Diego Gualandris è a Milano con le sue Canzoni per animali d’appartamento
Esistono cose di cui non si è mai sazi. Io, per esempio, provo questa sensazione davanti alla bellezza, quella creata da Madre Natura e anche quella creata da noi uomini.
Cerco dunque la bellezza ininterrottamente, poiché credo che nutra gli occhi ma ancora di più cuore, anima e mente. E penso che i luoghi in cui si coltiva bellezza siano necessari e preziosi. Oggi più che mai.
È per questo motivo che apprezzo lo Spazio Pesca, luogo creato dall’omonimo Studio. Studio Pesca nasce nel 2020 dalla visione di Benedetta Gambino: è un collettivo di professionisti che si muove fluidamente tra art direction, graphic design, branding, produzione di eventi e contenuti. Spazio Pesca è la base logistica e si propone come un centro di ricerca applicata, un luogo in cui far incontrare diverse realtà. Si trova in via Paolo Sarpi qui a Milano, nel cuore di Chinatown, e si trasforma, in base all’occasione, in showroom temporaneo, set fotografico, luogo per eventi. È uno spazio dinamico, insomma, aperto a collaborazioni con artisti, designer e brand.
Ci sono stata recentemente, in occasione della presentazione di Canzoni per animali d’appartamento, la mostra personale di Diego Gualandris aperta fino al 13 giugno 2025.

L’esposizione è il secondo appuntamento di the time it takes, un ciclo di mostre avviato a gennaio 2025 a cura di Arianna Pavoncello e Carolina Latour. Proprio come suggerisce il titolo, il progetto esplora il rapporto esistente tra il tempo, la creatività e la complessità della produzione artistica contemporanea.
E qui subentra un altro argomento che a me interessa molto: la preziosità del tempo.
In un’epoca in cui la velocità domina ogni nostra scelta (o quasi), il tempo dedicato alla ricerca e alla progettualità diventa un atto di resistenza. Il progetto the time it takes avvia dunque una riflessione sulla percezione e sulla gestione del tempo nel lavoro e nella ricerca delle artiste e degli artisti rispetto alle sollecitazioni della società di oggi.
Dopo il primo capitolo del progetto (ovvero la mostra personale di Federika Fumarola intitolata Recupero di un tempo di osservazione perduto), Spazio Pesca ospita ora le opere di Diego Gualandris, classe 1993, artista visivo e pittore.
Primo elemento che desidero sottolineare: Gualandris sperimenta vari formati tra cui superfici inusuali. Realizza, per esempio, piccoli dipinti a olio su tavolette in legno, quelle che suo nonno ritagliava per produrre immagini sacre e che lui ha recuperato.
Su queste tavolette crea mondi fantastici che intrecciano mitologia, letteratura e psichedelia. La sua ricerca include la scrittura di storie e favole, popolate dalle stesse creature fantastiche che abitano l’immaginario da cui emergono i suoi dipinti.

In mostra allo Spazio Pesca ci sono due serie dell’artista che hanno come soggetto il sole, un elemento che Gualandris elabora considerandolo non nella sua simbologia ultraterrena e mistica bensì riportandolo alla condizione di essere vivente, di animale. E interessandosi prevalentemente ai suoi passaggi di stato e di età.
E questa è la prima sorpresa della mostra: gli animali da appartamento non sono infatti (come si potrebbe magari pensare) i classici gatti, cani, criceti, pesci rossi o pappagallini. L’animale, qui, è il sole ritratto in quelli che lui definisce «pittura da salotto in cui ogni dipinto è un occhio aperto sulla vita delle persone in questi spazi».
«Quadri di piccolo formato, quadri d’appartamento, entrano in un luogo trovandosi tra sconosciuti e, come telecamere accese, apparentemente innocui, rovistano nelle vite degli altri osservandoli», aggiungono le curatrici Arianna Pavoncello e Carolina Latour.
«Una moltitudine di piccoli occhi pulsanti scruta noi spettatori – sottolineano ancora Pavoncello e Latour – e, come animali appostati, ci costringono a prendere le misure per avvicinarli, a muoverci piano ma tenendo lo sguardo fisso su di loro. Una colonia di soli ha preso possesso dell’appartamento, abitandone le stanze.».
Insomma, i quadri di Gualandris, pensati per vivere in appartamento, ci osservano in un gioco che diventa reciproco.
Se noi osserviamo loro, come facciamo abitualmente con i dipinti appesi in una stanza, ecco che in realtà anche loro osservano noi. E a essere protagonista di questi quadri è, come detto, il sole.

