Fondazione Dries Van Noten inaugura la sua prima esposizione The Only True Protest Is Beauty
Due anni fa, precisamente in marzo 2024, Dries Van Noten aveva annunciato il suo ritiro dalla carica di direttore creativo della casa di moda da lui fondata. Essendo riconosciuto universalmente come uno dei designer più originali degli ultimi quattro decenni, tale decisione aveva destato grande sorpresa.
Belga, classe 1958, Dries Van Noten era entrato a 18 anni nel corso di fashion design della prestigiosa Royal Academy di Anversa. È stato parte del gruppo soprannominato The Antwerp Six insieme a Dirk Bikkembergs, Ann Demeulemeester, Walter Van Beirendonck, Dirk Van Saene e Marina Yee. Nel 1986, i sei designer erano riusciti a portare Anversa sulla mappa della moda, presentando ciascuno la propria collezione al British Designer Show di Londra.
Le creazioni degli Antwerp Six continuano ancora oggi a influenzare la moda internazionale, tant’è che il MOMu – Fashion Museum di Anversa sta presentando una mostra dedicata al celeberrimo gruppo. È in cartellone fino al 17 gennaio 2027 e, se avete in mente un viaggio in Belgio, trovate dettagli e link nella nostra rubrica A glittering calendar.
Se Anversa e il Belgio sono invece fuori dalle vostre rotte, c’è il nuovo progetto dell’ormai ex fashion designer. Il progetto è qui in Italia, precisamente a Venezia. È la Fondazione Dries Van Noten.
Il progetto di una propria Fondazione arriva dopo 38 anni di successi. Van Noten ha ottenuto grandi consensi per il suo audace senso del colore, per la scelta radicale di tessuti dal sapore etnico, per la capacità di incorporarli in abiti molto moderni. È diventato celebre per le sue sfilate indipendenti in luoghi insoliti. Ha vinto, nel 2008, l’International Award del Council of Fashion Designers of America, l’equivalente più vicino agli Oscar nel campo della moda. Poi, nel 2018, ha venduto la maggioranza della propria maison al Gruppo Puig, società che si occupa di beauty e moda. Sei anni dopo, all’annuncio del definitivo addio alla moda, Van Noten si era dichiarato pronto per nuovi progetti.
«Da giovane – aveva detto – il mio sogno era avere una voce nella moda. Attraverso un viaggio che mi ha portato a Londra, Parigi e anche oltre, e con l’aiuto di innumerevoli persone che mi hanno supportato, quel sogno è diventato realtà. Ora voglio spostare la mia attenzione su tutte le cose per cui non ho mai avuto tempo».

La promessa è stata mantenuta.
La nuova Fondazione Dries Van Noten ha appena aperto le sue porte scegliendo Venezia, città modellata dall’acqua e dall’immaginazione. Un luogo in cui le storie si intrecciano e il savoir-faire ha da sempre la capacità di trasformare l’effimero in eterno. La Fondazione vuole affermarsi come un nuovo punto di riferimento culturale e artistico, radicato nella storia della città e impegnato a sostenerne il futuro creativo.
Ospitata all’interno di Palazzo Pisani Moretta, la Fondazione dona nuova vitalità a un edificio emblematico della città. Qui, secoli di storia fanno da cornice a dialoghi contemporanei, tra le opere e i loro creatori, tra passato e presente, tra talenti locali e creatività internazionale.
La Fondazione è concepita da Dries Van Noten e Patrick Vangheluwe. Nasce da un pensiero ben preciso: l’artigianato è un atto di identità culturale, è un pensare con le mani che dà forma alle idee attraverso materiali, gesti, tempo e cura. Palazzo Pisani Moretta diventa così un luogo di transizione e trasformazione, dove le tradizioni non vengono custodite nella staticità, ma rivivono continuamente. E lo fanno assumendo nuove forme e significati.
Al centro si colloca la celebrazione della dimensione umana del creare: artigiani, designer, artisti e giovani talenti che, con il loro lavoro, mantengono viva la cultura. I protagonisti coinvolti e il pubblico, inclusi gli studenti, si incontrano come parti attive di un unico dialogo.
