David Bowie, mio fratello: gli scatti che raccontano l’artista attraverso lo sguardo del fratello Terry Burns
Un racconto per immagini costruisce un ritratto di David Bowie che parte da una relazione privata e attraversa l’intera traiettoria pubblica dell’artista. David Bowie, mio fratello è il progetto dello scrittore David Lawrence con la curatela di Francesco Longo. È in programma per la prima volta in Italia, dopo l’esposizione a Parigi e Saint-Rémy-de-Provence, dal 17 aprile al 12 luglio allo Spazio Musa di Torino.
Il punto di vista della mostra è basato sulla figura di Terry Burns, ovvero il fratellastro di Bowie. Anche se «fratellastro è un termine orribile», come scrive David Lawrence. Meglio piuttosto dire che Terence Guy Adair Burns, detto Terry, è il fratello maggiore di David Bowie. Nasce il 5 novembre 1937 da Margaret Burns e James Isaac Rosenberg che non lo riconosce e abbandona la famiglia prima della sua nascita.
Dieci anni dopo, l’8 gennaio 1947, nasce David Jones (poi David Bowie), figlio sempre di Margaret Burns e di Haywood Stenton Jones. I due si sposano nello stesso anno e Terry e David crescono nello stesso nucleo familiare. Condividono un rapporto che si consolida negli anni dell’adolescenza e Terry diventa una figura determinante nella formazione di Bowie. Lo introduce alla letteratura, al jazz e a un ampio orizzonte culturale che include autori come Jack Kerouac, Francis Scott Fitzgerald, William S. Burroughs, John Steinbeck, William Shakespeare, Ernest Hemingway, Jean Genet. Questo patrimonio di riferimenti incide in modo duraturo sul suo immaginario artistico.
Il loro legame è segnato anche dalla malattia mentale di Terry, la schizofrenia, diagnosticata nei primi anni Sessanta, e dai successivi ricoveri al Cane Hill Hospital. A questa esperienza, Bowie fa riferimento diretto nel brano All the Madmen. Il 16 gennaio 1985, Terry muore suicida, a soli 47 anni, ma la sua figura resta un riferimento costante nell’opera di Bowie. Il videoclip Jump They Say (1993), così come gli album Hours (1999) e Heathen (2002), ne restituiscono tracce esplicite.
All’interno della mostra David Bowie, mio fratello è la voce di Terry Burns a orientare il percorso, offrendo una chiave di lettura che tiene insieme dimensione familiare e costruzione artistica. Con «sguardo del fratello» si intende proprio questo: ciò che Terry ha trasmesso ed espresso. Su quella linea di pensiero, lo scrittore David Lawrence ha costruito un testo unito a fotografie.
Terry è il dispositivo attraverso cui leggere immagini, testi e materiali. La mostra non è dunque una retrospettiva, ma un percorso che mette in relazione episodi biografici, riferimenti culturali e costruzione dell’identità artistica.
«È proprio in questa dimensione più nascosta – scrive il curatore Francesco Longo – che si apre uno spazio nuovo: un Bowie meno iconico e più umano, meno costruito e più vulnerabile».
Il nucleo espositivo di David Bowie, mio fratello riunisce una serie di fotografie, in parte realizzate da autori che hanno seguito Bowie lungo la sua carriera – tra cui rari scatti di Denis O’Regan, Philippe Auliac e Michel Haddi – e in parte provenienti da altri contesti. Le immagini non seguono una sequenza cronologica lineare, ma si organizzano per nuclei, restituendo passaggi, trasformazioni e continuità.
Accanto ai ritratti di Bowie, compaiono figure che ne definiscono il contesto umano e creativo: familiari, musicisti, artisti e intellettuali. Ci sono – tra gli altri – i genitori, il nonno, Thomas Edward Lawrence, Miles Davis, Lou Reed, Iggy Pop, Mick Jagger, Pablo Picasso, Bob Dylan, Brian Eno, Marc Bolan, John Lennon, Elvis Presley, Lindsay Kemp, Bing Crosby, Frank Sinatra, Jimi Hendrix, Jim Morrison, William S. Burroughs, Jean Genet, Jack Kerouac, Syd Barret, Angie Barnett Bowie, Otto Mueller. Il percorso costruisce così una rete di relazioni che rimanda alle influenze alla base del lavoro di Bowie, dalla musica alla letteratura, dalle arti visive al cinema.
All’interno di questo sistema, Terry Burns assume un ruolo strutturale. È attraverso Burns che Bowie entra in contatto con una parte significativa del proprio orizzonte culturale, dalla letteratura al jazz, elementi che poi tornano, trasformati, nella sua produzione. La mostra utilizza questo legame come chiave di lettura, senza isolarlo in una dimensione esclusivamente biografica. È importante segnalare che testi e immagini procedono su due livelli paralleli. La scrittura accompagna il percorso senza funzione descrittiva, costruendo un controcampo narrativo che orienta la lettura delle fotografie.
La mostra è accompagnata da due pubblicazioni, disponibili nello spazio espositivo. La prima pubblicazione è il catalogo David Bowie, My Brother con testi di Denis O’Regan, Philippe Auliac, Michel Haddi, Francis Huster, Martine Assouline, Rupert Wynne James. La seconda è il romanzo biografico David Bowie, My Brother di David Lawrence. Entrambi sono editi da Le Caravelle.
Davide Bowie è stato un artista a tutto tondo e trasformista. Ha saputo attraversare la moda, l’arte, la musica. Non ha mai smesso di lavorare su linguaggio e immagine, in primis sulla propria, smontandola e ricomponendola infinite volte, come se ogni identità fosse solo una tappa provvisoria.
A dieci anni dalla sua scomparsa, Bowie continua a parlarci e non come semplice memoria, ma come possibilità. Un invito a cambiare pelle, ancora una volta. E – come scrive David Lawrence nella sua introduzione – l’augurio che si può fare è che «l’amore fraterno di Terry e David duri per sempre».
Emanuela Pirré
DAVID BOWIE, MIO FRATELLO
Di David Lawrence – a cura di Francesco Longo, direttore artistico di Musa Art Gallery
17 aprile – 12 luglio 2026
Musa Art Gallery, via della Consolata 11/E, Torino
Giorni e orari di apertura: giovedì e venerdì ore 14-18 / sabato e domenica ore 10-18
Ingresso: intero 12 euro / ridotto e Abbonamento Musei 8 euro
Biglietti qui
Maggiori info: Instagram @spaziomusa – Facebook Spazio Musa
David Lawrence
Da oltre trent’anni, David Lawrence cura mostre tra Europa, Marocco e Stati Uniti. A Torino ha esposto il progetto Lettere immaginarie dedicato a Pablo Picasso. Il suo lavoro unisce scrittura e costruzione espositiva con una particolare attenzione al rapporto tra materiali documentari e narrazione.
In David Bowie, mio fratello questo approccio si traduce in un progetto sviluppato nell’arco di più di un anno di ricerca. Alla base c’è anche una componente personale: David Lawrence ha attinto ai ricordi del fratello maggiore Philippe, anche lui segnato da problemi di salute mentale esattamente come il fratello di Bowie.
Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.
