Merano, una città, le sue donne e un museo dedicato
Tempo d’estate, tempo di vacanze e di viaggi.
C’è spazio per tutti, per chi vuole esclusivamente rilassarsi e per chi ha invece sete di scoperta. C’è poi chi vuole unire entrambe le cose e, in effetti, ci sono tante destinazioni che offrono questa possibilità.
Oggi parlo proprio di una destinazione che riesce a offrire relax e scoperta: si tratta di Merano. Nota per le terme e gli edifici in stile Art Nouveau, la città altoatesina ha catturato la mia attenzione per un ulteriore motivo: può vantare a pieno titolo quella che definirei un’alta concentrazione di consapevolezza al femminile.
Tale consapevolezza collega il passato e il presente. Un unico filo rosso unisce le grandi figure storiche che hanno animato il passato e le donne che scrivono il presente. E che delineano il futuro.
LE DONNE CHE GUIDANO MERANO OGGI
Nella Merano del 2026 si incontrano tante figure femminili che ricoprono ruoli importanti: ebbene sì, le donne guidano la città e ne rappresentano le istituzioni.
Si parte dalla sindaca Katharina Zeller. Ci sono poi la Presidente e la Direttrice dell’Azienda di Soggiorno, rispettivamente Ingrid Hofer e Daniela Zadra. C’è la Direttrice delle Terme Merano, Adelheid Stifter, e c’è Sandra Zambianco, Direttrice di Meranarena, società che gestisce gli impianti sportivi cittadini. C’è Gabriele Pircher, la responsabile dei Giardini di Castel Trauttmansdorff. Si potrebbe proseguire menzionando altre presidenti, direttrici e imprenditrici che dirigono e sono l’anima di cooperative sociali, spazi culturali, hotel, ristoranti, botteghe storiche.
Fra i tanti volti noti figura anche quello di una scrittrice, Romina Casagrande. Appassionata di storia, Casagrande collabora con vari musei, realizzando eventi e percorsi didattici interdisciplinari. È autrice di romanzi di successo fra i quali I bambini di Svevia (2020), I bambini del bosco (2021), L’eredità di Villa Freiberg (2023), I quattro inverni (2025).

UN LEGAME CHE NASCE NEL PASSATO
Il legame tra Merano e l’universo femminile ha radici profonde. La città era un punto di riferimento per donne straordinarie provenienti da tutto il mondo già tra Ottocento e Novecento.
Di certo, il personaggio più celebre è Sissi o Sisi (il soprannome corretto è con una sola s) ovvero Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach (1854 – 1898), imperatrice d’Austria. La sovrana soggiornò a Merano in alcune occasioni, contribuendo a far conoscere la città come rinomata stazione climatica internazionale. La sua presenza segnò l’inizio della fama di Merano come luogo di cura e villeggiatura per l’aristocrazia europea. A lei è dedicata una statua nell’omonimo parco in centro e un sentiero che fra residenze, castelli e ville liberty conduce ai Giardini di Castel Trauttamnsdorff.
C’è poi la pianista e compositrice Clara Schumann che arrivò nel 1886 a Merano insieme alle figlie. Nel 1903, la soprano viennese Emma von Teleky si esibì in un concerto di beneficenza per i più bisognosi. Negli anni precedenti alla Prima guerra mondiale, il Kurhaus, uno dei simboli della città, accolse artiste di fama internazionale. Tra loro ci fu la soprano italiana Gemma Bellincioni (1911), le statunitensi Fay Maude (1912) e Marcella Craft (1913) e la soprano tedesca Hermine Bosetti. Nel cimitero di Merano riposano inoltre la compositrice Natal’ja Pravosudovic e Maria Usova, una fra le prime donne medico dell’epoca.
CLARA SCHREIBER E LE CATTIVE IDEE SUL LAVORO FEMMINILE
Tra le figure più emblematiche spicca anche Clara Schreiber, scrittrice, giornalista di viaggio e pioniera dei diritti delle donne. Schreiber arrivò a Merano nel 1880 con il marito Josef e le figlie Adele, Lili e Ida. Negli anni Novanta dell’Ottocento, la famiglia gestì l’istituto terapeutico Hygiea, specializzato in cure per reumatismi e disturbi nervosi e gastrici.
