Lo stile è oltre la moda ne Il Diavolo veste Prada 2

The devil wears Prada 2 ovvero Il diavolo veste Prada 2 è uscito il 29 aprile nelle sale cinematografiche. Da subito, ha attirato i fan di Runway, incassando solo nel primo giorno ben più di 2 milioni di euro, con oltre 300.000 persone nei cinema italiani.

Il cast iconico del primo film torna al completo. Meryl Streep veste i panni di Miranda Priestly e ad Anne Hathaway va il ruolo di Andy SachsStanley Tucci interpreta il caro Nigel KiplingEmily Blunt si cala ancora una volta nella parte di Emily Charlton, ora non più assistente di Miranda a Runway: a inizio film lavora da Dior e, nel finale, da Coach.

Nonostante siano trascorsi vent’anni, tutti appaiono affascinanti come se il tempo non fosse passato.

Meryl Streep coinvolge gli spettatori con i suoi sguardi che trasmettono più di quanto le parole possano fare. Anne Hathaway, oggi molto più determinata e sicura di sé (e stilosa!) ci fa rivedere alcuni tratti salienti del dolce – ma determinato – carattere che abbiamo conosciuto in lei nel primo film. Anche attraverso outfit che gridano determinazione, Emily Blunt continua ad avere un ruolo e una personalità da business woman senza scrupoli.

E poi c’è Stanley Tucci che dà vita a Nigel con le sue fulminanti battute: «guardalo, veste solo sintetico, se gli butti un fiammifero addosso brucia come un albero di Natale a marzo».

Ma entriamo allora nel dettaglio degli outfit de Il diavolo veste Prada 2. Il film ha uno stile accuratamente pensato, così come era accaduto nel primo. Vent’anni di distanza ed entrambe le pellicole riescono a interpretare perfettamente i rispettivi periodi di uscita, rispecchiando canoni, stile e società.

Cominciamo da Miranda che, nel primo film, aveva uno stile sobrio e curato, da vera boss lady, rispettando la classicità con outfit puliti ma decisi. Una figura autoritaria, che ha potere decisionale e che tutti devono temere. Nel secondo film la vediamo in uno stile più intrepido, come nella sua prima apparizione con un abito Balenciaga rosso e voluminoso, con gonna ampia e strascico. Un abito importante, che ricorda pienamente la sontuosità del Met Gala, celebre evento che ogni anno si svolge nella cornice del Metropolitan Museum of Art e vede l’organizzazione di Anna Wintour. Lo stile di Miranda ci piace e la rispecchia. È una figura autorevole, che deve però, in questo secondo film, sottostare alle logiche di un mercato editoriale in evoluzione.

Andy vede una trasformazione interessante. L’abbiamo conosciuta con i suoi outfit disordinati, il suo maglione ceruleo (tanto ricordato per il celeberrimo monologo di Miranda) e priva di una «minima idea dello stile e del senso della moda» (sempre parole di Miranda). Poi, nel corso del primo film, diventa amante dello stile, degli abiti che la circondano a Runway e dei consigli di Nigel.

Ma se nel primo film la vediamo adattarsi al mondo a cui si approccia, fatto di stile e attenzione al dettaglio, un po’ come per adattarsi a una realtà ma costretta, nel secondo capitolo la vediamo invece sicura delle sue scelte. Non è più uno spirito di adattamento, è una volontà di vestirsi per comunicare sé stessa. Diventata infatti una features editor per Runway, sfoggia vari look ambiziosi, decisi e già iconici. Vediamo nel suo caso, come per Emily, il gessato e l’uso di accessori come la cravatta. E vogliamo parlare del maxi abito stile patchwork indossato da Andy negli Hamptons, firmato Gabriela Hearst? Vistoso e appariscente, è destinato a diventare uno degli outfit simbolici e più memorabili di questo secondo film.

Inoltre, la cena milanese de Il diavolo veste Prada 2 diventa un omaggio a Giorgio Armani, con Miranda e Andy in abiti della Maison. È già iconica la passeggiata di Meryl Streep in Galleria Vittorio Emanuele II in un Armani Privé con paillettes e pietre multicolore. Noi ne siamo innamorati!

