: la narrazione aiuta a comprendere lo sviluppo intellettuale ed emotivo di Leonardo, la sua anima e il suo pensiero, la genesi delle sue opere, mostrando gli eventi salienti della sua vita attraverso una ricostruzione di finzione accurata e documentata.
Grazie all’uso di animazioni, proiezioni ed evolute tecniche digitali, ‘Io, Leonardo’ racconta le sue visioni, le scintille del suo sapere, le sue opere, le sue teorie scientifiche: alcune delle sue invenzioni mai realizzate prendono vita e forma e si animano mettendosi in funzione.
Ma la mente di Leonardo è anche un tramite per l’esterno, una connessione con la natura e i luoghi in cui visse, passando per Vinci, Firenze, la campagna toscana, Milano, la Francia; il film ci conduce inoltre alla scoperta delle sue opere più celebri, dalla ‘Gioconda’ (1503-1504) fino al ‘Cenacolo’, il grande affresco parietale databile 1495-1498 che tuttora lascia a bocca aperta persone di tutto il mondo che ogni giorno fanno la fila per osservarlo presso l’ex-refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie qui a Milano.

Il film ‘Io, Leonardo’ ha ricevuto patrocini importantissimi (quello del Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci e del Comitato Scientifico del Palinsesto Milano Leonardo 500, del Comune di Firenze, Comune di Milano e Comune di Vinci) nonché il Riconoscimento dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018.
La consulenza scientifica del film è affidata a Pietro C. Marani, professore ordinario di Storia dell’Arte Moderna e Museologia al Politecnico di Milano nonché Presidente dell’Ente Raccolta Vinciana del Castello Sforzesco di Milano e membro della Commissione Nazionale Vinciana per la pubblicazione delle opere di Leonardo. Marani ha inoltre al suo attivo numerose pubblicazioni su Leonardo e altri artisti.
Se sono tanto precisa nel narrarvi tutto ciò è perché voglio sottolineare un fatto che mi sta molto a cuore e che è anche il primo motivo per il quale consiglio di andare a vedere ‘Io, Leonardo’: è sì un film d’arte e non un documentario, ma ciò che mette in scena è basato sulla verità storica e sugli studi rigorosi portati avanti da studiosi del calibro del professor Marani.
Anche i dialoghi sono ricavati dai scritti autografi di Leonardo, in particolare dal ‘Trattato della Pittura’; le scene, le ricostruzioni, gli oggetti sono ispirati e fedelmente tratti dalle fonti e dai progetti originali di Leonardo.
La direzione artistica è di Cosetta Lagani, la sceneggiatura è di Sara Mosetti e Marcello Olivieri mentre il direttore della fotografia è Daniele Ciprì; i costumi sono firmati dal due volte candidato all’Oscar Maurizio Millenotti e la scenografia è di Francesco Frigeri.
La regia è affidata a Jesus Garces Lambert, già regista di ‘Caravaggio – l’anima e il sangue’, il film d’arte più visto al cinema in Italia nel 2018 e vincitore del Globo d’Oro.
Nel cast di ‘Io, Leonardo’ ci sono Luca Argentero, nel ruolo di Leonardo da Vinci, mentre la voce narrante è di Francesco Pannofino: Angela Fontana interpreta Cecilia Gallerani e Massimo De Lorenzo interpreta Ludovico Sforza detto il Moro.
Come Duca di Milano, Ludovico fu un grande mecenate e, con la moglie Beatrice d’Este, fece della sua corte uno dei centri più fiorenti dell’arte e della cultura rinascimentali: illustri artisti, architetti e scienziati la popolarono e Leonardo da Vinci ricevette da lui importanti commesse tra le quali il ‘Cenacolo’.
Cecilia Gallerani era una giovane di nobile famiglia e fu una delle amanti di Ludovico: è divenuta celebre per aver posato per Leonardo per il dipinto ‘Dama con l’ermellino’ attorno al 1488.
Nel film figura anche Ser Piero, padre di Leonardo da Vinci, interpretato da Roberto Andreucci: notaio a Firenze, Ser Piero ebbe ben quattro mogli e dodici figli e non sposò mai Caterina, la madre di Leonardo, né riconobbe mai lui che, quindi, fu figlio illegittimo.

