Dive e Gioielli in Scena al Museo del Gioiello di Vicenza fino al 30 settembre
Passeggiando per le strade del centro storico di Vicenza, si incontra la Basilica Palladiana, capolavoro del Rinascimento dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1994. L’edificio si erge imponente in Piazza dei Signori ed è uno dei simboli della città. Al suo interno trova spazio un museo letteralmente prezioso, uno tra i pochi al mondo a essere interamente ed esclusivamente dedicato all’arte del gioiello.
I 410 metri quadrati del Museo del Gioiello di Vicenza ospitano mostre sempre interessanti. La principale è permanente, a cadenza biennale, ed è puntualmente accompagnata da mostre temporanee. Quella attuale è incentrata su una significativa selezione di monili legati ad alcune delle più illustri interpreti della lirica del Novecento.
La mostra si intitola Dive e Gioielli in Scena. Corbella per Renata Tebaldi, Maria Callas e le interpreti della lirica ed è curata da Paola Venturelli. Aperta fino al 30 settembre, vede protagonisti diademi, corone, guarnizioni per costumi di scena, tessuti preziosi e documenti originali del secolo scorso.
Il viaggio prende avvio dalla vasta e articolata produzione della ditta Corbella fondata a Milano nel 1865. La “Prima Fabbrica di Gioielli ed Armi per il Teatro” è stata per oltre un secolo il principale e più autorevole punto di riferimento per i principali teatri del mondo. Ci sono poi le meravigliose protagoniste che hanno indossato le creazioni di Corbella, donne e artiste del calibro di Rosetta Pampanini, Margherita Carosio, Margherita Cipolato Nicolai, Maria Caniglia, Giulietta Simionato, Renata Tebaldi, la “voce d’angelo”, e Maria Callas, la “Divina”.
La funzione dei gioielli teatrali impone requisiti molto specifici e anche complessi. Devono essere percepiti a distanza e dialogare efficacemente con la luce scenica e con il movimento degli interpreti. Devono armonizzarsi con tessuti, costumi e accessori. Contribuiscono pertanto in modo determinante alla costruzione dell’immagine teatrale e in casa Corbella erano maestri in tutto ciò.
Dal 1865 al 2013, quando chiuse i battenti, Corbella divenne fornitore ufficiale del Teatro alla Scala con la produzione di gioielli, armi e accessori di scena.


Metallo dorato, filigrane, paste vitree, strass e altri materiali di fattura fantasiosa prendevano forma sull’ispirazione dell’alta gioielleria dell’epoca e su quella del passato che veniva studiata e rivisitata. Tra i pezzi più curiosi, in mostra si possono ammirare creazioni legate a rappresentazioni che hanno fatto la storia della lirica.
Ci sono, per esempio, una collana policroma in stile egizio appartenuta a Maria Callas, un prezioso diadema per la Fedora di Umberto Giordano, il curioso copricapo per Leila dei Pescatori di Perle. C’è un reggiseno gioiello forse ispirato al fascino esotico di Mata Hari. Ci sono anche gli spilloni per capelli realizzati per Madama Butterfy di Giacomo Puccini.
Legata alla Turandot di Giacomo Puccini, messa in scena la prima volta alla Scala il 25 aprile 1926 e di cui quest’anno ricorre dunque il centenario, è l’appariscente corona con elementi en tremblant indossata in quell’occasione dalla soprano Rosa Raisi e divenuta emblema stesso dell’opera pucciniana.
Questi e altri oggetti trasportano chiunque visiti il museo vicentino nel mondo affascinante del teatro e della lirica.
«Il gioiello di scena – spiega la curatrice Paola Venturelli – non è un semplice ornamento, ma un elemento narrativo capace di vivere insieme all’artista, amplificarne la presenza scenica e contribuire in modo determinante alla costruzione dell’identità del personaggio. La mostra è concepita come un piccolo compendio di creazioni eccellenti che, pur non preziose sotto il profilo materico, possiedono un altissimo valore espressivo e scenografico. Sono gioielli che dialogano con la luce, con il movimento, con i costumi e che accompagnano il visitatore nel mondo visionario del melodramma e del teatro d’opera, restituendone tutta la forza estetica e simbolica».
L’alta qualità della manifattura portò Corbella a lavorare per i più importanti teatri del mondo. Si andava dalla Fenice di Venezia al Costanzi di Roma, fino a spingersi al Colón di Buenos Aires.


