Spunti di viaggio sulla scia delle mostre sulla moda in Italia e nel mondo

A volte mi sembra che sia passato un secolo da quando ho deciso di fondare un mio sito. Non è così, naturalmente, ma sono comunque trascorsi ben tredici anni e, soprattutto, è passata tanta acqua sotto i ponti, come si suol dire.

Quando ho fondato l’allora A glittering woman pensavo infatti di condividere più che altro il mio personale amore per la moda; oggi A glittering magazine è invece un progetto che definirei plurale. Dà voce a tante persone e a tante passioni in vari ambiti.

Eppure, nonostante la moda non sia più così centrale rispetto al progetto originario e nonostante il sistema moda all’interno del quale mi muovo da circa quindici anni sia stato una delusione cocente, devo essere sincera e devo fare una confessione che risulterà forse banale.

Ha proprio ragione chi dice che il primo amore non si scorda mai. E dunque, nonostante le delusioni e le disillusioni, lo ammetto: la moda continua a occupare un posto speciale nel mio cuore. Perché non è la materia in sé ad avermi spezzato il cuore. Sono le persone e i modi che le ruotano attorno.

Continuo ad amare la moda, quella pura, quella che è veicolo potente di significati. Quella che sa raccontare storia e storie, epoche e persone. E dunque, ora che moltissimi di noi si accingono a un periodo di pausa dalla routine quotidiana, ho pensato di stilare una lista di mostre sulla moda.

Tale lista è un’estrapolazione della nostra rubrica A glittering calendar che, da oltre tre anni, offre un aggiornamento continuo circa mostre ed eventi che selezioniamo attentamente in un’ottica glittering – ovvero ciò che può illuminare testa e cuore. Quindi, se siete interessati alla moda e volete una lista ad hoc, magari per programmare le vacanze o qualche gita, questo è il posto giusto per voi.

Qui sotto trovate un focus specifico, senza nessuna distrazione: soltanto mostre sulla moda, incentrate su abiti, tessuti, gioielli, accessori. Ci sono mostre dedicate alla storia del costume e anche quelle dedicate a grandi protagonisti e icone, di ieri e di oggi.

Inoltre, per l’occasione, visto il gran caldo e visto che tutte le riviste di moda sostengono che questa sia l’estate del ventaglio, vi faccio una segnalazione ad hoc. Sapevate che a Greenwich, vicino Londra, esiste un intero museo dedicato al ventaglio? Aperto al pubblico dal 1991, The Fan Museum si occupa della storia, della cultura e dell’artigianato del ventaglio. Attualmente ospita una mostra dedicata al rapporto tra ventagli e monarchia: è aperta fino al 26 settembre e trovate i dettagli qui sotto.

Se invece volete spingervi oltre l’ambito moda, trovate la nostra selezione completa di mostre al solito posto – ovvero qui.

Vi auguro buona estate ovunque vi conducano le vostre passioni e i vostri interessi.

Anche noi, io e la redazione, ci prendiamo una pausa. L’arrivederci è a settembre.

Emanuela Pirré

 

 

 

Fino al 23 agosto 2026 – Jean-Charles de Castelbajac, L’imagination au pouvoir: il museo Les Abattoirs di Toulouse dedica una mostra a uno stilista che viene considerato un visionario e un artista poliedrico. Presentando quasi 300 opere tra abiti, oggetti di design, disegni e fotografie, lo mostra invita a scoprire le molteplici sfaccettature di Jean-Charles de Castelbajac, classe 1949 e un’inventiva sconfinata. La moda è il suo medium preferito e il suo lavoro è una fusione di diverse espressioni artistiche, tra storia, sacro, cultura pop e infanzia. Esploratore del mondo, testimone della sua epoca e delle sue innumerevoli sfaccettature, ha nutrito la sua carriera fin dall’inizio con una ricerca di libertà e una deliberata indisciplina, trasformando l’abito in un’opera d’arte, un’armatura e un ornamento allo stesso tempo.

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Fino al 23 agosto 2026 – Dior, Crafting Fashion: è la mostra ospitata dal museo SCAD Fashion di Atlanta, negli Stati Uniti. Concepita per svilupparsi in sette sezioni tematiche, la mostra riunisce una serie di narrazioni che gettano una luce contemporanea sul patrimonio della Maison Dior. Ogni sezione offre una prospettiva diversa su come questo patrimonio si formi, si tramandi e si trasformi, senza mai perdere di vista la visione originaria. La mostra presenta creazioni di stilisti da Christian Dior a Jonathan Anderson, borse Lady Dior reinterpretate da artisti americani, capi provenienti da sfilate di moda ed eventi da tappeto rosso, dove stile e spettacolo si incontrano.

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Fino al 26 agosto 2026 – Romania / La rappresentazione identitaria del costume tradizionale nell’arte: il MUCIV-Museo delle Civiltà di Roma ospita una mostra che propone una riflessione sul ruolo che il costume tradizionale romeno – e in particolare la celebre ie, la camicia ricamata femminile – ha avuto nella costruzione dell’identità nazionale e nella sua rappresentazione artistica tra età moderna e contemporanea. Attraverso oltre 120 opere, il percorso espositivo ripercorre cinque secoli di immagini e interpretazioni del costume tradizionale, mettendo in dialogo pittura, scultura, fotografia, grafica, arti decorative e cultura visiva. La mostra evidenzia come il costume popolare sia stato progressivamente trasformato da elemento della cultura materiale a simbolo identitario, assumendo nel tempo significati artistici, politici e sociali differenti. Dalle prime rappresentazioni rinascimentali alle grandi immagini della costruzione nazionale ottocentesca, fino agli utilizzi propagandistici del Novecento e alle riletture critiche degli artisti contemporanei, il percorso racconta le molteplici vite di un’icona della cultura romena. Tra i nuclei più significativi figurano i ritratti ottocenteschi delle principesse e delle regine romene in abiti tradizionali, le opere dei principali artisti della modernità romena e una selezione di lavori contemporanei che interrogano il rapporto tra identità, memoria e rappresentazione. Un focus speciale è dedicato ai celebri disegni di Henri Matisse della serie La Blouse Roumaine. Le opere testimoniano l’influenza esercitata dal costume tradizionale romeno sull’immaginario artistico europeo del Novecento e il suo passaggio da simbolo nazionale a riferimento estetico di portata internazionale. La mostra si inserisce nella missione del MUCIV-Museo delle Civiltà di promuovere il dialogo tra patrimoni culturali, pratiche artistiche e costruzioni identitarie, offrendo al pubblico uno sguardo interdisciplinare sui processi attraverso cui le culture rappresentano e reinterpretano sé stesse nel tempo.

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Fino al 6 settembre 2026 – Vanessa Noel, Dream Shoes: la Casa Museo Boncompagni Ludovisi di Roma ospita un’esposizione che propone una riflessione ampia e suggestiva sulla scarpa intesa non solo come accessorio di moda, ma come autentico oggetto culturale, capace di attraversare epoche, geografie e linguaggi, incarnando identità e visioni creative. La mostra si configura come un racconto stratificato in cui arte, artigianato e memoria prendono corpo negli spazi della Casa intrecciando un dialogo muto e intimo con gli oggetti della collezione e valorizzandone aspetti e dettagli. Il percorso mette in relazione una selezione delle creazioni più emblematiche della designer americana Vanessa Noel, espressione di oltre quarant’anni di carriera, con una serie di calzature storiche provenienti dalla collezione del Noel Shoe Museum, istituzione fondata dalla stessa Noel con l’intento di preservare, studiare e diffondere la cultura della calzatura nei suoi molteplici aspetti storici, artistici e socio-culturali. Ne emerge una narrazione in cui la scarpa si rivela, di volta in volta, simbolo di autorità e rappresentazione del potere, strumento di emancipazione e libertà, testimonianza di innovazioni tecniche e al contempo oggetto carico di valori estetici, artistici e simbolici.

