Optical Art, Vasarely e dintorni: la mostra a cura di Milo Goj, fino al 10 maggio allo Spazio Roseto
Lo Spazio Roseto di Milano rinnova la propria vocazione per l’arte e offre al pubblico un’esperienza sensoriale unica, immergendo il visitatore nel mondo dell’Optical Art. Protagonista Victor Vasarely, riconosciuto come il padre fondatore dell’Op Art. Le sue opere si distinguono per l’uso di forme geometriche, contrasti cromatici e illusioni visive capaci di generare movimento e tridimensionalità.
Optical Art, Vasarely e dintorni presenta una selezione di lavori, tra cui quattro opere di Vasarely, in un percorso espositivo che mette in relazione percezione, ritmo e profondità. La mostra, curata da Milo Goj con Art Relation, ha visto la sua inaugurazione il 20 aprile scorso, in occasione della Milano Design Week, e sarà visitabile fino al 10 maggio 2026. Noi abbiamo avuto il piacere di essere presenti all’opening e vogliamo dirvi perché è una mostra che non potete lasciarvi sfuggire.
Chiunque ami estetica e funzionalità deve mettere in agenda questa mostra. Opera dopo opera si rimane ipnotizzati da un percorso che è un crescendo nella melodia dell’Op Art. Da un approccio soft, che vede l’alternanza tra bianco e nero, si passa a una travolgente immersione nel colore. Ci si potrebbe soffermare all’apparenza, camminare rapidamente, ma si perderebbe l’essenza del percorso espositivo.

Milo Goj, che ci ha piacevolmente stregato durante l’opening, ha curato egregiamente una mostra veramente degna di nota. Ascoltandolo prima e intervistandolo poi, l’immersione nell’Optical Art e nelle opere è stata spontanea. Dalle opere di Getulio Alviani, passando per Antonello Arena, senza tralasciare Dadamaino, fino a Victor Vasarely, padre dell’Op Art.
A quest’ultimo si deve proprio la nascita dell’Optical Art, con un principio dalla natura commerciale, ma che ha visto poi un sviluppo relativo all’arte figurativa. Nel 1937 creò La zebra, opera che fu realizzata trent’anni prima della presentazione ufficiale dell’Optical Art al MOMA di New York. Quest’opera fu l’origine di tutto. Sebbene risalga a quasi novant’anni fa è ancora estremamente attuale, pulita, lineare, ma di forte impatto.

D’impatto e di estremo fascino sono tutte le opere che compongono la mostra. Un percorso espositivo artisticamente ipnotico. Opere che incantano, che chiamano l’attenzione e che stimolano la curiosità di ogni visitatore. Estetica e funzionalità ballano un tango facilmente percepibile.
La percezione aumenta indubbiamente se sono le parole di Milo Goj a guidare alla scoperta di questa mostra. Il Professor Goj ci ha parlato di un “circolo virtuoso“, di “estetica e funzionalità che si fondono nuovamente“. Va oltre, portando l’esposizione su un piano, se possibile, ancora più alto. Fa emergere il ritorno dell’optical nell’architettura della comunicazione digitale. Ulteriore dimostrazione pratica del circolo virtuoso di cui ci ha parlato.
Per avere prova tangibile, per entrare nel vortice della conoscenza di questo circolo virtuoso, vale davvero la pena vedere questa mostra. Occorre lasciarsi incantare dall’Optical Art. Bisogna far sì che l’arte ci ipnotizzi, sospendendoci dal caos, distraendoci dalla frenesia, anche solo per qualche istante.
Come informazione pratica, ma indispensabile, si sottolinea che la mostra è visitabile fino al 10 maggio 2026, ogni giorno dalle 10 alle 19, allo Spazio Roseto, in Corso Garibaldi 95 a Milano.
Federica Santini
Federica Santini
Classe 1992. Nata nel giorno che spacca l'anno a metà. Creata per rompere ogni tipo di schema e per tendere volutamente all'imperfezione. Vedo i volti nelle case, resto senza fiato davanti agli edifici abbandonati andati in rovina, mi perdo nella bellezza dei fiori che nascono dalle crepe. Curiosa, resistente, determinata, piena, ribelle e caoticamente umana. La mia penna è viva, sincera ed irriverente.