Paris Internationale Milano è la prima edizione della fiera d’arte parigina fuori dalla Francia
Dal 18 al 21 aprile 2026, arriva nel capoluogo lombardo l’evento Paris Internationale Milano, fiera d’arte alla sua prima edizione fuori dalla Francia.
La manifestazione ha luogo negli spazi di Palazzo Galbani in via Fabio Filzi, a pochi passi dal Pirellone. Organizzata durante la Milano Art Week e a cavallo dei primi giorni di apertura della Milano Design Week, Paris Internationale Milano riunisce una selezione internazionale di 37 gallerie i cui programmi riflettono appieno l’identità della fiera: una piattaforma che mette in dialogo pratiche artistiche emergenti e ricerche già consolidate, creando uno spazio di incontro tra generazioni, geografie e sensibilità diverse della scena contemporanea.
Fondata a Parigi nel 2015 da un gruppo di galleristi, Paris Internationale è indipendente, non profit e promuove un modello di fiera alternativo: più concentrato, curatoriale e attento alle esigenze di artisti e operatori del settore. A undici anni dalla sua nascita, resta un’organizzazione fedele ai propri principi fondativi, pur essendosi affermata come un momento chiave nel calendario internazionale dell’arte contemporanea. Ha saputo sviluppare un formato distintivo e coerente, capace di dialogare tanto con gallerie molto giovani quanto con realtà più affermate, rimaste fedeli alla fiera nel corso degli anni. Gallerie emergenti e consolidate convivono dunque nello stesso spazio, volutamente mescolate, contrastando la settorializzazione tipica delle fiere d’arte e favorendo un’esperienza più ricca e vibrante per i visitatori.
In un mondo dell’arte segnato da una crescente concentrazione e standardizzazione, Paris Internationale afferma così l’importanza delle iniziative indipendenti. Il suo modello economico consente ad artisti e gallerie di presentare progetti che potrebbero non trovare spazio nei formati rigidi delle grandi fiere, preservando un luogo per la sperimentazione, il rischio e le voci singolari.
Pur avendo una natura commerciale, Paris Internationale non è orientata al profitto. Tutti i proventi vengono reinvestiti nell’edizione successiva e l’ingresso è gratuito fin dal primo anno, a testimonianza di un forte impegno verso l’accessibilità e la formazione.
Questa apertura ha contribuito a rendere Paris Internationale una fiera in cui artisti, studenti, curatori, collezionisti e pubblico più ampio si sentono tutti ugualmente benvenuti.

LA SCELTA DI MILANO E LO SPAZIO
Oggi, con la sua prima edizione internazionale fuori dalla Francia, Paris Internationale estende il suo spirito collettivo e nomade oltre Parigi. Perché inaugurare tale prima edizione a Milano? Perché questa città è sembrata la scelta giusta? Alla domanda risponde Nerina Ciaccia della Galleria Ciaccia Levi, co-fondatrice di Paris Internationale.
«Milano riunisce diverse qualità che risuonano profondamente con Paris Internationale: una forte cultura del collezionismo, una tradizione consolidata nell’arte contemporanea e una prossimità eccezionale tra arte, design, architettura e produzione. È una città in cui le idee circolano trasversalmente tra le discipline e in cui collezionisti — privati e istituzionali — sono attivamente coinvolti nella creazione contemporanea. Ma, soprattutto, ci è sembrato il momento giusto. L’arrivo a Milano non è stato una scelta automatica o opportunistica, bensì una decisione ponderata, legata a una fase precisa di maturazione della città e del suo ecosistema culturale. Durante la Milano Art Week e la Milano Design Week, Milano offre un contesto di grande intensità ma anche di reale attenzione, che ci consente di mantenere il ritmo, la scala e l’approccio curatoriale che definiscono Paris Internationale, senza sovrapporci al calendario esistente ma inserendoci in modo complementare».
Paris Internationale Milano ha sede negli spazi di Palazzo Galbani, edificio modernista costruito tra il 1956 e il 1959 su progetto dei fratelli Eugenio ed Ermenegildo Soncini – importanti protagonisti del dopoguerra milanese – con ingegneria strutturale di Pier Luigi Nervi. L’edificio è oggi oggetto di un intervento di recupero orientato alla conservazione curato dallo studio milanese Park.
