Il mio viaggio negli Stati Uniti tra riflessioni, sentimenti, sensazioni

Recentemente, nel mese di novembre, ho fatto un viaggio negli Stati Uniti. Destinazione California con incursioni negli stati limitrofi di Arizona, Utah e Nevada.

È un viaggio che desideravo fare da sempre e che io e mio marito Enrico abbiamo condiviso con i nostri amici Isa e Luca. È stato dunque un viaggio di piacere, non di lavoro.

Siamo atterrati a San Francisco, dove abbiamo soggiornato per un paio di giorni, poi abbiamo ritirato il camper che avevamo noleggiato. Ci siamo spostati lungo la costa californiana fino ad arrivare a Los Angeles attraverso varie tappe tra cui Santa Cruz e Carmel-by-the-Sea. Da lì abbiamo fatto rotta verso l’interno, visitando il Joshua Tree National Park, il Grand Canyon e la Monument Valley. Dopodiché abbiamo puntato su Las Vegas. Salutato il nostro camper, fidato compagno di viaggio, abbiamo esplorato la città. E da lì siamo infine ripartiti per l’Italia.

Vi dico subito cosa state per NON leggere.

Questa NON è una guida di viaggio. Ne esistono già tante e alcune sono fatte davvero bene. Quindi non serve certo la mia.

Sono solo riflessioni. Sensazioni ed emozioni che ho vissuto e provato. E che ho voluto catturare, conservare e condividere. Tutto qui.

La prima riflessione è che viaggiare in camper è stato meraviglioso. I camper moderni sono davvero confortevoli pur conservando quella libertà e quella praticità che possono essere garantite solo da una “casa su ruote”.

La seconda riflessione riguarda il tempo. Ovvero: avete mai fatto caso a come il tempo abbia velocità diverse? Si aspetta a lungo qualcosa che si desidera, poi quando quel qualcosa arriva… vola via in un attimo.

È la sensazione che provo pensando ai giorni trascorsi negli Stati Uniti. Sono stati intensi, molto, e allo stesso tempo sono volati via veloci. In un soffio.

Ora restano le foto. I ricordi. Le sensazioni e le emozioni.

Che ne dite… partiamo? Venite con me?

PRIMA TAPPA: SAN FRANCISCO

A me questa città è piaciuta un sacco.

C’è la Chinatown che rappresenta la più grande comunità cinese al di fuori dell’Asia ed è anche la più antica degli Stati Uniti. Si trovano i fortune cookie appena fatti – buonissimi! Ci sono i vecchi tram che convivono con i grattacieli. C’è il Pier 39 con i chiassosi leoni marini.

È una città piena di sfumature e anche di contraddizioni, ma a me non dispiacciono né le contraddizioni né le complessità né le imperfezioni. Anzi, mi affascinano.

D’altro canto… quale grande città, oggigiorno, è priva di complessità?

Avrei voluto viverla di più, San Francisco, riuscire a penetrare di più e meglio il suo tessuto.

E allora le faccio e mi faccio una promessa: tornerò.

Se volete vedere tutto l’album, lo trovate qui.

SECONDA TAPPA: LA COSTA PACIFICA CALIFORNIANA LUNGO LA HIGHWAY 1

Il nostro viaggio negli Stati Uniti è proseguito lungo la California State Route 1, chiamata anche Pacific Coast Highway o Highway 1.

È l’autostrada che percorre buona parte della costa pacifica dello Stato della California. Ed è famosa per le bellezze panoramiche che si possono osservare percorrendola.

Qui ho riflettuto sull’oceano e su quanto sia pazzesco.

Ogni volta in cui mi sono ritrovata al suo cospetto, mi ha sempre profondamente impressionata perché se ne può percepire tutta l’immensità anche solo osservandolo dalla terraferma.

E poi c’è anche il cielo altrettanto immenso che lo sovrasta. È come se fossero entrambi infiniti.

Mi manca moltissimo tutto quel blu. E mi mancano anche gli spazi immensi.

Se volete vedere tutto l’album, lo trovate qui.

