Ridefinire il Gioiello 2026, intervista ad Angela Favaro per il premio A glittering magazine

C’è un progetto che, da ben quindici anni, porta avanti un appassionato lavoro di ricerca attorno al gioiello contemporaneo, approfondendone vari aspetti. Ideato e diretto da Sonia Patrizia Catena, Ridefinire il Gioiello dedica l’edizione 2026 a una riflessione sulla montagna intesa come paesaggio naturale e anche come luogo simbolico e archetipo.

Dopo la fase di selezione, il progetto è ora entrato nel vivo con una mostra aperta fino al 27 settembre al Museo del Bijou di Casalmaggiore, in provincia di Cremona. L’esposizione riunisce 47 gioielli d’artista nati dal dialogo tra memoria e contemporaneità, materia e visione. Alcune creazioni sono state ispirate proprio dai bijou esposti nelle teche del Museo. Casalmaggiore è stato uno dei distretti italiani specializzati nella bigiotteria e, tra le proprie chicche storiche, conserva anche pezzi dedicati alla montagna.

Come per ogni edizione, anche quest’anno alcuni vincitori decretati dalla giuria hanno ricevuto i premi speciali dai partner culturali di Ridefinire il Gioiello. I premi sono pensati per offrire concrete opportunità di visibilità, formazione e sviluppo professionale.

Da otto edizioni, c’è anche il premio attribuito da A glittering magazineIn qualità di responsabile del magazine, stavolta ho scelto di premiare un’artista che si chiama Angela Favaro, autrice del gioiello Ghiaccio – la memoria del tempo.

<em><strong>Ghiaccio – la memoria del tempo</strong></em> by <strong>Angela Favaro</strong> in mostra al <strong>Museo del Bijou di Casalmaggiore, CR</strong>, per <strong>Ridefinire il Gioiello </strong>(photo Emanuela Pirré)
Ghiaccio – la memoria del tempo by Angela Favaro in mostra al Museo del Bijou di Casalmaggiore, CR, per Ridefinire il Gioiello (photo Emanuela Pirré)

Nel concept che accompagna la sua creazione, Angela parla di luce e di colore, di trasparenza e di opacità, di suoni e di odori. Parla di tempo che scorre, di testimonianze, di memorie. Parla di vulnerabilità e di adattamento. Per restituire percezioni e sensazioni, ha scelto il vetro artistico di Murano, il materiale con cui lavora abitualmente.

Il suo gioiello – una spilla – racconta così una tematica attualissima: l’ambiente e la crisi climatica. Il racconto si esplica con grande coerenza, attraverso un materiale che ha oltre 4.000 anni di storia e che ha la medesima fragilità di ciò che vuole rappresentare. La bellezza e la fragilità del vetro diventano quelle di ghiaccio e ghiacciai.

Ambiente, crisi climatica, vulnerabilità, adattamento: sono tutti argomenti che riguardano la montagna e ciascuno di noi. Proprio questo è il primo motivo della mia scelta: Angela dimostra di essere perfettamente in linea con lo zeitgeist del nostro tempo. È perfettamente immersa nello spirito dell’epoca che viviamo, nell’atmosfera culturale e morale che oggi anima la ricerca di tanti artisti. La fragilità dell’ambiente – messo a dura prova dall’intervento umano – è protagonista della ricerca artistica contemporanea e Favaro applica tale ricerca al gioiello.

Quando si valuta un gioiello contemporaneo, si prendono in considerazione tanti parametri. La ricerca e il concept – come ho già raccontato. La tecnica, la qualità, il risultato estetico finale. Un designer o un artista che riesce a trasporre un messaggio in un gioiello riesce anche a creare emozioni che vanno al di là del valore intrinseco dell’oggetto. Ed è proprio questo il senso del gioiello contemporaneo: riuscire a veicolare un’emozione capace di andare oltre il valore economico, riuscire a creare un’estetica capace di andare oltre la semplice apparenza. Estetica ed etica, apparenza ed essenza si incontrano in Ghiaccio – la memoria del tempo. E questo spiega definitivamente la mia scelta.