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Fino al 6 settembre 2026 – La Maddalena di Piero di Cosimo, arte, storia e vite di donne nel Rinascimento fiorentino: è la mostra che si tiene a Roma, nelle Antiche Cucine di Palazzo Venezia, e che intende stabilire un dialogo fra il dipinto di Piero di Cosimo (1462-1522), la Maddalena, e alcuni oggetti d’arte applicata fiorentina di fine Quattrocento che raccontano la vita delle donne a Firenze nel Rinascimento e gli oggetti della loro quotidianità. Edith Gabrielli cura l’esposizione con la consulenza storica di Fernanda Alfieri, Serena Galasso e Isabella Lazzarini. Il Museo del Tessuto di Prato, con l’ausilio della conservatrice Daniela Degl’innocenti, collabora per l’occasione con il prestito di 15 tessuti rinascimentali dalle proprie collezioni, tra velluti, lampassi, bordi figurati, damaschi, bordi di tovaglia quattrocenteschi.

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Fino al 6 settembre 2026 – Marilyn Monroe, A Portrait: in occasione del centenario della nascita della star di Hollywood, la National Portrait Gallery di Londra dedica una mostra alla vita, alla carriera e all’eredità di Monroe attraverso ritratti realizzati da alcuni dei più grandi fotografi e artisti del XX e XXI secolo. Riunendo opere di Andy Warhol, Pauline Boty, Marlene Dumas, James Gill, Rosalyn Drexler e Audrey Flack, insieme a quelle di oltre 20 fotografi che hanno segnato un’epoca, tra cui Cecil Beaton, Philippe Halsman, Bernard of Hollywood, André de Dienes, Eve Arnold, Inge Morath, Alfred Eisenstaedt, Milton Greene, Sam Shaw, Richard Avedon e George Barris, la mostra mette in risalto l’approccio collaborativo di Monroe alla creazione di immagini e la sua autonomia creativa. L’esposizione include anche oggetti personali come sceneggiature e abiti per arricchire la comprensione della donna dietro l’immagine.

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Fino al 13 settembre 2026 – Giovanni Gastel Rewind: è la mostra ospitata da Palazzo Citterio a Milano. L’esposizione rende omaggio a un protagonista assoluto della fotografia contemporanea attraverso oltre 250 immagini che ripercorrono l’intera sua carriera, dalle prime copertine di moda agli still life, dai ritratti alle campagne pubblicitarie e ai progetti a lui più cari. In mostra si trovano, inoltre, oggetti personali, strumenti di lavoro e, per la prima volta, i suoi scritti e le sue poesie, parti integranti del suo immaginario.

Maggiori info nel nostro articolo.

 

Fino al 13 settembre 2026 – Erté, Lo stile è tutto: è la mostra aperta al Labirinto della Masone di Fontanellato, in provincia di Parma, per far conoscere la figura di Erté, uno dei massimi esponenti dell’Art Déco nel mondo. L’esposizione offre un’ampia rilettura dell’opera di Erté, restituendone la complessità e la modernità e proponendo un’attenta selezione della vasta produzione dell’artista, con particolare attenzione alle opere realizzate tra gli anni Dieci, Venti e Trenta del Novecento, considerato il periodo più originale e fortunato della sua lunga attività. Roman Petrovič Tyrtov nasce a San Pietroburgo nel 1892 e nel 1912 si trasferisce a Parigi per inseguire le sue passioni artistiche. È qui che naturalizza il proprio nome in Romain de Tirtoff da cui nasce poi lo pseudonimo che lo rende celebre, Erté, dalla pronuncia alla francese delle iniziali (RT) di quel nome. Tra il 1913 e il 1914 lavora con il celebre couturier Paul Poiret, mentre nel 1915 avvia una lunga e fortunata collaborazione con la rivista di moda Harper’s Bazaar per la quale disegna circa duecento copertine fino al 1937. Il lavoro editoriale gli permette di entrare in contatto con il mondo dello spettacolo e dello star system dell’epoca, realizzando scenografie e costumi di scena per figure leggendarie come Mata Hari, Marion Davies e Mistinguett e per gli spettacoli del celebre teatro Folies Bergère. Tra gli anni Venti e Trenta, le sue illustrazioni sono pubblicate anche in testate come London News, CosmopolitanVogue e in alcune riviste musicali. Nel 1922 sbarca a New York collaborando per anni con il produttore teatrale George White e nel 1925 arriva a Hollywood dove realizza scene e costumi per vari film muti. Nella sua lunga carriera, Erté è stato dunque un artista poliedrico: stilista, illustratore, scenografo, ideatore di costumi teatrali, ma anche creatore di gioielli.

Maggiori info nel nostro articolo firmato da Emanuela Pirré.

 

Fino al 13 settembre 2026 – Cayetana, Grande de España: il Palacio de Las Dueñas di Siviglia ospita una mostra che è un omaggio alla XVIII Duchessa d’Alba in occasione del centenario della sua nascita, con numerose opere provenienti dalle principali collezioni del Palazzo. Dipinti, gioielli, documenti e oggetti personali rivelano la straordinaria vita della donna che scelse il Palacio de Las Dueñas come sua dimora, permeando ogni angolo dell’essenza dell’Andalusia: i fiori d’arancio, la terra sabbiosa dell’arena, la corrida, la Settimana Santa, la Feria, il flamenco. La duchessa di Alba viene ricordata come l’aristocratica che possedeva più titoli al mondo, ma è stata anche una donna libera e ribelle con uno stile che rispecchiava il suo indomito carattere. Nel suo guardaroba trovavano spazio creazioni haute couture, pezzi hippie e abiti tradizionali. Nel 2014, anno della sua scomparsa, anche noi di A glittering magazine le avevamo dedicato un vibrante ricordo attraverso le parole di Emanuela Pirré (se volete leggerlo è qui).

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Fino al 20 settembre 2026 – Révéler le féminin, Mode et Apparences au XVIIIe siècle: è la mostra presentata al Musée Cognacq-Jay a Parigi e che offre un’esperienza immersiva nell’affascinante mondo della femminilità durante l’Illuminismo. Ritratti, scene di corteggiamento e tessuti storici interagiscono per esplorare le diverse rappresentazioni della femminilità così come si svilupparono negli ambienti sociali del XVIII secolo. La mostra mette in luce l’ascesa di uno stile francese la cui eleganza conquistò le corti e l’aristocrazia europee, rivelando una storia del costume radicata nella realtà materiale ma alimentata dall’immaginazione. Nel cuore di quest’epoca, la Francia si affermò come palcoscenico per eccellenza di raffinatezza e prestigio. Artisti come Maurice Quentin de La Tour, Jean-Marc Nattier, Adélaïde Labille-Guiard ed Élisabeth Vigée Le Brun eccellevano nel catturare sia la brillantezza dei tessuti sia la profondità degli animi, conferendo alle loro modelle un’aura di grazia e potere. La mostra, che mette in luce queste opere, è arricchita da ritratti caratterizzati da una nuova dimensione psicologica, in cui intimità e naturalezza sono protagoniste, sotto l’influenza inglese. Accanto a questi, le scene pastorali di François Boucher e le feste galanti di Antoine Watteau delineano una femminilità idealizzata e poetica. Infine, fotografie contemporanee di Steven Meisel, Esther Ségal e Valérie Belin, nonché una creazione Chanel di Karl Lagerfeld, offrono un contrappunto, invitando a riflettere sulla persistenza dei codici e sull’eredità del XVIII secolo nella moda contemporanea, sospesa tra le esigenze sociali e l’ideale di bellezza.