TERZA TAPPA: SEMPRE PIÙ A SUD LUNGO LA COSTA DELLA CALIFORNIA… WELCOME TO VENICE BEACH & SANTA MONICA

Sabbia dorata, spiagge interminabili, palme, tramonti di fuoco.
Persone che giocano a scacchi. Che vanno sui pattini, in bicicletta, sullo skateboard. Altre persone che fanno footing o corrono. Una palestra all’aria aperta. Acrobati che si esercitano.
Un Luna Park collocato sul pontile che si protende nell’oceano, con tanto di ruota panoramica e mini montagne russe. Il cartello che segna la fine della leggendaria Route 66.
I tendoni del Cirque du Soleil.
Decine di negozi e negozietti. Locali con gente che mangia, beve, chiacchiera.
Insegne luminose. Il gigantesco murale di Shepard Fairey alias Obey.

Venice Beach e Santa Monica incarnano il perfetto emblema della costa californiana, sempre assolata, sempre in movimento, sempre piena di persone di ogni tipo, più o meno bizzarre.

C’è sempre qualcosa da fare, per ogni gusto, e non ci si annoia mai. Tutto ha un’aria easy, zero spocchia, zero irraggiungibilità, zero esclusività.

E, a un certo punto, ti aspetti di veder correre sulla spiaggia David Hasselhoff o Pamela Anderson come nella celeberrima serie Baywatch, lei nel suo mitico costume rosso, lui perfettamente abbronzato e alla guida di una di quelle mega jeep.

Non mi sarei stupita.

In fondo, le torrette sulla spiaggia (e le jeep) sono esattamente quelle e, durante questo viaggio, ho visto i cespugli rotolare nel deserto spinti dal vento proprio come nei film western… quindi, forse, negli States tutto è possibile. Proprio come su un set cinematografico.

Se volete vedere tutto l’album, lo trovate qui.

QUARTA TAPPA: LOS ANGELES & HOLLYWOOD

A proposito di set cinematografici… Los Angeles e Hollywood sono esattamente come le si immagina.

Ci sono le stelle delle celebrità su Hollywood Boulevard, le case cinematografiche e discografiche, gli immensi negozi di vinili, le immancabili e onnipresenti palme, la scritta sulla collina, le stranezze come le Cadillac nei negozi o un tipo che ti passa accanto con un serpente al collo (no, non l’ho fotografato perché mi ha colta di sorpresa).

Sembra insomma di vivere in un film, la sensazione che si prova spesso negli Stati Uniti. Sarà che questi luoghi sono arcinoti e che li abbiamo visti decine di volte in film e serie tv.

E, comunque, Oscar a parte, approfittando della celeberrima Rodeo Drive, ho avuto il mio momento alla Pretty Woman.

Prima ho osservato i turisti chic alle prese con i negozi più prestigiosi e lussuosi, le braccia cariche di shopping bag. E poi li ho imitati e ho fatto anch’io la mia… walk of fame. Perché scusate… mica è vietato farlo con i sacchetti di souvenir da (soli) 5 dollari, giusto? È semplicemente una mia versione cheap 😉

Trovate la video-testimonianza in Instagram e immaginatevi la musica che avevo messo nelle storie, ma non nel citato album. Sia mai che io infranga qualche copyright – anche in questo caso questione di soldi, insomma.

Se volete vedere tutto l’album (con video), lo trovate qui.

QUINTA TAPPA: CAMPEGGIARE & VIVERE L’ATMOSFERA DI PLAYA DEL REY, AI BORDI DI LOS ANGELES

Una delle cose che non dimenticherò di questo viaggio negli Stati Uniti è la perfetta organizzazione delle aree per i camper.

Sono ben attrezzate con tutto ciò che serve, dalle colonnine per acqua ed elettricità ai bagni comodi e pulitissimi passando per barbecue, tavolo e panchine in ogni singola piazzola. Piazzola che è sempre super ampia ma, d’altro canto, l’ampiezza degli spazi è una delle caratteristiche onnipresenti negli States.

