Marilyn dea diva e donna nella nuova biografia di Chiara Pasqualetti Johnson

Il primo giugno 1926, al County Hospital di Los Angeles, nasceva Norma Jeane Mortenson Baker. Quella bambina non era destinata a un’infanzia felice, ma era destinata a diventare una diva, una delle più famose di tutti i tempi. Norma Jeane era destinata a diventare Marilyn Monroe.

A distanza di quasi cento anni, la casa editrice White Star celebra l’eterna icona hollywoodiana con un nuovo volume illustrato di grande formato. Si intitola Marilyn. Dea. Diva. Donna e propone un ritratto sorprendente di Monroe oltre il mito. A firmarlo è la giornalista e scrittrice Chiara Pasqualetti Johnson.

Il libro è un racconto intimo, appassionato, ben documentato, costruito attorno a più di 120 immagini. Si tratta di scatti dei tanti grandi nomi della fotografia che hanno immortalato Marilyn tra cui Ted Baron, Douglas Kirkland, Richard Miller, Philippe Halsman, Earl Theisen, Earl Leaf, Slim Aarons, Larry Barbier, Ed Feingersh, Milton Greene, Richard Avedon, Elliott Erwitt, Lawrence Schiller. Alcune immagini sono celeberrime, altre poco note, selezionate nel corso di un’accurata ricerca iconografica, e riguardano il lato più intimo di Marilyn.

Pasqualetti Johnson ha scritto una sorta di biografia fotografica che racconta una Marilyn complessa, sfaccettata e moderna. Non solo la diva dal fascino sensuale e disarmante, ma anche l’artista volitiva e la pioniera che ha osato sfidare le regole di Hollywood fondando una sua casa di produzione. E poi lati meno noti, come quello di lettrice appassionata.

Se a scuola non aveva mai brillato, Monroe aveva imparato negli anni ad apprezzare la letteratura scoprendosi un’avida lettrice. In quella che è stata la sua biblioteca personale, sono stati ritrovati più di 400 volumi. In alcuni esemplari, Marilyn vergava note a margine o sottolineava passaggi che attiravano la sua attenzione. E i suoi interessi spaziavano in vari ambiti: per esempio, amava molto la poesia.

Il tutto conviveva in una donna alla quale, ancora oggi, basta solo il nome. Chiamarla per nome non è infatti mancanza di rispetto: è sufficiente dire Marilyn perché di Marilyn ce n’è soltanto una. Lei.

OLTRE LA SUPERFICIE SCINTILLANTE PER ARRIVARE ALLA COMPLESSITÀ DI MARILYN

Attraverso uno stile narrativo coinvolgente, l’autrice va oltre la superficie scintillante del mito hollywoodiano. Chi era davvero Marilyn Monroe? È la domanda che tanti si sono posti. Ed è quella a cui Chiara Pasqualetti Johnson ha voluto rispondere, facendo emergere la donna in tutta la sua complessità.

«Troppo a lungo ci hanno fatto credere che Marilyn fosse solo un corpo – sottolinea Chiara Pasqualetti Johnson – ma chi la guarda davvero, oggi scopre altro: una mente libera, una donna ironica. Più femminista di quanto il suo mondo fosse pronto ad ammettere. Marilyn è stata una performer dell’identità, un genio dell’auto-narrazione, molto prima che inventassimo i social. Ha riscritto la femminilità a modo suo: sexy, certo, ma per scelta. Fragile, ma senza vergogna. Ambiziosa, intelligente, in anticipo su tutto. Con questo libro ho voluto raccontare la donna che ha trasformato la propria immagine in un gesto di ribellione. E liberarla dalla gabbia dorata in cui l’abbiamo rinchiusa per decenni».

Marilyn Monroe è stata una di quelle donne destinate ad anticipare di decenni la consapevolezza con cui oggi scegliamo di raccontarci.

Era molto distante dall’ideale hollywoodiano che prevaleva negli anni Cinquanta, quello di una donna modesta e composta. Ha interpretato la parte della bionda sensuale e svampita con una maestria da Oscar: in realtà, era tutt’altro che ingenua, frivola, sciocca ed è stata lei a decidere come mostrarsi al mondo. Ha usato la propria immagine come strumento di potere e l’ha fatto consapevolmente.

La sua “sexitudine” era una miscela di erotismo e vulnerabilità, ironia e seduzione; era una forma di linguaggio, una strategia comunicativa, un gesto di libertà. Con una lucidità sorprendente, Marilyn gestiva look, pose, parole e silenzi come elementi di un copione che scriveva da sola. Come molte donne di oggi, cercava di conciliare ambizione e vulnerabilità, desiderio di indipendenza e bisogno di amore. È per tutti questi motivi che, ancora oggi, ci parla con una voce sorprendentemente contemporanea e appare vicina a noi: perché ha incarnato un’idea di femminilità potente, autodeterminata, consapevole.