La programmazione si articolerà attraverso esposizioni, progetti collaborativi, residenze, iniziative e programmi educativi. La Fondazione si impegna così a creare connessioni all’interno della rete culturale di Venezia, tra discipline diverse e tra comunità vicine e lontane, generando nuove visioni e opportunità attraverso l’arte, la bellezza e l’artigianato.
Il 25 aprile 2026, è stata inaugurata la prima esposizione che resterà aperta fino al 4 ottobre. Si intitola The Only True Protest Is Beauty ed è un’esplorazione della bellezza intesa non come risoluzione ma come tensione, con un’intensità che mette in discussione ciò che è familiare e apre spazio all’inaspettato.

Il titolo riprende un verso del cantautore e attivista politico statunitense Phil Ochs. Le sue canzoni divennero inni di protesta negli anni Sessanta: «in such ugly times, the only true protest is beauty».
La bellezza viene vista come forza. E l’esposizione si offre dunque ai visitatori come un’indagine viva, capace di generare riflessione, provocazione e trasformazione. All’interno di Palazzo Pisani Moretta, oltre duecento opere riuniscono moda, gioiello, arte, design, fotografia, vetro, ceramica e sperimentazioni sui materiali. Tali opere dialogano con affreschi, soffitti e storie stratificate dell’edificio.
Curato da Dries Van Noten con Geert Bruloot, il percorso si sviluppa tra affinità e contrasti. La maestria incontra la scoperta e l’artigianato diventa un linguaggio di emozioni. Ogni stanza è un momento di incontro: a volte armonioso, a volte dissonante, sempre guidato dall’intuizione.
La bellezza emerge come una presenza che interroga e la moda occupa un ruolo centrale. Attraversa The Only True Protest Is Beauty dalla prima all’ultima stanza come mezzo e metodo, come filo conduttore. Tra i pezzi in mostra, ci sono quindici silhouette di Christian Lacroix e capi d’archivio di Rei Kawakubo per Comme des Garçons.
Opere d’arte e design da collezione convivono con lavori più fluidi e sperimentali. Il sapere tradizionale è presentato accanto a voci innovative provenienti da diversi contesti internazionali. Tale modalità riflette l’impegno a preservare il patrimonio e sostenere nuovi talenti e nuove prospettive. Nel loro insieme, questi oggetti raccontano la missione della Fondazione: valorizzare la dimensione umana del fare e le storie racchiuse in ogni manufatto.
Ad accompagnare l’esposizione ci sono anche oltre 20 video che offrono uno sguardo sui processi di realizzazione. Gli autori riflettono sui gesti, sulle intenzioni e sui processi che danno forma a ciascuna opera.
«Ci interessa la bellezza non come risposta, ma come domanda», spiegano i fondatori Van Noten e Vangheluwe.
«Non è una fuga dalla realtà – aggiungono – ma un modo per confrontarsi con essa. Quando la bellezza lascia spazio ad ambiguità, lentezza e contraddizione, quando turba invece di risolvere, allora diventa una forma sottile di protesta. Questa esposizione è un invito a guardare più a lungo. Ad accogliere l’incertezza. A riconoscere il fare come un atto profondamente umano in cui concetto e artigianato si incontrano, portando con sé la cultura e la memoria delle mani».

Consentitemi una riflessione conclusiva.
Credo sia inutile negare quanto il nostro sia un mondo competitivo ossessionato dal successo a ogni costo. Un mondo in cui moltissimi lottano per rimanere eternamente presenti. Ecco perché la scelta di Dries Van Noten – quella di lasciare la moda per avere il tempo di dedicarsi ad altro – appare giusta e sana, oggi più che mai.
Perché, sebbene abbia rattristato coloro che hanno riconosciuto in Van Noten una visione unica in ambito moda, tale decisione ha permesso di dimostrare varie cose. La prima è quanto possa risultare stimolante cambiare pelle. La seconda è che non siamo né il lavoro che facciamo né la posizione che occupiamo.
