Moda, beauty & tv: il libro che spiega il legame tra moda, make up e serie tv
Cinema prima e televisione poi: da quando esistono, questi due media comunicativi sono riusciti a esercitare una costante influenza sulle nostre vite. Hanno creato icone immortali e hanno forgiato il nostro immaginario estetico. Hanno contribuito a lanciare stili e tendenze e a consacrare capi che sono poi entrati nei desideri di tutti.
Penso, per esempio ai blue jeans, nati come capi da lavoro nell’Ottocento. Negli anni Cinquanta del Novecento, grazie a icone del calibro di Marlon Brando, James Dean e Marilyn Monroe che li hanno indossati sul set e nella vita, i pantaloni in denim sono diventati un irrinunciabile must have. Oppure posso citare il bikini, il costume di cui ho scritto recentemente. Nato nel 1946 e considerato allora troppo audace, è diventato oggetto del desiderio quando tra gli anni Cinquanta e Sessanta è stato indossato da star come Brigitte Bardot e poi Ursula Andress e Sharon Tate.
Negli ultimi decenni, è la televisione a plasmare sempre di più il nostro immaginario tra moda e beauty. E sembra che il potere maggiore spetti alle serie tv.
Cito, per esempio, Happy Days, Charlie’s Angels, Beverly Hills 90210, Gossip Girl. Sono alcune delle serie che, andate in onda a partire dagli anni Settanta, hanno forgiato l’immaginario estetico di interi decenni. Penso, in tempi recenti, anche a Mercoledì (Wednesday), la serie che ha come protagonista la piccola di casa Addams e che ha scatenato un nuovo innamoramento collettivo verso un’estetica che ammicca al gotico. Oppure penso a Bridgerton, la serie che è riuscita a far tornare in auge un’intera epoca storica, la cosiddetta Regency Era ovvero l’Età della Reggenza inglese.
Perché avviene tutto ciò? E in che modo, in base a quali meccanismi?
Per dare una risposta a queste e a molte altre domande c’è un libro. Si intitola Moda, beauty & TV ed è stato scritto da Monica Melotti e Valentina De Giorgi per FrancoAngeli Editore.
Il volume è un viaggio attraverso l’analisi di alcune serie televisive americane di grande successo, naturalmente ognuna con i propri protagonisti (cito solo Emily in Paris perché non voglio spoilerare troppo i contenuti). Contiene anche una serie di interviste a vari professionisti e figure di spicco della cultura e dello spettacolo.
Il libro è pensato per chi desidera approfondire un fenomeno tra l’altro sempre più amplificato anche dai social media. Permette dunque di riflettere sui cambiamenti del nostro tempo, in quanto moda e beauty rappresentano strumenti chiave per comprendere le dinamiche sociali e culturali in una società in continuo movimento.
Ho letto Moda, beauty & TV con grande interesse e voglio condividere con voi, cari amici lettori, alcune riflessioni.

Prima riflessione: moda e beauty sono fenomeni complessi e multiformi
Parto da un presupposto. La moda è giudicata da tempo come qualcosa di frivolo e superficiale, nonostante fin dall’antichità sia stata oggetto di riflessione da parte di studiosi illustri tra cui celebri sociologi. Un destino molto simile a quello della cosmetica che, in alcune epoche, è stata addirittura etichettata come pratica sconveniente.
Ma, come ho accennato, moda e beauty rappresentano in realtà un binomio vincente, un valido strumento per la comprensione del continuo movimento della società. La moda è in grado di porsi come strumento di socializzazione e comunicazione, come espressione culturale. Il trucco, o per meglio dire il make up, non solo ha una lunga storia, ma da diversi decenni è sempre più un mezzo per affermare la propria personalità. Ci si trucca non solo per apparire belle o belli, ma per comunicare qualcosa, per lanciare un messaggio. Chi si trucca vuole affermare e sottolineare ancora di più la propria personalità.
Seconda riflessione: serie tv e generazioni
Come ho scritto in principio, se in passato era il cinema a creare tendenze, da qualche tempo è la televisione a influenzare outfit e make up. E così, le serie tv sono diventate le più potenti fonti di ispirazione per moda e beauty.
L’influenza delle serie tv su moda e società è un fenomeno ormai ben riconosciuto: dal pubblico che adotta lo stile dei personaggi preferiti, dai social media che amplificano i trend lanciati dalle serie tv, dai brand che vedono schizzare le vendite di determinati abiti o accessori indossati dai personaggi.
