Parigi, il dovere di perdersi nella meraviglia e di innamorarsi della Ville Lumière
Parigi è una magia di cui non si conosce la formula. Ha quell’ineguagliabile potere di incantare passo dopo passo. Lascia senza parole indipendentemente da quante volte possano essere state percorse le sue strade. Ha un’eleganza snob che profuma di burro e pane appena sfornato. Ha dei tratti inconfondibili, che la caratterizzano in ogni suo angolo.
Perdersi a Parigi almeno una volta nella vita è un diktat, un imperativo morale che impone di farsi travolgere da una bellezza incontrastata.
In questo naufragare edonistico esistono, però, delle tappe imperdibili e degli spunti che meritano di essere messi in lista prima di partire per la Ville Lumière.
La primissima cosa da segnarsi: evitare il più possibile di prendere la metropolitana.
Parigi va amata col naso all’insù! Bisogna ricordarselo molto bene, altrimenti si rischia di perdersi un gioiello incredibile come il Musée de la Sculpture en plein air, un autentico museo all’aria aperta con opere che catturano subito l’attenzione. Passeggiando sul quai Saint-Bernard, tra il ponte d’Austerlitz e il ponte Sully, trovano loro naturale collocazione delle incredibili sculture che abitano con eleganza il verde, in una perfetta cornice lungosenna.

Sempre lungosenna, vale la pena curiosare tra i bouquinistes, lasciandosi trasportare nel passato, tra libri usati e stampe. Occorre però andare oltre, osservare tutto con un occhio meticoloso e curioso. Solo in questo modo sarà possibile scorgere piccoli tesori di street art che danno un sapore elegantemente contemporeano ad un look bohémien.

Proseguendo oltre, è incredibile imbattersi, sempre sulla riva sinistra, nel Quartiere Latino con tutte le sue sfumature. Ha un animo caldo, autentico. Ogni via, ogni vicolo sembrano voler raccontare una storia. A ogni angolo si può trovare ristoro e gustare piatti tipici della tradizione francese o della cucina internazionale.
Continuando a camminare, merita cambiare lato della Senna, passando dalla Rive Gauche alla Rive Droite, dove ci si imbatte nella maestosità del Louvre, per poi rimanere totalmente ammaliati dai Jardines des Tuileries. Questo immenso e curatissimo giardino sembra suggerire una meritata pausa, offrendo scorci panoramici veramente degni di nota. È un luogo spesso gremito di gente, eppure trasmette contemporaneamente un senso di pace e gioia e permette di fare un bel carico di energia.

Dopo una giusta pausa nel verde urbano parigino, vale davvero la pena visitare il Petit Palais. Si tratta di museo gratuito, curato alla perfezione, in cui si possono ammirare opere di varie epoche. All’interno del Petit Palais convivono mostre permanenti e mostre temporanee che, talvolta, sembrano quasi dialogare tra loro. Da una delle finestre del museo, si nota immediatamente il Bouquet di Tulipani, imponente opera di Jeff Koons a cielo aperto.

Artistica e dovuta deviazione rispetto alla Senna la richiede il quartiere di Montmartre. L’animo pigro va lasciato in albergo e bisogna portare con sé l’io che necessita di quella bellezza bohémien tipica di questa celebre area parigina. Passo dopo passo, si può riprendere fiato fotografando ogni angolo. Una dopo l’altra compaiono piccole grandi opere di street art. Una contemporanea galleria urbana che si lascia ammirare con stupore. Niente è banale, tutto ha un suo ruolo ben definito. L’apoteosi, però, si raggiunge quando, oltre un muro perfettamente tempestato di opere, si spalanca un panorama mozzafiato su una Parigi che fa subito innamorare.


E tornando dove la città è nettamente più pianeggiante, non si può non volgere lo sguardo alla Tour Eiffel. Lei, conscia di essere simbolo incontrastato della capitale francese, guarda tutti dall’alto, sapendo benissimo di essere osservata. Non ha bisogno di presentazioni e si impone da diversi angoli, protagonista indiscussa di innumerevoli scorci.

La bellezza vera, sincera e silente di Parigi, però, si scopre direttamente dalla Senna. Non è vacanza parigina senza un giro in battello, per ammirare la città dal basso, per scorgerne tutte le sfaccettature rimanendo lontani dal caos, dalla ressa. Lì, ogni visitatore, si trova a vivere un dialogo intimo e profondo con la città, ne ruba frammenti che conserverà come ricordi indelebili. Per apprezzarne ancor di più l’aspetto intimistico ed esclusivo, occorre vivere quest’esperienza al tramonto, lasciandosi cullare dal fiume che scorre e tingere dai colori del cielo che mutano instante dopo istante.

E quindi sì, Parigi è una magia di cui non si conosce la formula. È un’emozione a cui non si può dare un nome. È un sentimento. Ogni volta racconta una storia nuova. Forse siamo noi che non la leggiamo con gli stessi occhi, però appare sempre diversa ed eterna allo stesso tempo. Parigi guida a una lettura mai univoca. È consapevole della propria bellezza e la sfoggia vanesia senza alcun timore. Chi potrebbe impedirglielo?

Parigi impone di perdersi nella meraviglia, dà il diritto di sognare ad occhi aperti per le proprie strade, con un immancabile sottofondo percepito che ci suggerisce che la Vie (è) en rose, anche quando non sembra. E, forse, è proprio quando la vita ci sembra più buia che dobbiamo prendere un aereo e immergerci nello splendore della Ville Lumière.
Federica Santini
Federica Santini
Classe 1992. Nata nel giorno che spacca l'anno a metà. Creata per rompere ogni tipo di schema e per tendere volutamente all'imperfezione. Vedo i volti nelle case, resto senza fiato davanti agli edifici abbandonati andati in rovina, mi perdo nella bellezza dei fiori che nascono dalle crepe. Curiosa, resistente, determinata, piena, ribelle e caoticamente umana. La mia penna è viva, sincera ed irriverente.