Fondazione Rovati Milano ospita The Beatles il mito oltre la celebrità
Lo scrivo a chiare lettere e con grande convinzione: la Fondazione Luigi Rovati è una delle istituzioni culturali più interessanti oggi presenti a Milano. Apprezzo molto l’approccio che li caratterizza e sono particolarmente felice di annunciare che, presso la loro sede di corso Venezia 52, è stato appena inaugurato un nuovo progetto espositivo articolato in tre mostre distinte. Si tratta di Echoes origini e rimandi dell’art rock britannico a cura di Francesco Spampinato.
Il ciclo prende avvio dalla ricerca sulle convergenze e le contaminazioni tra arte visiva e musica rock nel Regno Unito degli anni Sessanta e Settanta: è il fenomeno comunemente definito come art rock. Celebri artisti, fotografi e illustratori recuperano le istanze delle avanguardie artistiche per dare forma all’immaginario visivo di band e musicisti straordinari. Lo fanno attraverso copertine iconiche, servizi fotografici, performance multimediali, strategie di comunicazione innovative e che rappresentano un punto di snodo sia nella cultura pop sia nella storia dell’arte contemporanea. È l’origine di autentici ed eterni miti del rock.
Il percorso espositivo rivela le fonti di ispirazione artistica dell’art rock, in particolare il Surrealismo, e analizza l’impatto culturale e sociale di questo fenomeno. Mette in luce le connessioni con lo spirito del proprio tempo e la sua influenza duratura sull’immaginario collettivo e sull’arte contemporanea.
Dalle avanguardie storiche alla Pop Art inglese, dalla controcultura al postmodernismo fino alle più recenti correnti artistiche, le opere in esposizione raccontano un legame profondo tra musica e arte. E mostrano come l’art rock abbia ridefinito confini e linguaggi, aprendo le porte a forme di ibridazione oggi comunemente perseguite dagli artisti di qualsiasi disciplina.


Le opere esposte provengono dalla collezione della Fondazione Luigi Rovati e da prestiti di importanti collezioni pubbliche e private. In mostra sono presenti dipinti, illustrazioni, fotografie, installazioni, video e memorabilia che raccontano alcune delle band e degli artisti più rappresentativi della scena musicale inglese dell’epoca tra beat, psichedelia, rock progressivo. Vengono raccontate le origini del loro immaginario visivo e i rimandi sulle future generazioni di artisti.
A inaugurare il ciclo, dal 17 aprile all’8 giugno 2025, è The Beatles il mito oltre la celebrità.
Questa prima mostra illustra l’effetto dirompente dei quattro ragazzi di Liverpool sulla società, la cultura visuale e l’industria culturale. Sono loro, infatti, ad aver consolidato le dinamiche dello star system per poi travalicarle, raggiungendo il mito.
Ci sono stata con gli studenti di una delle mie classi. Ne è nato un successivo confronto, vivace e stimolante, tra passato e presente della musica. Tale confronto dimostra una volta di più ciò che sostengo: la Fondazione Luigi Rovati sta facendo un lavoro interessante. E offre un’opportunità preziosa: creare ponti (e non muri) tra le diverse declinazioni della cultura.
L’opportunità è aperta a tutti. E segnalo anche che tutte e tre le mostre sono a ingresso gratuito.
Emanuela Pirrè
Echoes. Origini e rimandi dell’art rock britannico
Fondazione Luigi Rovati
Corso Venezia 52, Milano
Ingresso gratuito
Orari: aperto da mercoledì a domenica, dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso ore 19)
Prima mostra: The Beatles il mito oltre la celebrità
A inaugurare il ciclo, dal 17 aprile all’8 giugno 2025, è la mostra The Beatles il mito oltre la celebrità che illustra l’effetto dirompente dei quattro ragazzi di Liverpool sulla società, la cultura visuale e l’industria culturale. Sono loro ad aver consolidato le dinamiche dello star system per poi travalicarle, raggiungendo il mito.