L’allestimento della fiera è sviluppato in collaborazione con lo studio svizzero Christ & Gantenbein che dal 2022 accompagna Paris Internationale nella definizione della sua identità spaziale. Insieme ai designer milanesi NM3, sono autori di un sistema modulare di pareti autoportanti pensato per essere riutilizzato nelle future edizioni.

LE GALLERIE SELEZIONATE, GLI ARTISTI E I PROGETTI
Selezionate per la coerenza e l’ambizione dei loro programmi, le gallerie partecipanti comprendono realtà già da tempo parte della comunità della fiera — tra cui Ciaccia Levi (Parigi/Milano), Crèvecœur (Parigi), Deborah Schamoni (Monaco), Gregor Staiger (Zurigo Milano), Stereo (Varsavia) e Veda (Milano). Sono affiancate da altre gallerie che partecipano alla manifestazione per la prima volta, tra cui Emanuela Campoli (Parigi/Milano), Jocelyn Wolff (Parigi), kaufmann repetto (Milano/New York), Luisa Delle Piane (Milano) e Sylvia Kouvali (Londra/Pireo).
Fedele al proprio approccio curatoriale, Paris Internationale privilegia presentazioni ambiziose e spesso dedicate a uno o due artisti e concepite come vere e proprie mostre. Un formato che incoraggia uno sguardo più lento e attento e consente alle gallerie di articolare proposte coerenti e sofisticate, in cui le opere entrano in relazione tra loro e con lo spazio, favorendo un dialogo diretto tra artisti, galleristi e pubblico. In questo contesto, le gallerie partecipanti presentano una serie di progetti che restituiscono la varietà di pratiche, ricerche e generazioni che attraversano oggi la scena artistica internazionale.
La selezione si articola in una serie di presentazioni puntuali, pensate come dialoghi tra due artisti o monografiche, tra cui spiccano Leonora Carrington con Galerie 1900–2000 (Parigi), Prinz Gholam con Jocelyn Wolff (Parigi), Caroline Bachmann e Walter Pfeiffer con Gregor Staiger (Zurigo/Milano) e Lou Masduraud con Mezzanin (Ginevra). Emanuela Campoli (Parigi/Milano) presenta inoltre un’opera di grande formato, di respiro museale, di Nick Mauss in relazione con Benni Bosetto, rafforzando ulteriormente quell’attitudine a proporre progetti del tutto simili a mostre.
Tra gli artisti presentati, Crèvecœur (Parigi) mette in primo piano Martine Bedin, architetta e designer tra fondatori del gruppo Memphis, mentre Deborah Schamoni (Monaco) presenta Maria VMier e Nicole Wermers. Ibuki Inoue è presentato da Ciaccia Levi (Parigi/Milano) e Tomasz Kręcicki da Stereo (Varsavia), a conferma dell’attenzione verso le nuove generazione di artisti. Il percorso include inoltre un dialogo tra Gaetano Pesce e Giovanni De Francesco da Luisa Delle Piane (Milano), così come la presentazione di Renato Spagnoli, proposta congiuntamente da Laveronica (Modica) e Gian Marco Casini (Livorno).
Da segnalare anche Alek O. e Santo Tolone con Martina Simeti (Milano), David Medalla con Mountains (Berlino) e un dialogo tra l’artista storica Anna Zemánková e Samuel Haitz, presentato congiuntamente da Sophie Tappeiner (Vienna) e Triangolo (Cremona).

GLI SPECIAL PROJECTS E IL PUBLIC PROGRAM
Accanto alle presentazioni delle gallerie, gli Special Projects costellano i vari piani dell’edificio come interventi site-responsive in dialogo con lo spazio.
Concepiti come momenti di concentrazione lungo il percorso espositivo, questi progetti ampliano il formato tradizionale della fiera e ne rafforzano la vocazione alla sperimentazione.
Tra gli Special Projects si segnalano quelli di Anthea Hamilton presentato da kaufmann repetto (Milano/New York), Ambra Castagnetti da Francesca Minini (Milano), Anna Franceschini da Vistamare (Milano/Pescara), oltre a Lee Scratch Perry da suns.works (Zurigo) e Robert Mapplethorpe da Franco Noero (Torino). Keteleer (Anversa) e Lia Rumma (Milano/Napoli) propongono inoltre un progetto congiunto di Luca Monterastelli, mentre Ordet (Milano) dedica uno spazio a Cosima von Bonin.