Quando ho deciso di premiare Angela Favaro, ho fatto un po’ di ricerche oltre il pezzo creato per il concorso. Ho navigato tra il sito e i canali social dei suoi vari progetti e ho trovato davvero tanti spunti.

Il suo percorso particolare, un progetto familiare, il focus sulla sostenibilità – quella vera, non uno storytelling costruito a tavolino. Angela mi attira e mi incuriosisce. Ho voluto dunque porle alcune domande per conoscere meglio lei, il suo lavoro, la sua poetica.

Angela Favaro al banco orafo
Angela Favaro al banco orafo

Vorrei partire, Angela, proprio da Ghiaccio – la memoria del tempo. Ho raccontato perché ho deciso di premiare il tuo gioiello e vorrei che fossi invece tu a raccontarne la genesi.

Tra i vari sottotemi di Ridefinire il Gioiello legati alla montagna c’era la stratificazione, un processo naturale molto affascinante: strato dopo strato si costruisce una storia, un percorso, una testimonianza. Può riguardare il tempo, la materia e la memoria. Penso che il ghiaccio rappresenti molto bene tutto questo: ogni “cosa” che racchiude rimane lì, anche per migliaia di anni, e strato dopo strato cresce diventando qualcosa di enorme.

Ultimamente sto realizzando delle perle soffiate con quella forma che mi piace molto e che è possibile ottenere solo soffiando il vetro al quale abbino sempre il metallo, ottone con una galvanica in oro giallo 18 kt, come nel caso della spilla Ghiaccio, ma anche più prezioso, come l’argento e le sue leghe.

Questa mi è sembrata l’occasione perfetta per seguire un tema e dargli un senso. Per ottenere il risultato, ho fatto più prove stratificando vetri di colore diverso che dessero la giusta sensazione del ghiaccio. La difficoltà in questo tipo di lavorazione sta nella composizione del vetro, anche se è tutto vetro di Murano. Tutti gli strati hanno lo stesso coefficiente di dilatazione e si comportano nella fiamma e tra loro in modo diverso. Il risultato non è mai garantito.

Angela Favaro e la lavorazione del vetro
Angela Favaro e la lavorazione del vetro

Viene spontaneo, a questo punto, parlare del vetro: quando e come nasce la tua passione? Cosa vedi in questo materiale, cosa rappresenta per te?

Per chi vive nei dintorni di Venezia, durante le scuole elementari, è praticamente scontato andare in gita a Venezia e sulle isole lagunari ovvero Murano, Burano e Torcello. Ricordo che, scesa dal vaporetto, mossi i primi passi a Murano e subito vidi un mastro vetraio, in una delle tante fornaci aperte che ci sono lungo le calli. Modellava un cavallino e ne rimasi affascinata. Portai questo ricordo con me e, a distanza di anni, gli diedi una piccola possibilità di riemergere quando fu il momento di scegliere la scuola superiore che avrei frequentato. Alla fine vinse però l’alberghiero: amo molto cucinare e la cucina in generale. Tuttavia capii molto presto che la ristorazione non faceva per me e decisi che era il momento di affidarmi a quel ricordo.

L’aver deciso di staccarmi dalla ristorazione, mi aveva tuttavia levato la certezza di una possibile carriera lavorativa ed ero molto confusa, non sapevo proprio cosa fare. Ricordo che presi in considerazione qualsiasi cosa, l’università (psicologia, veterinaria, design industriale…) oppure trovarmi un lavoro. Fare la commessa, la cameriera… insomma, qualsiasi cosa. E un lavoro lo trovai: fu l’esperienza peggiore che abbia mai avuto e che mi gettò in una crisi profonda. Fu un periodo bruttissimo, avevo attacchi di panico ed ero completamente bloccata. Poi, su consiglio di mia mamma, provai a fare qualcosa di diverso e mi iscrissi a un corso sulle perle in vetro di Murano alla scuola del vetro Abate Zannetti a Murano: la scelta migliore che potessi fare!

