Valier Venetia, la borsa che sa essere indispensabile
Le borse Valier Venetia
Tra me e il web è amore – l’ho dichiarato più volte.
Del web amo la meravigliosa possibilità di costruire ponti virtuali che diventano anche reali, di instaurare conoscenze, di essere tramite di scoperte, di essere garante della possibilità di continuare a esplorare il mondo anche in un momento in cui siamo stati obbligati a rimanere a casa, per ottime quanto giustificatissime motivazioni. Ma la testa no, lei può viaggiare ed è anche il web, appunto, a consentirglielo.
È in questo scenario che è maturata la conoscenza tra me e Valier Venetia, una conoscenza nutrita da una parte dal desiderio di aprirsi, raccontarsi e donarsi e, dall’altra, dal desiderio di accogliere e ascoltare per poi condividere.
Al centro di questa storia ci sono due donne, due sorelle che si chiamano Antonia e Gunilla e che hanno dedicato la prima parte delle loro vite all’azienda che il nonno aveva fondato negli anni Trenta del Novecento e che i loro genitori hanno poi mandato avanti per tanti anni.
In quegli anni, Antonia ha viaggiato in qualità di export manager e ha comprato decine di borse senza che mai nessuna soddisfacesse completamente le sue esigenze, ritrovandosi costretta a portare con sé una borsa da lavoro più una personale. Nel frattempo si confrontava con tante amiche tutte ugualmente sorprese dalla stessa mancanza, dal fatto che non esistesse una borsa da lavoro funzionale quanto piacevole e pensata per donne multitasking.
Gunilla è un’esteta e una perfezionista, ha studiato Belle Arti e ha una specializzazione come make-up artist: è ossessionata dalla cura per i dettagli, è perennemente alla ricerca di abiti e accessori di manifattura pregiata, ama i cappelli, i turbanti, i ventagli e gli occhiali. Mi ritrovo in queste sue passioni così come mi ritrovo nella sua insofferenza verso «le mode passeggere e le sbornie modaiole di corto respiro».
E così, Antonia e Gunilla, tra meravigliosa concretezza e filosofia stilistica e di pensiero, hanno deciso di creare quel qualcosa che non c’era, una borsa efficiente, organizzata, strutturata ma, allo stesso tempo, anche elegante e soprattutto così sobria da potersi abbinare a qualsiasi stile e outfit, da quello più eccentrico a quello più essenziale: da questa volontà è nata la borsa Valier, realizzata avvalendosi delle maestranze e delle ricchezze del Veneto e, precisamente, di Padova.
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«A noi piacciono le borse fatte bene – raccontano Antonia e Gunilla – ovvero le borse di pelle di manifattura pregiata come quelle che portavano le nostre nonne e che non esibivano loghi, fibbie esagerate o inutili orpelli ma attraversavano il tempo senza mai perdere il fascino delle loro linee pulite ed essenziali e la bellezza dei materiali artigianali. Volevamo una borsa etica dal punto di vista ambientale e sociale, capace di semplificare la vita di chi la porta e diventare allo stesso tempo compagna di vita.»
Il pensiero è diventato realtà attraverso la realizzazione di una borsa bella quanto versatile, un mix di funzionalità, capienza, sofisticata semplicità e sobrietà senza tempo.
Il design è essenziale, con linee pulite che durano nel tempo e non sono legate a una moda del momento o a un periodo storico: niente borchie, niente finiture metalliche vistose, niente invadenti loghi a vista, scelta che per Gunilla è imprescindibile perché «la bellezza e la qualità non urlano».
Lo spiega con un paragone perfettamente calzante.
«Prendiamo un abito di Dior degli Anni Cinquanta, dalla costruzione impeccabile e dai materiali pregiatissimi: ha bisogno di logo? No! La bellezza e la qualità parlano da sole.»
Questa è la filosofia di Gunilla, una donna che ama gli abiti fatti dalla sarta su suo disegno, che va a comprare i tessuti e, toccandoli, vive un sogno: a lei la responsabilità di disegnare la borsa, ad Antonia l’incarico di occuparsi della gestione del progetto.
Le sorelle sono così andate alla ricerca degli artigiani più esperti ed è stato creato il prototipo cercando la pelle più adatta alla forma e all’uso nonché la fodera migliore.
Quando la borsa è stata realizzata, sono stati regalati dei campioni ad alcuni amici affinché la provassero e ne raccontassero pregi e difetti: dopo aver apportato tutte le migliorie, la borsa ha preso la forma che vedete ora e che è stata rapidamente apprezzata.
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Parlavo della ricerca e della scelta della pelle più adatta: così come la scelta dei tessuti è fondamentale per la riuscita di un abito, il pellame è una parte molto importante nel processo di realizzazione di una borsa.
Gunilla e Antonia volevano una pelle dal sapore materico, una pelle naturale resistente ai graffi e robusta: per questo hanno scelto la pelle bottalata che, oltre alla bellezza visiva e alla piacevolezza al tatto, garantisce robustezza e supporto, evitando la nappa che è meno adatta per borse che devono vivere a lungo e ‘lavorare’ tanto, come la loro.
In Veneto – la regione in cui vi ricordo vivono a lavorano le sorelle e nella quale viene prodotta la borsa – si trovano pellami che vengono usati dalle aziende migliori e dagli artigiani più raffinati: per la borsa Valier hanno pertanto deciso di impiegare pellami veneti ecosostenibili e certificati Blauer Engel.
Questa severa certificazione tedesca è una garanzia a massima tutela di ambiente e salute: prevede un minor consumo di acqua in tutta la filiera produttiva, materie prime di produzione sostenibile, basse emissioni in atmosfera e un riciclo agevole (se volete saperne di più, date un occhio qui).