Per inciso. Vi ricordiamo che all’Armani Silos di Milano è in corso la mostra Giorgio Armani Privé 2005 – 2025. Vent’anni di alta moda. Aperta fino al 20 dicembre 2026, è suddivisa nei 4 piani del museo.

Emily, che nel primo film ci siamo abituati a vedere con look un po’ dark, accessori interessanti e sovrapposizioni, adesso ha uno stile sartoriale e destrutturato. La sua prima apparizione è in un pantalone gessato di Jean Paul Gaultier rivisitato grazie all’abbinamento con un corsetto di Wiederhoeft, portato a sua volta sopra una camicia bianca decorata dal logo Dior. La vediamo anche in capi Rick Owens e Alexander McQueen, per citarne alcuni. Durante la permanenza a Milano, indossa una collana dell’Alta Gioielleria Tiffany & Co., con diamanti e acquamarina. Una meraviglia per gli occhi.

Il caro Nigel ritorna con un look rigoroso ma che si fa notare, tra completi maschili e dettagli che rendono personale il suo stile. Interessante la scelta dell’utilizzo di una sciarpa a righe a comporre il suo outfit, mentre affianca Miranda nella serata di gala nei primi momenti del film.

Piacevole anche il messaggio che il film trasmette sulla moda second hand e sostenibile, attraverso Andy che, dopo aver lavorato a Runway, non è più estranea alla moda. Sa, per esempio, che una giacca Maison Margiela di seconda mano è un investimento che dura tutta la vita. Ed è ormai un dovere ricordarci l’importanza e l’utilità dei capi usati e vintage. Possiamo ridurre inquinamento, riscontrare vantaggi economici e allungare la vita di capi ancora in ottime condizioni. Un consumo responsabile e perfettamente allineato alle necessità attuali.

In definitiva: lo stile de Il diavolo veste Prada 2 ci piace perché grida chi siamo oggi, esattamente come fa la trama del film. Sontuosità, rigore, androginia, carattere, eleganza. Uno stile che, all’apparenza, ci fa desiderare di avere ognuno di quegli outfit e scegliere quale indossare ogni giorno. Un po’ come diceva Coco Chanel: «ogni giorno è una sfilata e il mondo è la tua passerella». Sì, ma oltre al comunicare noi stessi e al sentirci impeccabilmente alla moda in ogni occasione, «la gente deve sapere che c’è un prezzo da pagare», come afferma Miranda in una scena.

E forse è qui la grande rivoluzione de Il diavolo veste Prada 2. Non solo un film di moda, eventi e lusso, ma che parla ai giornalisti, agli editori, alle persone che da fuori vedono solo il luccichio degli abiti e di questa vita.

Ma a quale prezzo? La nostra Emanuela Pirré ha scritto un articolo proprio su questo.

Federica Callegari

 

 

Se vi va di restare ancora un po’ con noi…

La nostra Federica Latorre ha scritto un articolo sulla mostra Giorgio Armani Privé 2005 – 2025. Vent’anni di alta moda – lo trovate qui

E poi… Francesca Soba ha pubblicato un articolo su essere Emily oggi, nel 2026

 

 

About Federica Callegari

Dopo aver affrontato un percorso triennale in Fashion Styling & Communication e precedenti studi al liceo linguistico, prende la sua strada nel mondo della comunicazione diventando web editor e facendo della sua passione un lavoro. Osserva ciò che la circonda e ne trae ispirazione. I piccoli dettagli diventano per lei elementi essenziali che hanno un significato molto più profondo: vede oltre ciò che è dato a vedere. Guarda con gli occhi di chi nutre un amore autentico per la creatività e la bellezza.
Per deformazione professionale tende ad avere un occhio critico anche nel tempo libero e a incentivare costantemente ispirazione e inventiva, prediligendo un approccio minimal e “pulito”, basico ma potente perché chiaro e altrettanto d’impatto.

 

 

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