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Fino al 26 settembre 2026 – Monarchy, An Exhibition of Royal Fans: il Fan Museum di Greenwich, a Londra, ospita una mostra dedicata al rapporto tra monarchia e ventagli. Sua Maestà la Regina Camilla è Patrona della mostra e ha concesso in prestito due ventagli dalla sua collezione personale. Ci sono anche prestiti provenienti dalla Royal Collection, dalla Worshipful Company of Fan Makers e c’è un abito speciale di fine Ottocento proveniente da una collezione privata. Tutti questi oggetti – e altri presenti in mostra – sono appartenuti, o lo sono tuttora, a membri di famiglie reali britanniche ed europee. Oltre a questa ricca collezione, la mostra presenta un’ampia selezione di ventagli, dal XVIII secolo ai giorni nostri, che raffigurano figure reali, sia britanniche che europee. Questi ventagli furono realizzati principalmente per celebrare la regalità o per commemorare particolari eventi reali. Alcuni erano oggetti unici, altri venivano prodotti in serie come souvenir. Questa mostra offre dunque uno spaccato dei tipi di ventagli che le dame reali usavano come accessori per il loro abbigliamento, oltre a fornire uno sguardo su come, secondo la visione altrui, le monarchie dovessero essere ritratte.

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Fino al 27 settembre 2026 – The Gentleman, Stile e gioielli al maschile: è la mostra visitabile nelle sale espositive al primo piano di Palazzo Morando a Milano. Il percorso offre uno sguardo inedito sul rapporto tra uomo, estetica e identità, raccontando l’evoluzione del gioiello dal XVIII secolo all’età contemporanea. Pezzi rari, documenti d’epoca e creazioni di moda illustrano le trasformazioni del gusto e della funzione sociale dell’ornamento, elevandolo a elemento chiave nella costruzione dello stile maschile. In esposizione prestiti eccezionali da archivi storici e maison tra cui Buccellati, Bulgari, Cartier e Damiani. Segnaliamo che l’ingresso è gratuito.

Maggiori info e tutti i dettagli in un articolo scritto da Emanuela Pirré dopo l’anteprima stampa.

 

Fino al 27 settembre 2026 – Ridefinire il Gioiello X edizione: è la mostra aperta al Museo del Bijou di Casalmaggiore, in provincia di Cremona. Ideato e diretto da Sonia Patrizia Catena e dedicato alla valorizzazione del gioiello contemporaneo, il progetto Ridefinire il Gioiello compie quindici anni e arriva alla sua decima edizione. Tale importante traguardo viene celebrato dedicando il tema 2026 a una riflessione profonda sul tema della montagna intesa non solo come paesaggio naturale, quanto piuttosto come luogo simbolico e come archetipo. La decima edizione si configura dunque come una nuova cima da raggiungere, un invito a guardare oltre e ad alzare lo sguardo, traducendo la montagna non come immagine da riprodurre, ma come energia e metafora da interpretare. La mostra ospita 47 gioielli d’artista nati dal dialogo tra memoria e contemporaneità, materia e visione. ATTENZIONE! Il Museo è chiuso dal 10 al 24 agosto.

A glittering magazine è tra i partner culturali del progetto. Maggiori info sulla mostra nel nostro articolo. E qui trovate l’intervista ad Angela Favaro, la vincitrice del nostro premio.

 

Fino al 27 settembre 2026 – Feel the Contest 2026, Master edition / Il Filo che unisce l’ispirazione alla creazione: la Fondazione Museo del Tessuto presenta a Prato una mostra sull’innovazione nel mondo dei filati e della maglieria con le creazioni degli studenti delle migliori scuole di moda del mondo e dei new designer selezionati nell’ambito del concorso Feel the Contest 2026 – Master edition che quest’anno giunge alla sua diciassettesima edizione. La mostra si svolge in collaborazione con il Consorzio Promozione Filati – CPF che unisce i principali produttori di filati italiani per maglieria, tessitura e aguglieria che utilizzano lana, cotone, cashmere, angora, lino e molteplici fibre di origine naturale e artificiale. Il consorzio, con il marchio Feel the Yarn®, favorisce e diffonde da diciassette anni il talento delle nuove generazioni grazie al primo contest dedicato alla maglieria e che permette di creare fruttuose connessioni fra i giovani designer internazionali e la manifattura italiana dei filati di altissima qualità. Con questa mostra, i lavori dei designer vengono presentati al Museo del Tessuto che da sempre sostiene i giovani talenti di oggi e la creatività tessile del futuro. In mostra ci sono 33 outfit selezionati per il concorso rivolto agli studenti Master con specializzazione in maglieria tra le principali scuole di moda di tutto il mondo, tra cui London College of Fashion (UK), Politecnico di Milano (IT), Beijing Institute of Fashion Technology (Cina), Istituto Marangoni Firenze, Bunka Fashion College (JP) e molte altre.

Maggiori info qui.

 

Fino al 27 settembre 2026 – Glanzstücke / Van Cleef & Arpels High Jewelry × Masterpieces from the MAK Collection: è il titolo della mostra che mette in dialogo oggetti rari della collezione del MAK-Museum für angewandte Kunst di Vienna con l’universo dell’arte della gioielleria Van Cleef & Arpels. Oltre 500 opere si articolano in sei capitoli tematici: Wanderlust, Architecture, Rhythmic Designs, On Stage, Metamorphoses e Nature & Cosmos. Firmato dall’atelier Tsuyoshi Tane Architects (ATTA), l’allestimento scenografico è progettato come un labirinto che guida i visitatori attraverso un dialogo ricco di sorprendenti parallelismi. In Wanderlust, il visitatore esplora terre e culture lontane. La passeggiata prosegue svelando il fascino estetico delle forme architettoniche. Nel capitolo Rhythmic Design, vengono messi in risalto diversi modelli e strutture dinamiche. La quarta tappa è dedicata al palcoscenico e illustra temi classici viennesi come l’opera, la danza e la musica. Nel cuore del percorso, la quinta sezione evidenzia la trasformabilità e il trompe l’œil. La passeggiata si conclude con un’esposizione di come artisti e gioiellieri celebrano la bellezza di una natura effimera e dell’universo cosmico.

Maggiori info qui; un approfondimento di V&A qui.

 

Fino al 30 settembre 2026 – Dive e Gioielli in Scena, Corbella per Renata Tebaldi, Maria Callas e le interpreti della lirica: è la mostra ospitata dal Museo del Gioiello di Vicenza con la curatela di Paola Venturelli. A essere protagonisti della mostra sono diademi, corone o guarnizioni per costumi di scena indossati dalle dive della lirica, assieme a tessuti preziosi e documenti originali del secolo scorso. La mostra è dunque incentrata su una significativa selezione di monili all’interno della vasta e articolata produzione della ditta Corbella di Milano, “Prima Fabbrica di Gioielli ed Armi per il Teatro”. Fondata nel 1865, per oltre un secolo, Corbella è stato il principale e più autorevole punto di riferimento per i principali teatri del mondo. L’ingresso è incluso nel biglietto del Museo.

Maggiori info e dettagli nel nostro articolo scritto da Emanuela Pirré.

 

Fino al 4 ottobre 2026 – The Only True Protest Is Beauty: la Fondazione Dries Van Noten inaugura la sua prima mostra, un’esplorazione della bellezza intesa non come risoluzione ma come tensione, con un’intensità che mette in discussione ciò che è familiare e apre spazio all’inaspettato. L’esposizione si offre ai visitatori come un’indagine viva, capace di generare riflessione, provocazione e trasformazione. All’interno di Palazzo Pisani Moretta a Venezia, oltre duecento opere riuniscono moda, gioiello, arte, design, fotografia, vetro, ceramica e sperimentazioni sui materiali che dialogano con affreschi, soffitti e le storie stratificate dell’edificio. Curata da Dries Van Noten con Geert Bruloot, l’esposizione si sviluppa come una costellazione di affinità e contrasti: la maestria incontra la scoperta e l’artigianato diventa un linguaggio di emozioni.