E quindi, per rispondere a cosa rappresenta il vetro per me, dico “tutto”. È letteralmente ciò che mi ha salvato la vita, è il mio scopo, è soddisfazione, bellezza, magia, sperimentazione, studio, tecnica. Dopo 11, anni il vetro mi affascina ancora tantissimo!

Angela Favato e la lavorazione del vetro
Angela Favato e la lavorazione del vetro

Quali sono, secondo te, le potenzialità che un maestro vetraio può sviluppare oggi? Quali prospettive future vedi per questo materiale così profondamente collegato alla nostra storia?

Moltissime! Sicuramente è necessario essere tecnicamente preparati perché avere la padronanza della materia è fondamentale. Occorre anche essere curiosi per trovare nuove soluzioni. Poi c’è la contaminazione: sperimentare unendo materiali apparentemente incompatibili perché la ricerca, la creatività e l’innovazione fanno parte dell’arte vetraria che ha millenni di storia.

Penso poi alle collaborazioni con gli artisti, per esempio quella tra la Fondazione Berengo e l’artista cinese Ai Weiwei che ha dato vita all’opera Commedia Umana – memento mori, un’opera enorme e affascinante con oltre 2.000 pezzi assemblati tra loro. Ho avuto la fortuna di vederla dal vivo all’Isola di San Giorgio, di fronte a San Marco: è davvero impressionante, da togliere il fiato.

Per quanto riguarda il vetro in sé, spero che qui in Italia la situazione migliori, in particolare nel Veneto. A Venezia e Murano dovremmo fare un passo in più, tecnicamente siamo i più bravi al mondo, ma così chiusi che il sapere che ci ha resi tali sta morendo con i maestri. C’è poi l’aspetto del sessismo: le donne hanno davvero pochissimo accesso alle fornaci da sempre considerate un posto per uomini.

All’estero lo scenario è ben diverso. Per esempio, gli americani sono fortissimi per innovazione e creatività. Tecnicamente hanno molto da imparare, ma pian piano ci arriveranno ed è triste vedere quanto invece noi stiamo fermi e quanto non evolviamo. Fa anche pensare il fatto che qui non ci sia nemmeno un percorso di studi d’eccellenza sul vetro. Lo trovo inconcepibile.

Angela Favaro e la lavorazione del vetro
Angela Favaro e la lavorazione del vetro

Come hai raccontato tu stessa, ci sono stati vari cambiamenti durante il tuo percorso. E, in questo percorso, si è poi inserito anche un progetto che si chiama 83 caratteri.

Il progetto 83 caratteri è cresciuto con me, praticamente 83 caratteri sono io. Ho iniziato dal niente facendo perle su perle per almeno un anno, poi ho sentito la necessità di dar loro un fine creando i primi gioielli, bigiotteria per lo più, con fili e cordini. Tuttavia, come capita spesso, volli fare cose più raffinate e professionali, così studiai oreficeria a Vicenza dove feci varie esperienze sia in ambito industriale che in quello artigianale.

E, a mano a mano che il tempo passava, maturavo l’idea di avere qualcosa di mio: nacque 83 caratteri, un primo approccio all’oreficeria combinata con il vetro, ma inizialmente c’era anche la stoffa, la carta, molti altri materiali e tante (troppe!) idee. Più sperimentavo e acquisivo competenze e visioni diverse, più quello che avevo fatto fino a quel momento non mi rappresentava più.

In questo senso, il mio percorso inizia nel 2015: avevo vent’anni e ne sono già passati 11 nei quali ho sempre continuato a studiare e a formarmi senza smettere di sperimentare. Ho da poco terminato il master in design del gioiello contemporaneo all’Accademia di Belle Arti di Venezia che ha di nuovo cambiato la mia visione. Ci sto ancora lavorando.

Anello di Angela Favaro
Anello di Angela Favaro

Parliamo in dettaglio proprio di 83 caratteri che, oggi, possiamo definire un progetto familiare. Quale ruolo ricopre ogni membro?