Dal 1886, Schreiber scrisse recensioni e consigli letterari per gli ospiti della città, ma fu soprattutto la sua voce coraggiosa a lasciare il segno. Nel 1890, durante una conferenza al Kurhaus, sfidò apertamente le “cattive idee” sul lavoro femminile, sostenendo il diritto delle donne a esercitare anche la professione medica. Le critiche furono immediate e feroci, ma lei non si lasciò intimidire. Fiera e determinata, concluse il suo intervento invitando il pubblico a diffondere nel mondo l’idea dell’emancipazione femminile, un messaggio incredibilmente attuale.
Fra l’altro, il suo libro Kaiserin Elisabeth von Meran (L’imperatrice Elisabetta di Merano), scritto in collaborazione con Albert Ellmenreich, uscì in occasione dell’inaugurazione nel 1903 del monumento in marmo dedicato alla sovrana anticonformista.

IL MUSEO DELLE DONNE DI MERANO
Merano vanta inoltre uno dei pochi musei europei dedicati interamente alla storia e alle esperienze femminili. Attraverso abiti, accessori, oggetti della vita quotidiana e documenti storici, il Museo delle Donne racconta l’evoluzione del ruolo femminile dal XIX secolo a oggi.
È stato fondato nel 1988 da Evelyn Ortner, un’appassionata collezionista che ha capito fin da subito come l’abbigliamento femminile rispecchi i diversi ruoli ricoperti dalle donne nelle varie epoche storiche. Dopo l’apertura, negli anni Ottanta e sempre a Merano, del primo negozio di seconda mano altoatesino, Ortner decise di esporre la sua collezione privata in quello che allora chiamò Piccolo museo dell’abito e della chincagliera.
Nel 1993 fondò, assieme a una rete di donne, l’associazione vera e propria, chiamandola Museo della donna – La donna attraverso i secoli, e ne fu la prima direttrice. Non per molto, purtroppo, visto che venne a mancare nel 1997, a soli 52 anni, a causa di una malattia.
Il Museo è riuscito a farsi conoscere ben oltre i confini di Merano. Nel 2008, sotto il patrocinio della giudice iraniana Shirin Ebadi (Premio Nobel per la Pace), la città ha ospitato venticinque donne rappresentanti di cinque continenti diversi per il Congresso Internazionale dei Musei delle Donne. È stato l’inizio di una cooperazione mondiale tra i musei delle donne, ufficializzata nel 2012 in Australia con la fondazione della rete International Association of Women’s Museum (IAWM). La sede amministrativa è tuttora al Museo delle Donne di Merano che dal 2010 è nell’ex monastero delle Clarisse.
Dopo Evelyn Ortner, la gestione del Museo delle Donne è passata ad Astrid Schönweger (1998 – 2004) e poi a Sissi Prader (2005 – 2021). La nuova Direttrice è Julia Aufderklamm che rientra nella rosa delle donne che conducono istituzioni importanti a Merano.
COMPRENSIONE, RISPETTO E SCAMBIO SENZA BARRIERE
Oltre alla mostra permanente, il Museo delle Donne organizza esposizioni temporanee, eventi culturali e attività educative.
È un luogo che unisce storia, cultura, attualità con un unico obiettivo: favorire la comprensione reciproca, il rispetto e lo scambio. Senza distinzioni di genere, preferenze sessuali, gruppi linguistici e culturali, religioni, ideologie, età, abilità, situazioni sociali. Ospita volentieri chiunque desideri partecipare alla riflessione e alla realizzazione di una società più equa perché, solo restando uniti, tutti insieme, possiamo offrire pari opportunità e dignità a ogni persona.
Ed è per questo che lascio volentieri il link al sito del Museo, per iniziare da subito il viaggio virtuale verso Merano. Tra passato, presente e futuro.
Emanuela Pirré
Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.