Maggiori info nell’articolo di Emanuela Pirré.

 

Fino al 4 ottobre 2026 – Corpi di Luce: è il titolo della mostra ospitata dalla boutique Bvlgari di via Condotti a Roma e che riunisce opere d’arte contemporanea con il fil-rouge della luce provenienti dalla Collezione Fondazione Giuseppe Iannaccone. Con opere di artisti rinomati nel mondo, sono in esposizione anche gli scatti fotografici dell’emergente e giovane promessa Federica Belli, classe 1998. Concepita come un dialogo inaspettato tra passato e presente, l’esposizione esplora i temi dell’identità, della natura e della sensibilità contemporanea, unendo arte e fotografia con borse e gioielli esposti nelle eleganti sale e nei salottini della storica boutique aperta nel 1905 dal fondatore Sotirio Bulgari. La mostra si snoda infatti attraverso i suoi principali ambienti, inclusa l’iconica ‘sala Taylor’, il salottino dove l’attrice Elizabeth Taylor si intratteneva ai tempi della Dolce Vita per dedicarsi allo shopping in modo riservato e soprattutto lontano dai paparazzi.

La mostra è a ingresso libero, in via dei Condotti 10, dal lunedì alla domenica dalle ore 10 alle ore 19.

 

Fino al 4 ottobre 2026 – NIGO From Japan with Love: il Design Museum di Londra esplora la visione e l’eredità del designer e direttore creativo giapponese NIGO. Dalle strade secondarie di Harajuku, a Tokyo, al palcoscenico globale, questa è la prima retrospettiva e mostra museale fuori dal Giappone che ripercorre la carriera e la vita di NIGO (pseudonimo di Tomoaki Nagao), uno dei primi ad aver unito il mondo dello streetwear e quello dell’alta moda. In oltre 30 anni di carriera, NIGO ha contribuito a definire alcune delle tendenze più influenti della moda contemporanea, spaziando con successo tra moda, musica, architettura e interior design. Questa mostra presenta oltre 700 oggetti tra cui spiccano la ricostruzione della camera da letto di NIGO da adolescente, pezzi rari, ceramiche realizzate a mano da NIGO stesso e una casa da tè a grandezza naturale creata appositamente per l’esposizione. Il suo lavoro trae ispirazione da diverse discipline e riferimenti culturali, con influenze che spaziano dall’estetica vintage americana allo streetwear, dall’hip-hop all’artigianato tradizionale giapponese e alla sua infanzia nella Tokyo degli anni Ottanta. NIGO è stato l’artefice di alcuni dei design, delle idee e delle tendenze più influenti nella storia recente dello streetwear e della moda. Dalla fondazione del suo primo marchio di moda, A Bathing Ape, negli anni Novanta, al suo attuale ruolo di direttore artistico di KENZO, il suo impatto rimane più che mai vasto e rilevante.

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Fino all’11 ottobre 2026 – Many Shades of Grès, Fashion Becomes Art: straordinarie creazioni di una delle più importanti pioniere dell’haute couture del XX secolo, insieme a disegni di studenti ispirati al suo lavoro, sono in mostra al KGM – Kunstgewerbemuseum (Museo delle Arti Applicate) di Berlino che presenta, per la prima volta nel mondo di lingua tedesca, l’affascinante opera della stilista francese Madame Grès (1903-1993). Il fulcro della mostra è la collezione del KGM di 25 modelli Grès, una delle più grandi al di fuori di Parigi, città che fu la base creativa della stilista. In collaborazione con la Scuola di Cultura e Design dell’Università di Scienze Applicate di Berlino, la mostra esplora la straordinaria couturière da diverse prospettive. L’esposizione è suddivisa in nove sezioni e presenta circa 150 diversi oggetti che possono essere interpretati come riferimenti incrociati ai 25 modelli di Madame Grès che occupano letteralmente la scena principale. Le esposizioni includono abiti su busti e manichini, accessori, grafica, disegni, fotografie, sculture, oggetti tessili e installazioni multimediali (film, proiezioni). A queste si aggiungono i contributi degli studenti e opere di contestualizzazione, come sculture, dipinti, fotografie, grafica, film ed elementi virtuali.

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Fino al 12 ottobre 2026 – Fashioning Chinese Women, Empire to Modernity: è la mostra aperta al LACMA di Los Angeles e che ripercorre un secolo di trasformazione attraverso oltre 70 completi provenienti da Shanghai, Hong Kong e dagli Stati Uniti. La mostra traccia l’evoluzione dell’abbigliamento femminile cinese, dalle ampie vesti ricamate della tarda dinastia Qing alle silhouette eleganti dei qipao degli anni Trenta all’iconico cheongsam degli anni Sessanta del Novecento. Colori vivaci, sete sontuose e rifiniture elaborate mettono in mostra la meticolosa maestria artigianale che contraddistingue questi capi. Esposti su manichini personalizzati dallo stilista Jason Wu, i pezzi in mostra presentano una storia raramente raccontata di come le donne cinesi e cino-americane abbiano espresso la propria identità, affrontato il cambiamento e plasmato le proprie vite attraverso l’abbigliamento.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Regine in scena, L’arte del costume italiano tra cinema e teatro: è la mostra ospitata dalla Reggia di Venaria in provincia di Torino. È un’esposizione di abiti che hanno definito l’immagine delle regine nel cinema e nel teatro, restituendo al costume la sua funzione più profonda: non semplice ornamento, ma dispositivo capace di generare percezione di potere, identità e visione. Curata da Massimo Cantini Parrini – pluripremiato costumista, profondo conoscitore del costume antico e collezionista di abiti d’epoca – la mostra è dedicata al tema della regalità come invenzione scenica, un linguaggio che attraversa i secoli e i generi, costruendo figure capaci di imporsi nell’immaginario prima ancora della parola. Il percorso narrativo della mostra si articola attorno a tre nuclei principali – mito, storia, fantasia – che si intrecciano nella costruzione dell’immaginario scenico. Si incontrano figure iconiche e storiche, regine mitologiche e leggendarie e, ancora, figure fantastiche nate dalla letteratura e dalla drammaturgia.

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Fino al 18 ottobre 2026 – Tisser, broder, sublimer / Les savoir-faire de la mode: il Palais Galliera di Parigi ha inaugurato una serie di mostre dedicate all’artigianato. Attraverso tre mostre che esploreranno i mestieri e le tecniche della moda da diverse prospettive, il museo metterà in luce la ricchezza delle sue collezioni e offrirà un nuovo sguardo sulla storia della moda, dal XVIII secolo ai giorni nostri. La mostra inaugurale è dedicata all’arte dell’ornamento e in particolare a tessitura, stampa, ricamo, merletto che impreziosiscono e decorano abiti e accessori. Queste tecniche vengono esplorate attraverso il tema del fiore, un motivo essenziale nell’arte tessile e nella moda fin dal XVIII secolo. Le sue numerose varianti e declinazioni permettono di apprezzare l’interazione dei materiali come anche colori, volumi e disposizione dei motivi che variano con il mutare delle stagioni. Dal tessuto broccato di un gilet del XVIII secolo alla stampa laser di un completo Balenciaga, dal pizzo Chantilly alla camelia di Gabrielle Chanel, la mostra mette in luce l’ampia varietà di tecniche esaminandone il simbolismo e gli utilizzi.