La mostra approfondisce la creazione della celebre copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967), iconico album dei Beatles, attraverso l’intero portfolio fotografico realizzato da Michael Cooper per documentare il celebre diorama di William Blake e Jann Haworth, quintessenza della Pop Art inglese. In mostra anche un’opera originale della serie Old Lady (1962-63) di Haworth, la bambola che compare tra i personaggi a grandezza naturale della copertina. Viene data attenzione anche alla dimensione psichedelica dei Beatles attraverso i ritratti realizzati da Richard Avedon e le distorte interpretazioni di Charles Manson a cui allude Raymond Pettibon. Mentre il video Smile (1968) di Yoko Ono ci presenta un ritratto intimo di John Lennon, I’m Not The Girl Who Misses Much (1986) di Pipilotti Rist chiude il percorso con un’eco impertinente, di taglio femminista.
Seconda mostra: Pink Floyd, Yes, Genesis nuove percezioni della realtà
La mostra successiva, dal 14 giugno al 27 luglio 2025, si intitola Pink Floyd, Yes, Genesis nuove percezioni della realtà. Ripercorre l’immaginario psichedelico e surrealista che accompagna le produzioni di queste mitiche band.
Il percorso si apre con un’opera del pittore metafisico Alberto Savinio. Prosegue poi con i dipinti di Roger Dean per le cover degli Yes e le visionarie fotografie di Hipgnosis e Storm Thorgerson per i Pink Floyd tra cui il prisma di The Dark Side of the Moon, l’uomo che va a fuoco di Wish You Were Here e il maiale gonfiabile di Jeffrey Shaw per la copertina di Animals. Per i Genesis, ci sono i dipinti di Paul Whitehead per Trespass, Nursery Cryme e Foxtrot con l’immagine della volpe in abito rosso. Non mancano gli acquarelli originali di Colin Elgie per le cover di A Trick of the Tail e Wind and Wuthering. A risuonare con questo immaginario surreale, una installazione dell’artista svedese Nathalie Djurberg che mostra un mondo fiabesco fatto di pillole multicolore.
Terza mostra: Peter Gabriel frammentazione dell’identità
A chiudere il ciclo, dal 3 settembre al 26 ottobre 2025, è la terza mostra dedicata alla poliedrica identità di Peter Gabriel, anima dei Genesis nei loro primi anni di attività e poi diventato celebre per la sua carriera solista.
La mostra Peter Gabriel frammentazione dell’identità comprende copie firmate dall’artista degli artwork di Hipgnosis per le copertine dei suoi primi tre album, Car, Scratch e Melt. Ci sono le fotografie e i videoclip dei suoi iconici travestimenti, dalla donna-volpe di Foxtrot al celebre trucco creato per Shock the Monkey nell’omonimo videoclip e nelle esibizioni dal vivo, come nella foto di Guido Harari a Sanremo del 1983. Ci sono anche i progetti multimediali e interattivi in CD-ROM degli anni Novanta. Il percorso esplora il tema della frammentazione dell’Io nella ricerca dell’artista. Prende avvio dalla celebre rappresentazione di Rrose Sélavy (1921), alter ego di Marcel Duchamp, documentato nelle fotografie di Man Ray. Prosegue con opere originali di Keith Haring e Kiki Smith che trattano della crisi dell’identità in epoca postmoderna.
La playlist
Radio Monte Carlo è radio ufficiale dell’evento. Traendo ispirazione dai contenuti della mostra e dalle copertine degli album cui si fa riferimento, il music designer Marco Fullone ha composto una playlist dedicata. È disponibile gratuitamente sul canale Spotify della radio e in mostra tramite QR.
I brani selezionati appartengono ad artisti molto amati a livello planetario. Si va dal sound dei Beatles al prog rock di Pink Floyd, Yes, Genesis alla ricerca sull’integrazione tra rock, elettronica e world music che hanno caratterizzato la carriera solista di Peter Gabriel. Sono tutte suggestioni musicali che mostra e playlist raccolgono e amplificano.
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Il curatore
Francesco Spampinato è professore ordinario di Storia dell’arte contemporanea e coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Arti Visive presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna. Le sue ricerche riguardano le pratiche artistiche contemporanee e gli studi visuali. Si concentra in particolare sul rapporto tra arte contemporanea, media e cultura pop, sulle dinamiche collettive, sull’impatto del digitale sulla cultura visuale e sulle relazioni tra arti e sostenibilità. Spampinato è anche l’autore di molti libri sugli stessi argomenti inclusa la pubblicazione che accompagna il ciclo Eroes edita da Fondazione Luigi Rovati.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.