Urbex Pavia, viaggio nell’anima delle aree dismesse

Il racconto di oggi parte da lontano, precisamente dal 22 febbraio 2013. Un venerdì.

Lo ricordo con tanta precisione perché mi trovavo nel pieno di una Settimana della Moda piuttosto movimentata; ricordo altrettanto bene che c’era un tempo davvero terribile e che dal cielo veniva giù un miscuglio gelido fatto di pioggia e neve.

Di quella giornata, a distanza di anni, restano questi ricordi e, soprattutto, ne resta uno preciso, nitido come se fosse successo ieri: una persona, amica e fotografa, d’un tratto mi guarda e mi dice di stare ferma. Io protesto debolmente, ho freddo e sono stanca, ho il trucco mezzo sfatto, i capelli ammosciati da un berrettone di lana: mi nascondo un po’ dietro la maxi sciarpa su cui ho appuntato uno dei miei gioielli-feticcio, un’enorme spilla vintage firmata Larry Vrba, designer che adoro. Nascondo metà volto, eppure guardo dritto nell’obiettivo. E lei scatta.

Ne è uscita una foto che continua a togliermi il fiato, oggi come allora: quasi sempre detesto le foto che mi ritraggono, non mi piaccio mai ma, con quella immagine scattata senza particolare studio, Marcella Milani – così si chiama l’amica fotografa – è riuscita a cogliere tutta la mia essenza al punto tale che, dopo più di tre anni, quella è la foto che uso per ogni mio profilo social, da Facebook a Instagram passando per Twitter. Non l’ho mai cambiata, perché quella sono davvero e profondamente io.

Marcella ha scattato molte altre foto in cui sono presente, da sola o con altri, prima e dopo quel giorno, e in ognuna mi sono sempre ritrovata e riconosciuta (qualcuna è presente anche qui nel blog), ma quel ritratto è davvero speciale (gli occhi che vi guardano dalla home page in alto a destra sono i miei in un ritaglio di quello scatto).

Se guardo la foto, se guardo in quegli occhi, vedo la mia anima e non mi stupisco.

Sapete perché? Perché Marcella è questo, è una fotografa dell’anima.

Lei riesce a trovare un’anima in tutto, non importa quale sia il protagonista: una persona, un panorama, un oggetto. Se hanno un’anima, Marcella la trova e la racconta in una foto.

È un dono bellissimo. E raro. Credo dipenda dal fatto che è lei la prima ad avere un’anima (sensibile).

Marcella Milani in un bellissimo ritratto realizzato da Anna Cremante
Marcella Milani in un bellissimo ritratto realizzato da Anna Cremante

Alla luce di tutto ciò, sono molto felice e molto orgogliosa di presentare un importante progetto ideato e realizzato da Marcella: si tratta della mostra intitolata URBEX PAVIA – Viaggio fotografico nelle aree dismesse.

Esulando dalla mia amicizia con Marcella, permettetemi di raccontarvi una piccola parte del suo percorso professionale: nata a Pavia, classe 1974, è fotografa professionista freelance e pubblica sulle più importanti testate nazionali. Collabora con quotidiani, settimanali e periodici documentando eventi e realizzando vari servizi, dai reportage alla cronaca.

Che cos’è questo suo progetto e da dove arriva il nome?

Urbex è la contrazione di Urban Exploration ovvero Esplorazione Urbana: come dice molto chiaramente il nome, si tratta dell’esplorazione di strutture costruite dall’uomo in tempi relativamente recenti e che si trovano oggi in stato di abbandono.

Con macchina fotografica o telecamera in spalla, gli Urban Explorer si introducono in luoghi dimenticati delle nostre città, fortificazioni, bunker, edifici di vario genere, fabbriche abbandonate, ospedali dismessi e altri luoghi fatiscenti che testimoniano silenziosamente la loro vita passata. Scavalcano recinzioni e talvolta forzano cancelli, riscoprendo ambienti interessanti destinati al crollo e immergendosi in una realtà completamente senza tempo.

È una sorta di archeologia industriale, insomma, tra vecchi macchinari intaccati dalla ruggine, soffitti che sono stati imponenti, edifici che sono stati ambiziosi, tutti luoghi che descrivono la nostra storia sociale ed economica.