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Fino al 25 ottobre 2026 – After, Un percorso di lavoro, Fendi/Karl Lagerfeld 1985: la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ripropone la mostra inaugurata il 5 ottobre del 1985 nelle proprie sale per celebrare i primi vent’anni della collaborazione tra Fendi e Karl Lagerfeld. Una collaborazione destinata poi a durare fino alla morte del designer, avvenuta nel 2019. La mostra, realizzata da Fendi (che ha festeggiato 100 anni di storia), è ideata da Maria Grazia Chiuri, attuale direttrice creativa, ed è curata da Maria Luisa Frisa. L’esposizione odierna segue il più fedelmente possibile le orme dell’esposizione del 1985, nello stesso museo ma in spazi diversi. Concepita per illustrare i diversi passaggi che conducono dall’ideazione alla progettazione e alla produzione del capo, si articola nelle sezioni Tavolette, Caleidoscopio, Matrici Progettuali, Teatro, Pettine, Video, Schizzi e Computer attraverso una sequenza narrativa basata su quella studiata dallo stesso Lagerfeld quarant’anni fa. Riproporre una mostra che ha fatto epoca significa indagare la storia della moda e farla rivivere attraverso una ricontestualizzazione critica degli oggetti e dei disegni originali, cercando di utilizzare le strutture allestitive storiche e di sostituire solo gli oggetti mancanti con heritage reproductions. Chiude la mostra una selezione della vastissima rassegna stampa del 1985, rassegna che offre una preziosa occasione per riflettere sull’evoluzione della museologia della moda in Italia.

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Fino al 31 ottobre 2026 – La Galerie Dior: a Parigi (precisamente al civico 11 di Rue François 1er) c’è la Galerie Dior, luogo dedicato a tramandare la storia delle Haute Couture attraverso il patrimonio della omonima Maison Dior. Le esposizioni cambiano a rotazione e la retrospettiva ospitata attualmente ripercorre la storia della Maison a partire dal suo fondatore fino ai giorni nostri, con tredici sale tematiche che ne esplorano l’essenza, mettendo in luce aspetti tra cui il lavoro del direttore creativo Jonathan Anderson.

Maggiori info qui. Per la visita viene consigliata la prenotazione online che si può fare qui.

 

Fino al 31 ottobre 2026 – Gianni Versace Retrospective: la città di Parigi ospita al Musée Maillol la prima grande retrospettiva francese dedicata allo stilista dal 1986. La mostra riunisce quasi 450 pezzi eccezionali: creazioni e silhouette originali, accessori, bozzetti, oggetti decorativi, fotografie, video e rare interviste offrono una panoramica completa dell’opera di Gianni Versace. In una scenografia dal carattere pop, la mostra ripercorre la sua carriera e svela le molteplici ispirazioni che hanno plasmato il mondo Versace: gli esordi nell’atelier di famiglia in Calabria, l’iconografia della religione cattolica, l’ispirazione della statuaria greca e dell’opera italiana, così come il suo fascino per il Barocco e le sue opulente stampe.

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Fino al 1° novembre 2026 – Turandot. O divina bellezza! O sogno! O meraviglia!: a Lucca, a cento anni dalla prima rappresentazione, il Puccini Museum – Casa Natale dedica una mostra alla Turandot di Giacomo Puccini, mostra realizzata in collaborazione con il Museo del Tessuto di Prato. L’opera, tra le più celebri del compositore, restò senza finale alla morte del grande compositore lucchese (29 novembre 1924) e l’editore Ricordi ne affidò il completamento a Franco Alfano. Il debutto, già programmato per l’aprile 1925, fu rimandato al 25 aprile del 1926 con la direzione di Arturo Toscanini. Oltre a documenti e bozzetti che raccontano la prima assoluta al Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile 1926, a Lucca sono esposti per la prima volta due straordinari costumi di Turandot del I e II atto, recentemente rinvenuti dal Museo del Tessuto dopo decenni di oblio, oltre ai bozzetti originali di Galileo Chini. La mostra è a cura di Simonetta Bigongiari, direttrice del Puccini Museum e di Daniela Degl’Innocenti, conservatrice del Museo del Tessuto di Prato.

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Fino al 1° novembre 2026 – Christian Dior, à la recherche des couleurs de l’enfance: è la mostra ospitata al Museo Dior di Granville in Francia. L’esposizione ripercorre i primi anni di vita dello stilista nella cittadina balneare di Granville, all’inizio del XX secolo: Dior è infatti cresciuto a Villa Les Rhumbs, la residenza di famiglia affacciata sul mare e che è diventata un museo nel 1997. «La mia vita, il mio stile, devono quasi tutto al luogo e all’architettura», sottolineava Christian Dior nelle sue memorie, pubblicate nel 1956. La mostra illustra come i ricordi d’infanzia di Christian Dior – e in seguito il suo aspetto giovanile – abbiano plasmato le sue scelte creative. La sua predilezione per le tonalità del grigio e del rosa, il suo gusto per l’eleganza, la passione per l’abbigliamento da spiaggia e l’attrazione per i motivi inglesi sono tutte caratteristiche legate alla sua terra natale. Queste sono state reinterpretate dai vari direttori artistici della Maison Dior che gli sono succeduti dopo la sua morte nel 1957, da Yves Saint Laurent a Jonathan Anderson. Sono stati riuniti quasi 250 oggetti: abiti, profumi, fotografie, dipinti, oggetti pubblicitari, registrazioni sonore.

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Fino all’8 novembre 2026 – Le tarbouche, quando un accessorio diventa simbolo: il Museo di Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo di Venezia ospita una mostra personale dell’artista libanese-canadese Mouna Rebeiz. Il progetto espositivo riunisce più di trenta opere dedicate al tarbouche, il tradizionale copricapo maschile diffuso nel mondo islamico fin dal XIV secolo, qui reinterpretato come elemento iconico e simbolico all’interno di una riflessione contemporanea sulla rappresentazione del femminile, dell’identità e della memoria culturale. Attraverso una pittura che dialoga con la grande tradizione figurativa europea e con la sensibilità del presente, Mouna Rebeiz trasforma un accessorio storicamente connotato in chiave maschile in un potente segno visivo in grado di interrogare i ruoli di genere e le dinamiche culturali tra Oriente e Occidente. Il copricapo, tradizionalmente indossato dagli uomini come segno di appartenenza sociale e culturale, viene qui riletto e trasferito su monumentali figure femminili, divenendo elemento simbolico e assumendo un ruolo centrale nella costruzione dell’immagine pittorica. In questo modo l’artista mette in dialogo classicismo e contemporaneità, tradizione e identità, proponendo una lettura visiva sull’essenza dell'”essere donna” nella società attuale.Formatasi a Parigi presso la Sorbona e attiva a livello internazionale, l’artista ha sviluppato nel corso degli anni una raffinata tecnica pittorica che si richiama ai grandi maestri del Rinascimento e del Barocco, reinterpretandone la monumentalità e la costruzione plastica delle figure in chiave contemporanea. Nei dipinti presentati al Museo di Palazzo Mocenigo, i corpi femminili – spesso ispirati all’iconografia classica delle Tre Grazie – assumono una presenza scultorea e sensuale, mentre il tarbouche diviene elemento compositivo e simbolico capace di riscrivere la storia e le sue rappresentazioni attraverso uno sguardo femminile consapevole e attuale.

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Fino all’8 novembre 2026 – Schiaparelli, Fashion Becomes Art: è la mostra ospitata dal Victoria & Albert Museum di Londra. Si tratta della prima mostra nel Regno Unito dedicata a Elsa Schiaparelli (1890 – 1973) e ripercorre la storia della maison dagli anni Venti del Novecento a oggi, celebrando l’influenza dell’innovativa stilista. L’esposizione ripercorre le origini rivoluzionarie della casa di moda e la sua evoluzione sotto la direzione creativa di Daniel Roseberry. Più di cento anni di storia sono racchiusi in fotografie, disegni, abiti e accessori, per raccontare l’archivio di una casa di moda che ha fatto del sogno, del surreale, dell’impossibile e del poetico la propria cifra stilistica, modificando per sempre la visione puramente funzionale dell’abito e aprendo nuove strade creative capaci di emozionare e stupire. «Per me, disegnare abiti non è una professione, ma un’arte», diceva Elsa Schiaparelli.

