Incontro con (l’androide) Leonardo da Vinci

Nessuno ha più fantasia di un bambino: durante l’infanzia, riusciamo a formulare pensieri e sogni fuori da qualsiasi schema.

Prendete, per esempio, la fantasia ricorrente in molti bimbi, quella di avere un amico immaginario: scommetto che ora state sorridendo e, forse, siete stati tra coloro che lo hanno avuto o magari state pensando a vostro figlio, a un nipote, al figlio di un amico.

Io ne avevo una versione un po’ particolare: essendo un’appassionata di fantascienza fin da piccolissima e guardando film e telefilm col mio papà in televisione, sognavo che l’amico fosse un piccolo robot tipo R2-D2, il simpatico droide tuttofare della mitica saga di Guerre Stellari (C1-P8 se siete affezionati al doppiaggio italiano della vecchia trilogia). Ecco, lui mi faceva letteralmente impazzire e ne avrei tanto voluto uno tutto mio. (Tra parentesi, l’anno scorso ho incontrato un emulo di R2-D2…)

Dovevo diventare adulta e doveva pensarci il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano affinché io potessi seriamente coronare il mio sogno incontrando un vero androide, illustre, unico e con le sembianze di uno degli uomini più famosi non solo del Rinascimento, ma di tutta la storia umana: il pittore, ingegnere e scienziato Leonardo da Vinci.

Il Museo – che tra l’altro è intitolato proprio al grande genio – ospita infatti un androide che si avvale di tecnologie di mimica facciale di ultima generazione: il robot viene dal Giappone ed è stato progettato dal team di Minoru Asada, Direttore Robotica di Neuroscienze Cognitive dell’Università di Osaka.

Il professor Asada e l’androide con le sembianze di Leonardo da Vinci lo scorso giovedì 3 settembre all’inaugurazione dell’evento presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano <em>(photo credit ufficio stampa Museo)</em>
Il professor Asada e l’androide con le sembianze di Leonardo da Vinci lo scorso giovedì 3 settembre all’inaugurazione dell’evento presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano (photo credit ufficio stampa Museo)

Sono stata invitata all’anteprima della mostra e, incuriosita, sono andata a curiosare scoprendo, per esempio, che il professore e la sua squadra portano avanti una sfida avvincente: da anni, stanno lavorando allo sviluppo di macchine che possano interagire con le persone in modo simile agli esseri umani.

Le ricerche sugli androidi vengono condotte per diversi motivi.

Il primo è che questi studi sono strumenti per indagare l’essere umano, consentendo, per esempio, di realizzare esperimenti che naturalmente non possono essere compiuti sulle persone. Il lavoro sugli androidi si inserisce nell’ambito delle ricerche che studiano i nostri complessi processi cognitivi, con l’idea di comprenderne meglio il funzionamento.

Il secondo motivo è indagare e definire il rapporto tra il mondo umano e quello artificiale: il fine ultimo della robotica è infatti quello di realizzare macchine che abbiano le stesse abilità di un essere umano.

Attraverso gli studi, il gruppo di ricerca del professor Asada sta lavorando alacremente per raggiungere nuove conoscenze e, allo stesso tempo, i risultati ottenuti possono e potranno essere applicati ai robot che vivranno con noi in futuro.

Già, perché il professore pensa che quello che era un mio sogno di bambina in realtà potrà, un giorno, essere realizzato: “Vedo il robot come una specie di socio o un amico delle persone”, dice.

La scelta di realizzare un androide avente l’aspetto di Leonardo è legata al fatto che lo stesso è un simbolo che coniuga intelletto, conoscenza e arte. “Le indagini anatomiche condotte da Leonardo da Vinci ed espresse attraverso metodi grafici ingegnosi sono arrivate a noi su fogli pieni di intuizioni sul funzionamento anatomico del corpo umano”, racconta il professore. E conclude con un’affermazione che condivido: “Sono convinto che Leonardo considerasse il corpo umano come un’analogia del funzionamento dell’universo e che, se fosse vivo oggi, avrebbe scelto la robotica per indagare il mistero dell’essere umano.”

Nel creare l’androide, il team del professore è partito da un’indagine di base sulle caratteristiche di Leonardo tra le quali età e corporatura, lavorando su un modello che rispondesse all’immaginario comune e procedendo sulla base di tentativi ed errori: è stato utilizzato un sistema di progettazione tridimensionale a computer e ciò ha consentito di ricreare un volto anziano con una folta barba, l’immagine resa celebre dal famoso autoritratto.

il celebre autoritratto di Leonardo da Vinci (disegno a sanguigna su carta), databile attorno al 1515 circa e oggi conservato presso la Biblioteca Reale di Torino.
il celebre autoritratto di Leonardo da Vinci (disegno a sanguigna su carta), databile attorno al 1515 circa e oggi conservato presso la Biblioteca Reale di Torino.