Se il primo motivo per cui consiglio ‘Io, Leonardo’ è dato dai rigorosi studi scientifici sui quali il film si basa, il secondo motivo è che anche costumi e acconciature sono stati ideati e riprodotti in base a un’idea di fedeltà storica, fatto molto importante per me che mi occupo di moda come comunicatrice e docente e che sono un’appassionata ed eterna studiosa di storia del costume.
L’abito indossato da Luca Argentero alias Leonardo da Vinci è stato ideato e realizzato dal bravissimo Maurizio Millenotti, il costumista che ho già menzionato, ispirandosi alle descrizioni del manoscritto detto ‘Anonimo Gaddiano’ della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, databile al 1540.
La foggia di tale abito è quella che era in voga dal 1495 in avanti: è un costume di un rosso scuro molto elegante, ma con un tessuto non eccessivamente prezioso, ed è di lana tramata, considerato un tessuto di alta qualità già all’epoca di Leonardo. Le scarpe di camoscio sono quelle tipiche alla fiorentina mentre le calze sono a maglia mista cotone e seta come le filature dell’epoca.
L’acconciatrice cinematografica Mirella Ginnoto ha realizzato l’acconciatura di Leonardo restituendoci l’immagine di un uomo giovane, circa 35 anni, con lunghi capelli ondulati che ne incorniciano il volto.
Per l’abito che indossa Cecilia Gallerani, Millenotti ha ideato e realizzato una veste esattamente uguale, nella fattura e nello stile, all’originale raffigurato nel celebre dipinto ‘Dama con l’ermellino’: per quanto riguarda il tessuto, non potendo decifrare e ripetere quello del quadro, ha pensato di utilizzare una ciniglia di seta abbastanza simile alla resa pittorica e della stessa gamma cromatica. Anche le decorazioni e la biancheria ricordano verosimilmente l’originale: un mantello di seta a doppio colore completa il sontuoso abito della nobildonna milanese.
Il celebre ritratto non ci permette purtroppo di sapere come fossero acconciati i capelli di Cecilia nella parte posteriore della testa: Mirella Ginnoto ha quindi immaginato che la donna potesse avere lunghi capelli castani raccolti in una treccia che è stata poi arricchita e impreziosita con spilloni, nastri e forcine dell’epoca.
L’abito di Ludovico il Moro è ricco e sontuoso così da rimandare al fasto in voga in quel periodo storico ma anche all’importante ruolo di Duca di Milano: il costumista ha così pensato a un lucco, una lunga veste maschile. Per l’acconciatura si sono compiute ricerche per poter conferire al personaggio la forza e la connotazione proprie di un uomo di stato e un grande mecenate.

Ho già dato a questo punto due motivi per i quali ‘Io, Leonardo’ mi è piaciuto tanto da portarmi a consigliarvi di andare a vederlo al cinema; ne aggiungo un altro.
Il terzo motivo è che ho amato la soluzione scelta nel film: Leonardo resta sempre uguale a sé stesso e ha l’aspetto – come ho già accennato – dell’uomo 35enne descritto dai suoi biografi contemporanei, straordinariamente bello e di grande eleganza, con lunghi capelli ondulati a incorniciare il volto, affascinante, di indole affabile, brillante e generosa.
Tale visione è molto distante dal volto segnato da rughe che tutti conosciamo attraverso il celebre disegno della Biblioteca Reale di Torino, ritenuto tradizionalmente raffigurare il suo autoritratto ma, molto probabilmente, da considerare in realtà uno studio eseguito ai tempi del ‘Cenacolo’.
Ho trovato dunque molto giusta questa scelta visto che il film si svolge nella mente di Leonardo: non accade forse a ognuno di noi di avere una visione immutata di noi stessi? Ci vediamo forse segnati dal trascorrere del tempo quando navighiamo nella dimensione immaginaria creata dai nostri pensieri, sogni, progetti, desideri?
Ecco perché mi piace che non si veda Leonardo invecchiare e che in tutto il film abbia il volto di Luca Argentero che – come ha spiegato il regista Jesus Garces Lambert all’anteprima stampa alla quale sono intervenuta – è stato scelto non solo perché di bell’aspetto proprio come Leonardo, ma perché è a sua volta anche carismatico.
Chi sarà molto attento potrà tra l’altro vedere una sottigliezza adottata da Lambert nelle scene finali: non vi dico di più per non rovinare l’effetto, ma vi raccomando di non perdere nemmeno un fotogramma.
Concludo con una confessione: lo spazio lasciato al lato umano di Leonardo, ben raffigurato attraverso i suoi tormenti intellettuali e morali, non solo mi è piaciuto, ma mi ha addirittura dato grande emozione.
A tormentare incessantemente Leonardo nel film è la consapevolezza che, nonostante ciò che ha appreso nella sua vita sia molto, ciò che non sa è perfino di più: Lambert sottolinea bene l’infinita fame di sapere del genio di Vinci facendoci riflettere su come la curiosità sia la molla fondamentale delle nostre esistenze.
E a quel punto, i miei occhi di piccola curiosa eternamente affamata di vita e conoscenza si sono riempiti di lacrime…
Manu
Per saperne di più di ‘Io, Leonardo’, vi lascio il link del sito dedicato.
Qui potete invece vedere il trailer ufficiale.
Tutte le immagini sono gentile concessione di Lucky Red.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.