Codici di Stile è la nuova uniform identity di Triennale Milano

Qualche mese fa, durante Milano Cortina 2026, ho scritto un articolo sull’incrocio tra moda e sport. In tale occasione, molti importanti brand hanno infatti firmato le uniformi dei vari team olimpici. L’abbigliamento è così diventato una sorta di racconto visivo di ogni Paese, un intreccio tra performance e identità culturale.

Il mio articolo si è poi concentrato su ulteriori casi di connessioni e incroci, in particolare tra moda e arti. Il primo è la collaborazione tra Giorgio Armani e il Wiener Staatsballett. La Maison ha vestito i ballerini per la cerimonia di apertura del Ballo dell’Opera di Vienna 2026. Il secondo è l’esordio di Jonathan William Anderson come costumista d’opera. Lo stilista ha creato i costumi per il personaggio protagonista di Complications in Sue, spettacolo che ha debuttato in prima mondiale all’Opera di Philadelphia.

Tutto ciò mi ha permesso di sostenere una tesi che mi sta particolarmente a cuore: la moda ha – o può avere – una grande rilevanza culturale. Ed ecco perché trovo interessante una notizia di questi giorni: il lancio di Codici di Stile, la nuova uniform identity di Triennale Milano.

Triennale Milano presenta un progetto che unisce ricerca e design per ripensare le proprie divise secondo un’idea che nasce all’interno del dipartimento moda. Tale dipartimento studia, espone e valorizza archivi e patrimoni legati alla moda. Inoltre, promuove percorsi formativi in dialogo con scuole e università. A fare da consulente scientifico dal 2024, anno di costituzione del dipartimento, è Luca Stoppini, professionista di lunga e comprovata esperienza in ambito moda e immagine. Per lo sviluppo della parte creativa è stata coinvolta Alessandra Facchinetti.

Da un lato, dunque, c’è Triennale, importantissima istituzione milanese e italiana; dall’altra, c’è Facchinetti, un nome che evoca immediatamente un’immagine fatta di glamour e stile. Insieme suggeriscono la rilevanza dell’incontro tra cultura e moda.   

Alessandra Facchinetti ha più di vent’anni di esperienza alla direzione creativa di aziende di moda del calibro di Miu Miu, Gucci, Moncler, Valentino e Tod’s. L’arte e la moda sono i binari della sua formazione e del suo occhio sulla realtà. Gli anni al Liceo artistico di Bergamo sono stati le fondamenta per poi specializzarsi in moda all’Istituto Marangoni di Milano. Dalla scultura all’architettura, il suo è un bagaglio colmo di passioni, conoscenza, riferimenti che le consentono di spaziare in ambiti diversi tra cui moda, product design, interior, concept retail, hospitality.

Il suo metodo parte da una rilettura di storia e tradizione per arrivare a formulare codici contemporaneiCodici di Stile si ispira al mondo workwear per la scelta dei tessuti e dell’efficienza e allo stile Bauhaus per le geometrie e i dettagli.

Alessandra Facchinetti x Triennale Codici di Stile (foto @simon171)
Alessandra Facchinetti x Triennale Codici di Stile (foto @simon171)

Facchinetti ha realizzato quattro diverse tipologie di divise.

Ci sono le divise dei mediatori culturali (che si occupano dell’accoglienza e dell’esperienza dei visitatori) e quelle del personale di guardiania (che si occupano del servizio di sorveglianza e custodia). Ci sono poi le divise del team che lavora in Voce Triennale, lo spazio dedicato alla musica e al suono. E, infine, ci sono quelle del personale dei due ristoranti presenti nel Palazzo dell’Arte sede di Triennale, ovvero Cucina Triennale e Terrazza Triennale. Il risultato è un design trasversale e versatile, capace di suggerire senso di appartenenza, comfort e stile.

Il lavoro di ricerca è partito dalle immagini storiche presenti nell’archivio di Triennale (oggi in parte esposto nello spazio Cuore), dalle linee dell’architettura del Palazzo dell’Arte e delle uniformi storiche del personale di sala. Alla base del lavoro di Facchinetti c’è stata una riflessione sul concetto stesso di divisa che viene ripensato per creare una riconoscibilità senza però appiattire.

Da questo processo creativo è emerso un elemento distintivo e identitario: la piega triangolo. La ritroviamo nelle tasche di vari capi che compongono le divise, sempre declinata in modo differente. L’idea della tasca con la piega triangolo nasce dall’incontro delle geometrie presenti nell’architettura di Triennale così come anche dall’immagine coordinata di Cucina Triennale con i suoi riferimenti grafici Bauhaus. La tridimensionalità della forma sulla tasca è un richiamo voluto alla manualità delle pieghe dei tovaglioli della tavola italiana.

La ricerca di dettagli distintivi e di design continua anche con i grembiuli dei ristoranti Cucina Triennale e di Terrazza Triennale. In questo caso, il dettaglio grafico della piega a triangolo in vita e la pulizia delle linee dei grembiuli nascono dallo studio e dalla rielaborazione creativa delle foto storiche del personale del ristorante del 1940.