È stato un passaggio molto naturale. I miei genitori, Nadia e Maurizio, hanno delle competenze che facevano al caso mio, così li ho coinvolti e, anche se 83 caratteri sono principalmente io, in realtà è anche loro. Dall’idea al progetto finito sviluppiamo tutto assieme. In particolare, io e mamma, mentre papà si occupa più degli aspetti tecnici, delle attrezzature e del metodo di lavoro. Insomma, 83 caratteri è come se fosse mio figlio e loro sono i nonni.

Mia mamma, Nadia, sviluppa le idee: dalla ricerca al progetto, si occupa di alcune lavorazioni di modellazione e rifinitura dei gioielli. È molto precisa e metodica, è un lavoro che le piace e che le riesce molto bene. Poi si occupa del packaging: il suo materiale è la carta che realizza a mano con la tecnica origami e cartonaggio. Si occupa infine anche della parte grafica (ha una laurea in grafica d’arte) e comunicazione con lo sviluppo dei testi.

Mio papà, Maurizio, si occupa della lavorazione del legno, della progettazione degli oggetti d’arredo, della costruzione delle attrezzature. E anche della parte tecnologica, sito compreso, e dell’aspetto economico.

Io mi occupo invece della lavorazione del vetro, di alcune lavorazioni del metallo con le tecniche di oreficeria come le fusioni in osso di seppia, di saldare e tagliare a seghetto. Ovviamente aiuto mia mamma nello sviluppo delle idee e nella verifica della loro fattibilità, soprattutto quando si tratta di concorsi. Alla fine supervisiono tutto perché ogni cosa deve funzionare alla perfezione. E poi insegno.

E cosa ci racconti del nome che avete scelto? Quale significato ha?

Nome e logo sono stati sviluppati completamente noi. Volevamo che il nome avesse un numero e una parola. Il numero doveva essere tale da indicare una quantità sufficientemente grande e abbiamo scelto 83, ottantatré. Graficamente è perfetto: l’8 è il numero dell’infinito, dell’eternità, mentre il 3 è spesso associato alle tre dimensioni dell’uomo, ovvero corpo, anima e spirito. Inoltre, dal punto di vista simbolico, è considerato il numero perfetto. Dal punto di vista della forma, sta esattamente due volte all’interno dell’8: se taglio a metà verticalmente l’8, ottengo due numeri 3 che si specchiano.

La parola caratteri indica le personalità contenute in ognuno di noi e quelle che riguardano gli individui che popolano il mondo. Il nostro obbiettivo è quello di mettere al centro la persona, la personalità, appunto, che cambia in base all’occasione in cui si trova e che per questo vuole mostrarsi in un certo modo. Per noi è un aspetto molto importante che vogliamo enfatizzare realizzando principalmente pezzi unici. Il vetro artistico di Murano in questo è materia d’elezione perché non è mai uguale a sé stesso: non so mai cosa tirerò fuori dal forno di ricottura fino a quando non ce l’ho fisicamente in mano. Ecco, 83 caratteri è nato così.

Orecchini di Angela Favaro
Orecchini di Angela Favaro

Hai menzionato l’insegnamento. Tieni tanti corsi e ce n’è uno molto bello in partenza a breve, dal 27 al 30 luglio, quattro giornate dedicate alle perle di vetro lavorate a lume. Come sei arrivata all’insegnamento? E come ti trovi in questo ruolo?

Mi dà molta soddisfazione insegnare, fa parte del mio desiderio di far avvicinare le persone all’arte del vetro di Murano, un’arte che si è un po’ persa e alla quale è anche più difficile accedere rispetto ad altre proposte. Mi piace dare alle persone la possibilità di fare qualcosa di diverso e alternativo, una proposta inusuale rispetto a quelle classiche che si trovano un po’ ovunque. E ho scoperto che alle persone piacerebbe molto muovere le mani e creare qualcosa da sole se solo ne avessero una possibilità più concreta.

