Maio Restaurant, un restyling all’insegna della contemporaneità
Mi piace scoprire bellezza e talento, senza preclusioni e senza ‘compartimenti stagni’, spaziando in ogni direzione possibile; mi piace l’idea di condividere tali scoperte e di includere in un ideale circolo virtuoso quante più persone possibili, usando la straordinaria possibilità dataci oggi dal web e dai social network.
Ho espresso tante volte questo pensiero, ma ogni tanto mi piace ribadirlo, perché è qualcosa in cui credo profondamente e che per me è estremamente importante.
Condivido pertanto con piacere ed entusiasmo un’esperienza fatta poco prima della Fashion Week che mi ha poi travolta, come sempre, motivo per il quale trovo modo di scriverne solo oggi: l’esperienza mi ha dato l’opportunità di toccare con mano l’ospitalità di Maio Restaurant, una realtà ricca di sfaccettature tra tradizione e contemporaneità, Made in Italy e respiro internazionale.
Maio Restaurant è un punto di riferimento gourmet in una location che non ho paura a definire unica: si trova al settimo piano della Rinascente di Milano, di fronte alle guglie del Duomo che sembrano così vicine da poterle toccare.
Alla location mozzafiato si unisce una solida filosofia secondo il pensiero dei proprietari, i fratelli Alessandro e Massimo Maio, membri di una famiglia che è attiva nel settore della ristorazione d’eccellenza dal 1976.
Amore (anzi passione) per il mestiere, serietà, concretezza e rispetto del lavoro dei collaboratori: sono le basi sulle quali la famiglia ha costruito nel tempo un percorso solido e una altrettanto solida reputazione.
La scelta per l’alta qualità, l’amore per il buon cibo e l’attenzione per la clientela sono i valori che guidano il lavoro di Alessandro e Massimo e che hanno dettato le linee guida per un progetto di restyling realizzato per trasmettere il DNA Maio secondo uno spirito contemporaneo: lo stesso spirito caratterizza anche la cucina dove lo Chef Luca Seveso rielabora le migliori ricette della cultura italiana creando interessanti contaminazioni con i nuovi trend gastronomici.


Il progetto di restyling si rifà ai concetti che da sempre caratterizzano l’offerta culinaria e il servizio Maio: qualità, distinzione ed eleganza.
Il progetto – a cura dello studio di architettura di Giorgia Longoni – si è concentrato su un’accurata ricerca di materiali e forme senza tempo: il risultato si può apprezzare in tre zone distinte – Bar, Ristorante, Terrazza – dove l’italianità è l’ingrediente principale e costante.
Il marmo verde Alpi utilizzato per il bancone dello Champagne Bar è stato rivisitato grazie a una lavorazione a basso rilievo che l’ha reso più tridimensionale e decisamente protagonista. Accoglie l’ospite e lo invita a degustare le migliori annate di Moët & Chandon (gloriosa maison fondata nel 1743), accompagnate da crudité di pesce e proposte culinarie raffinate.
Anche per il Ristorante si è optato per materiali italiani ricercati e allo stesso tempo funzionali: arredato con componenti in marmo arabescato orobico grigio, legno e ottone, è illuminato da lampadari in ottone e vetro verde che conferiscono all’ambiente un’atmosfera calda e intima.
Il ristorante dialoga con il bar e interagisce con la terrazza con l’affaccio privilegiato sul Duomo.



Con questo restyling degli spazi, Maio Restaurant ha pensato di proporre anche un aggiornamento del suo menù.
Viene privilegiata – come sempre – la stagionalità dei prodotti e si spazia tra accostamenti inediti e contaminazioni per un’esperienza culinaria in grado di esaltare i sapori italiani in modo fresco e contemporaneo.


Come dicevo, Maio Restaurant si pone dunque come un punto di riferimento per tutti gli appassionati gourmet, milanesi e di tutto il mondo.
Bellezza, raffinatezza, sguardo contemporaneo si uniscono per dar vita a un’esperienza di qualità, perché il talento ha tante forme e, tra queste forme, l’enogastronomia di qualità è sicuramente una delle migliori.
Manu
Se vi ho incuriositi: qui trovate il sito Maio Restaurant, qui la pagina Facebook, qui l’account Instagram.
Qui trovate i miei scatti realizzati durante l’evento al quale sono stata invitata.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.