Pensieri a proposito delle elezioni regionali del 12 e 13 febbraio 2023

Ho scattato questa foto lunedì 13 febbraio, presso le scuole medie della mia zona, andando a votare in occasione delle elezioni regionali in Lombardia.

Quella mattina ero felice perché stavo andando a esercitare un diritto esprimendo la mia opinione e ho reputato questo murale come un buon auspicio.

L’effigie di Borsellino e Falcone insieme a quelle parole mi hanno fatto pensare che sì, esiste speranza se i giovanissimi credono che scuola e conseguentemente istruzione e cultura siano i peggiori nemici di quel cancro che è la mafia.

(E scusate per il bidone dei rifiuti nel mezzo ma non potevo spostarlo, i carabinieri giustamente mi tenevano d’occhio.)

Mentre scattavo, ero davvero colma di fiducia e ottimismo; ora, a pochi giorni di distanza, mi sento semplicemente una povera illusa, sconfitta, delusa e amareggiata, profondamente. E se mi sento così è perché moltissime persone hanno scelto di non votare, di non esprimere la propria opinione.

I dati dell’affluenza per le elezioni regionali di Lombardia e Lazio dicono che ha votato il 40% della popolazione avente diritto rispetto al 70,63% delle precedenti omologhe del 2018.

Sono dati agghiaccianti: indicano che, statisticamente, solo 40 persone su 100 hanno scelto di esercitare il proprio diritto di parola.

Non so per quale o quali motivi gli altri 60 – la maggioranza – abbiano rinunciato: penso sia per sfiducia e correggo la mia precedente affermazione, in realtà è anche questa un’opinione o un’idea.

Non votare è un po’ come dire «tanto non serve, la nostra voce non conta, i politici fanno comunque ciò che vogliono».
Non voglio pensare che dietro tale idea ci sia semplice disinteresse, temo che ci sia appunto tanta sfiducia.

Mi chiedo però a quali risultati possa portare l’astenersi.

Temo che nessun politico si metterà a piangere per chi ha rinunciato a un proprio diritto. Anzi, al contrario…
L’astensione farà riflettere coloro che ci governano circa il misero fallimento di scelte che producono così tanta sfiducia?
Non mi resta che sperarlo anche se – lo ripeto – ci credo poco…

Questi sono i motivi per cui sto male, il fatto che tante persone pensino «la mia voce non conta».

Ma non è vero, non è così: potrebbe e dovrebbe contare la voce di ogni cittadino e dovremmo essere noi stessi a volerlo ribadire attraverso il voto che è lo strumento attivo nelle nostre mani.

Lo scrivo a chiare lettere: in questo momento non mi importa NIENTE di chi siano vincitori e perdenti.

L’unica cosa che riesco a pensare è che chiunque abbia vinto e chiunque abbia perso a queste elezioni regionali ha ottenuto quel risultato con il voto di 40 persone su 100 che sono una rappresentanza molto parziale; NON sono LA Lombardia o IL Lazio, è MENO DELLA METÀ di Lombardia e Lazio. La decisione è stata lasciata nelle mani di pochi.

Anche se ora sono delusa e amareggiata, ho almeno la consolazione di aver espresso la mia opinione e non ha importanza – lo sottolineo nuovamente – se io sia dalla parte dei vincitori o dei perdenti.

Accetto assolutamente che abbia vinto la maggioranza tra chi ha votato: in questo sono serena, ma non posso non pensare che quelle 60 persone ogni 100 si beccano le decisioni di noi 40, che piaccia loro o meno.

Credo che subire non sia affatto bello: ecco perché penso che non sia vero che «tanto non serve» e che la cosa migliore sia invece votare, sempre e comunque, e non rinunciare MAI a esprimere la propria opinione.

Qualcuno penserà magari «ma che te ne importa? problemi loro».

Eh no, amici miei, non è un problema loro ma della comunità: non è questo il tipo di Paese in cui spero e che sogno, non è questo lo scenario che vorrei, ovvero pochi che decidono per tutti.

Preferisco faticare per affermare idee e pensieri ma in mezzo a persone che partecipano, che non rinunciano all’opportunità di esprimere un’opinione e si prendono la loro parte di diritti – e doveri.

Non mi piace vincere (o perdere) facile, anche perché ogni volta che qualcuno rinuncia a diritti e doveri in realtà perdiamo tutti; se è la sfiducia a prevalere… è la democrazia a uscirne sconfitta.

E soltanto il giorno in cui le persone torneranno alle urne – che siano elezioni regionali o nazionali – la mia delusione e la mia amarezza si placheranno.

È un argomento che mi sta molto a cuore (ne avevo già parlato in occasione delle elezioni dello scorso settembre, qui e qui) e non smetterò di parlarne e di insistere su necessità e importanza del voto, anche a costo di attirare antipatie.

Non possiamo e non dobbiamo rinunciare ai nostri diritti e non dobbiamo temere i doveri, MAI; non dobbiamo avere paura di difendere la democrazia e il diritto di opinione e di partecipazione.

Io all’Articolo 21 della nostra Costituzione ci credo. Fino in fondo.

Altrimenti non parlerei con i miei studenti di come, per esempio, la difficile strada per l’emancipazione femminile sia stata e sia incrociata con fenomeni quali l’impegno delle suffragette in tutto il mondo e di quanto ciò sia collegato a molto altro in una spirale infinita, perfino alla storia della moda e del costume, ciò di cui mi occupo in primis.

Basta, concludo e taccio. Per ora, almeno.

Manu

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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