Si possono trovare queste aree in zone boscose così come di fronte all’oceano, per esempio il Dockweiler State Beach Recreational Vehicle Park situato sull’interminabile Playa Del Rey. Ovvero il luogo in cui abbiamo parcheggiato il nostro camper a Los Angeles.

Non dimenticherò mai il sabato sera trascorso lì, in perfetto stile “vita da spiaggia”.
C’era tantissima gente, in grandi gruppi, tutti attrezzatissimi per festeggiare tra barbecue (usando i grandi bracieri a disposizione sulla spiaggia) e musica con tanto di dj set live.
C’erano bambini, giovani, adulti di ogni età, cani.
C’era allegria, vivacità ma non chiasso.

E quando ci hanno visto accennare passi di danza sulla musica, un gruppo ci ha invitati a unirci a loro senza nemmeno conoscerci.

Ecco, c’era un’atmosfera davvero bellissima.

Poi, a mezzanotte, precisi come cronometri, fine della musica. Perché se si resta in spiaggia è nel rispetto della quiete altrui.

Ufff, quanto mi mancherà la California con questi suoi aspetti. E la sua easytudine.

Se volete vedere tutto l’album, lo trovate qui.

SESTA TAPPA: JOSHUA TREE NATIONAL PARK

Il Joshua Tree National Park si trova in California, precisamente nel punto in cui si incontrano due deserti, il Colorado Desert e il Mojave Desert.

Curiosità. Il nome fu dato nell’Ottocento da un gruppo di mormoni che videro nei rami contorti degli alberi di Yucca – quelli di cui questo luogo è pieno – le braccia di Giosuè (ovvero Joshua in inglese). E quelle braccia indicavano loro la terra promessa.

L’intera area del parco copre circa 3200 km quadrati ed è un luogo decisamente impressionante, grazie alle formazioni rocciose (tra cui quella che ricorda un teschio) e grazie agli alberi di Yucca o Joshua tree che vedete nella foto qui sopra. E anche grazie alla luce e ai colori.

Perché, come sempre, Madre Natura non ha eguali nell’arte di riuscire a dispensare bellezza e regalare emozioni forti.

Se volete vedere tutto l’album, lo trovate qui.

SETTIMA TAPPA: GRAND CANYON NATIONAL PARK, ARIZONA

Si possono vedere migliaia di foto, documentari, film. Nulla però prepara all’immensità e alla maestosità di questo luogo.

E nulla, nessuna foto e nessun video, è all’altezza. Nulla lo rappresenta a sufficienza, nulla gli rende giustizia.

Non è facile fotografare questo posto, ogni scatto è banale, piatto, insufficiente, deludente. L’immensità non viene catturata. Sfugge.

E va bene così, in fondo, perché i futuri viaggiatori potranno a loro volta provare sorpresa e meraviglia.

Il Grand Canyon mi ha fatto riflettere su tante cose e sui giorni trascorsi negli Stati Uniti.

Non è stata una vacanza. È stato un vero viaggio. E il viaggio per me è conoscenza. Di persone, luoghi, storie, cose.
È stato un viaggio nei luoghi.
Un viaggio con gli altri e negli altri.
E anche un viaggio in me stessa e con me stessa, osservando e ascoltando, parlando e altre volte tacendo, toccando e annusando, assaporando.

Sono così grata – e non sono parole fatte, ve lo assicuro.

Se volete vedere tutto l’album, lo trovate qui.

OTTAVA TAPPA: MONUMENT VALLEY NAVAJO TRIBAL PARK, TRA UTAH E ARIZONA

Le classifiche non mi sono mai piaciute, mi mettono a disagio.
Ma se mi costringessero a nominare un solo posto e una sola esperienza di questo viaggio negli Stati Uniti… ecco, sceglierei la Monument Valley.

In parole povere, è una pianura di origine fluviale collocata al confine tra Utah e Arizona ed è caratterizzata da quelle che vengono definite “testimoni di erosione” ovvero guglie rocciose celebri in tutto il mondo.

