Un respiro che si fa arte

Euphoяia – Art is in the Air al Balloon Museum – Milano

Nella vasta navata dell’Area MilanoSesto a Sesto San Giovanni, dal 18 ottobre 2025 al 15 marzo 2026, prende forma un’esperienza immersiva che supera il semplice «vedere». La mostra itinerante Euphoяia – Art is in the Air ci invita a entrare in un universo in cui l’aria — invisibile, impalpabile, vitale — diventa materia, forma, presenza.

L’aria che si fa corpo

Camminando tra i cinquemila metri quadrati di installazioni gonfiabili, palloni, bolle sonore e tunnel sospesi, si percepisce subito che l’aria non è solo un elemento passivo: è protagonista. Opere come la gigantesca My Room is Another Fish Bowl di Philippe Parreno — palloncini‐pesce che fluttuano osservando il pubblico — ribaltano la prospettiva: non siamo noi a guardare, ma l’installazione che ci scruta.
In Half the air in a given space di Martin Creed, centinaia di palloncini azzurri riempiono una struttura-serra, trasformandola in un cielo domestico dove l’aria diventa visibile e disorientante.
Ogni opera sembra sussurrare: «Respira. Sentiti vivo in questo spazio».

Pneûma, la forza vitale del respiro

Dietro la leggerezza apparente di queste opere si nasconde un pensiero profondo: quello del “respiro vitale”, il πνεῦμα (pneûma) greco, che per gli antichi indicava l’aria che anima, che muove, che dà vita. Nei filosofi presocratici e nei medici della Grecia antica, il pneûma è il principio vitale che dà origine a tutte le cose, il soffio che informa e ordina la materia, che collega corpo e anima, microcosmo e macrocosmo — l’uomo respirante dentro un universo che respira.
Per Eraclito l’aria era uno dei quattro elementi, ed era parte del ciclo cosmico di trasformazione; qui l’installazione artistica la rende sensibile, tangibile, visibile.
Nel mondo latino, lo spiritus — anch’esso “soffio” — esprimeva la forza vitale, il respiro dell’anima, il soffio divino che anima la materia. Le opere della mostra ci riportano a questa dimensione: non un semplice gioco di palloni, ma un’indagine sul punto in cui materia e respiro si incontrano. Il gonfiabile diventa corpo d’aria, lo spazio si trasforma in un ambiente “respirato”. Ciò che di solito è invisibile — l’aria che ci circonda — qui si fa protagonista scenica.

Un’arte che diventa respiro condiviso

La leggerezza è la cifra più evidente: materiali gonfiabili, geometrie sospese, superfici morbide che si animano con il passaggio del pubblico. Ma non è una leggerezza frivola: è una via di riflessione.
Respirare significa esserci, partecipare, riconoscere la nostra connessione con l’ambiente. Così la mostra si fa esperienza collettiva e diventa “democratica”: ogni visitatore è parte dell’opera, respiro attivo dentro il respiro dello spazio.
In una società che spesso corre e dimentica di respirare, Euphoяia – Art is in the Air ci invita al rallentamento, all’ascolto, al silenzio immersi tra le bolle. È un ritorno alla semplicità del vivere.

Vita, corpo e spazio: una triade antica

Gli antichi ci ricordano che la vita non è solo uno stato, ma un movimento continuo: ὁ ζῆν (o zèn) in dialogo con τὸ πνεῖν (to pnèin), il “vivere” connesso al “respirare”.
Il respiro è il primo gesto che compiamo alla nascita e l’ultimo che ci accompagna nel congedo.
Le opere della mostra traducono visivamente questa idea: bolle che si gonfiano e si sgonfiano, palloni che salgono e scendono, spazi che mutano al passaggio di chi li attraversa. Nulla è statico, tutto respira, così come l’installazione non è fissa: è viva.
Proprio come il corpo vivente, che nel respiro mantiene la relazione con l’esterno e con l’interno.
Come nelle teorie mediche di Galeno, in cui il pneûma era veicolo di vitalità, qui l’aria diventa veicolo di arte e di pensiero. Negli ambienti chiusi ci accorgiamo del respiro. In questi spazi gonfiati, è il respiro stesso a farsi esperienza, avvolgendoci e invitandoci a riflettere. Siamo dentro un sistema, ma ne siamo anche parte viva.

La leggerezza come radice della profondità

La mostra dimostra che la leggerezza, spesso associata alla superficialità, può diventare radice di profondità quando si lega al respiro e al senso di appartenenza al mondo, quindi con la dimensione esistenziale. Non è evasione, ma ritorno all’essenziale: se possiamo giocare con l’aria, è perché l’aria ci sostiene, ci attraversa, ci anima.
Quando l’installazione ci invita a muoverci, respirare, guardare dall’interno ciò che di solito osserviamo dall’esterno, si crea un ponte tra estetica e ontologia: tra l’arte che si vede e quella che ci fa sentire vivi.

Respirare: la meraviglia di essere vivi

Euphoяia – Art is in the Air non è semplicemente un’esperienza visiva. È un invito a respirare la città, a sentirsi parte di un’aria che non è più semplice sfondo, ma materia vivente. È un gioco che si fa serio, una bolla d’aria che ci ricorda come ogni respiro sia un atto creativo.
E mentre ci si scatta un selfie tra torri gonfiabili e nuvole sospese, vale la pena fermarsi un istante e ascoltare: l’eco di un respiro antico, quel pneûma che da millenni ci sussurra che siamo vivi perché respiriamo, e respiriamo perché apparteniamo al mondo.
In fondo, respirare è la forma più semplice di meraviglia — e questa mostra ce lo ricorda con eleganza, leggerezza e… un palloncino.

Federica Latorre

 

Images are courtesy of Rota&Jorfida – International Press Office

 

INFO UTILI:

Euphoяia – Art is in the Air

Balloon Museum

Area MilanoSesto

Viale Italia, 576

Sesto San Giovanni (MI)

Dal 18 ottobre 2025 al 15 marzo 2026

Per ulteriori info e biglietteria il sito qui

 

 

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Federica Latorre

I miei studi hanno seguito un sentiero classico sin dal liceo fino all’università, dove la passione per il passato e la letteratura antica si è intrecciata con l’amore per l’arte e la cultura. Ma c'è un'altra scintilla che mi anima: la moda. Non è solo una passione — è un linguaggio, un ponte tra ciò che ero e ciò che aspiro a diventare. Il mio animo si divide tra la cenere dorata delle parole di Omero e Virgilio, tra le architetture classiche che respirano storia, e l’impazienza di guardare avanti, esplorare trend, respirare novità. Così, trovare nella scrittura di moda il perfetto connubio tra le mie due anime è stata una rivelazione. Nella scrittura cerco di unire la lentezza e la profondità dello sguardo sul passato, con la leggerezza e la curiosità verso il futuro. Scrivo per condividere, non per insegnare; per tessere ponti tra ciò che è stato e ciò che sarà. Non credo nella nostalgia fine a sé stessa né nell’ossessione statica del nuovo. Scrivo per cercare il punto esatto in cui il classico si reinventa. E per me significa attraversare il tempo: dalla parola scolpita nel marmo a quella stampata su una rivista. Il senso è nella connessione.

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