Nanometrozero, il progetto della famiglia Pepe tra biodiversità, filiera nanometrica e trasparenza
In occasione della 19esima edizione di TASTE, abbiamo avuto il piacere di scoprire realtà che ci sono entrate nel cuore. Una di queste è sicuramente Nanometrozero. D’impatto, siamo rimasti colpiti dalla genuinità della famiglia Pepe: stretta di mano forte e rassicurante, sorriso sincero e occhi che si riempivano di commozione parola dopo parola. Genuinità e bontà riflesse anche nei prodotti di questa realtà.
Essendo rimasti totalmente colpiti e non volendo tenere questa meraviglia solo per noi, abbiamo deciso di intervistare la famiglia Pepe. Un “a tu per tu” che arriva dritto all’anima. E che ci ha fatto ancor più innamorare di questa realtà virtuosa che è indubbiamente un esempio da seguire.

Che storia racconta Nanometrozero e quali origini ha? Raccontateci tutto!
“Nanometrozero racconta una storia di visione e famiglia. È il nostro progetto, della famiglia Pepe, nato dal desiderio di ridurre al minimo la distanza tra chi coltiva e chi si nutre, fino quasi ad annullarla. Da questa intuizione prende forma il concetto di filiera nanometrica: un ciclo virtuoso in cui ogni passaggio avviene nello stesso luogo. Dal seme alla pianta, dal raccolto alla trasformazione, fino al prodotto finito.
Nei campi di Nanometrozero la terra viene coltivata seguendo i ritmi naturali e custodendo la biodiversità. Ortaggi, frutta, cereali, legumi ed erbe aromatiche crescono in un ecosistema agricolo vivo, dove ogni stagione porta con sé nuovi profumi e nuovi sapori.
Accanto alla tradizione agricola, coltiviamo anche un dialogo costante con il mondo della ricerca. Nanometrozero è infatti azienda partner dell’Università Federico II di Napoli e del CNR con cui collabora a progetti di studio e sperimentazione dedicati all’agricoltura, alla biodiversità e alla qualità nutrizionale degli alimenti.
Nanometrozero non è soltanto un’azienda agricola. È uno spazio di esperienza e condivisione, dove la terra incontra l’ospitalità, la cultura del cibo e il desiderio di raccontare un modo diverso di produrre e vivere l’agricoltura.”
Chi sono le anime al centro di questo progetto?
“Il cuore di Nanometrozero siamo noi, la famiglia Pepe, custodi di un progetto che unisce passione agricola, ricerca e accoglienza. In azienda convivono competenze diverse ma profondamente complementari: c’è chi si dedica alla cura dei campi e alla selezione delle varietà coltivate, chi segue la trasformazione delle materie prime, chi accoglie gli ospiti e racconta il valore di questa terra.
È una realtà che conserva la dimensione familiare dell’agricoltura italiana, ma che guarda al futuro con curiosità e spirito di innovazione. Nanometrozero cresce così: come una storia di famiglia che si apre alle persone, alle idee e alle collaborazioni.”

Quali sono i valori che guidano Nanometrozero giorno dopo giorno?
“I valori di Nanometrozero affondano le radici nella terra e si esprimono in ogni scelta quotidiana.
Il primo è la biodiversità: è custodita attraverso la coltivazione di varietà agricole che raccontano il territorio e la sua memoria contadina.
Il secondo è la filiera nanometrica: permette di seguire con attenzione ogni fase della produzione, dalla coltivazione alla trasformazione.
C’è poi la trasparenza: si riflette anche nella scelta del vetro come unico contenitore per i prodotti trasformati. Le eccellenze dell’azienda vengono custodite esclusivamente in barattoli di vetro trasparente secondo una filosofia che potremmo definire “seed to jar”, dal seme al barattolo. Il vetro mostra il prodotto per ciò che è, senza nasconderne la natura.
A questo si aggiunge un approccio produttivo estremamente pulito. I trasformati Nanometrozero sono realizzati senza correttori di acidità, senza coloranti, senza conservanti, senza addensanti e senza chiarificatori. Solo materia prima e lavorazione accurata.
Infine, c’è la condivisione della conoscenza, attraverso attività educative, esperienze e collaborazioni scientifiche.”

