La principessa e il mare

L’atmosfera e l’arrivo della principessa

Durante l’ultima Milano Fashion Week, un angolo – o per meglio dire un intero piano – di Corso Venezia 47 è stato trasformato nel palazzo reale di Bangkok dove l’aria vibra di luce e d’incenso. È diventato il momentaneo atelier Sirivannavari, uno spazio dove i tessuti appesi ai manichini sembrano creature sospese, pronte a prendere vita.

Sirivannavari Nariratana Rajakanya, principessa della Thailandia, emana un’aura che si percepisce ancor prima che parli. Quando è entrata durante la presentazione della sua nuova collezione, i suoi movimenti hanno trasmesso una calma quasi monastica, ma si è intravista anche una qualità sorprendentemente concreta: la consapevolezza di aver scelto di dedicarsi con impegno a generare bellezza.

Moda, identità e reinvenzione

La moda, per lei, non è un trono né una ribellione. È una lingua: «è un dialogo tra passato e presente». C’è calma in queste sue parole, parlando di sete e ricami. «La mia eredità mi radica, ma la moda mi offre libertà. Non è ribellione, è reinvenzione.»

Reinvenzione: una parola che in bocca sua suona come un atto politico, un modo di riconciliare la grazia del lignaggio con la vertigine della creazione.

Parla del suo lavoro come di un viaggio iniziato da Parigi – la città che le ha insegnato la disciplina, la struttura, il respiro dell’haute couture – e tornato poi a Bangkok, dove la tradizione si trasforma in energia nuova. «Da Parigi ho portato la precisione e la filosofia della couture. Dalla Thailandia ho preso la spiritualità, il calore. Li ho fusi per creare un linguaggio mio».

Nelle sue parole si avverte la consapevolezza di chi ha trasformato l’appartenenza in un’estetica. Non più Est contro Ovest, ma due sensibilità che si abbracciano, come fili di seta intrecciati alla stessa luce.

The Eternal Nautilus e il valore della tradizione

The Eternal Nautilus – la collezione SS 2026 che ha presentato in occasione della MFW – è il suo manifesto. «Mi sono ispirata al mare» racconta, «alla sua eleganza, alla sua forza, al suo mistero». Ogni capo è una variazione sull’idea del movimento: dalle tinture all’indaco di Sakon Nakhon alle miscele di canapa e seta di Chiang Mai, fino al denim realizzato nel Women’s Correctional Institution, un progetto che restituisce dignità attraverso il lavoro.

La tradizione, sotto la sua mano, non è mai nostalgia: è materia viva.

Nel suo atelier, gli artigiani si muovono con una delicatezza che sembra antica. «Le vesti cerimoniali del passato incarnano valori che rispetto», spiega. «Le reinterpreto con tessuti innovativi, ricami intricati. Con SIRIVANNAVARI Atelier e Academy preserviamo lo spirito dell’artigianato thailandese, ma lo portiamo nel presente».

È una religione del dettaglio, un culto del gesto lento.

La sua visione del lusso e della musa contemporanea

Eppure, dietro quella calma, pulsa un’urgenza. Sirivannavari osserva il mondo della moda con la freddezza lucida di chi non teme di metterlo in discussione. «Il vero lusso non è l’eccesso», dice, «ma il significato. È la consapevolezza che ciò che indossi rifletta chi sei. La moda deve parlare alla vita reale, non allontanarsene».

Quando descrive la sua musa, il suo tono appare più intimo. «È una donna cosmopolita e contemporanea, sicura, espressiva, naturalmente elegante. Penso a figure come Jennie delle Blackpink, Jenna Ortega o Miley Cyrus: donne che reinterpretano la femminilità con forza e libertà. Per la linea maschile, immagino Eddie Redmayne o Jacob Elordi: raffinati, ma carismatici».

C’è in lei un gusto cinematografico, quasi felliniano, per la contraddizione: grazia e grinta, rigore e ironia, fragilità e potere.

Arte, destino e il significato della bellezza

Ogni collezione, dice, è un frammento della sua autobiografia. «Esprimo la mia arte attraverso moda, fotografia e pittura. Sono i linguaggi con cui racconto la mia storia».

E in effetti, guardandola, si ha la sensazione che ogni abito, ogni colore, ogni ricamo sia una frase del suo diario. Una memoria scritta a filo d’oro.

Quando si congeda, lo fa con la grazia di chi è abituata al cerimoniale, ma anche con la libertà di chi se ne serve per disarmarlo.

Restano il profumo delle stoffe, la calma disciplinata dell’atelier. E un pensiero che non se ne va: che in Sirivannavari convivano i sette peccati e le sette virtù della moda. La superbia del talento, la lussuria della forma, la gola della perfezione, ma anche la pazienza, la misura, la fede nel lavoro fatto bene.

Una principessa, sì. Ma anche una donna che usa la moda per dire qualcosa di più grande: che la bellezza non è privilegio, è vocazione.

E che il mare – come la vita – non si comanda. Si ascolta.

Francesca Soba

 

Photocredits: GarboPress

 

 

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Francesca Soba

Appassionata d’arte, amante del bello in ogni sua forma e con un’irresistibile attrazione per le montagne innevate, mi sento una vera e propria esploratrice del mondo della cultura e della natura. Dopo aver conseguito la laurea in Conservazione e Gestione dei Beni Culturali presso l’Università di Trento, ho sviluppato una carriera dinamica e ricca di esperienze in ambito culturale, combinando rigore accademico e creatività. Ho poi conseguito ulteriori qualifiche che arricchiscono il mio profilo, tra cui corsi di specializzazione nel mondo di Sotheby’s e la finanza rapportata al mondo dell’arte. La scoperta della possibilità di unire tecnologia e arte mi ha aperto a un mondo nuovo! Altri corsi sono stati diretti ad approfondire il mio livello di inglese, ora C1, e infine sto seguendo corsi di giornalismo all’Accademia del Lusso a Milano. Ma non c'è solo il lavoro: posso dire che la mia energia si sprigiona tra le cime delle montagne, dove trova la sua dimensione ideale sciando tra paesaggi mozzafiato. Oppure nei viaggi. Adoro viaggiare e ogni occasione è buona per scegliere la strada verso l’aeroporto! Ho sempre amato scrivere, trovando nella scrittura il mezzo perfetto per esprimermi, non essendo particolarmente incline alle conversazioni. Ogni parola scritta è per me un'opportunità di raccontare e comunicare in modo autentico. Di far conoscere il mio punto di vista sul mondo. Inoltre, sono cresciuta con la passione per la moda, un'influenza importante trasmessa da mia madre, sin da piccola. Questo mi ha permesso di sviluppare un occhio attento ai dettagli, al punto da distinguere un completo Dolce & Gabbana da uno di Maison Margiela con un solo sguardo. Sempre alla ricerca della bellezza in tutte le sue forme, mi sento una professionista versatile, creativa e appassionata, capace di affrontare ogni sfida con entusiasmo e dedizione. Che si tratti di un'opera d'arte da valorizzare o di una pista innevata da conquistare, il mio obbiettivo è sempre lo stesso: dare il massimo e trasformare ogni esperienza in un'opportunità di crescita. Mi trovate anche in Instagram come @frencisoba

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