La terza cosa è, forse, la più importante: la creatività ha tante forme e tanti possibili canali espressivi. Non esiste solo la moda e il sistema che le gira attorno. Un sistema che, tra l’altro, ha attualmente molti problemi e molti limiti.
Attraverso la Fondazione e attraverso The Only True Protest Is Beauty, Van Noten, uomo di grande intelligenza, cultura e classe, si conferma un meraviglioso esempio di fedeltà a sé stesso. Di coerenza con le proprie idee. Ci dimostra che esiste la possibilità di fare le cose diversamente da come un certo sistema vorrebbe imporre.
La sua scelta non è stata dunque una delusione, bensì una conferma di coraggio e multiforme talento. Evviva la bellezza, evviva la protesta.
Emanuela Pirré
The Only True Protest Is Beauty
Fondazione Dries Van Noten
Palazzo Pisani Moretta
San Polo, 2766, 30125 Venice, Italy
25 aprile – 4 ottobre 2026
Maggiori info qui
Poiché Palazzo Pisani Moretta è un edificio storico privato, l’accesso all’esposizione richiede particolare attenzione. L’iniziativa offre l’opportunità di vivere il Palazzo prima dell’avvio dei lavori di restauro, scoprendone l’architettura e la straordinaria storia nel suo stato attuale. La Fondazione è un’istituzione non profit e si impegna nella tutela di questo fragile patrimonio. Per garantire la migliore esperienza possibile, l’ingresso è consentito esclusivamente tramite il programma Become a Friend. Si formalizza con la Friend Card, valida fino ad aprile 2027. Dà accesso all’esposizione, a futuri eventi selezionati e ad altri vantaggi.
La Friend Card è disponibile in versione individuale (€20), DUO per due persone (€40) o TOGETHER per gruppi di quattro (€75). Per i ragazzi dai 10 ai 26 anni, viene offerta la versione YOUNG (€10). Maggiori info e prenotazioni qui.
The Only True Protest Is Beauty presenta le opere di:
Adeline Halot, Alexander Kirkeby (Uppercut), Ann Carrington, Armand Louis for Wave Murano Glass, Arthur Vandergucht (Uppercut), atelier lachaert dhanis, Audrey Guimard, Ayham Hassan, Bruno Amadi, Bruno Barbon, Chris Fusaro (Uppercut), Christian Lacroix, Codognato, Comme des Garçons, Ettore Sottsass, Hubert Duprat (Art : Concept), Isaac Monté (Spazio Nobile), Joris Laarman (Friedman Benda)
Joseph Arzoumanov, Joyce J Scott (Goya Contemporary Gallery), Julien d’Ys, Hyeokjin Jung (Side Gallery), Kaori Kurihara, Kate MccGwire, Katsuyo Aoki, Kiko Lopez (Objects With Narratives), Lionel Jadot (Objects With Narratives), Lilla Tabasso (Galleria Caterina Tognon), Lisa Immordino Vreeland
Misha Kahn (Friedman Benda), Monika Rościszewska, Moreno Schweikle (Uppercut), Nifemi Marcus-Bello (Side Gallery), Odile Gilbert, Pao Hui Kao (Spazio Nobile), Peter Buggenhout (Axel Vervoordt Gallery), Rebecca Manson (Josh Lilley), Richard Štipl (Steinhauser Gallery), Ritsue Mishima (Pierre Marie Giraud Gallery)
Seongil Choi (Uppercut), Sophie Buhai (Galerie Anne Sophie Duval), Steven Shearer (David Zwirner and Galerie Eva Presenhuber), Takuro Kuwata (Pierre Marie Giraud Gallery), Tony Cragg (Fondazione Berengo), Václav Cigler (Galleria Caterina Tognon), Virginia Leonard (Side Gallery), Vladimir Slavov (Objects With Narratives), Wendy Andreu (Uppercut), Xavier Mañosa (Side Gallery)
Si ringrazia l’ufficio stampa per
l’uso delle immagini
Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.