Se doveste descrivere Nanometrozero con un sapore, quale sarebbe e perché?
“Se Nanometrozero fosse un sapore, sarebbe un sapore avvolgente. Un gusto che si apre lentamente e riempie il palato, lasciando emergere tutte le sfumature della terra: il sole che matura i frutti, il profumo delle erbe aromatiche, la dolcezza naturale degli ortaggi raccolti nel momento giusto. È un sapore vivo, profondo, autentico. Non costruito, non artificiale. È il sapore delle cose coltivate con pazienza, rispettando il tempo della natura.”
La vostra realtà si muove tra tradizione e innovazione, con una forte attenzione all’ambiente e alla salute di ogni persona. Quali sono i prodotti imperdibili di Nanometrozero che ognuno di noi dovrebbe avere nella propria dispensa?
“Tra i prodotti simbolo ci sono sicuramente i pomodori biologici coltivati da semi autoriprodotti, veri protagonisti della nostra produzione.
Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP LOW NICKEL, il San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino DOP e gli Antichi Pomodori di Napoli Presidio Slow Food raccontano la storia agricola di questo territorio e rappresentano un patrimonio da preservare.
Accanto ai pomodori ci sono i sughi pronti biologici, realizzati solo con ingredienti naturali e senza conservanti, le creme e i pestati, l’olio extravergine di oliva estratto a freddo, la pasta biologica di grano duro lavorata a lenta essiccazione, confetture e marmellate biologiche con solo frutta e zucchero.
Sono prodotti che nascono tutti dalla stessa filosofia: coltivare, trasformare e portare in tavola qualcosa di vero. Nessuno di questi può mancare nella vostra dispensa!”

Oltre ai prodotti è presente una fattoria didattica. Ci svelate qualcosa in più?
“Nanometrozero è anche un luogo da vivere e da scoprire.
La fattoria didattica certificata dalla Regione Campania, accoglie bambini, famiglie e visitatori curiosi di riscoprire il valore della natura. Attraverso laboratori (esperienziali, scientifici, manipolativi, sensoriali, musicali, chimici), attività nei campi, percorsi sensoriali, pet education e giro sul trattore (natura in movimento) si impara e ci si diverte attraverso il mondo natura.
Accanto alla dimensione educativa, offriamo un’esperienza gastronomica unica con il nostro Agri-ristorante, luogo in cui la cucina valorizza i prodotti coltivati nei campi e propone una proposta naturalmente priva di glutine. Non si tratta di una scelta di tendenza, ma di una filosofia culinaria che nasce dalla qualità delle materie prime e dalla volontà di offrire piatti inclusivi, leggeri e autentici.
Per chi desidera prolungare l’esperienza, Nanometrozero offre anche sei camere immerse nella natura, dedicate alla poesia di Giacomo Leopardi. Le stanze non hanno numeri ma nomi di poesie, ognuna con un colore diverso e tutte con vista natura e senza TV. Un modo poetico e suggestivo per vivere la campagna con lentezza.”
Quali sono i tre desideri che Nanometrozero ha per il proprio futuro, immaginando come limite temporale i prossimi cinque anni?
“Il primo desiderio è continuare a custodire la biodiversità agricola, ampliando il lavoro di ricerca sulle varietà coltivate e rafforzando le collaborazioni scientifiche.
Il secondo è far crescere sempre di più la comunità attorno a Nanometrozero, attraverso esperienze educative, gastronomiche e culturali che avvicinino le persone alla terra.
Il terzo è consolidare il modello di filiera nanometrica, dimostrando che un’agricoltura trasparente, sostenibile e profondamente legata al territorio può rappresentare il futuro del cibo.
Perché il futuro che immaginiamo per Nanometrozero è semplice e prezioso allo stesso tempo: un luogo dove la natura insegna, il tempo rallenta e i ricordi affiorano piano.“

Più che un “a tu per tu” è stato un “cuore a cuore” perché, dopo questa intervista, Nanometrozero ci ha conquistato ulteriormente.
La famiglia Pepe ci ha regalato, semplicemente con le parole, una degustazione piena, viva e autentica, che ha creato ulteriore curiosità, facendoci appassionare ancor di più al loro progetto. I valori della famiglia Pepe non sono negoziabili, quella genuinità non è contrattabile e questo rende la loro realtà ancor più speciale.
È proprio vero che sono le piccolissime cose a fare la differenza e a muovere il mondo.
Federica Santini
Federica Santini
Classe 1992. Nata nel giorno che spacca l'anno a metà. Creata per rompere ogni tipo di schema e per tendere volutamente all'imperfezione. Vedo i volti nelle case, resto senza fiato davanti agli edifici abbandonati andati in rovina, mi perdo nella bellezza dei fiori che nascono dalle crepe. Curiosa, resistente, determinata, piena, ribelle e caoticamente umana. La mia penna è viva, sincera ed irriverente.