Paris Internationale è, come di consueto, affiancata da collaborazioni speciali che danno vita a un ricco public program, capace di coinvolgere il pubblico durante i giorni della manifestazione con appuntamenti come talk, panel, workshop. Ci sono inoltre le Daily Dérives, un percorso di visite guidate condotte da ospiti d’eccezione.
Tutto – dalle presentazioni ai progetti passando per il programma di eventi – contribuisce ad ampliare le prospettive della fiera e a consolidarne il ruolo di piattaforma di incontro e confronto sull’arte contemporanea. Dopo aver visitato l’anteprima e averne respirato l’atmosfera stimolante, siamo felici di lasciare ai nostri lettori tutte le informazioni necessarie per partecipare. Ne vale davvero la pena.
Emanuela Pirré
PARIS INTERNATIONALE MILANO
Sabato 18 aprile: 11h — 20h
Domenica 19 aprile: 11h — 20h
Lunedì 20 aprile: 11h — 20h
Martedì 21 aprile: 11h — 19h
Palazzo Galbani
Via Fabio Filzi 25r, Milano
Metro: Centrale FS, M2 oppure M3
L’ACCESSO E IL PUBLIC PROGRAM COMPLETO
L’accesso a Paris Internationale Milano richiede la registrazione. Il modulo di accreditamento è disponibile qui.
Per la sua prima edizione a Milano, Paris Internationale presenta un programma pubblico articolato in quattro giorni di talk, conversazioni e visite guidate. Coinvolgendo prospettive sia locali che internazionali, il programma è aperto, informale e gratuito, per offrire un luogo in cui le idee circolano senza gerarchie.
Qui ci sono tutti i talk, che si tengono al 3° piano, con i link per confermare la partecipazione.
Le Daily Dérives, il programma di conversazioni guidate da figure di primo piano del mondo dell’arte, accoglieranno i visitatori desiderosi di una guida esperta e dello sguardo attento dei professionisti invitati. Punto di incontro all’ingresso. Qui ci sono tutti gli appuntamenti con i link per confermare la partecipazione.
Come avviene ogni anno a Parigi, anche a Milano una libreria estende la vita della fiera oltre il formato espositivo, offrendo uno spazio in cui fermarsi, al 7° piano, per leggere e approfondire le pratiche artistiche attraverso l’editoria. Sviluppato insieme a Commerce, libreria e project space con sede a Milano, il programma è radicato nel contesto locale e ospita sessioni di firma copie e incontri informali con artisti, autori, editori durante tutta la durata della fiera. Per gli eventi di Book Signing – Firma copie: qui c’è l’elenco completo con i link per confermare la partecipazione.
LE GALLERIE PARTECIPANTI
Galerie 1900-2000, Parigi
Art : Concept, Parigi
Ciaccia Levi, Parigi/Milano
Clima, Milano
Commerce, Milano
C/O Bardi, Firenze/Zurigo
Crèvecœur, Parigi
Current Plans, Hong Kong
Deborah Schamoni, Monaco di Baviera
Emanuela Campoli, Parigi/Milano
Ermes Ermes, Roma
Francesca Minini, Milano
Franco Noero, Torino
Gian Marco Casini, Livorno
Gregor Staiger, Zurigo/Milano
Jocelyn Wolff, Parigi
Joya, Monaco
kaufmann repetto, Milano/New York
Keteleer, Anversa
Kirchgasse, Steckborn
Laveronica, Modica
Lia Rumma, Milano/Napoli
Luisa Delle Piane, Milano
Martina Simeti, Milano
Mezzanin, Ginevra
Mountains, Berlino
Ordet, Milano
Oskar Weiss, Zurigo
Piktogram, Varsavia
Sophie Tappeiner, Vienna
Stereo, Varsavia
suns.works, Zurigo
Sylvia Kouvali, Londra/Pireo
Triangolo, Cremona
Veda, Milano
Vistamare, Milano/Pescara
zaza’, Milano/Napoli
L’edizione milanese 2026 è organizzata da Ciaccia Levi, Crèvecœur e Galerie Gregor Staiger. È diretta da Silvia Ammon.

Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.