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Fino al 15 novembre 2026 – Moda in luce 1955-1975 / Roma fra glamour e innovazione industriale: è il titolo della mostra fotografica, multimediale e di capolavori sartoriali ospitata dai Musei Capitolini Centrale Montemartini di Roma. La mostra fa rivivere una stagione di esplosione di idee, nomi, marchi, creatività, industria, un portato di beni materiali e immateriali, un “big bang” dell’immaginario della moda che riverbera ancora oggi il suo successo, il fascino, la magia delle sue forme. L’esposizione immortala la moda nel momento in cui Roma ne diventa riferimento, tra gli anni Cinquanta e la metà dei Settanta. Una stagione straordinaria in cui la sinergia tra moda, cinema, industria e creatività ha permesso all’Italia di esercitare un profondo influsso culturale a livello internazionale, ridefinendo i canoni del gusto e dello stile. Il percorso immerge i visitatori dentro 150 fotografie d’epoca, cinque postazioni video con filmati spesso rari e fino a oggi non disponibili al pubblico, oggetti, documenti, tessuti e 27 abiti original. Gli abiti sono nella maggior parte inediti, creati da nomi leggendari come Valentino Garavani, Karl Lagerfeld per Fendi, Federico Forquet, Sorelle Fontana, Giovanna Caracciolo-Carosa, Simonetta Visconti, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni e ancora Roberto Capucci, Maria Antonelli, Patrick de Barentzen, Renato Balestra, André Laug, Emilio Federico Schuberth, Gabriellasport, Antonio De Luca, Angelo Litrico, Domenico e Agostino Caraceni, Pino Lancetti, Laura Biagiotti.

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Fino al 6 dicembre 2026 – The Edwardians, Age of Elegance: la King’s Gallery del Palace of Holyroodhous di Edimburgo, in Scozia, ospita una mostra che permette di esplorare lo sfarzo e il glamour dell’epoca edoardiana attraverso le vite e i gusti di due delle coppie reali. Si tratta di Re Edoardo VII con la Regina Alessandra e di Re Giorgio V con la Regina Maria: si va dalle loro vite familiari e dal collezionismo personale ai loro scintillanti circoli sociali e agli spettacolari eventi reali. È possibile scoprire le opere dei più rinomati artisti contemporanei dell’epoca, tra cui Carl Fabergé, Frederic Leighton, Edward Burne-Jones, Rosa Bonheur e John Singer Sargent. La mostra copre il periodo che va dal matrimonio di Edoardo e Alessandra nel 1863 fino alla fine della Prima Guerra Mondiale.

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Fino al 6 dicembre 2026 – Iris van Herpen,  Sculpting the Senses: è la mostra ospitata dal Brooklyn Museum di New York e che celebra una delle stiliste più innovative della sua generazione. Pioniera nell’uso delle nuove tecnologie, Van Herpen, classe 1984, trascende le convenzioni dell’abbigliamento, abbracciando sia la tradizionale maestria artigianale dell’alta moda che tecniche innovative. Dal micro al macro, la mostra esplora il posto del corpo nello spazio, il suo rapporto con l’abbigliamento e l’ambiente circostante e il suo futuro in un mondo in rapida evoluzione. Oltre 140 creazioni di haute couture sono esposte accanto a opere d’arte e design contemporanei – di artisti come Philip Beesley, Rogan Brown, Casey Curran, Kim Keever, Nick Knight – nonché a reperti scientifici ed esemplari di storia naturale come coralli, fossili e scheletri. Queste opere non solo dialogano con le creazioni di Van Herpen, ma influenzano e plasmano profondamente il suo processo creativo. Rari materiali d’archivio e un paesaggio sonoro del compositore Salvador Breed arricchiscono questa esperienza interdisciplinare e multisensoriale. In questo modo, la mostra rivela lo spirito sperimentale che ha rimodellato la moda del XXI secolo. Indossati da celebrità come Beyoncé, Björk, Cate Blanchett, Miley Cyrus, Lady Gaga e Ariana Grande, i modelli di Van Herpen traggono ispirazione dalla biomimetica, dalla geometria frattale, dalla matematica e dalle neuroscienze, trasformando scoperte all’avanguardia in abiti scultorei e tessuti eterei.

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Fino al 20 dicembre 2026 – Giorgio Armani Privé 2005-2025, Vent’anni di Alta Moda: è il titolo della mostra ospitata negli spazi di Armani/Silos a Milano. Offre un excursus, curato dallo stesso Giorgio Armani (l’ultima mostra da lui seguita prima della scomparsa), attraverso due decenni di Alta Moda costantemente creata nel segno del suo stile inconfondibile. Presentata per la prima volta nel 2005 a Parigi, capitale della Haute Couture, la collezione Giorgio Armani Privé nasce dalla concezione di una moderna creatività, espressa attraverso linee ricercate, lavorazioni pregevoli e ricami gioiello e si distingue fin da subito come una nuova interpretazione dello stile Armani, insieme complementare e alternativa al prêt-à-porter cui è accomunata dalla ricerca di una sigla lineare, elegante e rarefatta. Con la sua Alta Moda, Giorgio Armani offre un’interpretazione sorprendente della sua idea di eleganza, aprendo lo sguardo a nuove avventure, evocando luoghi e atmosfere lontane, tratteggiando un’allure pacata e seducente. Qui lo stilista osa, sperimenta, lascia spazio alla fantasia, ma conserva la sua proverbiale concretezza. Con i piedi ben saldi per terra, sogna e fa sognare. La mostra porta queste creazioni a Milano, cuore pulsante dell’universo Armani, consentendo a tutti di vederle da vicino e apprezzarne la straordinaria realizzazione artigianale. Tra colori e forme, tra suoni e fragranze, lo spettatore è avvolto in un viaggio sensoriale che si svolge lungo l’intera superficie del Silos. La mostra ha registrato un’affluenza tale che, a grande richiesta, è stata prorogata fino al 3 maggio 2026.

Maggiori info qui. E qui trovate il racconto di Federica Latorre dopo una sua visita.

 

Fino al 31 dicembre 2026 – Ferdinando Sarmi New York, Un viaggio nella moda da Firenze alla Fifth Avenue: il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze dedica allo stilista Ferdinando Sarmi una mostra allestita nel Saloncino da Ballo e nelle sale adiacenti. Audrey Hepburn, Marilyn Monroe, Marlene Dietrich, Barbra Streisand, la duchessa di Windsor: negli anni d’oro della Fifth Avenue, le donne più celebri del Novecento affidavano il loro look alle mani di Sarmi, couturier capace di portare nello stile dell’alta società americana un tocco di italianità. L’esposizione, prima nel suo genere, propone una selezione di abiti iconici del couturier, messi in relazione con i materiali del Fondo Sarmi conservato nel Museo della Moda e del Costume e con accessori d’epoca che restituiscono il clima culturale e mondano della New York degli anni Cinquanta e Sessanta.

