Alba Cappellieri, le Catene (come gioiello) narrate in un libro (meraviglioso)

Tra le tante fiere e i tanti saloni del settore moda, accessori e gioiello, cerco di non perdere mai Homi, evento espositivo milanese che ruota intorno alla persona, ai suoi stili, ai suoi spazi.

Due volte all’anno, Homi rappresenta una buona occasione per incontrare designer dalle grandi capacità: inoltre, ogni edizione è caratterizzata da una mostra e ricordo molto bene quella di gennaio 2017 intitolata Scatenata, con sottotitolo La catena tra funzione e ornamento.

La mostra era curata da Alba Cappellieri, stimatissima esperta dell’ambito gioiello, professore ordinario al Politecnico di Milano, autrice di numerose pubblicazioni, direttore del Museo del Gioiello di Vicenza: il suo curriculum ricco e interessante non finisce qui e prosegue, ben testimoniando come il suo nome rappresenti garanzia di qualità, cura e passione.

Perché la mostra era intitolata Scatenata?

Il nome è un abile e divertente gioco che fa naturalmente riferimento alla catena, il manufatto più versatile nella storia del gioiello, l’elemento fortemente presente tanto nei monili antichi quanto in quelli contemporanei: le maglie, i motivi, la struttura, i meccanismi e gli incastri della catena hanno infatti costantemente ispirato orafi, artisti e designer di tutto il mondo.

Le catene sono, tra l’altro, la forza della manifattura italiana, caratterizzano fortemente la nostra tradizione orafa, raccontano il saper fare italiano, il bello e il ben fatto: sono perfetti esempi di creatività, fantasia, estro, eccellenza, squisitezza, buon gusto, capacità, perizia, abilità, maestria, ricerca, sperimentazione.

Ecco perché Alba Cappellieri e Homi avevano deciso di mettere la catena al centro di una mostra che la celebrasse e ne presentasse alcune delle moltissime e quasi infinite variazioni: erano così stati messi in esposizione circa 150 gioielli variamente incatenati, realizzati da artigiani, artisti, designer, aziende (italiane e anche internazionali) in materiali tradizionali o innovativi, poveri o preziosi, consueti o insospettabili, realizzati con tecniche orafe antiche di millenni o con le più avveniristiche tecnologie, a mano o a macchina, con ispirazioni meccaniche o artistiche.

Il risultato era stato un percorso avvincente e… scatenato, capace di dimostrare come da un elemento almeno in principio squisitamente funzionale possano prendere vita gioielli dalle innumerevoli declinazioni e soluzioni.

A quella prima tappa presso Homi ne era seguita una seconda alla Fondazione Stelline, sempre a Milano: percependo la forte passione della professoressa Cappellieri per l’argomento, ero certa che non sarebbero mancati ulteriori sviluppi e così è stato.

Mercoledì 9 maggio, sono stata infatti invitata in un altro luogo meneghino che amo molto (L’Arabesque, design gallery e concept store fondato da Chichi Meroni in Largo Augusto) per partecipare alla presentazione del libro Catene – Gioielli fra storia, funzione e ornamento, prezioso volume curato da Alba Cappellieri e accompagnato da una nuova mostra.

La copertina del libro <em>Catene</em> di Alba Cappellieri e sotto un mio scatto all’evento del 9 maggio: a sinistra Chichi Meroni, anima e fondatrice de L’Arabesque, e a destra la professoressa Cappellieri.
La copertina del libro Catene di Alba Cappellieri e sotto un mio scatto all’evento del 9 maggio: a sinistra Chichi Meroni, anima e fondatrice de L’Arabesque, e a destra la professoressa Cappellieri.

La catena è stata adorata da re e regine, è simbolo delle manifatture delle antiche civiltà come delle controculture giovanili, è ispirazione costante di artisti, stilisti e designer.

È dunque tra i gioielli più amati e più indossati nella storia del costume: il libro di Alba Cappellieri ripercorre – attraverso un saggio critico autorevole e un’ampia selezione di immagini – tutto ciò, ripercorre l’evoluzione simbolica ed estetica della catena dalla preistoria fino alla contemporaneità, le sue intersezioni tra arte, moda, design, manifattura, tradizione e nuove tecnologie.

