Simona Corsellini FW 2020-21: elogio del talento e della… ‘normalità’
È con grande piacere che, oggi, ospito una donna e una professionista qui, tra le pagine virtuali di A glittering woman: lei mi piace molto, si chiama Simona Corsellini ed è stilista e imprenditrice.
Simona Corsellini è nata a Bologna il 20 marzo 1979 e della sua splendida regione, l’Emilia-Romagna, sa trasmettere le caratteristiche migliori, per esempio l’ottimismo, l’entusiasmo, l’energia, l’operosità, la creatività, la capacità comunicativa.
Aggiungete a tutto ciò il fatto che Simona è cresciuta in una famiglia da sempre presente e attiva nel settore della moda, una vera palestra in cui ha iniziato a muovere i primi passi fino alla creazione della sua linea, Space Style Concept, nome che deriva dall’azienda di famiglia, appunto.
Quelli di Space Style Concept sono stati per lei anni di crescita e hanno visto evolversi non solo il brand, ma soprattutto l’aspetto creativo e imprenditoriale di Simona che può contare anche sulla professionalità di Fabrizio Franceschini, suo partner nella vita (è il marito) e nel lavoro.
Nel 2019 la stilista ha deciso di firmare le collezioni con il suo nome, Simona Corsellini.
«Il mio ruolo è quello di guidare lo sviluppo del brand perché voglio stare in prima persona vicino alle mie donne – afferma la designer – e infatti abbiamo lavorato molto sull’identità delle linee: con il nuovo corso inauguriamo un modo inedito di raccontare la storia del brand che è anche la mia storia.»
Oggi il brand Simona Corsellini (sede a Bologna, showroom a Milano) è distribuito in 380 negozi sparsi in tutto il mondo tra Italia, Europa, Asia e Medio Oriente: il prossimo step è quello di entrare in maniera importante nel mercato nord americano dove Simona è già apprezzata da diverse celebrità che sono sue brand ambassador, nomi del calibro di Katy Perry, Paz Vega, Ciara Wilson, Zendaya.

Lo scorso 24 gennaio, precedendo brand e stilisti sui tempi e scegliendo una meravigliosa location meneghina (la Palazzina Appiani di napoleonica memoria), Simona Corsellini ha presentato la sua collezione autunno / inverno 2020 – 21.
Basata su forti contrasti, la collezione ha un carattere energico e determinato, estremamente femminile e ricco di fascino: sedotta dall’eterno gioco degli opposti, la donna Simona Corsellini trova la sua ispirazione in un intrigante equilibrio tra tentazione e rigore, compostezza e sinuosità.
La filosofia degli estremi si riassume nella reinterpretazione del corsetto, indagato e sempre protagonista, che percorre l’intera collezione; il bustino si evolve anche nella maglieria, lasciando intravedere le spalle e accarezzando ampie maniche in taffetà, come nel cardigan dal collo sciallato.
Lo troviamo ancora nella giacca sartoriale, diventando un bustier trompe-l’œil, e anche nello smoking in satin dai dettagli lucidi: un dress code rigorosamente maschile diventa sensuale nell’abito avorio dai rever geometrici tempestati da cristalli e nel black dress dalla scollatura profonda.
Gli abiti da sera avvolgono il corpo evidenziandone i punti di seduzione con eleganza in un mix di grigi intervallati da esplosioni di viola e smeraldo; le camicie in seta, da portare leggermente aperte, sono abbinate a pantaloni, ampi e dal taglio maschile, ma che mettono in risalto il punto vita.
Il blazer doppio petto è indossato a pelle e proposto con il soprabito appoggiato sulle spalle, mentre le pencil skirt con spacchi inaspettati svelano le gambe in movimento.
Femminilità con un tocco di sfrontatezza: la donna di Simona Corsellini si distingue per la sua capacità di sedurre con sensualità ma, allo stesso tempo, con grande ironia e naturalezza.