Attività nata negli Stati Uniti intorno agli anni ’60, Urbex si è lentamente diffusa anche in Europa dove sono ormai molti i temerari artisti dell’obiettivo che cercano di cogliere, con uno scatto, quel fascino del tempo bloccato emanato da luoghi ormai fuori dalla Grande Storia, quella con la S maiuscola.

Tra tali artisti c’è anche Marcella Milani che con la sua fedele macchina fotografica ha esplorato e riportato alla vita 16 aree dismesse del territorio pavese: Necchi, Snia Viscosa, Magazzini Fonderie Area ex Neca, Scalo Ferroviario, Idroscalo, Gasometro, Piscina Comunale all’aperto, Area Artigianale di Via Carcano, Clinica Morelli, Istituto Neurologico Mondino, Arsenale, Caserma Maggiore Rossani, Siad, Repetto & Fontanella, Fabbricati e Magazzini di Porta Cairoli (Caserma Via Tasso), Enel.

Il tutto equivale a ben un anno e mezzo di lavoro e in mostra ci saranno 150 immagini inedite in bianco e nero.

“Questi luoghi – racconta Marcella Milani – giacciono ormai in stato di abbandono. Si tratta di un patrimonio molto importante per la storia urbana della città ed è necessario intervenire prima che diventino del tutto inaccessibili. Per documentare questa realtà e fare in modo che possa essere consegnata alla memoria come fonte di conoscenza storica, ho creduto che fosse fondamentale fissarne il ricordo attraverso la macchina fotografica ed esporre il risultato del lavoro in una mostra e in un catalogo. Con questo progetto mi propongo di restituire attenzione e vita ai luoghi dimenticati e abbandonati di Pavia, di sensibilizzare la cittadinanza e lanciare, se possibile, l’idea di un percorso di riqualifica del territorio. La dislocazione di queste aree sul territorio s’intreccia con la complessità dei piani urbanistici che per favorire la crescita della città rischiano ogni volta di scontrarsi con il pericolo della demolizione di queste stesse aree, trascurando i progetti per un loro recupero funzionale. Interrogarsi oggi sulla presenza di queste aree all’interno del tessuto cittadino significa riflettere sulla loro potenziale riconversione a supporto della città.”

Dice bene Marcella: riqualifica del territorio, recupero funzionale, riconversione. Già, perché è (amaramente) ironico pensare come basterebbe porre più attenzione per renderci conto di quanti edifici abbandonati esistano, talvolta con un altissimo valore morale ed economico. È un peccato perdere un patrimonio prezioso sospeso tra storia e ricordi.

Sarebbe sufficiente superare quella linea sottile fatta di curiosità e che divide l’indifferenza dal desiderio di conoscenza: ecco, gli Urban Explorer come Marcella fanno proprio questo.

Dalla mostra URBEX PAVIA – ex Caserma Maggiore Rossani
Dalla mostra URBEX PAVIA – ex Caserma Maggiore Rossani
Dalla mostra URBEX PAVIA – ex Enel
Dalla mostra URBEX PAVIA – ex Enel
Dalla mostra URBEX PAVIA – ex Gasometro
Dalla mostra URBEX PAVIA – ex Gasometro
Dalla mostra URBEX PAVIA – in alto: ex Magazzini di Porta Cairoli (Caserma Via Tasso) | in basso: ex Snia Viscosa
Dalla mostra URBEX PAVIA – in alto: ex Magazzini di Porta Cairoli (Caserma Via Tasso) | in basso: ex Snia Viscosa

E, vi prego, facciamo attenzione a non confondere l’esplorazione urbana con la violazione di domicilio o peggio ancora con il solo pensiero di atti di vandalismo vari: gli esploratori urbani non toccano nulla, lasciano tutto così com’è stato lasciato dal tempo e lo immortalano in uno scatto limitandosi a godere del frammento di storia – e di anima – che emana da quella struttura, condividendolo poi con chi vuole vedere con gli stessi occhi, con la stessa sensibilità.