Inoltre, le serie tv rappresentano anche un’opportunità di dialogo intergenerazionale. Capita che le famiglie si riuniscano per guardare insieme una serie e questo momento di condivisione crea un terreno comune sul quale le generazioni possono incontrarsi e dialogare. In un mondo in cui le differenze tra le generazioni sono spesso fonte di conflitto, le serie tv offrono una occasione preziosa per costruire ponti: l’interpretazione di una stessa serie consente lo scambio di prospettive.
Le serie tv sono quindi un collante generazionale soprattutto quando riescono a parlare a tutti, pur con interpretazione diverse.
Quando leggerete questo libro, i riferimenti vi risuoneranno in modo differente a seconda della generazione a cui appartenete.
Terza riflessione: il valore delle interviste
Oltre alla parte storica e alla parte di analisi delle serie tv, ho trovato molto interessante la parte delle interviste.
Un esempio? L’esperta di psicologia Paola Pizza ci spiega quello che lo psicologo polacco Solomon Asch (1907–1996) definiva effetto priming.
È il legame, quasi sempre inconsapevole, che si crea quando incontriamo qualcuno e precisamente il legame che si crea tra le informazioni preliminari e il giudizio che ne consegue. Le impressioni iniziali sono infatti in grado di attivare un’aspettativa che finisce per plasmare l’interpretazione delle informazioni successive.
Pizza spiega dunque che il look dei personaggi delle serie tv contribuisce a creare delle aspettative sulla loro identità, influenzando l’interpretazione che diamo dei loro comportamenti. E più i look sono identitari e definiscono il personaggio, più contribuiscono a definire una serie. E a decretarne il successo laddove creino identificazione e / o desiderabilità.
Trovo che sia un discorso interessantissimo. Ed è soltanto un esempio, lo sottolineo, dei tanti spunti utili offerti dalle interviste contenute nel libro.
In definitiva: consiglio Moda, beauty & TV tra i libri da mettere in valigia quest’estate? La risposta è sì.
Perché soddisfa contemporaneamente due requisiti e bisogni. Il primo: imparare. Il secondo: farlo in un modo avvincente. E a tal proposito, cito un’altra intervista del libro, quella ad Alessandro Bertolazzi.
«Tutto è il frutto di un’elaborazione della propria immagine per lo spettacolo della vita, anche quando ci prepariamo al mattino per uscire».
Così afferma Bertolazzi, uno dei più grandi make up designer esistenti. Non credete che abbia ragione? Io sì. Penso che sia vero che elaboriamo la nostra immagine ogni giorno per lo spettacolo più importante di tutti: la vita. Questo libro può darci maggiore consapevolezza anche su tale fronte.
A proposito: sapete qual è la differenza tra make up designer e make up artist?
Questo non posso proprio rivelarvelo, perdonatemi, ma se leggete il libro lo scoprirete. Ve lo prometto.
Emanuela Pirré
Moda, Beauty & TV
Come le serie televisive ci plasmano
Monica Melotti e Valentina De Giorgi, FrancoAngeli Editore
223 pagine, € 29
Monica Melotti, giornalista e conduttrice, ha collaborato con le più prestigiose testate nazionali e attualmente scrive per Il Sole 24 Ore occupandosi di beauty & benessere. Collabora poi con Lombardia TV nello spazio Voci di Moda approfondendo le ultime tendenze e innovazioni nei campi della salute e del benessere. È docente per i corsi di formazione dell’Ordine dei Giornalisti. Ha scritto Voglia di gioia, suggerimenti per vivere al meglio la Terza Età (FrancoAngeli) e Melatonina, vecchia sostanza dai poteri nuovi (Marsilio).
Valentina De Giorgi, scrittrice e produttrice, ha scritto di moda e lifestyle per testate tra cui Il Sole 24 Ore e Fashion Magazine. Cura la rubrica Fashion Meets Cinema per la rivista in lingua inglese Collectible Dry. È co-founder, con il fotografo e regista Sakis Lalas, di The Dark Candy Productions. Ha scritto la docuserie Meet the Costume Designers (diretta da Sakis Lalas, prodotta da The Dark Candy e distribuita da Prime Entertainment) e il documentario Anthea Sylbert, My Life in Three Acts (diretto da Sakis Lalas, prodotto da The Dark Candy, Kali Pictures e World Entertainment).
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.