Anche i costumi di scena sui palchi del San Carlo di Napoli, del Regio di Torino, del Costanzi di Roma, dell’Opera di Barcellona e dell’Opera di Londra sono stati impreziositi, per cinque generazioni, dai monili realizzati dal laboratorio creativo.
Il tutto ha dato vita a sodalizi come quello con il costumista Luigi Sapelli, noto anche con lo pseudonimo di Caramba, direttore artistico del Teatro alla Scala dal 1921. Quello fu, tra l’altro, il momento in cui la Scala diventò un Ente Autonomo – e il primo esempio di teatro pubblico in Italia – con il Maestro Arturo Toscanini come direttore.
«Esporre al Museo del Gioiello di Vicenza questi gioielli di scena – racconta Angelica Corbella, discendente della storica dinastia – è per noi motivo di orgoglio. Già dal 1865 e in particolare ai tempi del mio trisnonno Achille, la Ditta Corbella ha ideato e prodotto gioielli teatrali che raggiunsero il loro apice nel periodo d’oro tra gli anni Venti e Quaranta del secolo scorso, quando la sintonia con i costumi di Caramba divenne irripetibile. I pezzi esposti in questa mostra temporanea intendono trasmettere tutto il fascino che rendeva le grandi artiste della lirica come Pampanini, Tebaldi e Callas desiderose di indossarli».
In molti casi, infatti, i monili venivano acquistati dalle cantanti che, nelle tournée di palco in palco, non volevano rinunciare a indossarli.
I gioielli di scena dialogano anche con due prestigiosi tessuti della storica azienda veneziana Rubelli, fondata nel 1858. A spiegarne l’importanza è Irene Favaretto, già ordinaria di Storia dell’archeologia all’Università di Padova e ora direttore della Fondazione Rubelli di Venezia.
«Due teatri vengono raccontati attraverso altrettanti tessuti. Avorio e oro per il lampasso che Rubelli aveva realizzato per le Sale Apollinee del Teatro La Fenice e chiamato per l’occasione “Traviata” in omaggio all’opera in scena per la riapertura nel 2003. E poi il damasco rosso realizzato per i palchi del Teatro alla Scala. Vorremmo che ci si possa così immergere nell’atmosfera che cantanti come Callas o Tebaldi trovavano in questi luoghi così importanti per la lirica e che è creata anche dagli arredi».


Tra le chicche che arricchiscono ulteriormente l’esposizione ci sono anche due importanti documenti prestati dall’Archivio Storico Tullio Serafin. Si tratta di una partitura originale della Turandot e di una lettera autografa della Divina del 1967, indirizzata proprio al Maestro Serafin. Nella lettera, Callas si augura di poterlo rivedere a Roma.
Dive e Gioielli in Scena è dunque un racconto che unisce costume, storia e arte orafa. Ad accompagnarlo c’è un catalogo che comprende immagini storiche dei pezzi esposti indossati dalle più amate voci della lirica. Il volume è pubblicato da Silvana Editoriale.
Non resta che condividere le coordinate per la visita.
Ospitata nella sala al piano terra del Museo del Gioiello di Vicenza, la mostra è visitabile con un unico biglietto insieme all’esposizione permanente. Il Museo è aperto dal martedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Il sabato e la domenica l’apertura è dalle 9 alle 18.
Due parole anche a proposito dell’esposizione permanente, visitabile fino al 2027. Occupa le sei sale al piano superiore del Museo e si intitola Gioiello–Italia, Materia Tecnica Arte tra Antico e Moderno. La curatela è sempre di Paola Venturelli.
Il percorso espositivo presenta una selezione mirata di pezzi emblematici, manufatti e opere d’arte provenienti da ben 13 Musei e Fondazioni, creati e trasformati dal V secolo a.C. al XXI secolo nella penisola. L’obiettivo è mettere in luce i momenti chiave e le specificità di una tradizione orafa plurisecolare, ricca e complessa, rivelando l’identità del gioiello italiano come un mosaico frutto del lavoro di botteghe, maestri e territori. E risultato di scambi, sperimentazioni e continui dialoghi con il passato e con l’innovazione.
Emanuela Pirré
Informazioni utili per visitare Dive e Gioielli in Scena
Il Museo del Gioiello di Vicenza si trova all’interno della Basilica Palladiana, in Piazza dei Signori 44. Fa parte del circuito di sedi museali e monumentali del centro storico.
L’ingresso costa 10 euro con varie riduzioni disponibili per residenti, famiglie, studenti e scuole.
Tutte le convenzioni e le gratuità sono dettagliate nel sito.
Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.