Ma non è “solo” questo: il suo significato va ben oltre.

Non solo per la bellezza e la magnificenza dei luoghi. Per l’immensità degli spazi e per l’intensità dei colori, dal blu del cielo alle sfumature calde di roccia e terra. Non solo per gli elementi, il vento, il sole, la sabbia impalpabile e morbida come borotalco.

In questo luogo si sente qualcosa che va oltre tutto ciò. Si percepisce la sua sacralità.

È per questo motivo che lo paragonerei (altra cosa che non amo ma che faccio di spontanea volontà) a uno solo tra i tanti luoghi che ho avuto la fortuna di vedere in vita mia. Ovvero Ayers Rock e l’Uluru-Kata Tjuta National Park in Australia.

Il paragone non è puramente estetico sebbene esistano in effetti elementi di somiglianza. Il paragone è perché sono entrambi due luoghi sacri. La Monument Valley lo è per i Navajo (e infatti il nome esatto è Monument Valley Navajo Tribal Park) e Ayers Rock lo è per gli aborigeni australiani.

In entrambi questi luoghi la Natura fa sentire piccoli piccoli ma, allo stesso tempo, compresi in qualcosa di più grande di cui facciamo tutti parte.

Non mi interessa dare nomi o chiudere in definizioni tutto ciò. So solo che questa sensazione insieme alla bellezza e alla magnificenza regalano una gioia, un’emozione e una pace intense e uniche.

E so che scegliere 20 immagini soltanto da pubblicare in Instagram tra tutte quelle che ho scattato è stata un’impresa, davvero, perché in fondo non c’è foto che renda giustizia a questo luogo mistico.

Se volete vedere tutto l’album, lo trovate qui.

NONA E (PURTROPPO) ULTIMA TAPPA: DALLA BELLEZZA DELLA NATURA ALLA FOLLIA DI LAS VEGAS

Las Vegas è una sorta di immenso luna park.
È divertente, è vivace, è stimolante.
È tutto fuori misura. Esagerato.

È quel posto folle che hanno pensato di costruire in mezzo al deserto. E ci hanno messo hotel grandi come piccole cittadine che hanno un proprio casinò e migliaia di stanze. L’hotel dove abbiamo dormito, il Flamingo, ne ha 3626.

È quel posto in cui passi da Venezia a Parigi passando per Bellagio in circa un km o forse meno. E pazienza se fedeltà storica e geografica lasciano parecchio a desiderare…

I negozi di souvenir? Qui potete trovare uno dei più grandi al mondo.
Un tetto con proiezioni pixel? Ricopriamoci un’intera strada.
Il negozio vintage? Facciamoci una serie tv e rendiamolo famoso a livello planetario.

La Vegas è così, la si ama o la di odia.

Vi racconto anche un piccolo aneddoto.
Al check-in, il receptionist mi informa che dentro il casinò si può fumare. Davanti alla mia espressione stupita, lui mi guarda sornione e mi dice «è pur sempre la città del peccato».

Quanto appunto al peccato e al gioco d’azzardo… noi abbiamo provato a giocare come ultimo atto a Las Vegas e di questo nostro viaggio negli Stati Uniti.

Abbiamo investito gli ultimi pochissimi spiccioli rimasti, abbiamo vinto 10 dollari, li abbiamo reinvestiti e li abbiamo persi.

D’altro canto la saggezza popolare lo dice chiaramente: «sfortunato al gioco, fortunato in amore». Essendo per noi vera la seconda parte… la prima era una logica conseguenza.

E poi l’ho sempre sostenuto: dal gioco d’azzardo bisogna tenersi ben alla larga.

Se volete vedere l’album su Las Vegas, lo trovate qui.

Io, invece, vi saluto.

Vado a sfogliare nuovamente tutte le foto, con gratitudine ma sospirando anche un po’ per la nostalgia, lo confesso.

Quindi… mi conviene iniziare a mettere via i soldi per il prossimo viaggio negli Stati Uniti perché non mi dispiacerebbe tornare.

C’è così tanto da vedere.

Emanuela Pirré

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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