Quello tracciato dall’illustre professoressa diventa così un percorso avvincente e sapientemente illustrato, capace di dimostrare ciò che accennavo qui sopra, ovvero come, da elementi che possiamo considerare funzionali, possano nascere gioielli straordinari, capaci di congiungere il passato al futuro nel segno della creatività e della bellezza.

Alcune meravigliose catene possono tra l’altro essere ammirate proprio nell’esposizione ospitata da L’Arabesque: la brava Chichi Meroni ha infatti selezionato un buon campionario di creazioni tra la bijout’tie d’epoca che appartiene alla sua variegata e nutrita collezione.

(Per chi è curioso come me: bijout’tie è un termine che significa gioielleria, sia come arte di lavorare e commerciare gioielli sia come assortimento e insieme di gioielli. È in Jèrriais, ovvero la variante della lingua normanna parlata a Jersey, nelle Isole del Canale al largo delle coste francesi.)

Dal libro <em>Catene</em> di Alba Cappellieri: catena DOPPIO SENSO in oro bianco, diamanti, giaietto di Vhernier
Dal libro Catene di Alba Cappellieri: catena DOPPIO SENSO in oro bianco, diamanti, giaietto di Vhernier
Dal libro <em>Catene</em> di Alba Cappellieri: CHAIN RICCIO di Uderzo
Dal libro Catene di Alba Cappellieri: CHAIN RICCIO di Uderzo
Sopra, dal libro <em>Catene</em> di Alba Cappellieri, creazione di Babetto / Sotto: una creazione dalla mostra allestita presso L’Arabesque con pezzi della collezione di Chichi Meroni.
Sopra, dal libro Catene di Alba Cappellieri, creazione di Babetto / Sotto: una creazione dalla mostra allestita presso L’Arabesque con pezzi della collezione di Chichi Meroni.

A questo punto, desidero fare un regalo a tutti coloro che stanno leggendo queste mie righe riportando, in via del tutto eccezionale, l’incipit del libro Catene.

Ho pensato di farlo poiché credo che solo la viva e diretta testimonianza di Alba Cappellieri possa spiegare cosa la catena riesce a rappresentare e – conseguentemente – qual è il valore starordinario della sua appassionata ricerca.
Spero in questo modo di stuzzicare e solleticare una sana curiosità che – vedrete – il volume riuscirà poi a soddisfare.

«La catena è l’elemento più diffuso e versatile della storia del gioiello.
Stringe, lega, sostiene, decora, racchiude simbologie universali, allude all’idea affascinante della circolarità, è un ornamento senza confini, né cronologici, né geografici, che attraversa la storia del costume come dell’arte, dell’oreficeria e della moda, delle tecniche e dei materiali.
Le catene hanno tradizionalmente una duplice interpretazione: nell’accezione negativa sono i segni della schiavitù,
mentre in positivo rappresentano la bellezza e il prestigio sociale e come tali sono state rappresentate dai più grandi pittori della storia dell’arte per simboleggiare valori universali come l’onore, la fedeltà, l’amore.
La catena ha accompagnato l’uomo fin dalle origini del tempo, è un manufatto di lunghezza variabile costituito da anelli connessi, generalmente impiegati per unire le parti dei diversi indumenti come i lembi del mantello, delle maniche o del corpetto ma nel tempo oltre al ruolo funzionale ha cristallizzato anche i valori simbolici del legame, dell’unione, la fedeltà, il potere, la ricchezza, la rivalsa sociale.»

Un esempio della simbologia della catena nell’arte: l’affresco <em>La Concordia maritale</em> di Giambattista Tiepolo, datato 1734, Villa Loschi Zileri dal Verme Motterle (photo credit Nicola Zanettin). Gli sposi uniscono le mani e le rispettive catene che indossano a simboleggiare la loro unione e concordia.
Un esempio della simbologia della catena nell’arte: l’affresco La Concordia maritale di Giambattista Tiepolo, datato 1734, Villa Loschi Zileri dal Verme Motterle (photo credit Nicola Zanettin). Gli sposi uniscono le mani e le rispettive catene che indossano a simboleggiare la loro unione e concordia.