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Fino al 31 dicembre 2026 – Noblesse oblige: a Roma, Cinecittà si Mostra, ovvero il museo di Cinecittà situato sulla via Tuscolana, presenta la nuova selezione di abiti di scena. Merletti, bottoni preziosi e tessuti damascati: è l’atmosfera di un periodo complesso come il Settecento, agitato da Illuminismo, Rivoluzione Industriale e caduta dell’Ancien Régime con la Rivoluzione Francese. L’esposizione pone l’accento sulla moda maschile con un nucleo di sei habit à la française, ovvero la mise composta da giustacorpo, giacca e braghe, indossati da importanti interpreti: Colin Firth in Valmont, Steve Buscemi in Mercoledì 2, Guillaume Canet in Le Déluge, Caleb Landry Jones nel recente Dracula firmato da Luc Besson e Tom Hulce nei panni di Amadeus. Il posto d’onore è riservato all’abito di Donald Sutherland per Il Casanova di Federico Fellini. Fiore all’occhiello della nuova selezione è infatti lo speciale omaggio dedicato al capolavoro del maestro riminese, a 50 anni dall’uscita nelle sale.

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Fino al 3 gennaio 2027 – Exposure, Quando il mondo ti guarda, da Harry Styles a Lady Gaga: a Trieste, a ITS Arcademy, arriva una mostra che racconta la parte meno visibile del fashion system. Quella di cui nessuno potrebbe fare a meno: la figura dello stylist. A cura di Tom Eerebout, stylist belga di fama internazionale e collaboratore di artisti come Lady Gaga (per la quale ha curato l’iconica apparizione alle Olimpiadi di Parigi), Kylie Minogue, Rita Ora e Austin Butler, l’esposizione mostra come le celebrità stiano diventando corpi-simbolo dei desideri, delle contraddizioni e dei valori della società contemporanea. E svela la complessa operazione, mai didascalica, dello styling: perché non venga più definito come una “semplice scelta d’abiti”, ma come uno studio capace di dare matericità all’anima creativa (e sinergica) fra artista e stylist. Un lavoro simile a quello dell’interprete, perché in grado di tradurre il dialogo segreto fra spazio e corpo, fra immagine e voce. Non solo: una omonima installazione urbana accompagna l’esposizione al museo con dieci grandi immagini collocate lungo via Cassa di Risparmio, trasformando il centro di Trieste in un museo a cielo aperto. Le fotografie, che raccontano la relazione tra corpo, abito e sguardo, invitano il pubblico a riflettere sull’arte di essere visti e sul potere narrativo dell’immagine. Un percorso che estende all’esterno di ITS Arcademy la stessa energia e intensità scenica che animano gli spazi espositivi interni.

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Fino all’8 gennaio 2027 – Merletti d’Autore, Biennale del Merletto 2026: è la mostra inaugurata al Museo del Merletto di Burano, nella laguna di Venezia. Grazie all’esposizione di significative opere degli anni Venti e Trenta del Novecento, l’esposizione offre un viaggio all’interno di una straordinaria stagione creativa, con opere di artisti e progettisti quali Giulio Rosso, Fausto Melotti, Vittorio Zecchin, Giovanni Gariboldi e Tomaso Buzzi, accompagnate da disegni preparatori, cartoni e pubblicazioni d’epoca, per ripercorre l’ascesa del merletto d’autore come autentica espressione artistica. Una sezione speciale è dedicata alla rassegna internazionale del 1931 ad Amsterdam, una delle prime occasioni in cui il merletto italiano si affermò all’estero accanto a ceramiche e vetri di Murano. La mostra, realizzata nell’ambito della quinta Biennale del Merletto, è dedicata alla memoria di Doretta Davanzo Poli, tra le più autorevoli studiose del merletto italiano.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Cristóbal Balenciaga / Technique, Material and Form: il Cristóbal Balenciaga Museoa di Getaria, nei Paesi Baschi, ospita una mostra che offre un approccio più approfondito e didattico al lavoro, all’influenza e all’eredità del grande couturier. L’esposizione inizia con un allestimento biografico che illustra il percorso professionale, personale e creativo di Balenciaga e fornisce un contesto geografico e storico del Maestro di Getaria. Le quattro sale successive presentano un nuovo approfondimento tematico, esplorando il mondo dell’alta moda del XX secolo, nonché la tecnica, i materiali e la forma che hanno definito i concetti dell’opera di Balenciaga. Curata da Igor Uria, direttore delle collezioni del Museo, la mostra presenta oltre novanta pezzi e include attrezzature tecnologiche che consentono di esplorare gli oggetti in 3D e di visualizzare i tessuti in alta risoluzione. Questo, insieme a ulteriori risorse audiovisive come le immagini in proiezione mappata, offre una visione più approfondita della coerenza creativa e dell’evoluzione delle silhouette di Balenciaga.

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Fino al 10 gennaio 2027 – Costume Art: è la mostra del Costume Institute del Met-Metropolitan Museum of Art di New York che indaga il rapporto tra l’abbigliamento e il corpo attraverso l’arte in un arco di tempo dalla preistoria al presente. L’esposizione presenta connessioni tra gli abiti del Costume Institute e gli oggetti provenienti dalle altre sezioni del Museo: gli abbinamenti tra moda e opere d’arte offrono uno spettro di paralleli ed esperienze, dal formale al concettuale, dall’estetico al politico, dall’individuale all’universale, dall’illustrativo al simbolico, dal ludico al profondo. Questi abbinamenti sono organizzati in una serie di tipologie corporee tematiche che ne riflettono la pervasività e la resistenza nel tempo e nelle culture. Costume Art è la mostra inaugurale delle nuove gallerie di quasi 1.100 metri quadrati adiacenti alla Great Hall.

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Fino al 17 gennaio 2027 – The Antwerp Six: il MoMu, il Fashion Museum di Anversa, in Belgio, celebra il 40° anniversario dell’affermazione internazionale dei Sei di Anversa con la prima grande mostra dedicata agli iconici stilisti. La mostra mette in luce il percorso che lega questi eccezionali designer. Tutto ha inizio con i loro studi presso il dipartimento di moda della Reale Accademia di Belle Arti di Anversa: nel 1986, Dirk Bikkembergs, Ann Demeulemeester, Walter Van Beirendonck, Dries Van Noten, Dirk Van Saene e Marina Yee portano Anversa sulla mappa della moda presentando ciascuno la propria collezione al British Designer Show di Londra. Questo evento segna la loro svolta internazionale e consacra Anversa come una nuova capitale della moda. Le loro creazioni uniche continuano a influenzare la moda internazionale ancora oggi.

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Fino al 14 febbraio 2027 – The 90s: è la mostra ospitata dalla Tate Britain di Londra e curata da Edward Enninful, una delle voci più influenti della moda e della cultura odierne, un rivoluzionario del settore. La mostra esamina un decennio fondamentale in cui un’ondata di creatività ha cambiato il volto della cultura britannica. Con la fine della Guerra Fredda e l’uscita della Gran Bretagna dalla recessione, si aprì una nuova alba di ottimismo, libertà e ribellione, incarnata da una nuova generazione di talenti creativi eterogenei. Questo senso di opportunità illimitate portò arte, design, moda e musica a fondersi in un’unica potente forza culturale, segnando un audace rinnovamento dello spirito britannico. La mostra esplora come le gerarchie di lunga data siano state smantellate, con l’arte di alto livello e la cultura pop che si alimentavano a vicenda, e analizza l’influenza duratura di figure chiave emerse in quel periodo. Il percorso riunisce immagini iconiche di fotografi come Juergen Teller, Nick Knight, David Sims e Corrine Day. Sono esposti accanto alle opere di artisti come Damien Hirst, Gillian Wearing e Yinka Shonibare, oltre alle collezioni di stilisti che hanno segnato un decennio, tra cui Vivienne Westwood, Alexander McQueen e Hussein Chalayan.

