Drusilla Foer, dalla diversità all’unicità passando per l’ascolto

«Diversità è una parola che proprio non mi piace.
Non mi piace perché ha in sé qualcosa di comparativo e una distanza che proprio non mi convince, no.
Quando la verbalizzo sento sempre che tradisco qualcosa che sento o che penso.
E io trovo che le parole siano come gli amanti: quando non funzionano più vanno cambiati subito.
E quindi ho cercato un termine che potesse degnamente sostituire una parola che per me è così incompleta. E ne ho trovata uno molto convincente.
Unicità.
Mi piace, è una parola che piace a tutti.
Perché tutti noi siamo capaci di notare l’unicità dell’altro e tutti noi pensiamo di essere unici, no?
Facile (risatina)… per niente! Per niente!
Perché per comprendere la propria unicità e accettare la propria unicità è necessario capire di che cosa è composta, la nostra unicità, di che cosa è fatta.
Capire di che cosa siamo fatti noi. Certamente delle cose belle: le ambizioni, i valori, le convinzioni, i talenti.
Però i talenti vanno allenati, vanno seguiti.
Delle proprie convinzioni bisogna avere la responsabilità.
Delle proprie forze bisogna avere cura.
Insomma, non è facilissimo.
E queste sono le cose che sulla carta sono fighe… immaginatevi quando si comincia con i dolori che vanno affrontati, le paure che vanno in qualche modo esorcizzate, le fragilità che vanno accudite. Leggi tutto

Perché la scimmia nuda di Francesco Gabbani è un po’ anche mia

Come al solito, anche quest’anno ho seguito Sanremo molto distrattamente.
Il Festival della Canzone Italiana molto spesso mi annoia, lo confesso, e soprattutto mi annoiano le infinite polemiche che lo accompagnano, dalle canzoni ai presentatori passando per gli abiti.
Prendete, per esempio, la canzone vincitrice: quante ne ho e ne abbiamo sentite a proposito del povero Francesco Gabbani?
A me, invece, la sua canzone non dispiace: aveva già catturato la mia attenzione lo scorso anno con Amen (vincendo peraltro nella sezione Nuove Proposte) e quest’anno è riuscito nuovamente a incuriosirmi con Occidentali’s Karma.
A colpirmi è la sua capacità di cimentarsi in brani che sembrano leggeri, soprattutto grazie a ritmo e musica, ma che in realtà sono fintamente leggeri e propongono un secondo piano di ascolto (e di lettura). Leggi tutto

Barbie e Mattel, non più un solo modello di bellezza

Ne hanno parlato magazine, riviste e blog: Barbie, la fashion doll più celebre, verrà proposta in tre nuove tipologie di silhouette – alta, formosa e minuta ovvero Tall, Curvy e Petite – insieme a una varietà di tonalità di carnagione.

L’intento di Mattel, la casa produttrice, è quello di offrire alle bambine infiniti modi per vivere tutte le storie che sanno inventare esprimendo la propria immaginazione attraverso le molteplici immagini di Barbie.

“Per più di 55 anni, Barbie ha rappresentato un’icona di cultura globale e una fonte d’ispirazione e immaginazione per milioni di bambine in tutto il mondo”, afferma Richard Dickson, Presidente di Mattel. “Barbie riflette il mondo che le bambine vedono intorno a loro. La sua capacità di sapersi rinnovare e stare al passo con i tempi, pur rimanendo fedele al suo DNA, è il motivo per cui Barbie è rimasta la fashion doll numero uno nel mondo.”

La nuova linea 2016 include 4 silhouette (l’originale e le 3 nuove), 7 tonalità di carnagione, 22 colori degli occhi, 24 acconciature e, naturalmente, innumerevoli abiti e accessori: è il restyling più profondo e significativo di sempre.

La diversità arricchisce dunque il mondo Barbie e dà seguito a un percorso iniziato già nel 2015 quando sono state introdotte 23 bambole con diversi colore di pelle e capelli nonché col piede flessibile per poter scendere dai tacchi e indossare scarpe basse. Un altro fatto degno di nota, a mio avviso, visto che Barbie portava fin dai suoi esordi tacchi vertiginosi. Leggi tutto

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