L’androide resterà esposto al pubblico presso il Museo fino a domenica 27 settembre: non è però soltanto una curiosa attrazione, è anche un modo per avvicinare tutti noi alla scienza e alla tecnologia dei robot.

Il volto è stato curato fin nei minimi dettagli, dalla pelle alla mimica facciale, dalle folte sopracciglia alla lunga barba bianca, e vi assicuro che l’operazione è perfettamente riuscita: somiglianza e realismo sono davvero impressionanti.

Quando gli sono stata vicina e lui si è voltato verso di me guardandomi e rivolgendomi la parola (grazie a sistemi sofisticati e a un operatore), sono rimasta intimidita quasi fossi davvero al cospetto del grande genio: non ho potuto trattenermi dal sussurrare istintivamente “buongiorno Messere”…

Un’esperienza particolarissima: è stato, contemporaneamente, un salto indietro nel tempo e un gigante passo in avanti verso un’epoca che spero di vedere e vivere.

Durante il periodo di esposizione, il Leonardo-robot mostrerà la propria raffinatissima mimica facciale riproponendo frasi e massime tratte dai manoscritti dello scienziato: inoltre, ogni sabato pomeriggio e domenica, i visitatori potranno godere di un’interazione personale con l’androide il quale – manovrato da un operatore – converserà direttamente col pubblico.

In alcuni momenti verrà mostrato il “dietro le quinte” dell’installazione e una guida ne spiegherà il funzionamento.

Le mie foto all’inaugurazione di giovedì 3 settembre: il robot Leonardo immortalato in diverse espressioni; la postazione di comando dell’operatore con tutti i sofisticati sistemi di controllo; alcuni fotogrammi del video che racconta la fasi di lavorazione dell’androide. E, infine, non potevo resistere alla tentazione di farmi fare una foto con Leonardo.
Le mie foto all’inaugurazione di giovedì 3 settembre: il robot Leonardo immortalato in diverse espressioni; la postazione di comando dell’operatore con tutti i sofisticati sistemi di controllo; alcuni fotogrammi del video che racconta la fasi di lavorazione dell’androide. E, infine, non potevo resistere alla tentazione di farmi fare una foto con Leonardo.

Se da bambini avete sognato come me di avere un robot per amico, se avete sognato l’incontro impossibile con un grande genio della nostra storia passata, se avete dei figli (i ragazzini ne andranno matti!), vi consiglio di non perdere questo evento straordinario che consente tra l’altro di fare visita a uno dei musei più interessanti di Milano.

È bello tornare al Museo Leonardo da Vinci anche se lo si conosce già poiché è sempre in evoluzione, esattamente come la scienza alla quale fa onore.

Manu

 

 

 

Per chi vorrà incontrare l’androide Leonardo da Vinci:

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci

Via San Vittore 21, Milano

Orari del Museo fino a sabato 31 ottobre 2015: da martedì a domenica 9.30 – 19.00 | sabato orario prolungato fino alle 21.00 | chiuso i lunedì non festivi

Qui trovate il sito del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, qui la pagina Facebook, qui Twitter, qui Instagram e qui il canale YouTube

Vi segnalo infine che venerdì 25 settembre, in occasione di MEETmeTONIGHT – Notte europea dei ricercatori, il Museo sarà aperto gratuitamente a tutti dalle 18 alle 24 con un ricco programma di appuntamenti: alle ore 21.30, si terrà un incontro dal titolo “Vivere con i robot” col professore Minoru Asada e Giulio Sandini, Direttore Ricerca all’IIT – Istituto Italiano di Tecnologia.

Se programmate un viaggio in Giappone e passate da Osaka, non mancate di visitare il Leonardo da Vinci Museum Network (qui il sito e qui la pagina Facebook), il museo dedicato al grande genio e voluto dal professore Minoru Asada.

 

 

 

 

 

Le foto sono miei scatti tranne le prime due sotto il quale è indicato il credito del Museo.

La foto che mi ritrae con Leonardo da Vinci è opera di una gentile e sconosciuta signora che si è prestata allo scatto.

 

 

 

 

 

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Manu

Mi chiamo Emanuela Pirré, Manu per gli amici di vita quotidiana e di web, e sono nata un tot di anni fa con una malattia: la moda. La moda è come l’aria che respiro: ne ho bisogno perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che amo e rispetto. Il minimalismo non è il mio forte e sono allergica a pregiudizi, cliché, convenzioni, conformismo e omologazione. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni: per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) con pazienza entrambe, me e la collezione. Sono curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi: oltre alla moda, amo i viaggi, i libri, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, il nuoto e la buona tavola, possibilmente in compagnia. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Sono web content editor, insegno Fashion Web Editing in Accademia Del Lusso, mi occupo di consulenze sempre in ambito moda e/o comunicazione e infine porto avanti con entusiasmo questo blog. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo - uno dei miei comfort food - oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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