Londra si prepara ai BAFTA 2026
Londra, dove il cinema indossa il frac (e l’alta moda)
A Londra, nel cuore dell’inverno, c’è un momento preciso in cui la città sembra rallentare il passo. I taxi neri scivolano sull’asfalto umido, il West End si accende di riflessi dorati e il cinema, per una sera, decide di vestirsi come si conviene.
È la stagione dei BAFTA, quando lo schermo incontra l’alta moda e il talento sfila, con studiata nonchalance, su uno dei tappeti rossi più osservati e meno urlati del mondo.
Perché ai BAFTA non si ostenta: si indossa. Con misura. Consapevolezza. Con quella discrezione tutta britannica che trasforma l’eleganza in linguaggio.
Quando la Gran Bretagna decise di premiarsi
Era il 1947 quando, in un Paese ancora segnato dal dopoguerra, il cinema divenne una forma di ricostruzione morale. Fondare la British Academy of Film and Television Arts significava affermare un principio quasi rivoluzionario: la cultura non è un lusso da tempi migliori, ma una necessità permanente.
Mentre Hollywood costruiva sogni a colori, la Gran Bretagna rifletteva (spesso in bianco e nero) su identità, classe, memoria. I BAFTA nascono così: non come imitazione degli Oscar, ma come loro controcanto elegante. Meno clamore, più pensiero. Meno eccesso, più stile.
La maschera che osserva
Il simbolo dei BAFTA è una maschera dorata. Non sorride, non ammicca. Osserva. È un volto teatrale che ricorda come il cinema sia, prima di tutto, finzione consapevole. Un gioco serissimo. Riceverla non significa solo essere celebrati, ma essere riconosciuti come parte di una tradizione che privilegia l’intelligenza narrativa.
Nel tempo, i BAFTA hanno spesso anticipato Hollywood, talvolta l’hanno smentita con aplomb. Hanno premiato film politici, storie intime, opere scomode. Mai per provocare. Sempre per convinzione.

Cinema e costume: una questione britannica
I BAFTA sono anche un fatto di costume. Raccontano un’idea precisa di glamour: sobrio, colto, allergico all’eccesso. Qui la moda non serve a distrarre dal cinema, ma ad accompagnarlo, come una colonna sonora ben scritta.
Il red carpet londinese non è mai una passerella gridata: è una scena. E come ogni scena ben riuscita, funziona solo se chi la attraversa sa interpretarla.
Quando la moda ha un volto (e una storia)
Negli anni, alcune Maison hanno trovato nei BAFTA un palcoscenico naturale e interpreti ideali in certi attori e attrici.
La teatralità colta di Dolce & Gabbana si riflette perfettamente in personalità forti e magnetiche come Monica Bellucci, capace di trasformare ogni abito in un’affermazione di potere silenzioso, e in Colin Firth, che ha dimostrato come l’eleganza inglese possa concedersi l’opulenza senza perdere credibilità.
L’identità fluida e intellettuale di Gucci trova una voce naturale in Timothée Chalamet, che sul red carpet trasforma ogni apparizione in un discorso culturale, e in Dakota Johnson, interprete di una modernità mai urlata.
Il rigore architettonico di Dior vive nella classicità contemporanea di Natalie Portman e nell’eleganza inquieta di Robert Pattinson, che ha reso il tailoring maschile sorprendentemente narrativo.
Con Chanel, il tempo sembra sospendersi. Keira Knightley, storica ambassador del brand, ne incarna con armonia la continuità storica, mentre Kristen Stewart ha portato la maison in una dimensione più androgina e contemporanea.
Il lusso dinamico e globale di Louis Vuitton si riflette nella grazia moderna di Emma Stone e nella presenza magnetica di Zendaya, simbolo di una nuova idea di star system.
C’è poi Valentino che ai BAFTA sembra sempre sentirsi a casa: nel romanticismo colto di Anne Hathaway e nell’audacia emotiva di Florence Pugh, capace di rendere l’eleganza un gesto contemporaneo.

L’eleganza dell’attesa
Il 27 gennaio, con l’annuncio delle nomine ai BAFTA Film Awards 2026, non inizia solo la corsa ai premi, ma anche quella, silenziosa e attentamente osservata, allo stile.
La cerimonia si terrà il 22 febbraio, quando Londra tornerà a rallentare il passo e il cinema, ancora una volta, sceglierà come presentarsi al mondo.
Perché, qui, ogni candidatura è una presa di posizione culturale e ogni abito una dichiarazione estetica.
Le nomination raccontano il cinema del nostro tempo; il red carpet racconterà il modo in cui quel tempo sceglie di presentarsi.
I BAFTA restano un unicum nel panorama internazionale. Premi che parlano a bassa voce eppure con grande autorevolezza. Un red carpet che non insegue il clamore, ma coltiva la misura.
A Londra, a febbraio, il cinema non viene solo celebrato.
Viene interpretato e vestito con quella rara forma di lusso che non passa mai di moda: lo stile.
Francesca Soba
Francesca Soba
Appassionata d’arte, amante del bello in ogni sua forma e con un’irresistibile attrazione per le montagne innevate, mi sento una vera e propria esploratrice del mondo della cultura e della natura. Dopo aver conseguito la laurea in Conservazione e Gestione dei Beni Culturali presso l’Università di Trento, ho sviluppato una carriera dinamica e ricca di esperienze in ambito culturale, combinando rigore accademico e creatività. Ho poi conseguito ulteriori qualifiche che arricchiscono il mio profilo, tra cui corsi di specializzazione nel mondo di Sotheby’s e la finanza rapportata al mondo dell’arte. La scoperta della possibilità di unire tecnologia e arte mi ha aperto a un mondo nuovo! Altri corsi sono stati diretti ad approfondire il mio livello di inglese, ora C1, e infine sto seguendo corsi di giornalismo all’Accademia del Lusso a Milano. Ma non c'è solo il lavoro: posso dire che la mia energia si sprigiona tra le cime delle montagne, dove trova la sua dimensione ideale sciando tra paesaggi mozzafiato. Oppure nei viaggi. Adoro viaggiare e ogni occasione è buona per scegliere la strada verso l’aeroporto! Ho sempre amato scrivere, trovando nella scrittura il mezzo perfetto per esprimermi, non essendo particolarmente incline alle conversazioni. Ogni parola scritta è per me un'opportunità di raccontare e comunicare in modo autentico. Di far conoscere il mio punto di vista sul mondo. Inoltre, sono cresciuta con la passione per la moda, un'influenza importante trasmessa da mia madre, sin da piccola. Questo mi ha permesso di sviluppare un occhio attento ai dettagli, al punto da distinguere un completo Dolce & Gabbana da uno di Maison Margiela con un solo sguardo. Sempre alla ricerca della bellezza in tutte le sue forme, mi sento una professionista versatile, creativa e appassionata, capace di affrontare ogni sfida con entusiasmo e dedizione. Che si tratti di un'opera d'arte da valorizzare o di una pista innevata da conquistare, il mio obbiettivo è sempre lo stesso: dare il massimo e trasformare ogni esperienza in un'opportunità di crescita. Mi trovate anche in Instagram come @frencisoba