In principio raccontavo come, a mio avviso, Simona Corsellini ben incarni tutte le qualità migliori della sua splendida regione, l’Emilia-Romagna: oltre, per esempio, alla creatività rappresentata dai capi che ho visto sfilare il 24 gennaio, la brava stilista mi ha dato prova anche della sua capacità comunicativa accettando immediatamente di rispondere a qualche mia ulteriore curiosità.
Ecco il nostro scambio.
Simona, i capi che proponi raccontano una donna dal carattere energico, determinato e femminile, sedotta dall’eterno fascino degli opposti e dei forti contrasti.
Mi racconti cosa c’è nel tuo moodboard, quali sono le ispirazioni e i riferimenti che ti hanno portata a formulare la collezione FW 2020-21?
«Il moodboard è per me molto importante all’interno del processo creativo.
Nel mio ufficio lavoriamo ogni giorno con materiali, colori e forme, dunque il moodboard è essenziale per mantenere fede a un progetto creativo coerente.
In realtà è sempre in continua evoluzione fino a raggiungere la composizione finale.
Spesso il processo coinvolge fornitori e produttori, perché tutto serve per approfondire ed esplorare le varie possibilità e arrivare a esprimere la mia visione.
Nella collezione FW 2020-21 abbiamo lavorato sul concetto del nuovo tailleur con proporzioni e colori completamente nuovi e una attitude contemporanea.
Ho lavorato su immagini evocative di over vs skinny: la giacca maschile di forma over con spalle importanti, ma anche iperfemminile, fittata e sensuale con intrecci inaspettati nella schiena. Un chiaro riferimento e tributo agli Anni ’80 e anche ai ’90, alle linee pure che hanno caratterizzato un decennio minimal e sofisticato.
Ho voluto ancora contrapposizioni nell’uso dei materiali: i grigi della lana bistretch e i falsi uniti, tipici della sartoria maschile, si fondono con rasi di seta fluidi che fanno da seconda pelle.»
In occasione della sfilata, ho molto apprezzato tagli e proporzioni che fanno subito pensare a una buona vestibilità su chiunque, su noi donne cosiddette ‘normali’ e non solo sulle modelle: è una bella sensazione e non sempre è così (purtroppo!) quando si vede una sfilata o una presentazione.
Mi dici qualcosa di più circa i tessuti che usi e sui processi di manifattura?
«La vestibilità è tutto, sono maniacale in questo.
Il capo deve essere perfetto da appeso, poi quando lo indossi deve scattare la magia: quella di sentirti perfettamente a tuo agio e bellissima. Devi sentirlo tuo, in tutto.
Amo moltissimo la seta: è in assoluto il tessuto che più mi rappresenta, fluido, liquido, con una resa cromatica perfetta. Per questo non po’ mai mancare nelle mie collezioni.
Prediligo l’utilizzo di tessuti puri, perché la materia prima deve essere di qualità se come me vuoi che il capo sia perfetto da appeso.
Produciamo interamente in Italia, in Emilia Romagna, un indotto basato sull’artigianalità vera: questo mi permette di controllare ogni particolare, ogni singolo dettaglio.
Il Made in Italy è un valore aggiunto inestimabile per me: abbiamo una tradizione e un’esperienza che non ha eguali al mondo.
È una scelta coraggiosa, lo so bene: produrre interamente in Italia, dalla materia prima al prodotto finito, ha un costo molto elevato, ma il risultato è emozionante, impeccabile, e la differenza si vede.»
Eccome se si vede, Simona carissima, già prima di toccare: come dici tu, basta osservare la caduta dei tessuti e il guizzo dei colori.
E io ti ringrazio sentitamente per quella tua ‘maniacalità’, per quella tua coerenza e per quel tuo coraggio ai quali associo e affianco tutto ciò che più amo: hai talento, capacità, professionalità.