“In un anno e mezzo di lavoro – scrive Mino Milani nella prefazione del catalogo che accompagna la mostra – Marcella ha visitato e documentato lo stato attuale delle più importanti aree dismesse, sedici, più poche altre non significative; e la sua ricerca non è stata senza difficoltà e avventure connesse. Percorrere spazi silenti e solitari, ma solo presumibilmente deserti; l’imbarazzo di varcare quasi clandestinamente soglie incustodite e anche di spiegare la sua presenza a spesso burberi sorveglianti e così via. È stato detto, però, che senza avventura l’azione è come il pane senza sale.”

Tornando al mio discorso iniziale a proposito della capacità di Marcella di riconoscere e trovare un’anima in ogni cosa, desidero concludere con un’altra interessante affermazione, tratta ancora una volta dal catalogo e uscita dalla penna della psicologa Anna Cremante.

“L’itinerario fotografico suggerito dall’artista ha il pregio di costituire un’esperienza appassionata e coinvolgente, ed è nella varietà di sfaccettature emozionali sollecitate dalle immagini che si colloca, probabilmente, l’aspetto di maggiore innovazione di questo lavoro.”

Esperienza appassionata e coinvolgente, sfaccettature emozionali: è l’anima di cui parlo anch’io, è ciò che ho sempre trovato nelle foto di Marcella e che ho trovato anche nelle anticipazioni di URBEX PAVIA che ho visto e che condivido con voi tra queste righe.

Non ho voluto vedere altro, voglio essere sorpresa ed emozionata dalle foto direttamente in mostra, come se anch’io stessi a mia volta esplorando.

E questo avverrà giovedì 23 giugno, alle ore 18:30, quando ci sarà l’inaugurazione di URBEX PAVIA presso lo Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto. A Pavia, naturalmente.

Venite anche voi?

Manu

 

 

 

 

URBEX PAVIA – Viaggio fotografico nelle aree dismesse

Dal 23 giugno 2016, inaugurazione ore 18:30, fino al 17 luglio 2016

Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto

Piazza della Vittoria, Pavia

Ingresso libero

Orari: giovedì e venerdì ore 16-19, sabato e domenica 10:30-12:30 e 16-19, mercoledì apertura serale 21-23

La pagina Facebook della mostra: qui

L’esposizione è organizzata dal Settore Cultura del Comune di Pavia con il supporto della Fondazione Comunitaria Provincia di Pavia e dell’Associazione Amici del Carmine Onlus nonché con il patrocinio della Provincia di Pavia.

 

 

 

 

… Se siete curiosi di vedere quel mio ritratto firmato da Marcella Milani del quale parlo in principio, lo trovate qui.

Se siete invece attirati – così come lo sono io – dai parallelismi esistenti tra le diverse forme d’arte, condivido il video di una canzone che amo molto e che si intitola Faded.

Faded è un singolo del disc jockey norvegese Alan Walker: per me è diventato un’ossessione fin da quando è uscito, lo scorso dicembre. Quando ho saputo del progetto di Marcella, ho immediatamente pensato alla canzone e al video: come dire, parallelismo perfetto, colonna sonora perfetta.

 

 

 

 

 

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Manu

Mi chiamo Emanuela Pirré, Manu per gli amici di vita quotidiana e di web, e sono nata un tot di anni fa con una malattia: la moda. La moda è come l’aria che respiro: ne ho bisogno perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che amo e rispetto. Il minimalismo non è il mio forte e sono allergica a pregiudizi, cliché, convenzioni, conformismo e omologazione. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni: per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta con pazienza entrambe, me e la collezione. Sono curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi: oltre alla moda, amo i viaggi, i libri, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, il nuoto e la buona tavola, possibilmente in compagnia. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Sono web content editor, insegno Fashion Web Editing in Accademia Del Lusso, mi occupo di consulenze sempre in ambito moda e/o comunicazione e infine porto avanti con entusiasmo questo blog. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo oppure potete propormi la visione di “Ghost”: inguaribile romantica (e ottimista), riesco ancora a sperare che il finale triste si trasformi in un "happy end".

Glittering comments

Manu
Reply

Mah, sai, dipende dai punti di vista 🙂
Per me è una bella malattia e credo ne esistano di peggiori 😉
Tra l’altro, per inciso, non è l’unica che ho, visto che amo l’arte, i viaggi, i libri, la buona tavola e anche la fotografia, come in questo caso e come in questo post.

Un saluto,
Manu

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