Triennale Codici di Stile (foto Stefano Galuzzi)
Triennale Codici di Stile (foto Stefano Galuzzi)

Ogni tipologia di divisa è stata ideata tenendo conto delle necessità e delle specificità dei diversi ruoli. La scelta dei colori è stata guidata dalle cromie del Palazzo dell’Arte, spaziando dai grigi del marmo ai verdi del travertino. 

Per i mediatori culturali è stato disegnato un gilet bordeaux con una patch colorata con toni accesi come il verde lime e il lilla da applicare sulla tasca. Indica le diverse funzioni del personale, per esempio servizi informativi per le mostre o personale di sala del teatro. I mediatori indossano anche una serie di accessori, sempre disegnati da Alessandra Facchinetti. Ci sono una cintura con tasca, un laccio con gancio multiuso, un cappello con visiera per l’esterno. Per il personale di guardiania il gilet è grigio.

Le divise di Voce Triennale riflettono perfettamente la natura dello spazio in cui la ricerca sul suono si sviluppa in molteplici formati e attività. Facchinetti ha progettato una tuta da lavoro e una camicia a manica corta con pantalone. I capi sono grigio scuro con la stampa verde fluorescente del logo di Voce scomposto.

Le divise di Cucina Triennale e Terrazza Triennale sono state realizzate per gli chef, il personale di cucina e quello di sala. Il design delle giacche introduce una nuova formalità contaminata da dettagli provenienti dal modo worker e urbano. Per entrambi i ristoranti è stata disegnata una cravatta che riprende il motivo della piega. Per Cucina Triennale è un ibrido tra cravattino e nodo, mentre per Terrazza Triennale è una cravatta di linea dritta e grafica.

La palette di Cucina Triennale vede il verde travertino come colore prevalente, abbinato al grigio perla. Per Terrazza Triennale è stato scelto un marrone testa di moro, combinato con una tonalità di grigio leggermente più caldo. Per entrambi i ristoranti è prevista una variante per il servizio catering: il grigio viene sostituito dal nero. Inoltre, per Cucina Triennale è stata disegnata una divisa per il servizio in giardino durante i concerti. Prevede un gilet a incrocio sulla schiena e tasca con piega triangolo.

Lo sviluppo e la produzione delle divise è stato affidato da Alessandra Facchinetti a OLDER Studio il quale ha tradotto il brief creativo in prodotto supervisionando l’intero processo di sviluppo (creazione dei cartamodelli, prototipazione, approvvigionamento dei materiali, gestione della propria filiera completamente sostenibile). Tutti i materiali sono stati tessuti e acquistati in ItaliaOgni capo è prodotto in Europa e viene consegnato utilizzando imballaggi compostabili.

Triennale Codici di Stile (foto Stefano Galuzzi)
Triennale Codici di Stile (foto Stefano Galuzzi)

Il progetto Codici di Stile è stato sviluppato in sinergia con l’importante lavoro di rinnovamento degli spazi del Palazzo dell’Arte, avviato nel 2020 e affidato ad AR.CH.IT Luca Cipelletti.

Carla Morogallo, Direttrice generale di Triennale Milano, spiega che «il progetto si inserisce in un percorso generale che intende dare valore alla visione di insieme di Triennale».

«In questo contesto – prosegue Morogallo – il legame fra design e moda si esprime attraverso l’ideazione e la realizzazione di abiti che rappresentano la Triennale contemporanea. Il punto di partenza di ogni nostra attività è la ricerca d’archivio e anche in questo caso è da lì che sono nate le prime idee poi sviluppate con grande maestria da Alessandra Facchinetti. La memoria storica si apre sempre a un dialogo con la contemporaneità, con la dimensione urbana in cui viviamo. La premessa è stata la volontà di comunicare anche attraverso la cura degli abiti che esprimono l’attitudine di Triennale, grazie a un design curato, funzionale e distintivo. Nasce un ‘codice di stile’ che esprime un senso di appartenenza e cura coerente con l’identità di Triennale».

Anche Alessandra Facchinetti sottolinea alcuni concetti che le stanno a cuore.

«Il mio concetto di divisa per Triennale – spiega Facchinetti – supera l’uniformità della tradizione. Viene meno l’identità e la valorizzazione dell’immagine coordinata, a favore di uno studio di capi e accessori coerenti con l’immaginario e i valori dell’istituzione. La divisa, come l’etimologia della parola suggerisce, non solo distingue la persona che la indossa, ma rappresenta e consolida l’istituzione, in dialogo tra funzione, praticità ed estetica, in un linguaggio che va oltre il ruolo per diventare codice di stile quotidiano. La divisa diventa manifesto visivo e tangibile dell’identità del museo, elemento riconoscibile significativo di connessione con il visitatore e di esperienza negli spazi condivisi».

Le divise Codici di Stile sono già in uso dal 19 giugno 2026 per Voce Triennale e i due ristoranti. Per le divise dei mediatori culturali e del personale di guardiania l’appuntamento è a fine luglio.

Emanuela Pirré

 

 

 

Se vi va di restare ancora un po’ con noi… qui trovate l’articolo Da Paul Poiret a Jonathan William Anderson, la moda veste ancora la cultura di Emanuela Pirré

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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