Identità precisa, grande carattere, forti radici territoriali e familiari, capacità di metterci la faccia, talento, qualità, Made in Italy: ci sarebbero già tutti gli elementi per amare Simona Corsellini e per portare il suo brand tra queste pagine virtuali, eppure voglio condividere un’ultima, importante riflessione sviluppando un pensiero che è maturato già mentre ero alla sfilata e osservavo i capi.
In occasione delle sfilate, vige di solito un’alquanto rigida divisione: da una parte siede la stampa, dall’altra siedono i buyer. Da una parte c’è chi dovrà scrivere di ciò che sfila, dall’altra c’è chi sceglierà i capi che andranno veramente in vendita.
Siedo dunque tra colleghi che, come me, si occupano di comunicazione e dunque abbiamo punti di vista piuttosto simili: cerchiamo la particolarità, qualcosa che ci colpisca, che ci sorprenda e ci stupisca. Qualcosa che abbia il coraggio di rompere le regole e di riscriverle con originalità e personalità.
Vi dirò la verità: negli ultimi anni si è fatta una grande abbuffata di clamore e stupore a tutti i costi. Di gente che, in nome dello show, ha dimenticato una gran verità: i vestiti vanno portati, indossati, vissuti ogni giorno. E anche se io sono fermamente convinta che un abito sia non solo qualcosa che ci copre ma anche qualcosa che ci racconta… beh, questo non significa che debba essere ridicolo o clownesco.
Molti stilisti si sono dimenticati di due parole magiche: portabilità e vestibilità. E, per essere completamente onesti, ce ne siamo talvolta dimenticati anche noi comunicatori, elogiando collezioni e capi oggettivamente e obiettivamente importabili.
È vero, una sfilata non rappresenta necessariamente ciò che poi verrà prodotto: è una rappresentazione che fa da guida alla linea che viene poi realizzata. Ma – appunto – la rappresenta, delinea la strada.
Vedete, a me piace molto quando, anziché essere seduta vicino a un collega della stampa, sono seduta vicino a un buyer. Può capitare e mi piace perché in quelle occasioni imparo qualcosa, imparo a vedere le cose da un altro punto di vista, imparo a considerare altre variabili. E se non sono seduta vicino a qualche buyer (capita davvero raramente) allora vado poi a cercare quelli che conosco per avere qualche loro opinione.
Perché, per fortuna, i buyer si sono rivelati un po’ più concreti, poiché il loro punto di vista è – da sempre – uno: proporre ai negozi qualcosa che possa essere comprato e indossato perché, altrimenti, resta invenduto e causa un problema.
In anni in cui la ‘normalità’ si è trasformata in un concetto di cui quasi vergognarsi, i buyer hanno continuato (quasi sempre) a tener presente un’idea: la moda, in fondo, deve produrre reddito. Ed è inutile fare bellissimi (bellissimi?) voli pindarici che comunque non vendono perché, alla fine, nessuno vuole indossarli.
E allora evviva la ‘normalità’ che non è affatto qualcosa di cui vergognarsi.
Evviva l’eleganza semplice, ‘semplice’ si fa per dire.
Definiamola piuttosto ‘senza sbrodolate’, ovvero quella che non insegue il clamore a tutti i costi, quella fatta invece di buoni tagli, buona vestibilità, ottimi tessuti e ottima manifattura.
Perché a volte, per fare a tutti i costi qualcosa di eclatante, si finisce solo per fare dei pastrocchi invendibili.
E dunque faccio un ulteriore applauso a Simona Corsellini: la sua collezione FW 2020-21 che ho avuto il piacere di veder sfilare mi è proprio piaciuta, parola di un editor che ama(va) essere sorpresa ma che oggi preferisce vedere un prodotto davvero ottimo piuttosto che un pericoloso volo pindarico al quale non si possano offrire paracadute.
Meglio la concretezza, la solidità, la qualità.
Manu
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.