Nella prima serie intitolata Il sole da giovane, il sole è nella sua adolescenza, nel pieno della sua potenza.
Questi soli sembrano cercare il loro spazio e pulsano di un’energia potente proprio come avviene agli esseri umani in fase adolescenziale. Potente eppure anche inconsapevole del fatto che, tra sei o sette miliardi di anni, anche lui morirà, proprio come tutti gli esseri viventi. Lingue di fuoco protendono all’esterno come tentacoli, contenendo nella loro stessa forma l’allusione a qualcosa di biologico, alla potenza della vita. Questi soli assomigliano a fiori oppure ricordano la rappresentazione dei virus sui libri di biologia.
La seconda serie (tra l’altro presentata per la prima volta proprio in questa mostra) è diversa. Riflette un tempo in cui i soli, ormai nella loro fase adulta, sono collocati su una linea immaginaria di orizzonte da cui nascono infiniti mondi.
Un paesaggio desertico è debolmente illuminato da un sole nell’atto di sorgere o tramontare. L’immagine viene rielaborata e riproposta in più versioni, diventando una sorta di icona sacra contemporanea in cui l’artista stesso si è imbattuto casualmente. L’ispirazione viene dalla copertina del Vangelo e Atti degli Apostoli delle Edizioni San Paolo, una tra le versioni più diffuse fin dagli anni Settanta, molto usata nella catechesi.
È un’immagine così capillarmente diffusa e culturalmente interiorizzata da aver risvegliato in Gualandris ricordi d’infanzia.


Il paesaggio di un immaginario territorio mediorientale esce da quella copertina e viene declinato in una sorta di ciclo fantasy-pittorico in cui quel riferimento visivo sposa ulteriori ispirazioni. Si parte dal film d’animazione Fantasia di Walt Disney passando per il romanzo Dune di Frank Herbert fino ad approdare a Tatooine, il pianeta desertico che dà i natali alla famiglia Skywalker nell’universo fantascientifico del ciclo di Star Wars.
La potente semplicità dell’immagine terra-sole-cielo viene trasformata e declinata da Gualandris in infiniti mondi che l’osservatore può attraversare. Un’astrazione mentale che permette all’artista di abitare, e far abitare, momentaneamente mondi fantastici ereditati dalla cultura fantasy, vera e propria mitologia contemporanea.
I suoi sono paesaggi onirici o metafisici o distopici. Dipende non solo da lui, ma anche da chi guarda.
«In ogni opera mi sembrava di essere un chilometro più avanti, di aver fatto un viaggio», mi ha detto Gualandris raccontandomi il suo progetto.
In una Milano sempre in movimento (un movimento a volte fin troppo veloce e che tutto travolge), Studio Pesca propone, attraverso il progetto the time it takes, un’occasione per ritrovare il tempo. E anche il valore e la bellezza della creazione.
Emanuela Pirré
CANZONI PER ANIMALI D’APPARTAMENTO
Mostra personale dell’artista Diego Gualandris
A cura di Arianna Pavoncello e Carolina Latour
Chapter II del ciclo di mostre the time it takes
Aperta fino al 13 giugno 2025
Studio Pesca
Via Paolo Sarpi 56, Milano
Ingresso libero su appuntamento prenotando all’indirizzo info@spaziopesca.art
Orari: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18
Diego Gualandris (1993, Albino, Bergamo) è un artista visivo e pittore. Ha esposto in varie istituzioni tra cui Triennale Milano e il Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 2020 ha ricevuto il Pollock-Krasner Foundation Grant.
Carolina Latour è storica dell’arte e curatrice indipendente. Collabora con il museo MAXXI di Roma e si occupa di organizzazione e gestione di progetti culturali in contesti pubblici e privati, in Italia e all’estero.
Arianna Pavoncello è manager dello Studio di Restauro e Conservazione Merlini-Storti dal 2016. Si occupa di curatela di progetti culturali e didattici, passione che coltiva anche con progetti indipendenti.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.