L’idea è nata nel 2023, quando ho contattato l’associazione Pandora del Forte Marghera dove ho trovato Chiara che ha accolto con molto entusiasmo l’idea. In breve, hanno allestito un laboratorio con più postazioni. A ottobre 2024 ho tenuto la mia prima lezione. Adesso ci sarà anche l’edizione estiva, quattro giorni tutti dedicati alle perle e non vedo l’ora!

Proprio in questi giorni, ho concluso il progetto Dalle Mani promosso da Opere riunite Buon Pastore e dedicato a giovani in difficoltà. Il progetto consisteva in quattro lezioni sulla vetrofusione ed è stata un’esperienza molto bella: ragazzi che non avevano mai visto il vetro – e verso il quale nutrivano poco interesse – hanno invece poi realizzato dei manufatti bellissimi. Lo sottolineo: con gli stimoli giusti si possono fare grandi cose.

<em>Natalina</em> di Angela Favaro
Natalina di Angela Favaro

Osservando ciò che condivisi via social, ho notato che hai molto a cuore la sostenibilità e la circolarità. Cosa sono per te e come le interpreti e le vivi?

Quando siamo partiti con il progetto 83 caratteri abbiamo usato ciò che avevamo. Tanti materiali di recupero sono stati trasformati in altro, per esempio mia mamma Nadia ama la carta e si occupa di creare il packaging su misura per ogni opera: diamo un valore aggiunto al gioiello evitando che tanti bei libri finiscano distrutti al macero. Stessa cosa per il legno che usiamo: sono quasi tutti scarti di altre lavorazioni. Idem per la stoffa con la quale facciamo dei cordini o i porta gioielli. Abbiamo fatto la stessa scelta per i macchinari del laboratorio: la maggior parte è di seconda mano. Gli arredi e alcune attrezzature le abbiamo autocostruite o riciclate.

Cerchiamo di fare la stessa cosa anche per l’argento. Per quanto sia un tema molto discusso e spesso divisivo, pensiamo che usare metallo che è già stato estratto, lavorato e raffinato, le cosiddette materie prime seconde o MPS, sia un grande aiuto per la nostra terra. L’attività estrattiva in generale è altamente dannosa e ritengo che usare le MPS sia una soluzione imprescindibile. La stessa cosa vale per le pietre preziose: preferiamo le perle naturali coltivate in ambienti controllati, le cosiddette farm. La nostra fornitrice, che è danese, tratta perle coltivate nel rispetto e tutela dell’ambiente marino e dei lavoratori ai quali è garantito un compenso adeguato e condizioni di vita migliori. Inoltre, aggiungo che abbiamo attrezzato il laboratorio di pannelli fotovoltaici con batterie d’accumulo.

Siamo consapevoli di essere come “una goccia nell’oceano”, ma si parte da qui, dai piccoli gesti quotidiani, dando l’esempio in modo che molti altri seguiranno così da far poi veramente la differenza.

Da ultimo ma non ultimo: acquistare da un artista-artigiano significa partecipare attivamente a un approccio più sostenibile. Significa comprare meno e comprare meglio poiché i materiali sono di altissima qualità e soprattutto sono lavorati a mano con il giusto tempo e con competenza, valorizzandoli al meglio. È il famoso made in Italy, il know-how che è nel nostro DNA.

Un packaging proposto da 83 caratteri di Angela Favaro
Un packaging proposto da 83 caratteri di Angela Favaro

Questo è ciò che è stato finora. Come ti vedi, Angela, nei prossimi anni?

Sono in una fase di transizione, le cose sono cambiate e cambiano molto velocemente e io mi evolvo con esse. A mano a mano che sperimento, vedo aprirsi di fronte a me molte strade e allora tornare ai fondamentali mi aiuta a concentrarmi, senza dimenticare mai ciò che riguarda il futuro.

Il mio obiettivo è far crescere 83 caratteri così come l’abbiamo pensata e creata io e i miei genitori. Sto e stiamo lavorando duramente affinché io possa vivere solo di questo senza dover fare altri lavori com’è accaduto fino ad ora.