«Marilyn non è un’icona del passato – conclude l’autrice – ma un messaggio per il futuro. Una voce che ci parla di libertà, identità, corpo, riscatto. Moderna e pop, appartiene a tutti, perché ha avuto il coraggio di mostrarsi vera, fragile e potente allo stesso tempo».

<em><strong>Marilyn Dea Diva Donna</strong></em> di Chiara Pasqualetti Johnson, White Star Libri, pagine 28 29 (Silver Screen Collection / Getty Images)
Marilyn Dea Diva Donna di Chiara Pasqualetti Johnson, White Star Libri, pagine 28 29 (Silver Screen Collection / Getty Images)

INCONTRO CON CHIARA PASQUALETTI JOHNSON E CON LE SUE DONNE

In occasione di una delle presentazioni del libro alla stampa, ho avuto l’opportunità di fare una piccola chiacchierata con Chiara Pasqualetti Johnson.

Milanese, laureata in storia dell’arte, giornalista, Pasqualetti Johnson scrive di viaggi, arte e lifestyle per varie riviste. Il suo stile raffinato e profondo l’ha resa una voce autorevole e molto apprezzata. E infatti Forbes Italia l’ha inserita, nel 2021, tra le 100 Wonder Women dell’anno.

Con la casa editrice White Star, ha pubblicato una serie di titoli di successo, tradotti in molte lingue, dedicati alle icone del Novecento. Qualche nome? Coco Chanel, Audrey Hepburn, Jacqueline Kennedy Onassis, Frida Kahlo.

Coco, Audrey, Jackie, Frida: donne a cui – come a Marilyn – basta solo il nome. E, come mi ha detto Chiara (mi prendo la licenza di chiamare per nome anche lei), «sono tutte donne che hanno qualcosa da dirci ancora oggi». Sono dei «caleidoscopi» nei quali ognuno di noi può trovare il frammento in cui riconoscersi e riflettersi. «Questo è il bello delle biografie», ha aggiunto sorridendo.

Le biografie che ha pubblicato con White Star hanno un’altra caratteristica comune: sono racchiuse in volumi riccamente illustrati. Fondata nel 1984 e orgogliosamente italiana, White Star è conosciuta a livello internazionale quanto a qualità. Specializzata in viaggi, arte, natura e lifestyle, si distingue per l’eccellenza grafica e fotografica e per l’impatto visivo delle sue pubblicazioni.

Il volume dedicato a Marilyn si compone di 224 pagine con – come già detto – ben 120 illustrazioni ed è pubblicato simultaneamente in ben sette edizioni internazionali. Oltre all’Italia, è uscito in Spagna, Germania, Francia, UK, USA, Lituania. Sottolineo inoltre che la realizzazione editoriale è di Valeria Manferto De Fabianis, mentre il progetto grafico è di Maria Cucchi.

Chiara Pasqualetti Johnson fotografata da Emanuela Pirré a una presentazione stampa
Chiara Pasqualetti Johnson fotografata da Emanuela Pirré a una presentazione stampa

Durante la nostra chiacchierata, ho anche chiesto a Chiara come ha impostato il lavoro di ricerca su Marilyn.

«Ho provato prima di tutto a guardare oltre i pregiudizi – mi ha spiegato – e mi sono imposta di raccontarla senza giudicarla. Pensiamo sempre di non avere preconcetti, ma non è così. E per scorgere la vera Marilyn, occorre incrinare l’immagine della dea e quella della diva, lasciandosi sorprendere dalla donna che era. Intelligente, volitiva, piena di talento e dotata di uno straordinario senso dell’umorismo».

«Quanto al processo pratico, posso dire che per ogni biografia mi immergo completamente nella vita della donna di cui scrivo, almeno per un anno, ricercando e documentandomi attraverso le fonti più autorevoli», ha aggiunto.

A proposito della necessaria operazione di superamento di preconcetti e pregiudizi, Chiara cita un libro non su Marilyn ma di Marilyn. Si intitola Fragments ed è una raccolta di poesie, appunti e lettere che l’attrice ha scritto tra il 1943 e il 1962.

Pagine dattiloscritte e anche appunti presi su menu e fazzoletti di carta: tutto ritrovato in un paio di scatole alla morte di Marilyn. Sono segni di una sensibilità accesa, note di una lettrice acuta, della persona profonda e riflessiva dietro la smagliante immagine di donna più desiderata del mondo.

Era davvero una persona complessa e sorprendente, di certo non banale. E merita molto di più della sola etichetta di sex symbol.

