Rosso pestifero, tabù e rossetto in mostra a Milano

Esattamente un mese fa, ho dedicato un post a una manifestazione che ha attirato la mia attenzione.

A Milano, questa settimana e precisamente dal 4 al 7 ottobre, prende il via la prima edizione di Peste!: promosso dalla Fondazione Il Lazzaretto, il Festival desidera proporre e suggerire una contaminazione tra arti visive, arti performative e pratiche psico-fisiche.

Peste! sceglie la contaminazione attraverso quattro giorni di incontri, workshop, concerti, proiezioni, installazioni e performance: lo scopo è, in questo caso, esplorare i temi legati al femminile fino ad arrivare a scandagliare le complessità del presente.

Come avevo raccontato nel post precedente, per tutta la durata del Festival, Il Lazzaretto presenta anche la mostra Rosso pestifero, tabù e rossetto a cura di Maria Elena Colombo e della Fondazione stessa.

Ed è proprio su questa mostra che desidero concentrarmi stavolta, perché il rossetto non vuole esserne il protagonista assoluto, bensì è un pretesto, un filtro, una lente attraverso la quale guardare noi stessi e la nostra voglia di mostrarci o, anche, di nasconderci.
Rosso Pestifero è una mostra dedicata ai tabù che il rossetto veicola, allestita in due diverse aree all’interno degli spazi de Il Lazzaretto.

La prima area è un’installazione ospitata nel Salotto della Fondazione e composta da quattro armadi-scrigno, quattro come i rossetti esposti nonché come i tabù rappresentati e riassunti in altrettanti temi: l’età, il genere, la maschera e i confini.
L’ispirazione arriva dal concetto di wunderkammer, in italiano camera delle meraviglie o gabinetto delle curiosità, un’espressione che a me è particolarmente cara, tanto da entrare nel motto che trovate in cima al blog, accanto al titolo: termine appartenente alla lingua tedesca, era usato per indicare particolari ambienti in cui, tra il XVI secolo al XVIII secolo, i collezionisti erano soliti conservare raccolte di oggetti straordinari per le loro caratteristiche.
L’idea della prima installazione è presa proprio dal concetto di wunderkammer, nella sua versione contemporanea: è dunque un affastellarsi di oggetti, rappresentazioni, storie, persone, artisti che individuano un tema o più temi sovrapposti con differenti registri di lettura. La scelta degli oggetti e la cura nella disposizione è – naturalmente – già di per sé un messaggio.

A questo primo ambiente formato dai realia (oggetti d’epoca, riviste, confezioni, opere d’arte, volumi e altro ancora), la mostra accosta una seconda area, rappresentata dallo spazio astratto e meditativo della Red Room: qui sedimentano le domande poste per giustapposizione, osmosi, confronto, per scovare in ciascuno resistenze e significati legati inconsciamente e/o culturalmente agli interventi di modifica del corpo, alla maschera, allo scudo, alla presentazione del sé.

Attraverso Rosso Pestifero, il visitatore può costruire e raccogliere la molteplicità di stimoli che l’oggetto-rossetto evoca se letto attraverso la sua storia e i suoi protagonisti (ne parlerò proprio questa settimana io stessa ai miei studenti raccontando anche di Elizabeth Arden e di come la fondatrice dell’omonima casa cosmetica fornì il rossetto alle suffragette che marciavano sulla Fifth Avenue e che nel 1920 ottennero il voto per le donne americane, qui un assaggio), attraverso la sua rappresentazione e gli stereotipi cui è legato.
Non esiste un percorso organizzato per timeline storiche o insiemi tematici omogenei, poiché si tratta piuttosto di un caleidoscopio che lavora su livelli molteplici e non accompagna in modo unidirezionale verso una soluzione: è una messa in scena che ha per protagonista un oggetto apparentemente innocente, ma storicamente e antropologicamente denso di significati.

Per inciso…
Volete un assaggio delle domande della Red Room che indagano i significati, che provocano, che sfidano resistenze e tabù?

Quando hai iniziato a truccarti?
Quando hai smesso? (Se hai smesso…)
Le donne anziane con il rossetto rosso fuoco che impressione ti fanno? E gli uomini?
Se sai che bacerai qualcuno ti metti il rossetto?
Finto-nudo o pervinca aggressivo?
Che significato hanno le tracce di rossetto?

Non rispondete.
Non ora. Non a me.
Regalatevi un po’ di tempo, se potete, andando a esplorare le sfumature di Rosso Pestifero.

Manu

 

 

 

Peste! Il Festival
Dal 4 al 7 ottobre 2018 – INGRESSO GRATUITO
Via Lazzaretto 15, Milano
Tel. +39 02 45370810
Qui potete trovare il sito e qui la pagina Facebook – indirizzo e-mail info@illazzaretto.com

Opening mostra Rosso pestifero, tabù e rossetto giovedì 4 ottobre ore 18:30

 

Il Lazzaretto
Negli Anni Cinquanta, una signora appartenente alla borghesia lombarda illuminata, proprietaria dell’edificio un tempo sede dell’antico Lazzaretto di Milano, decide di darlo in gestione a Lydia Silvestri, scultrice e cara amica di famiglia.
L’ex Lazzaretto diventa quindi l’atelier di Lydia, ma non solo: questo luogo ha un ruolo importante nella storia della famiglia proprietaria e, per anni, figli e nipoti hanno frequentato lo studio.
Al Lazzaretto si sperimenta che rompere gli schemi ed essere pestiferi può essere positivo perché è un modo per trasformarsi e trasformare la realtà intorno in modo giocoso: la peste che aveva segnato la storia dello spazio come luogo della cura e della separazione dal resto del mondo diventa invece un modo di giocare con la trasformazione.

 

La Fondazione
Il Lazzaretto nasce da questa storia e trasforma la piccola ribellione dei bambini pestiferi stimolati da Lydia Silvestri in un modo di intendere l’arte e la cultura come campi all’interno dei quali si possono rompere gli schemi e giocare con gli stereotipi.
La missione della fondazione è quella di favorire processi di trasformazione collettiva e individuale nonché percorsi di cambiamento e crescita attraverso ricerche e iniziative nelle quali arti visive, pratiche psico-fisiche e arti performative si contaminano reciprocamente.

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

Glittering comments

Laura
Reply

Buonasera cara, come sempre scrivi benissimo, solo che solitamente mi affascini con il tuo mondo meraviglioso di bijoux e con le storie interessanti che sono nel retrobottega di ogni designer. Questa volta è diverso, hai proprio stuzzicato la mia curiosità con questa mostra. Aggiungo una dote in più alla tua penna magica. Lieta continuazione, tesorina 😘

Manu
Reply

Laura cara,
Le tue parole mi fanno felice perché amo uscire dagli schemi: a mio avviso, non esiste cosa più stimolante.
Mai fermarsi, mai accontentarsi, mai fermarsi entro i confini della nostra comfort zone. Sfidarsi… sempre!
In realtà, io nasco curiosa, di natura, e questa mia curiosità ha bisogno di essere stuzzicata e solleticata, costantemente.
Amo la moda, amo gli abiti, gli accessori, i gioielli; li amo perché soddisfano il mio bisogno di bellezza e creatività tuttavia penso che bellezza e creatività non risiedano solo nella moda. Ed è per questo che ho bisogno di spaziare in altri mondi, anche nella convinzione che i vari mondi possano convivere e possano intersecarsi.
Grazie per la stima che riponi nella mia penna (lusingata…) e felice week-end a te.
Un abbraccio,
Manu

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