Proprio grazie al pellame scelto, la borsa non richiede manutenzioni particolari; se si desidera prendersene cura al meglio, si può applicare di tanto in tanto una crema per pellami neutra con un panno morbido.
Chiaramente, anche la scelta dei colori è importante.
«Amiamo tutti i colori. Sono straordinari, una fonte di gioia; basta un piccolo tocco di colore e tutto prende vita, tutto vibra e tutto muta. La nostra borsa viene proposta in diversi colori perché ciascun colore risuona nell’anima di chi lo guarda. Non siamo noi a scegliere il colore, è lui che sceglie noi, e dobbiamo dargli un’opportunità!»
L’entusiasmo e la passione di Antonia e Gunilla è contagioso così come accattivante è la cartella colori che propongono, cartella nella quale non possono mancare il rosso («il colore del cuore e dell’amore, del dinamismo e della vitalità, della passione e della sensualità»), il nero («elegante, sobrio, autoritario, il colore del fascino, della precisione e dell’ordine») e il colore distintivo del brand ovvero il viola («il colore della metamorfosi, della transizione, del mistero, della magia, della regalità e del potere»).
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Le misure (larghezza 46cm – altezza 30cm – profondità 17cm) sono state attentamente studiate affinché ne risultasse una borsa capiente ma non ingombrante, capace di accogliere oggetti indispensabili per il lavoro e gli spostamenti e, nel contempo, capace di ospitare altri oggetti utili o semplicemente oggetti dei quali non si può o non si vuole fare a meno.
Ha le misure perfette per essere elegante, armonica, proporzionata rispetto al corpo e di facile impugnatura o tenuta a spalla, come si preferisce.
La borsa ha tre scomparti per ospitare notebook, tablet, fascicoli, blocchi per gli appunti e anche portafogli e bustina porta-trucco; c’è una tasca esterna a taglio, quindi poco visibile ma molto comoda, perfetta per cellulare, passaporto o carta d’imbarco; la base è rinforzata per garantire la robustezza della borsa anche quando è molto carica.
I manici sono in doppio strato di pelle cucita in modo tale da garantire maggior tenuta, indeformabilità e migliore adattamento alla spalla; la chiusura è realizzata con calamite invisibili cucite all’interno della pelle per garantire la tenuta di una forma perfetta; la fodera interna è in cotone viola ed è stata realizzata appositamente per Valier, rispettando – come già accennavo – quello che è il colore distintivo del brand.
C’è anche una stringa in pelle cucita all’interno della borsa, pensata per assicurare le chiavi e consentire di ripescarle facilmente e velocemente, e c’è un solo segno di riconoscimento, un pendente di colore oro rosa con una semplice V, applicato a un’altra stringa di pelle.
Questa cura, questo amore e questa qualità rendono assolutamente chiaro il motto scelto per il progetto.
«La borsa Valier non è indispensabile, ma lo diventa appena la indossi.»
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Ma forse, a questo punto, avrete anche voi una curiosità così come l’ho io, cari amici: da dove arriva il nome?
A spiegarcelo sono ancora una volta Antonia e Gunilla.
«Venetia è il nome dei territori della Serenissima Repubblica di Venezia. Serenissima per noi significa splendore, arte, dedizione, legalità, lungimiranza, correttezza commerciale, rispetto delle regole, distinzione. Con la Borsa Valier vogliamo rendere omaggio a una terra così cara e meravigliosa.»
E a questo punto non mi resta che elencarvi i motivi per cui ho scelto di parlare di Valier Venetia.
Il primo l’avrete già capito dal mio lungo e appassionato racconto: sono i valori del progetto, la qualità della borsa, il percorso delle due creatrici ad avermi conquistata.
Il secondo motivo è l’orgoglio e l’attaccamento che unisce Antonia, Gunilla e anche me a una terra – il Veneto – e a un Paese – l’Italia – che offrono risorse immense.
Il terzo motivo ci riporta a ciò che raccontavo in principio: il fitto scambio tra le creatrici di Valier e la sottoscritta è stato prezioso durante questo periodo di forzata permanenza in casa perché parlare di bellezza e qualità ha contribuito a darmi un motivo per guardare al dopo, al futuro.
Ora che stiamo finalmente entrando nella seconda fase di questo impegnativo periodo… beh, ecco, io credo sia giunto il momento di condividere tutto ciò con voi, nella speranza che quel che stiamo vivendo sia un’occasione per riflettere sulla necessità di un sistema di produzione e consumo più etico e responsabile dal punto di vista sociale e ambientale, un sistema che produca ricchezza e lavoro invece di impoverimento, sfruttamento e oggetti di scarsa qualità da consumare voracemente.
Lo penso io ma lo pensano soprattutto Antonia e Gunilla che hanno fatto un gesto estremamente concreto in tal senso.
«In concomitanza con l’emergenza COVID-19 abbiamo attivato subito una promozione, così chi desidera la borsa può avere un contributo da parte nostra attraverso lo sconto del 30%», sconto applicato tra l’altro – e questo lo specifico io perché fa loro grande onore – anche agli ordini che dovevano ancora partire.
A questo punto, non mi resta che lasciarvi con piacere qualche dettaglio di contatto: qui trovate il sito Valier Venetia (con lo shop online), qui la pagina Facebook e qui il profilo Instagram.
Come dico sempre (e lo faccio con grande sincerità), il mio invito è quello a giudicare, decidere e scegliere voi stessi.
Manu
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.