<em><strong>Marilyn Dea Diva Donna</strong></em> di Chiara Pasqualetti Johnson, White Star Libri, pagine 110 111 (Album / Alamy Stock Photo)
Marilyn Dea Diva Donna di Chiara Pasqualetti Johnson, White Star Libri, pagine 110 111 (Album / Alamy Stock Photo)

MARILYN DEA DIVA DONNA TRA FORZA E FRAGILITÀ

Attraverso il suo puntuale lavoro di ricostruzione, Pasqualetti Johnson ha ricostruito i tre aspetti di Marilyn.

La dea è l’immagine che ne abbiamo tutti, la diva è il percorso.

Un percorso che, a tratti, ingabbia Marilyn in un personaggio. C’è però anche la diva imprenditrice, quella che apre una sua casa cinematografica e che cerca di ribaltare la narrazione su di sé. Come quando esce la notizia bomba del calendario con i nudi, fatto da giovanissima.

Anziché nascondersi o negare o rinnegare, Marilyn indice una conferenza stampa e lo ammette: ebbene sì, l’ho fatto. Si fa protagonista e non vittima, rivendica il suo diritto di disporre di sé stessa senza vergogna, semplicemente perché sa di non aver fatto nulla di male. Con la sua trasparenza e la sua consapevolezza, toglie alla questione la potenziale patina di morbosità. Ecco perché è, ancora oggi, straordinariamente contemporanea.

Infine, arriva il racconto della donna.

Marilyn è una una grande perfezionista e lavora duramente, ma porta con sé anche l’ombra del passato. Sotto la patina del successo, continua a esserci anche Norma Jeane, la bambina fragile, segnata da un’infanzia triste, abbandonata dalla madre e senza un padre. I suoi sono vuoti spaventosi e incolmabili, che tornano a bruciare a ogni nuova ferita.

Conosce bene le delusioni e le miserie nascoste dietro la rutilante macchina dei sogni hollywoodiana. E ha in sé un carico di solitudine, insicurezze, tristezze che la portano a fidarsi e affidarsi a uomini che, forse, non la capiscono (e non la amano) davvero.

A questa donna sono bastati sedici anni per entrare nell’eternità, affermandosi non semplicemente come sex symbol, ma come attrice, cantante, produttrice e imprenditrice. Senza paura di offrirsi anche con quelle sue debolezze.

Resta, forse, una domanda. La sua caduta verso l’abisso era arrestabile? Lo sarebbe stata se Marilyn fosse vissuta oggi? Impossibile rispondere.

<em><strong>Marilyn Dea Diva Donna</strong></em> di Chiara Pasqualetti Johnson, White Star Libri, cover (Baron / Stringer /Getty Images)
Marilyn Dea Diva Donna di Chiara Pasqualetti Johnson, White Star Libri, cover (Baron / Stringer /Getty Images)

UN LIBRO CHE PIACERÀ ANCHE ALLA GEN Z

Lo scrivo chiaramente: i libri su Marilyn sono tantissimi, è vero. Tuttavia ne raccontano soprattutto la morte e i lati oscuri.

Questa biografia, invece, racconta la vita. E la celebra, senza spingere sui lati tragici o torbidi. Restituisce insomma a Marilyn complessità, luce, dignità, umanità. Finalmente.

Credo, inoltre, che possa essere una lettura adatta a un pubblico appartenente a varie generazioni, inclusa la Gen Z. Perché?

Perché Marilyn ha molto in comune con i giovani e i giovanissimi di oggi. Non ha avuto paura di ammettere le sue fragilità, proprio come i ragazzi di oggi che, invece di nascondersi, ammettono le loro paure.

Il malessere giovanile è alimentato da fattori come i social network, la precarietà lavorativa, la crisi ambientale. La vita quotidiana dei ragazzi è costellata di aspettative, confronti, ansie da prestazione: si deve eccellere in tutto e subito, nello studio, nelle relazioni, nella cura di sé. Eppure, l’aumento dei casi di ansia e depressione non è soltanto un segnale negativo; racconta anche che la Gen Z ha il coraggio per dichiarare di non stare bene. Parlare di ansia, depressione, burnout non è più un tabù: se siamo fragili – sembrano dirci i ragazzi – è perché viviamo in un mondo che richiede troppo e offre poco.

Anche sportivi e artisti hanno un ruolo decisivo nel normalizzare il discorso sulla salute mentale, confessando paure, incertezze, cadute. E se i ragazzi leggeranno la biografia di Marilyn scopriranno una donna che, già a metà del Novecento, non si vergognava delle sue fragilità.

Potranno incontrare una Marilyn diversa rispetto a ciò che è stata per genitori e nonni, le generazioni precedenti per cui è stata soprattutto una diva e una dea. Scopriranno la donna e lo faranno con sguardo nuovo e fresco, senza preconcetti e senza pregiudizi. Proprio come auspica Chiara Pasqualetti Johnson.

Emanuela Pirré

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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