Desidero dare a te l’ultima parola. C’è qualcosa che non ti ho chiesto e che invece a te sta a cuore e che vorresti raccontare?

Vorrei fare una riflessione che è anche una critica alla società in cui purtroppo viviamo. Il mio percorso fino a oggi è stato lungo e travagliato. Arrivo da una famiglia normale che spesso ha attraversato momenti di difficoltà economica e ho sempre lavorato, in particolare dopo il diploma come cameriera. Tuttora lavoro in una pasticceria. Ho una malattia cronica, la fibromialgia, che mi accompagna ormai da 11 anni.

Oggi è tutto estremamente difficile e complicato: la partita IVA, il commercialista, le tasse (i punzoni, l’iscrizione all’albo artigiani ecc.). La formazione è fondamentale ma costosissima, la comunicazione (impegnativa e molto, molto dispendiosa) non dà nessuna garanzia. Ci sono poi l’attrezzatura e il riuscire ad avere un laboratorio o un negozio, ovvero un posto fisico nel mondo: non appena ci si prova si è subito sommersi da costi, da tante o troppe regole, obblighi, impedimenti che ci rendono la vita un’emergenza continua.

Siamo costantemente precari con la paura di non farcela, una paura che ci divora dentro. Ma il lato peggiore, soprattutto in questo periodo storico allucinante, è che l’arte e la bellezza sono considerate superflue e il fatto a mano è confrontato tutti i giorni da molte persone con l’industria, come se fossero la stessa cosa.

Mi dispiace molto perché l’Italia è il mio Paese, ma non vedo miglioramenti e non me li aspetto. Per molti l’unica soluzione è emigrare in luoghi dove l’artigianato e l’arte sono veramente valorizzati e dove una carriera è effettivamente possibile. Essere costretti ad andarcene, ad abbandonare la nostra terra pur di fare quello che amiamo e per avere una vita dignitosa: questo è il fallimento di una nazione. Questa è la mia storia ed è innegabile che sia anche quella di tanti altri. I “nuovi poveri” fanno davvero tantissima fatica.

Angela Favaro e la lavorazione del vetro
Angela Favaro e la lavorazione del vetro

Questa chiacchierata è partita dalla curiosità verso Angela, un’artista di valore nella quale riconosco talento, capacità, determinazione, amore per la sperimentazione e contaminazione, voglia di crescere e di mettersi in gioco. Ora, dopo le sue risposte così sincere, conosco un po’ meglio anche la persona nella quale vedo una grande coerenza e una grande concretezza. E capisco perfettamente da dove arrivi la sua sensibilità artistica: da un’anima limpida, forte, coraggiosa.

Eppure… mi resta un po’ di amaro in bocca, perché condivido le sue riflessioni finali.

A lei auguro il meglio, auguro di portare avanti il suo percorso oltre le difficoltà oggettive e grazie alla sua forza e al suo coraggio. A tutti noi auguro che arte e bellezza possano tornare a essere non un lusso superfluo, ma qualcosa che permei profondamente le nostre esistenze.

Se anche voi credete nella bellezza come pane dell’anima, il mio invito è quello di seguire e sostenere il lavoro di Angela. O – perché no? – di frequentare uno dei suoi corsi. Qui sotto trovate un po’ di link utili.

Emanuela Pirré

 

 

Se volete seguire il lavoro di Angela Favaro

Qui c’è il suo profilo Instagram

Qui c’è il profilo di 83 caratteri e qui il sito

E qui ci sono le informazioni per il corso che Angela Favaro terrà dal 27 al 30 luglio 2026

 

Se volete sapere di più di Ridefinire il Gioiello

Qui per l’articolo sul tema dell’edizione 2026

Qui per l’articolo sulla mostra di Casalmaggiore dove è possibile vedere anche il gioiello di Angela Favaro, mostra aperta fino al 27 settembre 2026

E qui per l’articolo su un altro dei premi del concorso: Marina Chiocchetta ci racconta il suo premio a Valentina Grotto

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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