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Fino al 28 febbraio 2027 – Marilyn Monroe / Hollywood Icon: è la mostra che, ospitata dall’Academy Museum of Motion Pictures, a Los Angeles, celebra Marilyn Monroe, nata Norma Jeane Mortenson il 1° giugno 1926, in qualità di attrice visionaria e creatrice di immagini, esaminando come sia riuscita a creare e plasmare la sua immagine pubblica nel contesto del classico sistema degli studi cinematografici di Hollywood. Presentando centinaia di oggetti originali, tra cui manifesti, ritratti, fotografie, documenti di produzione, lettere e materiale personale raramente visto, molti dei quali esposti per la prima volta, la mostra offre una prospettiva unica sul ruolo determinante di Monroe nel diventare un’icona di Hollywood. L’esposizione presenta anche una vasta gamma di costumi da lei indossati sul set, da un abito di Love Happy (1949) a capi del suo ultimo film incompiuto, Something’s Got to Give (1962). Tra i pezzi forti figurano due costumi di Orry-Kelly per A qualcuno piace caldo (1959), così come il celebre abito rosa di William Travilla per Gli uomini preferiscono le bionde (1953), raramente esposto.

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Fino al 18 aprile 2027 – Queen Elizabeth II / Her Life in Style: è la mostra ospitata dalla The King’s Gallery di Buckingham Palace a Londra, dedicata a Elisabetta II, la monarca britannica più longeva. La sua figura viene raccontata attraverso gli abiti indossati in tutti i dieci decenni di vita: dalla nascita all’età adulta, da principessa a regina, dallo stile casual agli abiti sfoggiati per le occasioni memorabili della storia britannica. Con oltre 300 capi, molti dei quali esposti per la prima volta, questa è la più grande e completa mostra sulla moda della defunta Regina mai allestita. Oltre ad abiti, gioielli, cappelli, scarpe e accessori, è possibile scrprire bozzetti, campioni di tessuto e corrispondenza autografa, tutti reperti che svelano i retroscena della creazione del guardaroba e gettano nuova luce sul coinvolgimento diretto della defunta Regina nella realizzazione dei suoi abiti. Tra i pezzi forti figurano l’abito da battesimo, l’abito da damigella d’onore, l’abito da sposa, l’abito dell’incoronazione e l’ensemble indossato per le nozze della Principessa Margaret.

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Fino al 1° agosto 2027 – XULY.Bët / Funkin’ Fashion Factory 100% Recycled: è il titolo della mostra ospitata dal Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo, in Germania. La storia di Lamine Badian Kouyaté (nato nel 1962 a Bamako, in Mali) e del suo marchio XULY.Bët, fondato nel 1991 a Parigi, è una storia di resistenza, visione e amore per la moda. È plasmata dalla migrazione, dalla diversità e da un’idea radicale di sostenibilità, molto prima che questa parola diventasse una tendenza. Cresciuto a Bamako, Kouyaté è stato plasmato fin da piccolo dalle mani della nonna che lavorava i tessuti e dava loro una seconda possibilità. Per lui, questa non era una moda passeggera, ma uno stile di vita. Quando è arrivato a Parigi negli anni Novanta del Novecento, ha portato con sé proprio questa prospettiva: l’abbigliamento come memoria, risorsa e strumento, in un’epoca in cui la consapevolezza ambientale era a malapena un problema nell’industria della moda europea. L’upcycling è diventato una pratica artistica per Kouyaté. La sua moda si muove tra streetwear e couture, tra vita quotidiana e passerella, indossata da star come Rihanna, Dua Lipa, Halle Berry e Viola Davis e celebrata in mostre internazionali. Kouyaté ha rivoluzionato la scena della moda parigina con lo streetwear elevato ad alta moda, con l’upcycling e le sfilate guerrilla. Il regista Robert Altman gli ha reso omaggio nel film Prêt-à-Porter del 1994, in cui è stato interpretato da Forest Whitaker.

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Fino alla fine del 2027 – Gioiello – Italia / Materia Tecnica Arte. Tra Antico e Moderno: è la mostra ospitata dal Museo del Gioiello di Vicenza. Arte e perizia, materia ed estro si fondono in un’unica grande storia: quella del gioiello italiano. Il Museo la racconta con un’esposizione ideata e curata da Paola Venturelli, studiosa di riconosciuta fama internazionale. Allestita all’interno della Basilica Palladiana, Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 1994, la mostra è di straordinario rilievo per la qualità e il fascino delle opere esposte e anche per le prestigiose collaborazioni con Musei e Fondazioni. L’itinerario espositivo esalta l’eccezionalità del gioiello italiano in un racconto continuo che si snoda nelle sei sale del Museo attraverso undici tappe. Un viaggio che attraversa oltre due millenni di storia — dal V secolo a.C. ai primi anni del XXI — per svelare come arte, tecnica e materia si intreccino in capolavori senza tempo. Le oltre 150 opere raccolte (tra gioielli singoli e parure, ma anche oggetti d’uso come borsette, trousse, contenitori preziosi, tre dipinti e due ceramiche apule del 330 – 310 a.C.) ritmano tale percorso, cronologico e tematico insieme. I materiali, oro, corallo, pietre dure, vetro, micromosaico, gemme e materiali non convenzionali, unite alle tecniche di lavorazione trasmettono la pluralità espressiva del gioiello italiano e la sua capacità di coniugare artigianalità, inventiva e innovazione. La perfezione tecnica e artistica si manifesta davanti agli occhi del visitatore, mentre si assiste a un costante dialogo tra arte orafa e arti figurative.

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Permanente – Gucci Storia: è la mostra allestita a Palazzo Gucci, nell’edificio detto Tribunale della Mercanzia, risalente al 1337 e ubicato nel cuore di Firenze in Piazza della Signoria. Attraverso la visione del direttore artistico Demna, la mostra, inaugurata il 27 aprile 2026, reinterpreta il destino condiviso della Maison e della sua città d’origine, in un dialogo continuo con il presente. Il percorso espositivo ripercorre 105 anni di storia della Maison attraverso nove sale, fondendo archivi storici, tecnologia contemporanea e la visione di Demna. Le sale, distribuite su due piani, esplorano l’artigianalità toscana, i codici visivi della “Gucciness” e il futuro del brand, culminando in un’esperienza interattiva. Una galleria di ritratti richiama i concetti di genealogia e identità, mentre un’altra che espone arazzi valorizza una tradizione artigianale fiorentina profondamente legata alla Maison. Una wunderkammer espone oggetti provenienti dagli archivi, mentre il savoir-faire e l’innovazione di Gucci prendono forma in due ambienti dedicati. Ogni ambiente è definito da un’atmosfera e da un ritmo propri, guidando i visitatori attraverso una successione di cambiamenti spaziali e narrativi che incarnano le molteplici identità della Maison.

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Permanente – dopo un periodo di chiusura, è stato riaperto a dicembre 2023 il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze che è così è tornato ad accogliere appassionati e curiosi. Fondato nel 1983, costituisce il primo museo statale italiano dedicato alla storia della moda e alla sua valenza sociale. In luglio 2024, il percorso si è ulteriormente arricchito di altre otto sale, permettendo così di spaziare dall’Ottocento al Novecento con opere esposte a turno secondo una rotazione adottata per ragioni di conservazione. Un elemento fortemente distintivo del Museo è il dialogo fra gli abiti e le diverse forme d’arte. In primo luogo il dialogo è con la pittura, con il confronto immediato fra i capi esposti e alcuni dipinti coevi, ma c’è dialogo e confronto anche tra moda e arti plastiche, teatro, scultura e architettura. Gli abiti vivono infatti in stretta connessione con lo spazio storico, gli arredi e gli affreschi. Segnalo anche che in luglio 2025 è stata cambiata la selezione novecentesca. In tutto sono ora esposti 40 abiti, alcuni mai usciti dal deposito, organizzati per epoche dagli anni Venti a oggi, e in ogni sala è esposto un dipinto in dialogo con i look.

Il Museo è aperto dal martedì alla domenica dalle 8.15 alle 18.30, chiuso il lunedì. Si entra con il biglietto valido per la visita a Palazzo Pitti che si trova qui.

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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