Direi che l’ambivalenza rappresentata dalla catena sarebbe già un motivo sufficiente per essere curiosi e, proprio a proposito di tale doppia interpretazione, concludo con un aneddoto riferito a Coco Chanel.

Si racconta infatti che, a un amico che le chiedeva consiglio su che cosa regalare alla donna che amava, Mademoiselle Chanel rispose senza esitazione: «Conosco le donne, le donne adorano le catene, regalale una catena e ti adorerà».

Si riferiva, la nostra Coco, al valore estetico del gioiello (e non alla preziosità materiale, visto che lei amava i gioielli non preziosi tanto da essere una delle fautrici della loro diffusione) o si riferiva piuttosto al significato simbolico della catena quale pegno di fedeltà e amore?

Lascio a voi scegliere la versione che più vi piace e scommetto che non sarete stupiti se vi dico che l’aneddoto figura in quarta di copertina del libro Catene.

Manu

 

 

Catene – Gioielli fra storia, funzione e ornamento
A cura di Alba Cappellieri, Silvana Editoriale
15 x 21 cm, 192 pagine, 70 illustrazioni
Edizione bilingue italiano/inglese
ISBN/EAN 9788836638468
Qui lo trovate sul sito dell’editore

Alba Cappellieri
È professore Ordinario di Design del Gioiello e dell’Accessorio Moda al Politecnico di Milano dove dirige i corsi di Laurea Triennale e Magistrale in Design della Moda.
È direttore del corso di alto perfezionamento in Design del Gioiello, del Master internazionale in Accessory Design e del Master in Fashion Direction: Brand&Product Management presso il Milano Fashion Institute (consorzio interuniversitario per l’alta formazione nel campo della moda fondato da Politecnico di Milano, Università Bocconi e Università Cattolica).
Dal 2013 al 2016 ha insegnato Design for Innovation alla Stanford University.
È membro del Comitato Scientifico dell’École Van Cleef & Arpels a Parigi e della Fondazione Cologni a Milano.
Nel 2017 è stata nominata Ambassador del Design Italiano per l’Italian Design Day a Osaka.
Dal 2014 è direttore del Museo del Gioiello in Basilica Palladiana a Vicenza, il primo museo italiano dedicato al gioiello.
Tra le sue pubblicazioni: Gioielli Funzionali, Silvana Editoriale 2017; Gioielli alla Moda, Corraini 2016 (libro del quale io ho parlato qui); Brilliant, I futuri del Gioiello Italiano, Corraini 2016; con B. Del Curto e L. Tenuta, Intorno al Futuro: nuovi materiali e nuove tecnologie per il gioiello, Marsilio 2014; con M. Romanelli, Il design italiano incontra il gioiello, Marsilio 2013; Gioielli per Milano, Electa 2011; Il gioiello del Novecento, Skira 2010; Il Gioiello Oggi: arte, moda e design, Electa 2010; Titani preziosi, Electa 2010; Eternal Platinum, Skira 2009; Il gioiello Italiano Contemporaneo, Skira 2008; con M. Romanelli, Il design della Gioia, Charta 2004.

 

 

 

 

 

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Manu

Mi chiamo Emanuela Pirré, Manu per gli amici di vita quotidiana e di web, e sono nata un tot di anni fa con una malattia: la moda. La moda è come l’aria che respiro: ne ho bisogno perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che amo e rispetto. Il minimalismo non è il mio forte e sono allergica a pregiudizi, cliché, convenzioni, conformismo e omologazione. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni: per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) con pazienza entrambe, me e la collezione. Sono curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi: oltre alla moda, amo i viaggi, i libri, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, il nuoto e la buona tavola, possibilmente in compagnia. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Sono web content editor, insegno Fashion Web Editing in Accademia Del Lusso, mi occupo di consulenze sempre in ambito moda e/o comunicazione e infine porto avanti con entusiasmo questo blog. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo - uno dei miei comfort food - oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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