Perché la scimmia nuda di Francesco Gabbani è un po’ anche mia

Come al solito, anche quest’anno ho seguito Sanremo molto distrattamente.
Il Festival della Canzone Italiana molto spesso mi annoia, lo confesso, e soprattutto mi annoiano le infinite polemiche che lo accompagnano, dalle canzoni ai presentatori passando per gli abiti.
Prendete, per esempio, la canzone vincitrice: quante ne ho e ne abbiamo sentite a proposito del povero Francesco Gabbani?
A me, invece, la sua canzone non dispiace: aveva già catturato la mia attenzione lo scorso anno con Amen (vincendo peraltro nella sezione Nuove Proposte) e quest’anno è riuscito nuovamente a incuriosirmi con Occidentali’s Karma.
A colpirmi è la sua capacità di cimentarsi in brani che sembrano leggeri, soprattutto grazie a ritmo e musica, ma che in realtà sono fintamente leggeri e propongono un secondo piano di ascolto (e di lettura).
Affermo ciò riferendomi al testo che ho ascoltato (e letto) con grande attenzione, visto che le parole, in fondo, sono il cuore del mio lavoro. Anche perché è doveroso precisare che Francesco Gabbani non è solo un interprete, bensì è un cantautore (qui il suo sito e qui la sua pagina Facebook dalla quale viene l’immagine qui sopra): la canzone in questione è stata scritta da lui con il fratello Filippo e con Fabio Ilacqua e Luca Chiaravalli, tutti parolieri, compositori, musicisti e arrangiatori (gente del mestiere, insomma).
Il testo è ricco di riferimenti culturali ed è tutt’altro che superficiale: la citazione più ricorrente è quella a un famoso saggio di Desmond Morris ed è qui che è scattato il mio interesse nonché la voglia di scrivere questo post.
Dovete infatti sapere che, appena ho sentito il verso «La scimmia nuda balla» e prima di leggere qualsiasi giornale, ho immediatamente pensato a Morris in quanto io stessa, tempo fa, facendo ricerche per alcuni articolimi sono imbattuta nel lavoro dello studioso inglese.
Classe 1928, Desmond John Morris è zoologo, etologo, divulgatore scientifico e autore di libri sulla sociobiologia umana. È ricordato anche per La scimmia nuda – Studio zoologico sull’animale uomo, opera datata 1967. Nel volume, Morris affronta l’evoluzione del comportamento umano sin dalla preistoria e afferma che, pur essendo l’unica scimmia priva di peli (da qui l’aggettivo nuda), l’uomo si comporta sostanzialmente come tutti i primati. Ristampato numerose volte e tradotto in molte lingue, il suo libro continua a essere ancora oggi un best-seller.
Tra le varie teorie sociologiche di Morris, quelle che mi affascinano di più sono – ovviamente! – quelle che riguardano la moda e i suoi fenomeni: per esempio, lo studioso ha anche affermato che esiste una relazione tra la lunghezza dell’orlo delle gonne e l’andamento del mercato azionario.
Esistono non solo dicerie ma anche dettagliate ricerche che, incrociando moda e finanza, rivelano un fatto: gonne e Borsa – quella con la B maiuscola – fluttuano all’unisono, salendo o scendendo in contemporanea. Ovvero: l’orlo sale verso l’alto (e le gonne si accorciano) quando l’economia va a gonfie vele; l’orlo scende verso il basso (e le gonne si allungano) quando tira aria di crisi.
Volete qualche esempio?
Negli anni Venti del secolo scorso, il Novecento, si impone un ballo, il charleston, e le gonne diventano corte: nel frattempo, la Borsa vive un periodo di forte impennata. Verso la fine del decennio, precisamente nel 1929, gli orli tornano ad allungarsi e arriva il crack finanziario, ovvero la Grande Crisi con il crollo di Wall Street. Le gonne si accorciano di nuovo durante la Seconda Guerra Mondiale, quando l’economia è in crescita, tristemente trainata dall’industria bellica; gli orli tornano ad allungarsi durante l’epoca dell’austerità post conflitto.
Negli anni Sessanta regnano le minigonne e il mercato sale; nei Settanta tornano le gonne lunghe e arriva la crisi petrolifera. Negli anni Ottanta le gonne sono di nuovo corte e l’indice Dow Jones è in rialzo.
Aggiungo un’ulteriore considerazione legata allo stato attuale: da un po’ di anni, gonne lunghe e corte coesistono e, in effetti, il panorama economico è alquanto sfaccettato e altalenante, con realtà ancora immerse nella crisi e altre che si incamminano verso nuovi panorami.
Morris non è l’unico a vedere rapporti tanto stretti tra moda, umori ed economia: altri studiosi ed economisti sostengono infatti che esista, per esempio, la stessa relazione con alcuni cosmetici (tra cui il rossetto) e il loro uso.
A questo punto vi chiederete, forse, quale fosse il mio intento scrivendo tale articolo e io ve lo dico volentieri. Le teorie di Morris e degli altri studiosi e le oscillazioni degli orli delle gonne (nonché del consumo di cosmetici) mi hanno offerto il modo per dimostrare che, tra le tante relazioni che la moda instaura con i vari aspetti della nostra vita, ne esiste appunto una molto stretta che la collega al nostro umore e al nostro sentire triangolando il tutto con la situazione economica.
Ed ecco perché Occidentali’s Karma ha attirato la mia attenzione: il lavoro di Desmond Morris è servito a me quanto a Francesco Gabbani e ha unito il suo lavoro e il mio.
Io ho usato teorie e parole dello studioso per parlare di moda, costume e società; Francesco le ha messe in musica per lanciare una provocazione su parecchi argomenti come la scissione della società moderna tra necessità d’interiorità e urgenza di apparire nonché per lanciare una forma di accusa verso il grande web, possibile nuovo oppio dei popoli (per usare le sue precise parole «coca dei popoli / oppio dei poveri»).
E sempre continuando a citare i suoi versi: «Internettologi / Soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi / L’intelligenza è démodé». E aggiungerei all’elenco i cosiddetti leoni da tastiera.
I paralleli, le interazioni, le diverse applicazioni e angolazioni, i molteplici sviluppi di una teoria: tutto ciò mi affascina. E mi ha anche fornito una buona occasione per condividere con voi, cari amici, delle scoperte (tali almeno sono state per me) che spero siano interessanti per altri.
Dunque ringrazio Francesco Gabbani per una canzone che – lo ripeto – non è solo un motivetto orecchiabile.
Naturalmente, non mi sottraggo nemmeno davanti all’operazione di critica portata avanti dal brano perché (quasi) tutti, in fondo, facciamo parte di quel sistema sul quale il cantautore vuole farci riflettere. E visto che nessuno – o quasi – può chiamarsene fuori, accetto e colgo lo spunto, senza scandalizzarmi, anche perché suggerire pensieri o nuovi punti di vista è qualcosa che mi piace e che spero a mia volta di riuscire a fare, almeno in qualche occasione. Magari questa.

Manu

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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